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lunedì 16 febbraio 2015

Vesuvio, ecco la mappa del rischio ceneri. Nell’elenco 63 comuni delle province di Napoli, Salerno e Avellino.


Diventa sempre più dettagliata la mappa del rischio nel comprensorio vesuviano. Dopo l’approvazione della zona rossa, che comprende i 25 comuni più vicini al cratere e una porzione della periferia orientale di Napoli, ecco la nuova zona gialla, estesa ad altri 63 comuni delle provincie di Napoli, Avellino, Salerno ed alla parte rimanente dei quartieri di Barra, San Giovanni e Ponticelli. In questo comprensorio, evidentemente vastissimo (oltre un milione di abitanti), secondo i precedenti storici ed i sondaggi effettuati negli ultimi anni, potrebbero verificarsi gravi danni dovuti alla ricaduta di cenere, ma anche crolli delle infrastrutture e paralisi nei sistemi di traffico locale. Ai Comuni inclusi nell’area del rischio (complessivamente oltre 2 milioni di residenti fra zona rossa e zona gialla) Regione e Protezione Civile Nazionale hanno impartito precise disposizioni per il necessario adeguamento del patrimonio edilizio, pubblico e privato, delle reti stradali, elettriche, idriche, fognarie, nonché per la preparazione delle esercitazioni pratiche per verificare «sul campo» i diversi punti della complessa ma indispensabile macchina della prevenzione. «Dovrebbe essere questo l’ultimo atto, decisivo, per passare finalmente alla fase esecutiva del piano Vesuvio, per il quale lavoriamo da anni, in simbiosi con il dipartimento nazionale della Protezione Civile e con le amministrazioni locali», spiega l’assessore regionale Edoardo Cosenza. Nella delibera della Giunta campana si

sabato 8 novembre 2014

Il Vesuvio ed i Campi Flegrei rappresentano un pericolo di proporzioni catastrofiche per Napoli, per la Campania, addirittura per il mondo.

Il Vesuvio ed i Campi Flegrei rappresentano un pericolo di proporzioni catastrofiche per Napoli, per la Campania, addirittura per il mondo. Parola di esperti. Il nuovo allarme è stato lanciato da Giuseppe Mastrolorenzo, vulcanologo dell’Osservatorio Vesuviano, e dell’urbanista Aldo Loris Rossi.
«In Campania si rischia una catastrofe senza precedenti», questo il verdetto degli esperti che allarma non solo la città, ma anche le zone limitrofe.
Una paura, però, che non dovrebbe interessare solo le aree circostanti. Secondo quanto riportato da Giuseppe Mastrolorenzo, vulcanologo dell’Osservatorio Vesuviano e dall’urbanista Aldo Loris Rossi a Radio Radicale, una ipotetica eruzione potrebbe essere significativa anche a livello mondiale: «Il Vesuvio ed i Campi Flegrei rappresentano un pericolo di proporzioni catastrofiche per Napoli, per la Campania, addirittura per il mondo».“Non esistono piani di emergenza nei Comuni. Non esiste una organizzazione reale che sia in grado di portar via la gente in caso di eruzione – ha spiegato Mastrolorenzo – Ad oggi non ci sarebbe la possibilità di mettere in salvo tre milioni di persone. Esiste un’unica camera magmatica che unisce Vesuvio e Campi Flegrei. Un magma capace di produrre eruzioni di grande portata in tempi brevi e che si svilupperebbero per decine di chilometri. Nel caso dei Campi Flegrei finirebbero, per via dei venti che spirano in direzione occidentale, direttamente sulla città di Napoli. Che non è nemmeno in “zona rossa”. Le conseguenze sarebbero terribili”.

L’urbanista, poi, denuncia la problematica dello sviluppo urbano attaccando le istituzioni:
«L’ignoranza su queste problematiche da noi è consolidata», aggiunge Aldo Loris Rossi, «Architetti, ingegneri e territorialisti ignorano cosa sia il rischio vulcanico e costruiscono sempre più edifici in quelle zone. Eppure la densità abitativa dell’area vesuviana è scesa dai 16mila abitanti per chilometro quadrato di dodici anni fa agli 11 mila di oggi. La gente è preoccupata, va via,l‘ideale invece sarebbe disegnare strade radiali, visto che quelle intorno al Vesuvio sono molto affollate, vie di fuga, insomma, che potrebbero dare qualche speranza di salvezza in caso di catastrofe>>
Mastrolorenzo ha quindi concluso: “Gran parte dei disastri nasce dalla sottovalutazione, non sempre dolosa. Gli organi competenti e di governo fanno le loro scelte ma poi si dovranno assumere le loro responsabilità“. Affermazioni che, inevitabilmente, sono suonate come un monito, pensando alla nuova, tragica alluvione che ha colpito Genova.
Fonti: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Vesuvio-esperti-rilanciano-allarme-Rischio-catastrofe-8a264472-eead-4a57-9d68-4b2eecec1004.html?refresh_cehttp://m.leggo.it/NEWS/ITALIA/articolo/notizie/953467.shtml

domenica 20 aprile 2014

Vesuvio a luglio nuovo piano di evacuazione.

Eruzione del 1943

Il Vesuvio e i Campi Flegrei fanno della zona di Napoli un’area ad alto rischio vulcanico. La conferma viene dal convegno “Il Rischio Sismico nell’area vesuviana e flegrea” che si è tenuto martedì 15 aprile a Napoli nell’ambito della convention organizzata dal Sindacato Nazionale dei Geologi Professionisti (SINGEOP).
Proprio nel corso del convegno, l’assessore alla Protezione civile della Regione Campania, Edoardo Cosenza ha annunciato che un nuovo piano di evacuazione verrà presentato a fine luglio e comprenderà anche Posillipo e Chiaia. La motivazione la dà lo stesso assessore, sottolineando come “lo scenario dei Campi Flegrei è reso complicato dal fatto che la bocca eruttiva storicamente si è aperta in posti molto diversi mentre sul Vesuvio è più nota. Dalla storia degli ultimi quattromila anni è possibile, non probabile, ma possibile che si apra una bocca eruttiva spostata più verso Fuorigrotta, per questo sicuramente ci sarà un'estensione di zona rossa ad altre parti di Napoli che, oltre a Agnano, Bagnoli e Fuorigrotta, comprenderanno anche Posillipo e parti o tutta Chiaia”.
Ma quanto è alto il rischio di un’eruzione? Ne abbiamo parlato con il geologo Guglielmo Emanuele Presidente del SINGEOP Regione Campania.
“Napoli è bella perché è pericolosa e forse il calore dei napoletani è in qualche modo legato alla presenza dei vulcani. A parte gli scherzi, torna come un’onda la moda di parlare del Vesuvio e noi abbiamo voluto organizzare questo convegno anche per fare chiarezza. Il Vesuvio è tenuto sotto controllo costante e bisogna ricordare che la scuola napoletana di geofisica e di studio del vulcanesimo è tra le migliori al mondo. E’ giusto avere la consapevolezza che tutta Napoli è in una zona a rischio, compresa Ischia, ma possiamo dire che oggi siamo in una situazione di quiete. E’ giusto quindi pensare ai piani di evacuazione oggi, ma senza ingenerare panico che diventa pericoloso. Dico perciò di fare attenzione a dare credibilità a scienziati che lanciano allarmi senza alcun dato di fondo. E’ come se mi mettessi a suonare il pianoforte ad orecchio anziché sapendo leggere lo spartito. C’è una bella differenza”.
Quante persone vivono nella zona a rischio?
“Si calcola all’incirca fra le 500 e le 700mila. Il professor Cosenza ha assicurato che si lavora per ultimare le infrastrutture necessarie per evacuare il più velocemente possibile. Poi però vanno affrontati anche altri problemi come quello dell’accoglienza. Poiché pensare di trasferire gli sfollati in Veneto o Toscana vuol dire gestire un esodo vero e proprio”.
E’ vero che i Campi Flegrei sono considerati supervulcani, molto più pericolosi del Vesuvio?

“Il Vesuvio è un vulcano come siamo abituati a pensarlo. Ha cioè un edificio vulcanico con il camino, la caldera ecc..Nel caso di eruzione potrebbero aprirsi delle fatturazioni laterali a causa della consolidazione del tappo e si stima che i detriti potrebbero raggiungere la velocità di 100 km l’ora. Pietre incandescenti a questa velocità rappresentano di per sé un pericolo enorme. I Campi Flegrei invece sono privi di un edificio vulcanico che si forma con l’innalzamento della terra. Sono in pratica una pianura molto estesa e non è possibile prevedere cosa succederà in caso di eruzione. Per questo il controllo e il monitoraggio continuo sono necessari ed è importante che tutti suonino con lo spartito davanti, ovvero che tutte lespecializzazioni professionali mettano a disposizioni le proprie competenze e i risultati delle proprie analisi perché il confronto sia continuo e permetta alla ricerca e alle analisi di crescere”.
as
15-04-2014

FONTE

domenica 2 febbraio 2014

Indonesia - Vulcano esplode a Sumatra,14 morti,

Notizie terribili giungono dall’Indonesia dove oggi è avvenuta in maniera improvvisa l’eruzione esplosiva del vulcano Sinabung, a nord di Sumatra. Sono almeno 11 le persone che hanno perso la vita in maniera quasi immediata a causa della rapida e rovente colata piroclastica fuoriuscita dal cratere pochi secondi dopo l’esplosione.
Lo riferisce la Bbc online.
Otto persone, tra cui quattro alunni di un liceo in gita per vedere il vulcano, sono state trovate morte nel villaggio di Sukameriah, poco distante dal cratere. Altri tre corpi sono stati recuperati nel villaggio successivamente.
Ecco la foto terribile che giunge da Sumatra.
Aggiornamento ore 16.30 : le vittime salgono a 14. «È probabile che troveremo altre vittime», ha dichiarato Benny Kaban, uno dei volontari che sta partecipando alle operazioni di soccorso nelle zone interessate dalla nuova eruzione del Sinabung, vulcano che ha ripreso l’attività eruttiva lo scorso settembre costringendo circa 30mila persone a lasciare le proprie case. Dopo 400 anni di silenzio, il vulcano, una montagna alta 2460 metri, aveva ricominciato ad eruttare nell’agosto 2010.

martedì 26 novembre 2013

Allarme da USA e Giappone: “Il Vesuvio esploderà, un milione di morti in 15 minuti”.



