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lunedì 16 febbraio 2015

Vesuvio, ecco la mappa del rischio ceneri. Nell’elenco 63 comuni delle province di Napoli, Salerno e Avellino.


Diventa sempre più dettagliata la mappa del rischio nel comprensorio vesuviano. Dopo l’approvazione della zona rossa, che comprende i 25 comuni più vicini al cratere e una porzione della periferia orientale di Napoli, ecco la nuova zona gialla, estesa ad altri 63 comuni delle provincie di Napoli, Avellino, Salerno ed alla parte rimanente dei quartieri di Barra, San Giovanni e Ponticelli. In questo comprensorio, evidentemente vastissimo (oltre un milione di abitanti), secondo i precedenti storici ed i sondaggi effettuati negli ultimi anni, potrebbero verificarsi gravi danni dovuti alla ricaduta di cenere, ma anche crolli delle infrastrutture e paralisi nei sistemi di traffico locale. Ai Comuni inclusi nell’area del rischio (complessivamente oltre 2 milioni di residenti fra zona rossa e zona gialla) Regione e Protezione Civile Nazionale hanno impartito precise disposizioni per il necessario adeguamento del patrimonio edilizio, pubblico e privato, delle reti stradali, elettriche, idriche, fognarie, nonché per la preparazione delle esercitazioni pratiche per verificare «sul campo» i diversi punti della complessa ma indispensabile macchina della prevenzione. «Dovrebbe essere questo l’ultimo atto, decisivo, per passare finalmente alla fase esecutiva del piano Vesuvio, per il quale lavoriamo da anni, in simbiosi con il dipartimento nazionale della Protezione Civile e con le amministrazioni locali», spiega l’assessore regionale Edoardo Cosenza. Nella delibera della Giunta campana si

sabato 8 novembre 2014

Il Vesuvio ed i Campi Flegrei rappresentano un pericolo di proporzioni catastrofiche per Napoli, per la Campania, addirittura per il mondo.

Il Vesuvio ed i Campi Flegrei rappresentano un pericolo di proporzioni catastrofiche per Napoli, per la Campania, addirittura per il mondo. Parola di esperti. Il nuovo allarme è stato lanciato da Giuseppe Mastrolorenzo, vulcanologo dell’Osservatorio Vesuviano, e dell’urbanista Aldo Loris Rossi.
«In Campania si rischia una catastrofe senza precedenti», questo il verdetto degli esperti che allarma non solo la città, ma anche le zone limitrofe.
Una paura, però, che non dovrebbe interessare solo le aree circostanti. Secondo quanto riportato da Giuseppe Mastrolorenzo, vulcanologo dell’Osservatorio Vesuviano e dall’urbanista Aldo Loris Rossi a Radio Radicale, una ipotetica eruzione potrebbe essere significativa anche a livello mondiale: «Il Vesuvio ed i Campi Flegrei rappresentano un pericolo di proporzioni catastrofiche per Napoli, per la Campania, addirittura per il mondo».“Non esistono piani di emergenza nei Comuni. Non esiste una organizzazione reale che sia in grado di portar via la gente in caso di eruzione – ha spiegato Mastrolorenzo – Ad oggi non ci sarebbe la possibilità di mettere in salvo tre milioni di persone. Esiste un’unica camera magmatica che unisce Vesuvio e Campi Flegrei. Un magma capace di produrre eruzioni di grande portata in tempi brevi e che si svilupperebbero per decine di chilometri. Nel caso dei Campi Flegrei finirebbero, per via dei venti che spirano in direzione occidentale, direttamente sulla città di Napoli. Che non è nemmeno in “zona rossa”. Le conseguenze sarebbero terribili”.

L’urbanista, poi, denuncia la problematica dello sviluppo urbano attaccando le istituzioni:
«L’ignoranza su queste problematiche da noi è consolidata», aggiunge Aldo Loris Rossi, «Architetti, ingegneri e territorialisti ignorano cosa sia il rischio vulcanico e costruiscono sempre più edifici in quelle zone. Eppure la densità abitativa dell’area vesuviana è scesa dai 16mila abitanti per chilometro quadrato di dodici anni fa agli 11 mila di oggi. La gente è preoccupata, va via,l‘ideale invece sarebbe disegnare strade radiali, visto che quelle intorno al Vesuvio sono molto affollate, vie di fuga, insomma, che potrebbero dare qualche speranza di salvezza in caso di catastrofe>>
Mastrolorenzo ha quindi concluso: “Gran parte dei disastri nasce dalla sottovalutazione, non sempre dolosa. Gli organi competenti e di governo fanno le loro scelte ma poi si dovranno assumere le loro responsabilità“. Affermazioni che, inevitabilmente, sono suonate come un monito, pensando alla nuova, tragica alluvione che ha colpito Genova.
Fonti: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Vesuvio-esperti-rilanciano-allarme-Rischio-catastrofe-8a264472-eead-4a57-9d68-4b2eecec1004.html?refresh_cehttp://m.leggo.it/NEWS/ITALIA/articolo/notizie/953467.shtml

venerdì 12 settembre 2014

Scoperti due piccoli vulcani al largo di Ventotene (LT), punta affiorante di un antico vulcano sottomarino.



Due piccoli vulcani sottomarini inattivi sono stati scoperti a una ventina di chilometri a nord dell'isola di Ventotene. La loro presenza in realtà era stata già rilevata nei mesi scorsi durante la campagna oceanografica Geo-Cal, condotta dall'università Sapienza di Roma in collaborazione con l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), l'istituto di scienze marine (Ismar) e quello di geologia ambientale e geoingegneria (Igag) del Cnr. I risultati sono stati presentati per la prima volta all'Università degli Studi di Milano in occasione del congresso congiunto della Società geologica italiana (Sgi) e della Società italiana di mineralogia e petrografia (Simp).

