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domenica 6 dicembre 2015

Il frutto miracoloso della dolcezza.L'amaro e l'aspro diventano dolci.


Il suo meccanismo di azione è tuttora ignoto, ma in qualche modo “inganna” i recettori del sapore dolce presenti sulla lingua e fa si che, ad esempio, il limone assuma un sapore dolce. Purtroppo questo frutto cresce con molta difficoltà fuori dal suo ambiente naturale, e si deteriora rapidamente, impedendone l’esportazione. La pianta da cui deriva questo frutto è il Synsepalum dulcificum o Richadella dulcifica.

Si tratta un arbusto sempreverde spontaneo che può raggiungere 6 m di altezza, mentre l'arbusto coltivato non supera i 3 m. Cresce solo su suoli acidi, in ambienti tropicali umidi, è diffuso in Africa Occidentale. L'interesse per questa pianta nasce dalla caratteristiche dei suoi frutti in quanto hanno la possibilità di trasformare il gusto in bocca, dall'amaro al dolce, questo permetterebbe di avere dei prodotto senza dover utilizzare dolcificanti artificiali o edulcoranti artificali. Infatti la "miracolina" viene classificata come un edulcorante di origine naturale al pari dello sciroppo d'agave, della stevia. Attualmente il suo uso è interdetto ma negli ultimi anni si fa sempre più reale la possibilità che venga resa lecita dalla FDA negli Stati Uniti. Recentemente un gruppo di ricercatori dell’Università di Tsukuba è riuscita ad inserire il gene responsabile della produzione della miracolina nella lattuga, riuscendo così a produrre la proteina al di fuori del frutto originario, aprendo così la strada ad uno sfruttamento commerciale.

domenica 14 giugno 2015

Le cellule sono immortali, lo si scoprì già nel 1912.

Alexis Carrel-Premio Nobel per la Medicina
 Nel 1912 è stato dimostrato che una cellula potrebbe vivere per un tempo indeterminato in perfetta salute. È stato provato realmente in laboratorio da un famoso Premio Nobel, il noto fisiologo francese Alexis Carrel. Egli mantenne in vita al Rockefeller Institute for Medical Research, il cuore di un pollo per circa 29 anni in una soluzione salina, che conteneva minerali nelle stesse proporzioni di quelle del sangue del pollo, che egli rinnovava tutti i giorni. Carrel giunse alla conclusione che il tempo di vita di una cellula è indefinito, fino che viene fornito il giusto nutrimento e la cellula viene ripulita dalle sue escrezioni. