Diventa sempre più dettagliata la mappa del rischio nel comprensorio
vesuviano. Dopo l’approvazione della zona rossa, che comprende i 25
comuni più vicini al cratere e una porzione della periferia orientale di
Napoli, ecco la nuova zona gialla, estesa ad altri 63 comuni delle
provincie di Napoli, Avellino, Salerno ed alla parte rimanente dei
quartieri di Barra, San Giovanni e Ponticelli. In questo comprensorio,
evidentemente vastissimo (oltre un milione di abitanti), secondo i
precedenti storici ed i sondaggi effettuati negli ultimi anni,
potrebbero verificarsi gravi danni dovuti alla ricaduta di cenere, ma
anche crolli delle infrastrutture e paralisi nei sistemi di traffico
locale. Ai Comuni inclusi nell’area del rischio (complessivamente oltre 2
milioni di residenti fra zona rossa e zona gialla) Regione e Protezione
Civile Nazionale hanno impartito precise disposizioni per il necessario
adeguamento del patrimonio edilizio, pubblico e privato, delle reti
stradali, elettriche, idriche, fognarie, nonché per la preparazione
delle esercitazioni pratiche per verificare «sul campo» i diversi punti
della complessa ma indispensabile macchina della prevenzione. «Dovrebbe
essere questo l’ultimo atto, decisivo, per passare finalmente alla fase
esecutiva del piano Vesuvio, per il quale lavoriamo da anni, in simbiosi
con il dipartimento nazionale della Protezione Civile e con le
amministrazioni locali», spiega l’assessore regionale Edoardo Cosenza.
Nella delibera della Giunta campana si
«...Verrà un giorno che l'uomo si sveglierà dall'oblio e finalmente comprenderà chi è veramente e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, a una mente fallace, menzognera, che lo rende e lo tiene schiavo... l'uomo non ha limiti e quando un giorno se ne renderà conto, sarà libero anche qui in questo mondo.» (Giordano Bruno)
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lunedì 16 febbraio 2015
domenica 2 febbraio 2014
Indonesia - Vulcano esplode a Sumatra,14 morti,
Notizie terribili giungono dall’Indonesia dove oggi è avvenuta in maniera improvvisa l’eruzione esplosiva del vulcano Sinabung, a nord di Sumatra. Sono almeno 11 le persone che hanno perso la vita in maniera quasi immediata a causa della rapida e rovente colata piroclastica fuoriuscita dal cratere pochi secondi dopo l’esplosione.
Lo riferisce la Bbc online.
Otto persone, tra cui quattro alunni di un liceo in gita per vedere il vulcano, sono state trovate morte nel villaggio di Sukameriah, poco distante dal cratere. Altri tre corpi sono stati recuperati nel villaggio successivamente.
| Ecco la foto terribile che giunge da Sumatra. |
Aggiornamento ore 16.30 : le vittime salgono a 14. «È probabile che troveremo altre vittime», ha dichiarato Benny Kaban, uno dei volontari che sta partecipando alle operazioni di soccorso nelle zone interessate dalla nuova eruzione del Sinabung, vulcano che ha ripreso l’attività eruttiva lo scorso settembre costringendo circa 30mila persone a lasciare le proprie case. Dopo 400 anni di silenzio, il vulcano, una montagna alta 2460 metri, aveva ricominciato ad eruttare nell’agosto 2010.
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Ubicazione:
Sumatra, Indonesia
domenica 5 gennaio 2014
Ufo e Vulcani, gli avvistamenti italiani.
Etna 2013
Stromboli 2013
Vesuvio 2011
Vesuvio eruzione del 1944
domenica 3 novembre 2013
Etna . Eruzione vista dallo spazio.
Splendida ripresa dell'ultima eruzione dell'Etna del 27 ottobre scorso effettuata dallo spazio da Luca PARMITANO, astronauta italiano, in missione a bordo della Stazione Spaziale Internazionale - ISS.
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Ubicazione:
Catania CT, Italia
venerdì 11 ottobre 2013
Vesuvio:Si allarga la 'zona rossa': estesa anche a Napoli ovest“ .
Vesuvio: Napoli ovest nella zona rossa
„
Potrebbe interessarti:http://www.napolitoday.it/cronaca/napoli-ovest-zona-rossa-vesuvio.htmlFonte: http://www.napolitoday.it/cronaca/napoli-ovest-zona-rossa-vesuvio.html
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| Il Vesuvio |
Anche i quartieri di Posillipo, Fuorigrotta, Bagnoli e Agnano potrebbero entrare nella "zona rossa". Secondo quanto riferisce il Corriere del Mezzogiorno, il direttore dell'Osservatorio Vesuviano, Giuseppe De Natale ha infatti dichiarato (in un intervista al Roma) che "A breve sarà definita una zona rossa anche per l'area flegrea, così com'è avvenuto dal '95 per l'area vesuviana" a causa dell'intensificarsi dei fenomeni bradisismici nella zona negli ultimi anni.
Il direttore spiega anche però che non c'è nessun motivo per creare allarmismo: semplicemente, il Vesuvio è un vulcano attivo, ed è quindi legittimo pensare che ci sarà un giorno in cui erutterà nuovamente e preparare al meglio piani di emergenza. Già lo scorso anno, il Dr Castellano dell'Osservatorio Vesuviano, spiegava ai lettori di NapoliToday, con precisione, come viene monitorata l'attività del nostro vulcano.
“Potrebbe interessarti:http://www.napolitoday.it/cronaca/napoli-ovest-zona-rossa-vesuvio.htmlFonte: http://www.napolitoday.it/cronaca/napoli-ovest-zona-rossa-vesuvio.html
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Ubicazione:
Napoli, Italia
venerdì 4 ottobre 2013
Emergenza CO2 per il vulcano di fango di Fiumicino (RM).
| Il vulcanetto di Fiumicino (RM) |
Il vulcanetto apparso a fine agosto nella rotonda di via Coccia di Morto a Fiumicino non è un fenomeno solo da osservare con simpatia. A bollire, ora, è anche il mare vicino. A 2 chilometri di distanza è sorto un altro cratere che libera CO2 a pochi metri dalla costa. Pericoli tellurici, conferma l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), non ce ne sono, ma, riferisce Maria Luisa Carapezza dell’Istituto stesso, “abbiamo misurato flussi di anidride carbonica di circa 20 tonnellate al giorno che tendono a espandersi dalla rotonda stradale di via Coccia di Morto, l’area in cui sono manifestati il 24 agosto scorso, fin nei terreni circostanti, entro un raggio che ha raggiunto i cento metri dal punto di emissione originario”.
Dopo oltre un mese di emissioni l’origine del cratere appare evidente. L’ipotesi iniziale che individuava in una sacca superficiale di biogas l’origine dei gas è da scartare. L’anidride carbonica ha origine profonde. Ha spiegato Carapezza che “tutta la fascia di terra che si affaccia sul Tirreno centrale è stata interessata, nel lontano passato, da manifestazioni vulcaniche” che a Roma non comportano minacce telluriche. Tuttavia – prosegue la vulcanologa – “qui la crosta terrestre è segnata da faglie profonde e da antiche vie di risalita del magma. Di quella attività ormai estinta esistono ancora flussi di anidride carbonica che hanno origine in uno strato profondo della Terra chiamato mantello e che tendono a emergere in superficie. Ma potenti strati di argille e sedimenti fluviali accumulatisi successivamente, hanno come sigillato i gas vulcanici, confinandoli nelle profondità”.
Il gas “intrappolato” negli strati di argilla è stato liberato da una trivellazione. “Le trivelle – spiega ancora Carapezza – si sono spinte fino a 30 metri, oltrepassando lo strato argilloso, fino a raggiungere le sacche di anidride carbonica ad alta pressione, che è schizzata in alto assieme ad acqua sotterranea e fango. Ora, poiché l’alimentazione del gas profondo è persistente, l’unico rimedio sembra quello di intervenire iniettando nel terreno uno speciale cemento sigillante chiamato gas block, a cui si ricorre in casi del genere”. Intanto il vulcanetto di via Coccia di Morto diventa un caso di interesse internazionale: ai ricercatori della Sapienza e dell’Ingv si sono aggiunti vulcanologi e geofisici dell’Indiana University.
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Ubicazione:
Fiumicino RM, Italia
martedì 24 settembre 2013
Napoli - Campi Flegrei, individuata una nuova bocca eruttiva NON CI SONO PERICOLI IMMINENTI.
| SOLFATARA a Pozzuoli (Na) |
Ecco il nuovo cratere flegreo. Si trova nella zona della Solfatara la nuova possibile bocca eruttiva dei Campi Flegrei. Lo rivela una ricerca multidisciplinare condotta dai ricercatori dell'Istituto nazionale di Geofisica e vulcanologia insieme ai colleghi inglesi delle Università di Oxford e Bristol, che è stata presentata oggi a Geoitalia 2013, il nono forum nazionale delle Scienze della terra che si sta svolgendo a Pisa.