domenica 2 febbraio 2014

Indonesia - Vulcano esplode a Sumatra,14 morti,

Notizie terribili giungono dall’Indonesia dove oggi è avvenuta in maniera improvvisa l’eruzione esplosiva del vulcano Sinabung, a nord di Sumatra. Sono almeno 11 le persone che hanno perso la vita in maniera quasi immediata a causa della rapida e rovente colata piroclastica fuoriuscita dal cratere pochi secondi dopo l’esplosione.
Lo riferisce la Bbc online.
Otto persone, tra cui quattro alunni di un liceo in gita per vedere il vulcano, sono state trovate morte nel villaggio di Sukameriah, poco distante dal cratere. Altri tre corpi sono stati recuperati nel villaggio successivamente.
Ecco la foto terribile che giunge da Sumatra.
Aggiornamento ore 16.30 : le vittime salgono a 14. «È probabile che troveremo altre vittime», ha dichiarato Benny Kaban, uno dei volontari che sta partecipando alle operazioni di soccorso nelle zone interessate dalla nuova eruzione del Sinabung, vulcano che ha ripreso l’attività eruttiva lo scorso settembre costringendo circa 30mila persone a lasciare le proprie case. Dopo 400 anni di silenzio, il vulcano, una montagna alta 2460 metri, aveva ricominciato ad eruttare nell’agosto 2010.

martedì 26 novembre 2013

Allarme da USA e Giappone: “Il Vesuvio esploderà, un milione di morti in 15 minuti”.



“All’improvviso il Vesuvio che sonnecchia dal 1944, esploderà con una potenza mai vista. Una colonna di gas, cenere e lapilli si innalzerà per duemila metri sopra il cratere. Valanghe di fuoco rotoleranno sui fianchi del vulcano alla velocità di 100 metri al secondo e una temperatura di 1000 gradi centigradi, distruggendo l’intero paesaggio in un raggio di sette chilometri, spazzando via strade e case, bruciando alberi, asfissiando animali, uccidendo forse un milione di esseri umani” spiega Flavio Dobran, docente della New York University. Il professore prevede che l’Etna e il Vesuvio saranno protagonisti di eruzioni catastrofiche che dureranno in media sui 15 minuti, ma potenti come esplosioni.

“Certo non sarà tra due settimane, però sappiamo con certezza che il momento del grande botto ci sarà sia per l’Etna che per il Vesuvio, anche se è su quest’ultimo che i nostri test si sono soffermati con particolare attenzione.
La conferma viene dalla storia: le eruzioni su larga scala arrivano una volta ogni millennio. Quelle su media scala una volta ogni 4-5 secoli. Quelle su piccola scala ogni 30 anni.


domenica 3 novembre 2013

Etna . Eruzione vista dallo spazio.


Splendida ripresa dell'ultima eruzione dell'Etna del 27 ottobre scorso effettuata dallo spazio da Luca PARMITANO, astronauta italiano, in missione a bordo della  Stazione Spaziale Internazionale - ISS.

venerdì 11 ottobre 2013

Vesuvio:Si allarga la 'zona rossa': estesa anche a Napoli ovest“ .

Vesuvio: Napoli ovest nella zona rossa

Il Vesuvio
Anche i quartieri di Posillipo, Fuorigrotta, Bagnoli e Agnano potrebbero entrare nella "zona rossa". Secondo quanto riferisce il Corriere del Mezzogiorno, il direttore dell'Osservatorio Vesuviano, Giuseppe De Natale ha infatti dichiarato (in un intervista al Roma) che "A breve sarà definita una zona rossa anche per l'area flegrea, così com'è avvenuto dal '95 per l'area vesuviana" a causa dell'intensificarsi dei fenomeni bradisismici nella zona negli ultimi anni.
Il direttore spiega anche però che non c'è nessun motivo per creare allarmismo: semplicemente, il Vesuvio è un vulcano attivo, ed è quindi legittimo pensare che ci sarà un giorno in cui erutterà nuovamente e preparare al meglio piani di emergenza.  Già lo scorso anno, il Dr Castellano dell'Osservatorio Vesuviano, spiegava ai lettori di NapoliToday, con precisione, come viene monitorata l'attività del nostro vulcano.

Potrebbe interessarti:http://www.napolitoday.it/cronaca/napoli-ovest-zona-rossa-vesuvio.htmlFonte: http://www.napolitoday.it/cronaca/napoli-ovest-zona-rossa-vesuvio.html

venerdì 4 ottobre 2013

Emergenza CO2 per il vulcano di fango di Fiumicino (RM).

Il vulcanetto di Fiumicino (RM)
Il vulcanetto apparso a fine agosto nella rotonda di via Coccia di Morto a Fiumicino non è un fenomeno solo da osservare con simpatia. A bollire, ora, è anche il mare vicino. A 2 chilometri di distanza è sorto un altro cratere che libera CO2 a pochi metri dalla costa. Pericoli tellurici, conferma l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), non ce ne sono, ma, riferisce Maria Luisa Carapezza dell’Istituto stesso, “abbiamo misurato flussi di anidride carbonica di circa 20 tonnellate al giorno che tendono a espandersi dalla rotonda stradale di via Coccia di Morto, l’area in cui sono manifestati il 24 agosto scorso, fin nei terreni circostanti, entro un raggio che ha raggiunto i cento metri dal punto di emissione originario”.
Dopo oltre un mese di emissioni l’origine del cratere appare evidente. L’ipotesi iniziale che individuava in una sacca superficiale di biogas l’origine dei gas è da scartare. L’anidride carbonica ha origine profonde. Ha spiegato Carapezza che “tutta la fascia di terra che si affaccia sul Tirreno centrale è stata interessata, nel lontano passato, da manifestazioni vulcaniche” che a Roma non comportano minacce telluriche. Tuttavia – prosegue la vulcanologa – “qui la crosta terrestre è segnata da faglie profonde e da antiche vie di risalita del magma. Di quella attività ormai estinta esistono ancora flussi di anidride carbonica che hanno origine in uno strato profondo della Terra chiamato mantello e che tendono a emergere in superficie. Ma potenti strati di argille e sedimenti fluviali accumulatisi successivamente, hanno come sigillato i gas vulcanici, confinandoli nelle profondità”.
Il gas “intrappolato” negli strati di argilla è stato liberato da una trivellazione. “Le trivelle – spiega ancora Carapezza – si sono spinte fino a 30 metri, oltrepassando lo strato argilloso, fino a raggiungere le sacche di anidride carbonica ad alta pressione, che è schizzata in alto assieme ad acqua sotterranea e fango. Ora, poiché l’alimentazione del gas profondo è persistente, l’unico rimedio sembra quello di intervenire iniettando nel terreno uno speciale cemento sigillante chiamato gas block, a cui si ricorre in casi del genere”. Intanto il vulcanetto di via Coccia di Morto diventa un caso di interesse internazionale: ai ricercatori della Sapienza e dell’Ingv si sono aggiunti vulcanologi e geofisici dell’Indiana University.

martedì 24 settembre 2013

Napoli - Campi Flegrei, individuata una nuova bocca eruttiva NON CI SONO PERICOLI IMMINENTI.