“All’improvviso il Vesuvio che sonnecchia dal 1944, esploderà con una potenza mai vista. Una colonna di gas, cenere e lapilli si innalzerà per duemila metri sopra il cratere. Valanghe di fuoco rotoleranno sui fianchi del vulcano alla velocità di 100 metri al secondo e una temperatura di 1000 gradi centigradi, distruggendo l’intero paesaggio in un raggio di sette chilometri, spazzando via strade e case, bruciando alberi, asfissiando animali, uccidendo forse un milione di esseri umani” spiega Flavio Dobran, docente della New York University. Il professore prevede che l’Etna e il Vesuvio saranno protagonisti di eruzioni catastrofiche che dureranno in media sui 15 minuti, ma potenti come esplosioni.

“Certo non sarà tra due settimane, però sappiamo con certezza che il momento del grande botto ci sarà sia per l’Etna che per il Vesuvio, anche se è su quest’ultimo che i nostri test si sono soffermati con particolare attenzione.
La conferma viene dalla storia: le eruzioni su larga scala arrivano una volta ogni millennio. Quelle su media scala una volta ogni 4-5 secoli. Quelle su piccola scala ogni 30 anni.


domenica 3 novembre 2013

Etna . Eruzione vista dallo spazio.


Splendida ripresa dell'ultima eruzione dell'Etna del 27 ottobre scorso effettuata dallo spazio da Luca PARMITANO, astronauta italiano, in missione a bordo della  Stazione Spaziale Internazionale - ISS.

venerdì 12 luglio 2013

Il Vesuvio e l’Etna esploderanno, esperto americano dichiara: “E’ una certezza”.

L'eruzione del 1944
Vesuvio ed Etna – Il professor Flavio Dobran, docente della New York University, prevede che l’Etna e il Vesuvio saranno protagonisti di eruzioni catastrofiche. “All’improvviso ilVesuvio che sonnecchia dal 1944, esploderà con una potenza mai vista. Una colonna di gas, cenere e lapilli si innalzerà per duemila metri sopra il cratere. Valanghe di fuoco rotoleranno sui fianchi del vulcano alla velocità di 100 metri al secondo e una temperatura di 1000 gradi centigradi, distruggendo l’intero paesaggio in un raggio di sette chilometri, spazzando via strade e case, bruciando alberi,asfissiando animali, uccidendo forse un milione diesseri umani” spiega con dovizia di particolari il professore americano. Le eruzioni non dureranno molto, intorno ai 15 minuti, ma saranno talmente potenti da poterle descrivere come esplosioni. Insieme alla sua equipe, Flavio Dobran ha studiato l’Etna e il Vesuvio. “Certo non sarà tra due settimane, però sappiamo con certezza che il momento del grande botto ci sarà sia per l’Etna che per il Vesuvio, anche se è su quest’ultimo che i nostri test si sono soffermati con particolare attenzione. La conferma viene dalla storia: le eruzioni su larga scala arrivano una volta ogni millennio. Quelle su media scala una volta ogni 4-5 secoli. Quelle su piccola scala ogni 30 anni. Ebbene, l’ultima gigantesca eruzione su larga scala è quella descritta da Plinio il Vecchio: quella che il 24 agosto del 79 dopo Cristo distrusse Ercolano e Pompei uccidendo più di duemila persone. La più recente eruzione su media scala è quella del 1631, che rase al suolo Torre del Greco e Torre Annunziata, facendo 4 mila morti in poche ore”.
E in Italia quale è l’opinione dei vulcanologi? “È il magma che spinge e vuole salire a far tremare il suolo della Campania” sostiene il professor Giuseppe Luongo mentre il suo collega Paolo Gasparini si esprime così: il vulcano è “un cono edificato dai prodotti eterogenei delle eruzioni, poggiato su un basamento di calcare che inizia a 2-3 chilometri di profondità (…) non si vedono altre sacche magmatiche sopra il bacino, cioè sopra i 10 km”. Giuseppe Luongo insiste: “Il magma, per risalire in superficie, non dovrà vincere la resistenza di rocce rigide che lo sovrastano per uno spessore di 10 km, al contrario potrebbe trovare una facile via di risalita lungo i percorsi già occupati da masse atemperature elevata“.
Ma torniamo a Dobran, egli ha progettato un “simulatore vulcanico globale: un modello informatico in grado di ricostruire le passate eruzioni del Vesuvio, per descrivere quelle future. Oltre ai dati storici nel computer vengono inseriti anche quelli sullo stato attuale del vulcano: l’attività sismica più recente, le emissioni di gas, i cambiamenti dei campi magnetici”. Dobran ci spiega l’accurato studio: “Abbiamo cercato di riprodurre al computer l’eruzione del 79. E il simulatore vulcanico globale, dopo aver analizzato i dati, ha disegnato uno scenario infernale: appena 20 secondi dopo l’esplosione il fungo di gas e ceneri incandescenti ha già raggiunto i 3 mila metri di altezza, da dove collassa lungo i fianchi del cono. Un minuto dopo, la valanga ardente si trova già a due chilometri dal cratere. In tre minuti ha già raggiunto Ottaviano, Somma Vesuviana e Boscoreale. In quattro minuti sono spacciate Torre del Greco ed Ercolano. Sessanta secondi dopo è la volta di Torre Annunziata”.

mercoledì 19 giugno 2013

Vesuvio, altre due scosse, ma a preoccupare è la camera magmatica dei campi Flegrei.


 Secondo gli esperti movimenti sismici che stanno interessando il Vesuvio negli ultimi giorni rientrano nella normalita'.
Sta di fatto che altri due terremoti sono stati registrati dagli strumenti dell'osservatorio vesuviano. La prima scossa rilevata alle ore 02:19:54 del 18/06/2013 ad una profondità di 1.46 km. La seconda scossa è avvenuta alle ore 04:25:33 del 18/06/2013 ad una profondità di 0.06 km. Magnitudo ancora da verificare. 
Ma a preoccupare seriamente i vulcanologi sarebbe la camera magmatica comune, estesa a 8-10 chilometri di profondità. Un bacino comune alla caldera dei Campi Flegrei e al Vesuvio, colmo di magma, che potrebbe fuoriuscire in qualsiasi momento e risalire in tempi brevi verso la superficie. Studiando  i flussi di calore provenienti dai due complessi vulcanici – maggiori in corrispondenza dei Campi Flegrei e minori man mano ci si avvicina al Vesuvio,  vulcanologi sono inoltre arrivati alla conclusione che, probabilmente, gran parte della sorgente magmatica si troverebbe in corrispondenza dei Campi Flegrei, considerati un "super vulcano" potenzialmente molto più pericoloso del Vesuvio.
 Nel caso dovesse verificarsi, "il processo di risalita del magma sarebbe molto veloce, impiegherebbe pochi giorni", spiegano gli esperti.  "Ciò significa che dal momento in cui si verificano i fenomeni precursori dell'eruzione (come variazioni delle caratteristiche chimiche e delle temperature delle fumarole, deformazioni del suolo e attività sismica) ci vogliono pochi giorni perché il magma risalga in superficie. Cosa che, in assenza di un piano di emergenza riguardante i Campi Flegrei, potrebbe provocare dei disastri non solo a livello locale, ma estesi a tutta l'area campana".
E gli esperti puntano il dito contro i piani di evacuazione, inadeguato per quanto riguarda il Vesuvio e la zona rossa, addirittura inesistenti per i campi Flegrei, dove le eruzioni sarebbero potenzialmente molto più violente di quelle scatenate dal vulcano, e che possono verificarsi in qualsiasi punto della caldera, a partire dalla città di Napoli, dove i quartieri di Soccavo, Fuorigrotta e Posillipo potrebbero ritrovarsi sommersi da lava e cenere.

sabato 4 maggio 2013

La caldera di Yellowstone è piu grande di quanto previsto.


L’enorme caldera all’interno del parco di Yellowstone, negli Stati Uniti, meglio conosciuta come “supervulcano“, sarebbe ancora più grande di quanto avessero previsto gli scienziati in passato. Circa il 50 per cento più vasta: a rivelarlo è Foxnews.com, che spiega come alcuni scienziati dello Utah abbiano acquisito maggiori informazioni sul sistema vulcanico che si trova a nord-ovest del Wyoming.

LA GRANDE CALDERA DI YELLOWSTONE – A ribattezzare la caldera con il termine “supervulcano” – non utilizzato in vulcanologia, ndr – fu un documentario del 2005 della Bbc, che studiava l’eventuale risveglio delle sue attività. “Stiamo ottenendo una migliore comprensione del sistema vulcanico di Yellowstone”, ha spiegato  Jamie Farrell, un sismologo dell’Università dello Utah. “Il serbatoio di magma è almeno del 50 per cento più grande di quanto si credeva in passato”. Conoscere il volume del magma fuso sotto Yellowstone è fondamentale per comprendere e valutare le possibili dimensioni di eventuali eruzioni future. L’ultima grande eruzione della caldera si è verificata 640 mila anni fa, poi soltanto fenomeni minori, l’ultimo 70 mila anni fa.
I NUOVI STUDI – La camera magmatica analizzata nel nuovo studio è stata individuata come la fonte di alimentazione di queste eruzioni più piccole, delle sorgenti idrotermali e dei geyser del parco. Un quadro più chiaro della camera magmatica superficiale di Yellowstone è emerso grazie ad alcune scosse sismiche: le onde dei terremoti modificano infatti la loro velocità quando viaggiano attraverso la roccia fusa o solida. Farrell ha analizzato i terremoti vicini per ricostruire un quadro più esaustivo della camera magmatica. Sono state individuate le caratteristiche dell’unica camera: lunga circa 37 miglia, 18 miglia di larghezza e profonda tra le 3 e le 7 miglia.

mercoledì 20 marzo 2013

Vesuvio - Immagini dell'ultima eruzione del 18 marzo 1944

Euzione del 1944

Eruzione del 944

Lava del Vesuvio a Massa di Somma durante l'eruzione del 1944. Al centro è riconoscibile la Chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo


domenica 10 marzo 2013

Bradisismo e trivellazioni nei Campi Flegrei.


POZZUOLI  - "Sull' emergenza vulcanica dei Campi Flegrei - dichiarano il commissario reginale dei Verdi Ecologisti Francesco Emilio Borrelli ed il capogruppo del Sole che Ride a Pozzuoli Paolo Tozzi - si continuano a fornire rassicurazioni avventate alle popolazioni locali con convegni unilaterali, come quello di stamane a Città della Scienza, dove viene ascoltata solo la parte scientifica che negli ultimi decenni ha sostenuto le trivellazioni nella caldera vulacnica e non ha spinto per la realizzazione del piano di evacuazione. Uno vero scandalo a nostro avviso.
Ogni giorno la popolazione dell' area subisce di fatto una violenza non potendo partecipare ai processi decisionali e non essendo correttamente informata dei pericoli che corre ma soprattutto non essendo stata messa al corrente di nessun piano di fuga in caso di emergenza. Insistiamo nel chiedere che si faccia luce sui costi del piano che doveva realizzare la Protezione Civile Nazionale ed essere operativo da anni e per il quale risultano spesi circa 10 milioni di euro in modalità e con consulenze non ben specificate. A dicembre 2012 le trivellazioni sono arrivate a 500 metri di profondità e noi chiediamo con forza che non si vada oltre. E' troppo pericoloso.
Ci domandiamo anche se ci sono correlazioni tra gli ultimi fenomeni di bradisismo, aumento di fumarole, innalzamento della terra e terremoti con questi interventi invasivi nel sottosuolo di Bagnoli. Perchè si continua a parlare della realizzazione di una centrale geotermica quando non è prevista dal progetto delle trivellazioni e dal piano regolatore del comune di Napoli? Insistiamo nel chiedere consigli comunali straordinari delle aree interessate affinchè la Protezione Civile e la Magistratura intervengano facendo il proprio dovere".
Dichiarazione  del prof. Giuseppe Mastrolorenzo.
"Il progetto di perforazione nei Campi Flegrei - spiega il prof. Giuseppe Mastrolorenzo primo ricercatore presso l’Osservatorio Vesuviano-INGV, Dottore di ricerca in Geofisica e Vulcanologia impegnato nella ricerca vulcanologica ai campi Flegrei ed al Vesuvio da circa un trentennio - continua a sollevare alcune questioni scientifiche fondamentali relativamente alla possibile generazione di esplosioni e di sequenze sismiche in un'area densamente popolata, ad alto rischio e sede di fenomeni bradisismici attualmente in fase di intensificazione. La caldera dei Campi Flegrei, una delle aree a più alto rischio al mondo, è stata caratterizzata negli ultimi diecimila anni da oltre settanta eventi vulcanici esplosivi e dal fenomeno del bradisismo,processo di lento sollevamento del suolo e di intensa attività sismica. Su tale fenomeno, a fronte di molte ricerche, non è ancora disponibile una teoria che ne definisca le cause e la possibile evoluzione verso fenomeni eruttivi e scarse conoscenze sono disponibili sulla tipologia e la durata dei possibili precursori attesi in caso di una futura eruzione. E' noto che l'unica strategia per porre in salvo la popolazione a rischio in caso di un'eruzione è un efficace piano di evacuazione. Ma al momento tale piano non è disponibile. Questa situazione rende le perforazioni una potenziale causa di rischi non ben valutabili per la popolazione residente proprio nell'area delle perforazioni e nell'area dei Campi Flegrei più in generale. I crescenti valori di temperatura e pressione all'aumentare della profondità nel sottosuolo dei Campi Flegrei e la presenza di liquidi e gas in condizioni critiche, rende intrinsecamente imprevedibili gli effetti di perforazioni profonde. Tra i più comuni in aree di questo tipo conosciamo l'induzione di sequenze sismiche e di esplosioni di pozzo e in precedenti perfozioni nei Campi Flegrei tali eventi sono già stati osservati. Oggi, dopo l'esperienza delle condanne penali in primo grado agli esperti della Commissione Grandi Rischi, a seguito della sottovalutazione della possibilità di un evento distruttivo all'Aquila, emerge con maggior rilevanza la questione etica nella ricerca scientifica e negli interventi dell'uomo sulla natura potenzialmente pericolosi. Il primo diritto della collettività è quello della sicurezza e dell'incolumità che devono essere garantite dalle autorità di Protezione Civile nazionali e locali e nel caso dei rischi naturali o di quelli indotti dall'uomo deve sempre essere adottato il principio di precauzione per il quale in mancanza di assoluta prevedibilità degli effetti, qualsiasi azione potenzialmente pericolosa deve essere evitata".