La ricerca ha anche elaborato la stima dei tempi di ristagno dei magmi sotto la struttura dei Campi Flegrei prima che essi vengano eruttati.
NUOVE MAPPE DEL RISCHIO - «Si tratta di uno studio - ha spiegato Roberto Isaia, vulcanologo dell'Osservatorio Vesuviano - che dà importanti indicazioni sui tempi di riattivazione del vulcano. Abbiamo presentato nuove mappe probabilistiche di pericolosità vulcanica, nonchè nuove stime di parametri fisici delle eruzioni per la valutazione dell'impatto dei fenomeni eruttivi sul territorio. Queste stime sono fondamentali per la formulazione dei piani di emergenza ai Campi Flegrei, che tra gli scenari possibili dovranno tenere conto anche del fatto che, in quest'area, due eruzioni sono avvenute contemporaneamente da centri eruttivi posti a distanza di più di 5 chilometri l'una dall'altra».
NON CI SONO IMMINENTI PERICOLI - Lo studio non rivela pericoli imminenti ma, ha concluso Isaia, «determina scenari che vanno tenuti in considerazione per lavorare sempre di più e meglio sulla capacità di reazione di fronte a eventi eruttivi». «I nostri studi - ha sottolineato Mauro Rosi, presidente della federazione italiana delle Scienze della Terra - non hanno solo valenza scientifica, ma anche una immediata e concreta ricaduta sulla popolazione perchè rappresentano un patrimonio di conoscenze fondamentale per il dipartimento nazionale di Protezione civile per adottare conseguenti piani di emergenza».
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2013/18-settembre-2013/campi-flegrei-nuova-bocca-eruttivasi-aprira-adrano-artoni-solfatara--2223175755376.shtml
venerdì 9 agosto 2013
Eccezionale scoperta sul monte Landro che potrebbe cambiare parte della storia degli Etruschi.
Il Monte Landro o Monte Landra, è una collina appartenente ai monti Volsini nel comune di San Lorenzo Nuovo in provincia di Viterbo, in posizione panoramica sul lago di Bolsena ai confini con l'Umbria.
L’ultima scoperta avvenuta tra i resti del tempio del monte Landro potrebbe sconvolgere parte della storia degli Etruschi come finora conosciuta. Per rendere comprensibile la vicenda occorre ritornare indietro nei secoli fino al I Millennio a.C.
Siamo circa nel V a.C., quando Porsenna decide di creare nel suo distretto territoriale un luogo in cui far riunire tutte le dodici città stato per diventare il re dei lucomoni (lo Zilath). Aveva un problema: era svantaggiato nel confronto con le altre città, dalla poca rilevanza della sua e dalla scarsa potenza militare. Dovette, quindi, usare la propria intelligenza.

Dopo alcune scosse di terremoto sui monti Volsini, fu chiamato a uccidere un mostro che stava cercando di distruggere le mura della città. Giunto sul posto, il panorama paradisiaco, l’abbondanza di acqua e la vastità del luogo gli suggerirono un idea, e sfruttando la superstizione dei campagnoli diede vita alla leggenda del mostro Volta. Creò il mito della personificazione umana di una nuova divinità: Voltumna, il dio del profondo, colui che sarà poi il protettore unico del Fanum Voltumnae.
Il luogo scelto per erigere il tempio dedicato al mostro è intuibile: una piccola radura sui monti Volsini, proprio nel punto in cui Porsenna incontra e uccide Volta con un fulmine che scaturisce dalla terra.
Verosimilmente, il monte Landro aveva ancora qualche residuo fenomeno della sua antica e tipica attività vulcanica: una putizza che si sprigionava dalla terra. Gli ultimi scavi del Prof. Maggiani hanno portato alla luce una vasca che misura 5 x 1,5 m, con un grande foro di circa 30 cm sul fondo.
Collocando sopra al foro il puteale ritrovato lì in cima, dentro i resti di un pozzo, si ricrea la scena della rinascita del mostro Volta descritta dagli Etruschi su pitture e affreschi. Dal foro usciva un denso fumo in cui un abile sacerdote riconosceva ogni volta una le molteplici sembianze prese dal mostro. Il potente dio del Fanum non era altro che un vulcano.
http://pierluigimontalbano.blogspot.it/2013/08/nuova-scoperta-sul-monte-landro.html
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lunedì 8 luglio 2013
Etna imbiancato dalla neve di luglio.
| Foto scattate da Antonio di Caudo, gentilmente concesse da METEOWEB. |
Nel primo pomeriggio di ieri si è abbattuto un intenso temporale sull'Etna e tutta la provincia di Catania, portando accumuli localmente superiori ai 30 mm, ma la vera protagonista è stata la neve, caduta sull'Etna a quote superiori ai 2600 metri.