SOLFATARA  a Pozzuoli (Na)

Ecco il nuovo cratere flegreo. Si trova nella zona della Solfatara la nuova possibile bocca eruttiva dei Campi Flegrei. Lo rivela una ricerca multidisciplinare condotta dai ricercatori dell'Istituto nazionale di Geofisica e vulcanologia insieme ai colleghi inglesi delle Università di Oxford e Bristol, che è stata presentata oggi a Geoitalia 2013, il nono forum nazionale delle Scienze della terra che si sta svolgendo a Pisa. 
La ricerca ha anche elaborato la stima dei tempi di ristagno dei magmi sotto la struttura dei Campi Flegrei prima che essi vengano eruttati. 

NUOVE MAPPE DEL RISCHIO - «Si tratta di uno studio - ha spiegato Roberto Isaia, vulcanologo dell'Osservatorio Vesuviano - che dà importanti indicazioni sui tempi di riattivazione del vulcano. Abbiamo presentato nuove mappe probabilistiche di pericolosità vulcanica, nonchè nuove stime di parametri fisici delle eruzioni per la valutazione dell'impatto dei fenomeni eruttivi sul territorio. Queste stime sono fondamentali per la formulazione dei piani di emergenza ai Campi Flegrei, che tra gli scenari possibili dovranno tenere conto anche del fatto che, in quest'area, due eruzioni sono avvenute contemporaneamente da centri eruttivi posti a distanza di più di 5 chilometri l'una dall'altra». 

NON CI SONO IMMINENTI PERICOLI - Lo studio non rivela pericoli imminenti ma, ha concluso Isaia, «determina scenari che vanno tenuti in considerazione per lavorare sempre di più e meglio sulla capacità di reazione di fronte a eventi eruttivi». «I nostri studi - ha sottolineato Mauro Rosi, presidente della federazione italiana delle Scienze della Terra - non hanno solo valenza scientifica, ma anche una immediata e concreta ricaduta sulla popolazione perchè rappresentano un patrimonio di conoscenze fondamentale per il dipartimento nazionale di Protezione civile per adottare conseguenti piani di emergenza».

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2013/18-settembre-2013/campi-flegrei-nuova-bocca-eruttivasi-aprira-adrano-artoni-solfatara--2223175755376.shtml

domenica 16 giugno 2013

“Vesuvio e Campi Flegrei: vulcano, supervulcano e supercamera magmatica? Intervista alla Dott. Lucia Pappalardo”


La camera magmatica di un vulcano potremmo assimilarla come idea a una sorta di avamposto del magma verso la superficie. Un magma che popola le profondità astenosferiche differenziandosi per caratteristiche chimiche e fisiche. Una differenza non da poco, poiché influenza le diverse tipologie eruttive, quando il materiale incandescente, stressato, balza fuori dal profondo.
I ricercatori affermano che i materiali eruttati da un vulcano sono nettamente inferiori alla capacità volumetrica complessiva della camera magmatica. Pensando all’eruzione delle pomici di Avellino che sconquassò l’area vesuviana circa 3800 anni fa, e a quella dell’ignimbrite campana nei Campi Flegrei, riconosciuta come la più potente in assoluto verificatasi nell’area regionale, c’è da rabbrividire elaborando calcoli sul materiale piroclastico asperso comparandolo poi e per proporzioni al contenitore sotterraneo…

Di recente è balzata alla cronaca la notizia che Vesuvio e Campi Flegrei attingono da un’unica grande camera magmatica. La Dott.ssa Lucia Pappalardo ha lavorato a questa tesi che è stata ampiamente riportata dai media soprattutto per gli aspetti di pericolo che si colgono. Avendo già arricchito il nostro giornale con un’intervista ad oggetto proprio la camera magmatica del Vesuvio, abbiamo posto alla gentile ricercatrice alcune  domande:
Dott. Pappalardo, la camera magmatica di un vulcano è paragonabile a un pallone sgonfio che si riempie e poi scoppia?
Negli ultimi decenni le indagini geofisiche hanno rilevato al di sotto di vulcani quiescenti, come ad esempio la caldera di Yellowstone negli Stati Uniti d’America, oppure l’isola vulcanica di Santorini in Grecia, serbatoi magmatici più estesi del previsto, il che implicherebbe la possibilità in futuro di eruzioni catastrofiche.
I dati geofisici indicano che la forma di queste camere magmatiche è generalmente allungata, come una lamina estesa e sottile, e che nuovo magma profondo può “ricaricare” questi serbatoi in brevi periodi di tempo, come per impulsi. Ad esempio, tra il gennaio del 2011 e l’aprile del 2012, le immagini radar satellitari hanno rivelato che un flusso di magma ha “rigonfiato” la camera magmatica che si trova sotto il vulcano di Santorini, riempiendola di circa 10-20 milioni di metri cubi di materiale: approssimativamente 15 volte il volume dello stadio olimpico di Londra. Questo rigonfiamento ha causato un sollevamento dell’isola compreso tra gli 8 e i 14 centimetri. Tuttavia, anche paragonando il rigonfiamento osservato a qualcuno che soffia con forza in un palloncino (invisibile), non conoscendo quanto sia piccolo o grande il palloncino, non possiamo sapere quanti “soffi” saranno necessari per farlo scoppiare.
Articoli recenti datati autunno 2012, parlano di uno studio (Lucia Pappalardo & Giuseppe Mastrolorenzo, Rapid differentiation in a sill-like magma reservoir: a case study from the campi flegrei caldera. Nature’s Scientific Reports, 2 Article number: 712 (2012) doi:10.1038/srep00712), dove si accenna a un’unica grande camera magmatica, che alimenta sia il distretto del Vesuvio sia quello dei Campi Flegrei: è così?
Il nostro studio geochimico ed isotopico delle rocce delle eruzioni passate dei Campi Flegrei e del Somma-Vesuvio, ha messo in evidenza tra l’altro forti analogie tra le caratteristiche chimiche e fisiche (contenuto in gas, pressione, temperatura ecc…) delle camere magmatiche che hanno alimentato questi vulcani, tanto da farci ipotizzare che si trattasse di un unico esteso strato di magma. Questa teoria spiegherebbe anche la presenza di antichi crateri vulcanici all’interno della città di Napoli, identificati nell’area di Chiaia, che testimoniano la risalita di magma profondo nell’area napoletana localizzata proprio tra i due vulcani. Inoltre, il flusso di calore che oggi si misura in superficie, evidenzia un’unica anomalia positiva estesa al di sotto di tutta l’area napoletana, con il valore massimo in corrispondenza del supervulcano flegreo, dove probabilmente è localizzata la maggior parte del volume di magma.
La camera magmatica di un supervulcano quiescente (Campi flegrei) comprendente anche quella di un secondo vulcano capace di eruzioni del tipo pomici di Avellino, dovrebbe avere dimensioni sbalorditive…
Circa 40000 anni fa i Campi Flegrei eruttarono una quantità di magma considerevole (all’incirca 300 km3) durante la super-eruzione dell’Ignimbrite Campana, considerata la maggiore di tutta l’area mediterranea. L’eruzione fu talmente catastrofica che ricoprì tutta la regione campana di una spessa coltre di tufo grigio, mentre le ceneri più sottili trasportate dai venti raggiunsero distanze elevatissime, fino in Russia. Si ritiene che questa eruzione abbia provocato un vero e proprio “inverno vulcanico”, cioè una riduzione della temperatura terrestre di diversi gradi centigradi per molti anni e addirittura, secondo altre teorie, contribuito alla scomparsa dell’uomo di Neanderthal. Tuttavia, sebbene le super-eruzioni siano eventi altamente distruttivi, sono fortunatamente rarissime.
L’unicità di una camera magmatica condivisa da due distretti vulcanici molto vicini accresce i termini di rischio per le popolazioni?
L’area campana è tra le aree a più alto rischio vulcanico al mondo. Infatti, i vulcani napoletani attivi (Somma-Vesuvio, Campi Flegrei ed l’isola d’Ischia), in grado di generare eruzioni altamente esplosive, sono localizzati in aree densamente popolate.  I nostri dati sulla velocità di crescita dei minerali nel magma hanno dimostrato che le camere magmatiche individuate dalle tecniche geofisiche a circa 7-8 km di profondità, potrebbero contenere magma parzialmente cristallizzato e ricco in gas, che potrebbe “esplodere” in qualsiasi momento. Tuttavia, i vulcani napoletani sono tenuti sotto controllo 24 ore su 24 da un efficiente sistema di monitoraggio che ci permetterà di registrare eventuali segnali premonitori (terremoti, deformazioni del suolo, variazioni del chimismo e temperatura dei gas fumarolici) in tempo utile per allertare la popolazione esposta al rischio. Certo, affinché la gestione dell’emergenza sia ottimale, è necessario predisporre validi piani di emergenza che devono essere ben noti alla popolazione anche attraverso esercitazioni di protezione civile e prove di evacuazione.
Da un certo punto di vista concernente la promiscuità areale, pure l’Isola d’Ischia con i suoi fenomeni di vulcanesimo potrebbe avere importanti connessioni con la camera magmatica già condivisa dagli altri due vulcani? D’altra parte qualche anno fa si registrarono scosse di terremoto al largo del Golfo di Napoli…
L’isola d’Ischia, la cui ultima eruzione risale al 1302, è parte del distretto vulcanico flegreo, insieme anche all’isola di Procida che però non è più in attività da circa 17000 anni. L’isola d’Ischia è nota anche per il terremoto che nel 1883 distrusse Casamicciola: fu il primo evento catastrofico dopo l’Unità d’Italia. Quasi l’80% dell’abitato andò distrutto con migliaia di morti, di cui molti turisti già allora presenti sull’isola. Tra le vittime del terremoto vi furono anche i genitori e la sorella del futuro filosofo Benedetto Croce, allora diciassettenne, che fu estratto vivo dalle macerie.
Con quali strumenti si identificano i limiti della camera magmatica e con quale grado di affidabilità?
Un potente strumento d’indagine per la caratterizzazione del sottosuolo è una tecnica nota come tomografia sismica. Essa ricalca a grandi linee i principi della TAC utilizzata in campo medico. Infatti, mentre nella TAC si utilizza la propagazione dei raggi X per individuare strutture a maggiore densità, allo stesso modo nella tomografia sismica sono utilizzate le onde sismiche. Queste si propagano in maniera differente a seconda della densità del materiale che attraversano. Nel caso di un liquido, come appunto il magma, le onde viaggiano molto più lentamente rispetto a rocce solide. Con questa tecnica è stato possibile individuare a circa 7-8 km di profondità al di sotto del Vesuvio e dei Campi Flegrei, uno strato a bassissima velocità delle onde P ed S, con spessore dell’ordine di 1 km, che è stato interpretato come un ampio serbatoio di alimentazione magmatica di forma planare, che appare essere una caratteristica comune ai due vulcani.
Un’altra tecnica pionieristica per studiare la struttura interna dei vulcani è la radiografia muonica. Queste particelle sono una sorta di elettroni «pesanti» che, proprio in virtù della loro massa, sono in grado di penetrare strati di roccia dello spessore di 1-2 chilometri. Attraverso un telescopio muonico è possibile determinare con precisione la traiettoria dei muoni che lo attraversano e costruire una mappa del diverso assorbimento che subiscono le particelle a seconda della densità delle rocce attraversate.
Oltre ai limiti è possibile stabilire la composizione chimica del magma in profondità, cioè ravvisarne le modifiche chimiche e fisiche dettate dai nuovi materiali in arrivo?
Quando nuovo magma profondo raggiunge il serbatoio magmatico più superficiale ed eventualmente si mescola con il magma già presente nella camera, è possibile che si verifichi un rilascio di gas magmatici che, attraverso le fratture presenti nelle rocce, arriva in superficie ed alimenta le fumarole. Per questo motivo la temperatura e la composizione chimica dei gas fumarolici sono tenute sotto controllo, poiché una loro variazione potrebbe indicare un aumento nell’apporto di magma profondo.
L’attuale estensione della camera magmatica del Vesuvio, contiene materiale a sufficienza per quale tipo di eruzione? In termini pratici cosa differenzia una camera magmatica foriera di eruzioni di tipo Avellino da quella che indusse l’eruzione del 1944?
I nostri studi sulle caratteristiche chimiche ed isotopiche dei magmi che hanno alimentato le eruzioni passate, indicano camere magmatiche distinte per le eruzioni poco esplosive o effusive del tipo dell’ultima eruzione stromboliana del marzo del 1944 rispetto alle eruzioni esplosive intermedie (supliniane) e catastrofiche (pliniane).
Il serbatoio che alimenta le eruzioni più modeste infatti, è caratterizzato da magma di tipo tefritico, poco viscoso e povero in gas, che staziona a profondità comprese tra 16 e 20 km. Le eruzioni più violente invece, sono alimentate da magmi più evoluti di tipo fonolitico, cioè più viscosi e ricchi di gas, che stazionano a profondità comprese tra i 6 e gli 8 Km. L’attuale camera magmatica è stata individuata proprio a questa profondità, dove del resto esiste un’importante discontinuità litologica dovuta al passaggio da rocce sedimentarie a rocce cristalline, che favorirebbe l’accumulo di grandi quantità di magma.
In molte publicazioni viene continuamente affermato che la potenza eruttiva di un vulcano è rapportata ai tempi di quiescenza… la moderna vulcanologia conferma questa tesi?
In effetti questa tesi che risale ad alcuni decenni fa, è stata superata dai più moderni studi scientifici. Ad esempio, una recente ricerca (Druitt et al., Nature 2012) ha dimostrato che nel caso della violenta eruzione che interessò il vulcano di Santorini nel 1600 a.c., e che si ritiene provocò la scomparsa della civiltà Minoica, il serbatoio di magma iniziò a ricaricarsi solo 100 anni prima della catastrofe e il processo si concluse solo pochi mesi prima dell’eruzione.  Anche i nostri studi sulla velocità di crescita dei cristalli nei magmi vesuviani e flegrei hanno dimostrato che le camere magmatiche che alimentano questi vulcani sono in grado di raggiungere condizioni critiche che possono culminare in un’eruzione esplosiva violenta in tempi relativamente rapidi, dell’ordine di poche centinaia di anni.
 I tempi di risalita in superficie del magma dal profondo sono imprevedibili?
Una stima sulla velocità di risalita del magma in superficie può essere dedotta dalle caratteristiche tessiturali delle rocce vulcaniche, in particolare dalle dimensioni e forma delle vescicole e dei microcristalli che si formano via via che il magma degassa durante la risalita nel condotto vulcanico. I nostri studi sulla tessitura delle rocce vulcaniche dei Campi Flegrei e del Somma Vesuvio hanno dimostrato che, nel caso di alcune delle eruzioni passate, il magma ha raggiunto la superficie in tempi relativamente rapidi. Tuttavia, per quanto riguarda una eventuale futura eruzione, nessuna previsione può essere formulata. In nessun modo infatti, è possibile definire con certezza quanto potrà durare il periodo di crisi che normalmente precede un’eruzione.

Nel grafico a colori è riportata la struttura profonda dei vulcani napoletani dedotta dallo studio geochimico delle rocce vulcaniche delle eruzioni passate dei Campi Flegrei e del Somma-Vesuvio. In rosso sono indicate le possibili aree di accumulo di magma. Il magma silicico ricco in gas localizzato intorno ai 6-8 km di profondità, ha alimentato le eruzioni intermedie e altamente esplosive, mentre il serbatoio di magma mafico più profondo ha alimentato le eruzioni meno violente

Con cordialità la redazione di Hyde ParK ringrazia la gentile ricercatrice, Dott. Lucia Pappalardo, per la preziosa collaborazione che ci ha assicurato, consentendoci con chiarezza di entrare nei dettagli più vivi e aggiornati delle caratteristiche geologiche dei vulcani che dominano il territorio cittadino e provinciale della città di Napoli.

sabato 4 maggio 2013

La caldera di Yellowstone è piu grande di quanto previsto.


L’enorme caldera all’interno del parco di Yellowstone, negli Stati Uniti, meglio conosciuta come “supervulcano“, sarebbe ancora più grande di quanto avessero previsto gli scienziati in passato. Circa il 50 per cento più vasta: a rivelarlo è Foxnews.com, che spiega come alcuni scienziati dello Utah abbiano acquisito maggiori informazioni sul sistema vulcanico che si trova a nord-ovest del Wyoming.

LA GRANDE CALDERA DI YELLOWSTONE – A ribattezzare la caldera con il termine “supervulcano” – non utilizzato in vulcanologia, ndr – fu un documentario del 2005 della Bbc, che studiava l’eventuale risveglio delle sue attività. “Stiamo ottenendo una migliore comprensione del sistema vulcanico di Yellowstone”, ha spiegato  Jamie Farrell, un sismologo dell’Università dello Utah. “Il serbatoio di magma è almeno del 50 per cento più grande di quanto si credeva in passato”. Conoscere il volume del magma fuso sotto Yellowstone è fondamentale per comprendere e valutare le possibili dimensioni di eventuali eruzioni future. L’ultima grande eruzione della caldera si è verificata 640 mila anni fa, poi soltanto fenomeni minori, l’ultimo 70 mila anni fa.
I NUOVI STUDI – La camera magmatica analizzata nel nuovo studio è stata individuata come la fonte di alimentazione di queste eruzioni più piccole, delle sorgenti idrotermali e dei geyser del parco. Un quadro più chiaro della camera magmatica superficiale di Yellowstone è emerso grazie ad alcune scosse sismiche: le onde dei terremoti modificano infatti la loro velocità quando viaggiano attraverso la roccia fusa o solida. Farrell ha analizzato i terremoti vicini per ricostruire un quadro più esaustivo della camera magmatica. Sono state individuate le caratteristiche dell’unica camera: lunga circa 37 miglia, 18 miglia di larghezza e profonda tra le 3 e le 7 miglia.

giovedì 2 maggio 2013

l vulcano Marsili ha intensificato la propria attività.