domenica 3 febbraio 2013

Eruzione del Vesuvio - I rischi nascosti

Vesuvio visto dallo spazio


A rischio quasi due milioni di persone, considerate “carne da macello” da chi detiene il potere. Quello che lo Stato italiano non dice alla sua popolazione. Sono stati registrati terremoti superficiali con ipocentro localizzato lungo il condotto, oltre che in emissioni fumaroliche lungo i fianchi del cono e del cratere. A parere degli esperti, una più che probabile ripresa dell’attività eruttiva, implicherebbe quindi un rapido rilascio di tutta l’energia accumulata. E’ considerato dagli esperti uno dei vulcani a maggior rischio del mondo. La sua storia ha insegnato che può produrre sia eruzioni effusive, sotto forma di effusione di colate laviche, nonché le ben più pericolose eruzioni esplosive. Nel frattempo, in attesa del peggio, la NATO ha evacuato alcuni suoi insediamenti nell’area. Ma questo è un segreto militare, meglio non far sapere nulla ai sudditi italioti.
Fatto sta che la Regione Campania dovrà fornire entro il 31 marzo 2013, elementi utili ad una delimitazione ancora più definita della “zona rossa” e del numero di residenti che andrebbero effettivamente allontanati in caso di eruzione del Vesuvio. Analogo  dettaglio andrà precisato entro giugno per i campi Flegrei. Lo ha reso noto il capo del dipartimento della Protezione civile, Franco Gabrielli (ex capo dei servivi segreti civili), in una recente conferenza stampa. “Non è una differenza da poco – ha sottolineato Gabrielli – avere un censimento preciso permetterebbe di calibrare ancora meglio le procedure di evacuazione che nel caso del Vesuvio, al momento, riguarderebbero 800mila persone e nel caso dei Campi Flegrei altre 400mila. Un’eventuale evacuazione anche via mare? Sino ad oggi si è pensato solo al trasporto su gomma, ma è un’ipotesi che non mi sento di escludere in partenza”.  Certo, sarebbe un evento di proporzioni importanti, che proporrebbe una serie di problemi almeno in parte gestibili solo sul campo, nell’immediato, e che dal punto di vista dei costi richiederebbe un fondo molto cospicuo e, quasi inevitabilmente, un contributo dell’Unione europea”.
Piano di “emergenza” – Lo scenario atteso dalle autorità italiane è catastrofico, eppure sul sito della Protezione Civile l’ultimo aggiornamento visibile alla popolazione risale al 2006. Esso prevede i seguenti fenomeni e conseguenti rischi associati:
«Nella fase iniziale dell’eruzione si solleva fino a 15-20 chilometri di altezza una colonna eruttiva composta di gas e frammenti piroclastici, seguita dalla ricaduta a terra di pomici, lapilli e ceneri trasportati dal vento. Il rischio è correlato al carico esercitato dalla coltre piroclastica sui tetti degli edifici di cui provoca eventualmente il crollo, nonché alle difficoltà respiratorie, alla contaminazione delle colture e dell’acqua, alle difficoltà di autorizzare vie di fuga e agli ingorghi stradali. Il territorio che può subire questi fenomeni è indicato come zona gialla. Questa zona comprende 96 comuni delle province di Napoli, Avellino, Benevento e Salerno per un totale di circa 1.100 chilometri quadrati e 1.100.000 abitanti.
Nella fase successiva, la colonna eruttiva collassa producendo colate piroclastiche che possono raggiungere velocità dell’ordine di 100 km/h e un enorme potere distruttivo. I modelli fisico-numerici indicano che dal momento del collasso della colonna eruttiva, le colate piroclastiche impiegheranno 5-10 minuti per raggiungere la costa. Il territorio esposto a questo rischio è definito zona rossa, comprende 18 comuni è per un totale di circa 200 chilometri quadrati di estensione e poco meno 600.000 abitanti.
Nella terza fase si possono generare colate di fango anche a distanza di giorni dall’eruzione. I territori soggetti a questo rischio sono indicati come zona blu che include 14 comuni della provincia di Napoli per un totale di 180.000 abitanti.  Inoltre, i comuni di Torre del Greco e Trecase, presentano un’elevata pericolosità da invasione di lave pur trovandosi ad una certa distanza dal cratere sommitale».
Gli insediamenti umani sono stati edificati all’interno delle fasce a rischio. Questo fenomeno non è mai stato arrestato dal governo italiano e dalle autorità locali. Studi recenti hanno calcolato che nel periodo dal 1951 al 2001, nell’insieme dei 18 comuni considerati “zona rossa” vi è stato un sensibile incremento demografico, pari al 56,3 per cento (da 353.172 a 551.837 abitanti), soprattutto nella fascia costiera. Inoltre, vi è stato un aumento della densità abitativa tale da rendere questo comuni tra i più densamente abitati d’Italia, nonché un’esplosa crescita del numero di abitazioni (da 73.141 a 187.407 edifici). Nell’ultimo decennio il cancro cementizio ha allungato le sue metastasi senza alcun freno istituzionale.
La riuscita del cosiddetto “piano di emergenza” dipende dalla capacità di prevedere l’eruzione del Vesuvio con sufficiente anticipo. In ogni caso, vi è una difficoltà oggettiva, anche se la popolazione fosse adeguatamente pronta e preparata, nell’evacuare una zona densamente abitata come quella vesuviana. La strategia di evacuazione è legata ai tempi di previsione: questa è possibile solo tre giorni prima dell’evento, un tempo notoriamente insufficiente ad evacuare da 500 a 600 mila persone.
Infine, i Campi Flegrei (area ad alta densità di residenti) sono un’altra zona campana ad elevatissimo rischio vulcanico. Proprio in loco sono in fase di realizzazione delle sperimentazioni di cui la popolazione locale ed italiana, non è a conoscenza. Anche nei Campi Flegrei potrebbero avvenire delle eruzioni esplosive.
Per la cronaca storica: durante la seconda guerra mondiale gli anglo-americani oltre che seppellire di bombe numerose città italiane (causando migliaia di vittime civili), hanno addirittura bombardato il suo  cono più recente e attivo cresciuto al di sopra di un vulcano più antico conosciuto con il nome di Monte Somma. Nel 1944 ci fu l’ultima eruzione. Da allora sono stati riconosciuti 18 cicli eruttivi separati da brevi intervalli di stasi inferiori a 7 anni. Gli studi scientifici hanno consentito di accertare che nei periodi di quiescenza, il magma si è accumulato in una camera posta a 5-7 chilometri di profondità.
Il rischio vulcanico è il prodotto di tre fattori: pericolosità vulcanica, valore esposto e vulnerabilità. Perché allora la popolazione della regione Campania non è informata a dovere? I morti da “cause naturali” sono stati già calcolati nei minimi dettagli, così come le lacrime per i funerali di Stato?