Viene segnalato un accumulo vicino ai 5 cm sulla cima che resiste ancora in queste ore, malgrado siano trascorse più di 18 ore dal nubifragio-lampo. Al termine dei rovesci, sulla cima dell'Etna è stato rilevato l'incredibile valore di -5°C.
A Piano Provenzana ieri la temperatura è crollata fino a+7°C, l'accumulo è stato di ben 34 mm. A Gravina di Catania sono caduti 15 mm, a Mascalucia ne sono caduti 13.
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domenica 27 gennaio 2013
giovedì 24 gennaio 2013
Giappone - Insolita attività UFO nelle vicinanze di vulcani attivi.
Dopo il vulcano Popocatepetl in Messico, è stata rilevata insolita attività UFO su alcuni vulcani attivi in Giappone. Guardate i video.
Ubicazione:
Giappone
mercoledì 26 dicembre 2012
Messico -Misterioso oggetto luminoso entra ed esce dal cratere del vulcano Popocatepetl. L'ANALISI
La presunta presenza di un Ufo nel cratere del vulcano Popocatepetl, ripresa in Messico dal telegiornale della TV Televisa, aveva causato sconcerto e confusione nella popolazione locale, malgrado la comunità scientifica continuava a diffondere scetticismo riguardo all’episodio. Lo scorso 25 ottobre, alle 20.45 ora locale, una delle telecamera usate per monitorare l’attività del vulcano, a circa 65 chilometri da Città del Messico, aveva ripreso un oggetto luminoso in discesa nel cratere. Le immagini sono state poi presentate nel telegiornale della sera del canale Televisa: l’oggetto vi appariva cilindrico, probabilmente metallico o comunque brillante, di grandi dimensioni, e sembrava muoversi a una velocità superiore a quella di un aereo. La possibilità che si sia trattato davvero di un Ufo era stata accolta dai dubbi della comunità scientifica locale, ma ora dalle analisi svolte dal CENAPRED Centro Nacional de Prevención de Desastres, e dal centro ufologico locale, sembrano non dare più spazio a dubbi. Quel misterioso oggetto cilindrico è caduto all’interno del cono vulcanico del Popocatepetl e nessuno è riuscito ad identificarlo. Le possibilità, dicono al CENAPRED, che un oggetto spaziale possa cadere sul Popocatepetl e nel cono vulcanico è di 1 su 276 miliardi. Quindi l’ipotesi della caduta di un bolide (meteora) per gli esperti non è possibile e ammettono di non aver mai visto un bolide cosi compatto nella sua caduta, dato che solito frammentarsi all’impatto con l’atmosfera.
Guardate il video delle analisi.
venerdì 23 novembre 2012
Messico -Misterioso oggetto luminoso esce dal cratere del vulcano Popocatepetl.
CITTÁ DEL MESSICO – Nessun allarme UFO per il video diffuso dalla tv messicana lo scorso 25 ottobre, o forse sì. Le immagini, che apparentemente mostravano un oggetto incandescente staccarsi dalla lava e salire in cielo, rappresentano invece una pietra caduta dal cielo.
Ma la questione non sembra affatto essere stata archiviata un video diffuso lo scorso 15 novembre mostrerebbe invece un oggetto luminoso, dalla forma allungata, che sembra uscire dal cratere del Popocatepetl dirigendosi verso il cielo. Immagini decisamente interessanti che potrebbero ribaltare quanto gli scienziati avevano annunciato poco più di un mese fa.
| Ecco le immagini tratte dal video |
L'evento è accaduto pochi attimi prima che un forte sisma colpisse il Messico. La questione è ancora aperta.
Fonte
Fonte
Ecco in un video del 6 maggio 2012, dove è stato ripreso un oggetto luminoso sorvolare il vulcano.
giovedì 1 novembre 2012
Messico - Misterioso oggetto penetra nella bocca del vulcano Popocatepeti , la perplessità della scienza.
La presunta presenza di un ufo nel cratere del vulcano Popocatepetl, ripresa in Messico da un telegiornale molto seguito, sta causando sconcerto e confusione nella popolazione locale, malgrado la comunità scientifica continui a diffondere scetticismo a piene mani riguardo all’episodio. Lo scorso 25 ottobre, alle 20.45 ora locale, una delle telecamera usate per monitorare l’attività del vulcano, a circa 65 chilometri da Città del Messico, ha ripreso un oggetto luminoso in discesa nel cratere. Le immagini sono state poi presentate nel telegiornale della sera del canale Televisa: l’oggetto vi appariva cilindrico, probabilmente metallico o comunque brillante, di grandi dimensioni, e sembrava muoversi a una velocità superiore a quella di un aereo. La possibilità che si sia trattato davvero di un ufo è stata accolta dai dubbi della comunità scientifica locale. “Secondo me si tratta di un effetto ingannevole del video, perché non si vede nessuna interazione dell’oggetto con l’atmosfera o i gas e il fumo che s’innalzano dal vulcano”, ha detto ad esempio William Lee, dell’Accademia messicana delle Scienze. L’astronoma Julieta Fierro ha sottoscritto le perplessità del collega, segnalando che in base al filmato “é impossibile determinare se quello che si vede è un oggetto in caduta nel cratere o il riflesso di un qualcosa che sta avvenendo magari a milioni di anni luce dalla Terra”. (ANSA)
venerdì 26 ottobre 2012
Vulcano Marsili come fonte di energia?
Da un recente studio del Marsili Project Eurobuilding, è emerso che proprio nelle profondità del Mar Tirreno, fra Sicilia, Calabria e
Campania, diversi vulcani, fra cui proprio il Marsili, potrebbero fornire energia elettrica a tutta Italia, con apposite centrali geotermiche del caso.
Dall’analisi del terreno è emerso che proprio in questa zona vi è una perfetta “pentola” fornita dal vulcano, che potrebbe garantire, con soli 4-5 pozzi, ben 200 Megawat di energia, produzione pari a quella di una centrale nucleare media. Inoltre, sfruttando poi tutta la zona adiacente, si potrebbe moltiplicare di molto questo risultato, che potrebbe soddisfare quasi in toto il fabbisogno energetico italiano, con appositi ed adeguati investimenti del caso.
La lontananza dalla costa rende il progetto particolarmente sicuro, e non garantirebbe problemi alla popolazione, come può accedere per simili centrali costruite sulla terraferma. Inoltre, la potenza offerta dal sottosuolo produrrebbe di norma risultati “migliori” rispetto alle normali centrali geotermiche, e lo sviluppo del settore, garantirebbe inoltre all’Italia il primato mondiale, per una simile realizzazione mai effettuata da nessuna parte al mondo.
Gli studiosi continuano a chiedersi cosa aspetti il governo a lanciare i lavori, ed apprezzamento è stato espresso dallo stesso Ministero apposito, che ha da poco inserito il geotermico fra le energie rinnovabili legalizzate nel nostro paese. Staremo a vedere cosa succederà e se si svolgeranno i lavori in merito in un futuro prossimo.
Ubicazione:
Italia
venerdì 19 ottobre 2012
E' allarme vulcani, la preoccupazione degli scienziati.
I ricercatori e gli scienziati di mezzo mondo stanno monitorando costantemente la situazione dei vulcani in tutto il pianeta, con particolare attenzione al cosiddetto "Ring of Fire", ovvero la linea di giunzione delle placche tettoniche che, dalle isole Filippine, percorre tutto l'arco dell'Oceano Pacifico per terminare al punto più meridionale delle coste occidentali del continente sudamericano.
A tale proposito, vulcanologi e geofisici avvertono una intensa attività che potrebbe essere il prologo ad una serie di eruzioni esplosive che potenzialmente cambierebbero la faccia del pianeta.
In primo luogo, l'Osservatorio Vulcanologico e Sismologico di Manizales, in Colombia, porta all'attenzione la inusuale serie di eventi sismici dell'ultima settimana, associati a fenomeni di frantumazione delle rocce in particolare riguardanti il massiccio del vulcano Cerro Machin e degli altri crateri presenti nella provincia di Tapias.
Anche all'isola vulcanica di El Hierro, nell'arcipelago delle Canarie, gli scienziati sono in allerta per una serie di eventi sismici il cui ipocentro è stato localizzato a circa 10 km di profondità.
Cambiando zona, anche in Islanda si segnala un nuovo sciame sismico avvenuto durante lo scorso fine settimana, in particolare nella penisola di Reykjanes, a circa 12 km a sud-ovest del vulcano Brenisteinsjoll, con un picco di magnitudo 3.8 della scala Richter che ha avuto il suo ipocentro a 5 km di profondità alle ore 19.42 di venerdi scorso, ora di Greenwich.
Da rilevare anche l'esplosione avvenuta sul monte Klyuchevskoy, il più alto vulcano del continente euroasiatico che sorge nella parte orientale della Russia (4.750 metri) e che nella tarda mattinata di ieri ha manifestato i primi segni di una nuova fase eruttiva. Le ultime eruzioni del Klyuchevskoy risalgono a settembre 2009 e dicembre 2010.
FONTE
lunedì 10 settembre 2012
Grecia - paura a Santorini, l'isola si sta sollevando di 14 cm.
Domenica 09 Settembre 2012 - 19:08 - Un vulcano che fa letteralmente "lievitare" l'isola di Santorini e che spaventa un intero arcipelago. Un gigantesco 'pallone' di magma, grande 15 volte lo stadio olimpico di Londra, si sta gonfiando sotto il vulcano greco di Santorini tanto che la superficie dell'isola si è sollevata di 8-14 centimetri in un anno, dal gennaio 2011 ad aprile 2012.
Il fenomeno, secondo gli esperti dell'università britannica di Oxford che lo descrivono sulla rivista Nature Geoscience, non è l'annuncio di una nuova eruzione, ma probabilmente un evento transitorio. La spedizione, che ha usato rilievi sul campo basati su rilevatori Gps e immagini radar satellitari, ha scoperto che in un anno la camera magmatica del vulcano si è riempita di 10-20 milioni di metri cubi di magma. La scoperta sta aiutando i ricercatori a comprendere meglio il funzionamento interno di questo vulcano, protagonista di una catastrofica eruzione 3.600 anni fa che ha seppellito l'isola di Santorini sotto metri di pomice.
I ricercatori si sono concentrati su questo vulcano dopo che nel gennaio 2011, nell'arcipelago di cui fa parte l'isola di Santorini, è stato avvertito uno sciame di piccoli terremoti, alcuni dei quali così deboli che sono stati rilevati solo dai sismometri ma «si tratta - spiegano gli esperti - del primo segno di attività del vulcano rilevata in 25 anni». «Durante le mie visite sul campo a Santorini nel 2011 - osserva Michelle Parks, una delle autrici - è emerso che molti degli abitanti erano a conoscenza di un cambiamento nel comportamento del vulcano. Le guide turistiche, per esempio, mi aggiornavano sui cambiamenti nella quantità di gas, avvertibile dal forte, odore rilasciata dalla cima, o delle variazioni del colore dell'acqua in alcune delle baie intorno alle isole. Gli abitanti del posto che lavorano nei ristoranti sull'isola di Thera, invece, sono venuti a conoscenza dell'attività sismica dal tintinnio dei bicchieri nei loro bar». La sfida dello studio, secondo il ricercatore David Pyle dell'università di Oxford, è «capire come le informazioni sul modo in cui il vulcano si sta comportando in questo momento si coniugano con le conoscenze del vulcano basate sugli studi di eruzioni antiche». Ci sono davvero pochi vulcani, rileva l'esperto «di cui abbiamo informazioni dettagliate sulla loro storia passata».
Il fenomeno, secondo gli esperti dell'università britannica di Oxford che lo descrivono sulla rivista Nature Geoscience, non è l'annuncio di una nuova eruzione, ma probabilmente un evento transitorio. La spedizione, che ha usato rilievi sul campo basati su rilevatori Gps e immagini radar satellitari, ha scoperto che in un anno la camera magmatica del vulcano si è riempita di 10-20 milioni di metri cubi di magma. La scoperta sta aiutando i ricercatori a comprendere meglio il funzionamento interno di questo vulcano, protagonista di una catastrofica eruzione 3.600 anni fa che ha seppellito l'isola di Santorini sotto metri di pomice.
I ricercatori si sono concentrati su questo vulcano dopo che nel gennaio 2011, nell'arcipelago di cui fa parte l'isola di Santorini, è stato avvertito uno sciame di piccoli terremoti, alcuni dei quali così deboli che sono stati rilevati solo dai sismometri ma «si tratta - spiegano gli esperti - del primo segno di attività del vulcano rilevata in 25 anni». «Durante le mie visite sul campo a Santorini nel 2011 - osserva Michelle Parks, una delle autrici - è emerso che molti degli abitanti erano a conoscenza di un cambiamento nel comportamento del vulcano. Le guide turistiche, per esempio, mi aggiornavano sui cambiamenti nella quantità di gas, avvertibile dal forte, odore rilasciata dalla cima, o delle variazioni del colore dell'acqua in alcune delle baie intorno alle isole. Gli abitanti del posto che lavorano nei ristoranti sull'isola di Thera, invece, sono venuti a conoscenza dell'attività sismica dal tintinnio dei bicchieri nei loro bar». La sfida dello studio, secondo il ricercatore David Pyle dell'università di Oxford, è «capire come le informazioni sul modo in cui il vulcano si sta comportando in questo momento si coniugano con le conoscenze del vulcano basate sugli studi di eruzioni antiche». Ci sono davvero pochi vulcani, rileva l'esperto «di cui abbiamo informazioni dettagliate sulla loro storia passata».
sabato 28 luglio 2012
Campi Flegrei Deep Drilling Project: protesta di scienziati e associazioni
Diverse le associazioni di cittadini e di scienziati che si oppongono alle trivellazioni dei Campi Flegrei
Le polemiche degli scienziati: “l'area che sarà soggetta alla perforazione presenta un rischio enorme”
“C'è differenza tra pericolo e rischio: quest'ultimo è legato alla popolazione esposta e l'area che sarà soggetta alla perforazione presenta un rischio enorme”, il professor Benedetto De Vivo, docente di Geochimica ambientale alla Federico II di Napoli. “Queste operazioni non si fanno nelle città - aggiunge - non c'è nessun rapporto costo-beneficio che giustifichi il vantaggio presunto dell'operazione, quale esso sia. Bisogna smetterla con il mito della scienza e dell'infallibilità della tecnologia, la natura non siede ai nostri tavoli scientifici e non risponde dei nostri calcoli del rischio”. Sottolinea inoltre “la ricerca apparirebbe inutile, in quanto, dei Campi Flegrei si sa già tutto grazie alle perforazioni effettuate dall'Agip negli anni '70 e '80, e sappiamo che non si può ottenere energia a causa della composizione dei fluidi ad alta salinità”.
Manca un piano di emergenza, che prevede oltre al rischio sismico anche quello vulcanico e industriale
Giuseppe Mastrolorenzo, vulcanologo dell'Osservatorio vesuviano, ha posto l'attenzione sulla mancanza di un piano di emergenza, che preveda oltre al rischio sismico anche quello vulcanico e industriale, parlando di "azzardo" nella perforazione di un'area della quale "abbiamo molte informazioni" ottenute attraverso le trivellazioni dell'Agip. “Chi decide di autorizzare in un'area densamente popolata, decide in modo arbitrario che la collettività possa essere esposta a un rischio, e non so se la cittadinanza sia d'accordo considerando che non esiste un piano di emergenza”, ha dichiarato Mastrolorenzo.
La risposta dell’ INGV: “Il nostro obbiettivo è la mitigazione del rischio vulcanico nell'area flegrea”
Per l'Ingv, il progetto è "di pura ricerca scientifica" e "ha come obbiettivo la mitigazione del rischio vulcanico nell'area flegrea attraverso un sostanziale miglioramento della conoscenza della struttura vulcanica e dei meccanismi di attività, con particolare riguardo ai fenomeni bradisismici, attraverso l'installazione in pozzo di sistemi di monitoraggio innovativi". Nessuna necessità di un piano di emergenza per "un carotaggio di 500 metri", sostiene INGV, nonostante sulla prima fase del progetto siano poche le perplessità della comunità scientifica, a differenza della seconda, che si propone di raggiungere i 4 chilometri di profondità. Il chiarimento non ha convinto associazioni e movimenti che si stanno opponendo al progetto di perforazione.
La protesta delle associazioni: “ l'autorizzazione al progetto da parte della Protezione civile nazionale non esiste”
I Verdi attraverso il commissario regionale campano, Francesco Emilio Borrelli, sottolineano che "l'autorizzazione al progetto da parte della Protezione civile nazionale non esiste. Hanno piuttosto confermato che non c'è un piano di evacuazione, necessario in casi di interventi su una delle caldere tra le più pericolose al mondo". Borrelli ricorda inoltre che "non era questo il futuro che si era descritto per Bagnoli: si parlava di recupero del lungomare, di un porto e del canale per le barche a vela. Oggi ci ritroviamo con la proposta da parte del Comune della realizzazione di un sito di compostaggio e con le trivellazioni, una situazione surreale".