Il Marsili è un vulcano sottomarino localizzato nel Tirreno meridionale: si trova a circa 140 km a nord della Sicilia ed a circa 150 km ad ovest della Calabria ed è il più esteso vulcano d’Europa, con una base di oltre 170km.
E’ uno dei più grandi vulcani d’Europa, alto circa 3000 metri par una superficie di 2100 chilometri quadrati.
I suoi fenomeni vulcanici sono  attivi e sui fianchi si stanno sviluppando numerosi apparati vulcanici satelliti.
I magmi del Marsili sono simili per composizione a quelli rilevati nell’arco Eoliano, la cui attività vulcanica è attribuita alla subduzione di antica crosta Tetidea (subduzione Ionica).
Sono state inoltre rilevate tracce di collassi di materiale dai fianchi di alcuni dei vulcani sottomarini i quali potrebbero aver causato maremoti nelle regioni costiere tirreniche dell’Italia meridionale.
E’ il più pericoloso tra i vulcani del mar Tirreno. Dice il suo più grande studioso, il professor Franco Ortolani, ordinario di Geologia “Il più recente maremoto italiano è stato quello che si è innescato poco dopo le ore 13 del giorno 30 dicembre 2002 nell’area di Stromboli, con conseguente inondazione della fascia costiera fino ad altezza di alcuni metri sul livello medio del mare. L’evento anomalo ha determinato seri danni ai manufatti più vicini al mare e ha provocato il ferimento di alcune persone; esso si è avvertito lungo la costa siciliana nella zona di Milazzo e in quella campana nel porto di Marina di Camerota. Il maremoto è stato innescato da una frana sottomarina“.
In questi giorni,  circolano insistenti le notizie  di un risveglio del Marsili: in realtà il vulcano non si è risvegliato in questo periodo, ha però intensificato la sua attività, come del resto anche Stromboli ed Etna, e i rischi potenziali rimangono invariati e sarebbe opportuno adeguare le misure di sicurezza del territorio dell’Italia meridionale a fronte di ogni crescente pericolo.
1  maggio 2013

lunedì 1 aprile 2013

El Hierro (Canarie) - Terremoto di magnitudo 4,9. L'isola continua a elevarsi.

El Hierro, soprannominata Isla del Meridiano è un'isola spagnola. È la più piccola e la più sud-occidentale di tutto l'arcipelago delle Isole Canarie, che si trova nell'Oceano Atlantico, lontano dalle coste africane. Wikipedia


Notizie di Antena 3, il giorno 31 marzo 2013. "L'isola di El Hierro ha registrato questa Domenica fino a 1400 ore per un totale di 56 terremoti, tre dei quali sono stati avvertiti dalla popolazione, secondo il National Geographic Institute (IGN ). Il più forte terremoto, di magnitudo 4,9 della scala Richter, si è verificato alle 10,59 ora a ovest della città di Frontera, a circa 20 chilometri di profondità, nello stesso punto in cui si concentrano la maggior parte dei tremori che sono stati registrati da quando il 18 marzo, quando è iniziato questo nuovo episodio di rafforzamento sismico



HEL HIERRO

La mappa mostra l'elevazione dell'isola a causa del l magma che spinge dal basso. La più forte elevazione viene visualizzato nella parte occidentale, Orchilla, l'isola si è elevata per  più di 11cm.!
Attività sismica


mercoledì 20 marzo 2013

Vesuvio - Immagini dell'ultima eruzione del 18 marzo 1944

Euzione del 1944

Eruzione del 944

Lava del Vesuvio a Massa di Somma durante l'eruzione del 1944. Al centro è riconoscibile la Chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo


domenica 10 marzo 2013

Bradisismo e trivellazioni nei Campi Flegrei.


POZZUOLI  - "Sull' emergenza vulcanica dei Campi Flegrei - dichiarano il commissario reginale dei Verdi Ecologisti Francesco Emilio Borrelli ed il capogruppo del Sole che Ride a Pozzuoli Paolo Tozzi - si continuano a fornire rassicurazioni avventate alle popolazioni locali con convegni unilaterali, come quello di stamane a Città della Scienza, dove viene ascoltata solo la parte scientifica che negli ultimi decenni ha sostenuto le trivellazioni nella caldera vulacnica e non ha spinto per la realizzazione del piano di evacuazione. Uno vero scandalo a nostro avviso.
Ogni giorno la popolazione dell' area subisce di fatto una violenza non potendo partecipare ai processi decisionali e non essendo correttamente informata dei pericoli che corre ma soprattutto non essendo stata messa al corrente di nessun piano di fuga in caso di emergenza. Insistiamo nel chiedere che si faccia luce sui costi del piano che doveva realizzare la Protezione Civile Nazionale ed essere operativo da anni e per il quale risultano spesi circa 10 milioni di euro in modalità e con consulenze non ben specificate. A dicembre 2012 le trivellazioni sono arrivate a 500 metri di profondità e noi chiediamo con forza che non si vada oltre. E' troppo pericoloso.
Ci domandiamo anche se ci sono correlazioni tra gli ultimi fenomeni di bradisismo, aumento di fumarole, innalzamento della terra e terremoti con questi interventi invasivi nel sottosuolo di Bagnoli. Perchè si continua a parlare della realizzazione di una centrale geotermica quando non è prevista dal progetto delle trivellazioni e dal piano regolatore del comune di Napoli? Insistiamo nel chiedere consigli comunali straordinari delle aree interessate affinchè la Protezione Civile e la Magistratura intervengano facendo il proprio dovere".
Dichiarazione  del prof. Giuseppe Mastrolorenzo.
"Il progetto di perforazione nei Campi Flegrei - spiega il prof. Giuseppe Mastrolorenzo primo ricercatore presso l’Osservatorio Vesuviano-INGV, Dottore di ricerca in Geofisica e Vulcanologia impegnato nella ricerca vulcanologica ai campi Flegrei ed al Vesuvio da circa un trentennio - continua a sollevare alcune questioni scientifiche fondamentali relativamente alla possibile generazione di esplosioni e di sequenze sismiche in un'area densamente popolata, ad alto rischio e sede di fenomeni bradisismici attualmente in fase di intensificazione. La caldera dei Campi Flegrei, una delle aree a più alto rischio al mondo, è stata caratterizzata negli ultimi diecimila anni da oltre settanta eventi vulcanici esplosivi e dal fenomeno del bradisismo,processo di lento sollevamento del suolo e di intensa attività sismica. Su tale fenomeno, a fronte di molte ricerche, non è ancora disponibile una teoria che ne definisca le cause e la possibile evoluzione verso fenomeni eruttivi e scarse conoscenze sono disponibili sulla tipologia e la durata dei possibili precursori attesi in caso di una futura eruzione. E' noto che l'unica strategia per porre in salvo la popolazione a rischio in caso di un'eruzione è un efficace piano di evacuazione. Ma al momento tale piano non è disponibile. Questa situazione rende le perforazioni una potenziale causa di rischi non ben valutabili per la popolazione residente proprio nell'area delle perforazioni e nell'area dei Campi Flegrei più in generale. I crescenti valori di temperatura e pressione all'aumentare della profondità nel sottosuolo dei Campi Flegrei e la presenza di liquidi e gas in condizioni critiche, rende intrinsecamente imprevedibili gli effetti di perforazioni profonde. Tra i più comuni in aree di questo tipo conosciamo l'induzione di sequenze sismiche e di esplosioni di pozzo e in precedenti perfozioni nei Campi Flegrei tali eventi sono già stati osservati. Oggi, dopo l'esperienza delle condanne penali in primo grado agli esperti della Commissione Grandi Rischi, a seguito della sottovalutazione della possibilità di un evento distruttivo all'Aquila, emerge con maggior rilevanza la questione etica nella ricerca scientifica e negli interventi dell'uomo sulla natura potenzialmente pericolosi. Il primo diritto della collettività è quello della sicurezza e dell'incolumità che devono essere garantite dalle autorità di Protezione Civile nazionali e locali e nel caso dei rischi naturali o di quelli indotti dall'uomo deve sempre essere adottato il principio di precauzione per il quale in mancanza di assoluta prevedibilità degli effetti, qualsiasi azione potenzialmente pericolosa deve essere evitata".

mercoledì 6 febbraio 2013

CAMPI FLEGREI - Nuova bocca vulcanica con emissione di acqua e vapore fino a 4/5 metri di altezza.

Campi Flegrei, nuova emissione di gas e di acqua in località Pisciarelli

L'Osservatorio Vesuviano ha inviato due giorni fa una relazione alla Protezione Civile per segnalare la presenza di una nuova bocca di emissione (vent) nel campo fumarolico di Pisciarelli (nei pressi di Agnano), ai confini tra Napoli e Pozzuoli, che espelle gas e acqua estremamente calda (95 gradi celsius) fino a 4-5 metri d'altezza.


"La natura dell'emissione è, molto probabilmente, riconducibile alle abbondanti piogge cadute negli ultimi giorni a Napoli - fa sapere il direttore dell'Osservatorio Vesuviano Marcello Martini, raggiunto telefonicamente dall'Ansa - per domani, comunque, è previsto un nuovo sopralluogo per eseguire ulteriori rilievi". Dal maggio del 2011 l'evoluzione delle attività di emissione delle fumarole a Pisciarelli sono tenute sotto controllo dall'Osservatorio Vesuviano che lì ha installato un sistema di monitoraggio continuo delle temperature. Per il commissario campano dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, intervenuto con una nota sulla vicenda, "é ora che Protezione Civile Nazionale elabori il piano di evacuazione del Campi Flegrei".

martedì 5 febbraio 2013

VULCANO MARSILI - Ecco il progetto per la prima centrale geotermica su un vulcano sottomarino.

Marsili, il più grande vulcano d'Europa, sommerso a 150 chilometri dalle coste della Campania. Dal fondale si alza per tremila metri e la vetta del suo cratere è a 450 metri dalla superficie del mare. La sua struttura imponente è lunga 70 chilometri e larga 30. È un mostro nascosto di cui solo gli scandagli hanno rivelato la vera natura: una pentola ribollente con il coperchio ben tappato. 
Servizio tratto dall'episodio numero 3 di Limit: "Ai Limiti della Scienza". Il nuovo ed esclusivo programma di Class TV Msnbc (canale 27 del digitale terrestre e 30 di TV Sat) che, attraverso contributi documentari unici, indaga i limiti del comportamento, della conoscenza e della mente umana.

domenica 3 febbraio 2013

Eruzione del Vesuvio - I rischi nascosti

Vesuvio visto dallo spazio


A rischio quasi due milioni di persone, considerate “carne da macello” da chi detiene il potere. Quello che lo Stato italiano non dice alla sua popolazione. Sono stati registrati terremoti superficiali con ipocentro localizzato lungo il condotto, oltre che in emissioni fumaroliche lungo i fianchi del cono e del cratere. A parere degli esperti, una più che probabile ripresa dell’attività eruttiva, implicherebbe quindi un rapido rilascio di tutta l’energia accumulata. E’ considerato dagli esperti uno dei vulcani a maggior rischio del mondo. La sua storia ha insegnato che può produrre sia eruzioni effusive, sotto forma di effusione di colate laviche, nonché le ben più pericolose eruzioni esplosive. Nel frattempo, in attesa del peggio, la NATO ha evacuato alcuni suoi insediamenti nell’area. Ma questo è un segreto militare, meglio non far sapere nulla ai sudditi italioti.
Fatto sta che la Regione Campania dovrà fornire entro il 31 marzo 2013, elementi utili ad una delimitazione ancora più definita della “zona rossa” e del numero di residenti che andrebbero effettivamente allontanati in caso di eruzione del Vesuvio. Analogo  dettaglio andrà precisato entro giugno per i campi Flegrei. Lo ha reso noto il capo del dipartimento della Protezione civile, Franco Gabrielli (ex capo dei servivi segreti civili), in una recente conferenza stampa. “Non è una differenza da poco – ha sottolineato Gabrielli – avere un censimento preciso permetterebbe di calibrare ancora meglio le procedure di evacuazione che nel caso del Vesuvio, al momento, riguarderebbero 800mila persone e nel caso dei Campi Flegrei altre 400mila. Un’eventuale evacuazione anche via mare? Sino ad oggi si è pensato solo al trasporto su gomma, ma è un’ipotesi che non mi sento di escludere in partenza”.  Certo, sarebbe un evento di proporzioni importanti, che proporrebbe una serie di problemi almeno in parte gestibili solo sul campo, nell’immediato, e che dal punto di vista dei costi richiederebbe un fondo molto cospicuo e, quasi inevitabilmente, un contributo dell’Unione europea”.
Piano di “emergenza” – Lo scenario atteso dalle autorità italiane è catastrofico, eppure sul sito della Protezione Civile l’ultimo aggiornamento visibile alla popolazione risale al 2006. Esso prevede i seguenti fenomeni e conseguenti rischi associati:
«Nella fase iniziale dell’eruzione si solleva fino a 15-20 chilometri di altezza una colonna eruttiva composta di gas e frammenti piroclastici, seguita dalla ricaduta a terra di pomici, lapilli e ceneri trasportati dal vento. Il rischio è correlato al carico esercitato dalla coltre piroclastica sui tetti degli edifici di cui provoca eventualmente il crollo, nonché alle difficoltà respiratorie, alla contaminazione delle colture e dell’acqua, alle difficoltà di autorizzare vie di fuga e agli ingorghi stradali. Il territorio che può subire questi fenomeni è indicato come zona gialla. Questa zona comprende 96 comuni delle province di Napoli, Avellino, Benevento e Salerno per un totale di circa 1.100 chilometri quadrati e 1.100.000 abitanti.
Nella fase successiva, la colonna eruttiva collassa producendo colate piroclastiche che possono raggiungere velocità dell’ordine di 100 km/h e un enorme potere distruttivo. I modelli fisico-numerici indicano che dal momento del collasso della colonna eruttiva, le colate piroclastiche impiegheranno 5-10 minuti per raggiungere la costa. Il territorio esposto a questo rischio è definito zona rossa, comprende 18 comuni è per un totale di circa 200 chilometri quadrati di estensione e poco meno 600.000 abitanti.
Nella terza fase si possono generare colate di fango anche a distanza di giorni dall’eruzione. I territori soggetti a questo rischio sono indicati come zona blu che include 14 comuni della provincia di Napoli per un totale di 180.000 abitanti.  Inoltre, i comuni di Torre del Greco e Trecase, presentano un’elevata pericolosità da invasione di lave pur trovandosi ad una certa distanza dal cratere sommitale».
Gli insediamenti umani sono stati edificati all’interno delle fasce a rischio. Questo fenomeno non è mai stato arrestato dal governo italiano e dalle autorità locali. Studi recenti hanno calcolato che nel periodo dal 1951 al 2001, nell’insieme dei 18 comuni considerati “zona rossa” vi è stato un sensibile incremento demografico, pari al 56,3 per cento (da 353.172 a 551.837 abitanti), soprattutto nella fascia costiera. Inoltre, vi è stato un aumento della densità abitativa tale da rendere questo comuni tra i più densamente abitati d’Italia, nonché un’esplosa crescita del numero di abitazioni (da 73.141 a 187.407 edifici). Nell’ultimo decennio il cancro cementizio ha allungato le sue metastasi senza alcun freno istituzionale.
La riuscita del cosiddetto “piano di emergenza” dipende dalla capacità di prevedere l’eruzione del Vesuvio con sufficiente anticipo. In ogni caso, vi è una difficoltà oggettiva, anche se la popolazione fosse adeguatamente pronta e preparata, nell’evacuare una zona densamente abitata come quella vesuviana. La strategia di evacuazione è legata ai tempi di previsione: questa è possibile solo tre giorni prima dell’evento, un tempo notoriamente insufficiente ad evacuare da 500 a 600 mila persone.
Infine, i Campi Flegrei (area ad alta densità di residenti) sono un’altra zona campana ad elevatissimo rischio vulcanico. Proprio in loco sono in fase di realizzazione delle sperimentazioni di cui la popolazione locale ed italiana, non è a conoscenza. Anche nei Campi Flegrei potrebbero avvenire delle eruzioni esplosive.
Per la cronaca storica: durante la seconda guerra mondiale gli anglo-americani oltre che seppellire di bombe numerose città italiane (causando migliaia di vittime civili), hanno addirittura bombardato il suo  cono più recente e attivo cresciuto al di sopra di un vulcano più antico conosciuto con il nome di Monte Somma. Nel 1944 ci fu l’ultima eruzione. Da allora sono stati riconosciuti 18 cicli eruttivi separati da brevi intervalli di stasi inferiori a 7 anni. Gli studi scientifici hanno consentito di accertare che nei periodi di quiescenza, il magma si è accumulato in una camera posta a 5-7 chilometri di profondità.
Il rischio vulcanico è il prodotto di tre fattori: pericolosità vulcanica, valore esposto e vulnerabilità. Perché allora la popolazione della regione Campania non è informata a dovere? I morti da “cause naturali” sono stati già calcolati nei minimi dettagli, così come le lacrime per i funerali di Stato?


Tratto da: ERUZIONE DEL VESUVIO | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2013/02/02/eruzione-del-vesuvio/#ixzz2JpmLqCU8
- Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario! 

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