Tratto da: ERUZIONE DEL VESUVIO | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2013/02/02/eruzione-del-vesuvio/#ixzz2JpmLqCU8
- Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario! 

giovedì 31 gennaio 2013

Il supervulcano dei Campi Flegrei dà segni di risveglio.


flegrei

Nei Campi Flegrei in Italia, nei pressi di Napoli, un gigantesco vulcano sta dando segni di vita. Non è solo l'aumento della temperatura della terra nella regione a preoccupare i sismologi, ma anche l'evidente deformazione del terreno.

Nel lontano passato l'attività dei supervulcani influenzava il cambiamento del clima e mutava completamente il pianeta. Oggi gli scienziati non osano prevedere le conseguenze di una possibile riattivazione del vulcano.
Ultimamente i Campi Flegrei si stanno alzando di tre centimetri sul livello del mare ogni anno. Microterremoti e accumulazioni di gas nel terreno fanno prevedere che il vulcano si prepara ad eruttare. Vladimir Kir'janov, docente della facoltà di geologia dell'Università statale di San Pietroburgo, spiega:
Se il sollevamento avviene in maniera regolare, allora è probabile che sia in corso il riempimento della camera magmatica e per questo si sta sollevando il terreno sopra di essa. I Campi Flegrei sono un supervulcano, come anche Yellowstone negli Stati Uniti e Toba in Indonesia, che eruttano più di mille chilometri cubici di magma che provocherebbero eruzioni catastrofiche. Nella regione dei Campi Flegrei è avvenuta una grande eruzione circa 30-40 mila anni fa. La cenere vulcanica che ne risultò si trova ancora adesso nel Mar Mediterraneo, in Bulgaria, in Ucraina e persino nel territorio russo. Ora sta avvenendo l'ennesimo riempimento della camera magmatica e prima o poi l'eruzione potrebbe succedere.
Eruzioni di questo genere di vulcani potrebbero portare al cosiddetto inverno vulcanico: i gas di zolfo e la cenere prodotta dallo scoppio raggiungono l'atmosfera e ricoprono la superficie terrestre. I raggi solari non riescono a penetrare attraverso lo spesso strato fino al suolo e i gas, trasformatisi in acido solforico, scendono sulla superficie terrestre sotto forma di sedimenti tossici. Gli scienziati affermano che la Terra ha già sperimentato una catastrofe simile 74 mila anni fa, dopo lo scoppio del vulcano Toba nell'isola indonesiana di Sumatra. Questo comportò il cambiamento del clima e una moltitudine di vittime umane. Ora sarebbe molto peggio: basti ricordare al collasso che la lieve attivazione del vulcano in Islanda portò nel 2010.
Le eruzioni dei supervulcani avvengono talmente di rado che gli scienziati non possono dire quanto tempo debba passare prima dei segnali iniziali dello scoppio. Nei Campi Flegrei, negli anni settanta dello scorso secolo, in tre anni il livello del terreno si alzò di un metro e mezzo, provocando crepe su molte case, ma in seguito il movimento della superficie diminuì sensibilmente. Il riempimento della camera magmatica, però, non è l'indicatore più preciso, ritiene Aleksej Sobisevič, responsabile del laboratorio di geofisica e vulcanologia dell'Istituto di fisica dell'Accademia Russa delle Scienze:
Si tratta di un presagio piuttosto a lungo termine: potrebbe riempirsi per decenni, anche centinaia di anni. Non è un problema attuale, molte montagne crescono di cinque centimetri all'anno, è un processo naturale in geologia.
Secondo l'esperto, è molto più interessante e importante il fenomeno naturale che si osserva ora in Kamčatkam, nella regione del vulcano Tolbačik. Ogni giorno qui avvengono effusioni vulcaniche e sollevamenti del terreno.
Gli scienziati affermano che l'intero sistema vulcanico del pianeta si trova ora in un momento di estrema tensione. I condotti sotterranei sono pieni di magma bollente che scoppia all'esterno. Che questo provochi l'eruzione di un supervulcano o che porti all'attivazione di una serie di piccoli vulcani, in entrambi i casi ciò porterà ad enormi conseguenze per tutti gli abitanti della Terra.

sabato 12 gennaio 2013

Napoli, si allarga la "zona rossa" in caso di eruzione del Vesuvio.

Vesuvio, la zona rossa si allarga: tre nuovi quartieri a rischio
Ci sono anche tre quartieri di Napoli nella zona rossa che potrebbe essere interessata da una eruzione del Vesuvio. Il nuovo scenario è stato elaborato dal Dipartimento della Protezione civile e dagli enti locali presentato oggi dal capo del Dipartimento Franco Gabrielli.

La vecchia zona rossa, in cui confluivano 18 comuni, viene dunque allargata a 24 e vi entrano anche i quartieri napoletani di San Giovanni a Teducci, Barra e Ponticelli: si tratta delle aree che dovrebbero essere evacuate e che coinvolgono 800 mila persone.