Tra le prossime iniziative a favore della protesta contro le trivellazioni segnaliamo:
“Accendiamo i Riflettori” una kermesse spettacolo in preparazione per i prossimi mesi che vedrà il mondo della cultura, sport e spettacolo impegnati a titolo gratuito, evento pro causa dei campi flegrei al quale hanno già dato la loro adesione: Edoardo Bennato, Eugenio Bennato, Maria Bolignano, Maurizio Casagrande, Mattia Caliendo, Tony Cercola, Sal Da Vinci, Enzo DC, Chiara De Crescenzo, Mauro Di Rosa, i Fatebenefratelli Edo e Gigi, Enzo Fischetti, Angelo Forgione, Anna Fusco, Gennaro Iezzo, Peppe Iodice, Biagio Izzo, Giuseppe Mosca, Gino Magurno, Salvatore Mazzella, Ludo Brusco Mrhyde, Aniello Misto, Pietra Montecorvino, Eddy Napoli, Patrizio Oliva, Gino Olivieri, Nando Paone, Patrizio Rispo, Antonello Rondi, Gigio Rosa, Francesca Schiavo, Gianni Simioli, Nando Varriale.
Paolo Celentano
pcelentano@class.it
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Ubicazione:
La Solfatara, 80078 Pozzuoli NA, Italia
sabato 18 settembre 2010
Se l'Etna scivolasse nel Mar Ionio?
Lo spessore del fianco che scivola - piano piano - nel Mar Ionio si aggira intorno ai quattro chilometri. Lo hanno misurato i ricercatori dell’ Irea -Cnr di Napoli (Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico dell'Ambiente), dell’Ingv (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) e dell’Università Roma Tre grazie a uno studio congiunto, i cui risultati sono stati pubblicati recentemente suGeophysical Research Letters.
"Il collasso delle superfici vulcaniche è un fenomeno comune" spiega Marco Neri dell’Ingv di Catania. La causa di questi fenomeni di scivolamento di una superficie su un'altra risiede nella composizione del sottosuolo vulcanico. I vulcani, infatti, si formano in seguito alla sedimentazione del materiale magmatico che viene espulso dalle sue bocche nel corso delle eruzioni. Raffreddandosi, la lava si accumula alle pendici e forma delle superfici instabili di roccia magmatica. Nel tempo, in seguito a ripetute eruzioni, queste superfici diventano sempre più spesse, e i vulcani sempre più grandi. Succede così che il peso di queste masse rocciose accumulate nel tempo provochi il distacco di alcune zolle; questo fenomeno può verificarsi sia attraverso frane repentine, sia mediante lenti scivolamenti, continui nel tempo. Attualmente l’Etna è interessato dal secondo tipo di movimento che, in alcuni periodi, accelera producendo terremoti.
L'utilizzo di tecniche di rilevamento radar satellitare (InSAR, Interferometric Synthetic Aperture Radar) ha permesso ai ricercatori di elaborare un modello geometrico tridimensionale della zona instabile, che sono riusciti in questo modo a stabilire l'entità della massa della slavina vulcanica. Un dato fondamentale per prevedere le implicazioni che questo movimento putrebbe avere sulle future dinamiche eruttive del vulcano.
domenica 4 ottobre 2009
Scoperto supervulcano spento in Valsesia
SCOPERTO DA RICERCATORI ITALIANI E AMERICANI
Scoperto supervulcano spento in Valsesia
È unico al mondo: mostra tutto l'apparato profondo, permette di capire i meccanismi di alimentazione
ROMA - Scoprire un antico e gigantesco vulcano nelle Alpi Occidentali, tra le vallate e i rilievi della Valsesia, non è da tutti giorni. Ma trovare che questo «supervulcano fossile» espone tutto il suo sistema di alimentazione, «dalla cima agli inferi», come dicono soddisfatti gli scopritori, è ancora più eccezionale. La straordinaria avventura scientifica è frutto di una collaborazione italo-americana che ha come rispettivi capi il geologo James Quick, prorettore all’università di Dallas, e Silvano Sinigoi, professore di petrografia all’Università di Trieste.
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Scoperto supervulcano spento in Valsesia
È unico al mondo: mostra tutto l'apparato profondo, permette di capire i meccanismi di alimentazione
ROMA - Scoprire un antico e gigantesco vulcano nelle Alpi Occidentali, tra le vallate e i rilievi della Valsesia, non è da tutti giorni. Ma trovare che questo «supervulcano fossile» espone tutto il suo sistema di alimentazione, «dalla cima agli inferi», come dicono soddisfatti gli scopritori, è ancora più eccezionale. La straordinaria avventura scientifica è frutto di una collaborazione italo-americana che ha come rispettivi capi il geologo James Quick, prorettore all’università di Dallas, e Silvano Sinigoi, professore di petrografia all’Università di Trieste.
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