Immediate le reazioni, come quella di Anna Cozzino, presidente della municipalità di Ponticelli-Barra-San Giovanni a Teduccio, che all'Ansa ha fatto sapere: "Non abbiamo ancora avuto comunicazioni ufficiali ed ora approfondiremo la notizia ma di certo la preoccupazione c'era già prima perché noi rappresentiamo la parte del territorio di Napoli più vicina ai comuni dell'area vesuviana. Alla luce delle indicazioni ufficiali che riceveremo dovremo anche riflettere, prepararci, attrezzarci per mettere in campo eventuali piani di evacuazione. La nostra vicinanza con i comuni vesuviani era già motivo di preoccupazione. Ora, se i nostri quartieri sono stati interamente inseriti nel perimetro della zona rossa, vogliamo capire qual è l'elemento di novità rispetto alla situazione precedente per decidere gli interventi e le azioni da adottare con l'obiettivo prioritario che è quello di tutelare l'incolumità dei cittadini".


Vesuvio, la nuova "Zona Rossa": ecco la mappa
I COMUNI INTERESSATI - Oltre ai 18 indicati già in zona rossa (Boscoreale, Boscotrecase, Cercola, Ercolano, Massa di Somma, Ottaviano, Pollena Trocchia, Pompei, Portici, Sant'Anastasia, San Giorgio a Cremano, San Sebastiano al Vesuvio, San Giuseppe Vesuviano, Somma Vesuviana, Terzigno, Torre Annunziata, Torre del Greco, Trecase), saranno ricomprese le circoscrizioni di Barra, Ponticelli e San Giovanni a Teduccio del Comune di Napoli, i Comuni di Nola, Palma Campania, Poggiomarino, San Gennaro Vesuviano e Scafati, e l'enclave di Pomigliano d'Arco nel Comune di Sant'Anastasia.

http://www.napolitoday.it/cronaca/mappa-zona-rossa-napoli.html
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Vesuvio, la nuova "Zona Rossa": ecco la mappa
I COMUNI INTERESSATI - Oltre ai 18 indicati già in zona rossa (Boscoreale, Boscotrecase, Cercola, Ercolano, Massa di Somma, Ottaviano, Pollena Trocchia, Pompei, Portici, Sant'Anastasia, San Giorgio a Cremano, San Sebastiano al Vesuvio, San Giuseppe Vesuviano, Somma Vesuviana, Terzigno, Torre Annunziata, Torre del Greco, Trecase), saranno ricomprese le circoscrizioni di Barra, Ponticelli e San Giovanni a Teduccio del Comune di Napoli, i Comuni di Nola, Palma Campania, Poggiomarino, San Gennaro Vesuviano e Scafati, e l'enclave di Pomigliano d'Arco nel Comune di Sant'Anastasia.

sabato 27 ottobre 2012

Messico, misterioso oggetto penetra nella bocca del vulcano Popocatepetl.


Un misterioso oggetto cilindrico della approssimativa lunghezza di 1000 mt., è penetrato la notte dello scorso 26 Ottobre nella bocca attiva del vulcano messicano Popocapetl.La videocamera che ha registrato il misterioso oggetto appartiene al gruppo di telecamere di sorveglianza del centro di allarme geologico e vulcanologico messicano CENAPRED.

martedì 11 settembre 2012

Nicaragua -Nuova eruzione del San Cristobal

Il pennacchio eruttivo ripreso lo scorso 7 settembre.
Dall'inizio dellinizio dell'eriuzione la scorsa  settimana, più di 3.000 persone sono state evacuate da vicino il vulcano, ma durante il fine settimana, l' attività è diminuita un poco.
Fonte

sabato 11 agosto 2012

Eruzione di un vulcano sottomarino in Nuova Zelanda, emerge una isola di pomice.

Wellington - (Adnkronos/dpa) - La gigantesca isola galleggiante è stataavvistata nell'Oceano Pacifico, a metà strada fra le isole Tonga e la Nuova ZelandaUna immensa isola galleggiante di pomice è stata avvistata nell'Oceano Pacifico meridionale, lasciando intendere che sia avvenuta un'eruzione sottomarina nell'area, a metà strada fra le isole Tonga e la Nuova Zelanda. Lo ha reso noto il ministero neozelandese della Difesa.
Una missione scientifica è già partita a bordo di una unità della marina per raccogliere alcuni campioni di pomice. Secondo le prime stime, grazie ai dati raccolti da una ricognizione aerea, l'isola si estende su 7.500 chilometri quadrati.
L'isola potrebbe essere frutto dell'eruzione del vulcano sottomarino Monowai, vicino alle isole neozelandesi Kermadec, ad un migliaio di chilometri a nord est di Auckland. Sarebbe la terza eruzione in pochi giorni, dopo che si è risvegliato lunedi notte il monte Tongariro da un sonno di 115 anni, seguito il giorno dopo dal vulcano di White island.
Quest'ultimo è il vulcano più attivo del Paese, con continue emissioni di vapori, ma non eruttava da 12 anni. "E' la cosa più magica che abbia visto in 18 anni sul mare", ha detto il tenente Tim Oscar che ha potuto osservare l'isola di pomice. "E' una specie di zattera di pomice che si alza e si abbassa con le onde -ha riferito- le rocce emergono circa 60 centimetri dal mare e brillano bianche al sole. Sembrano di ghiaccio".

Fonte

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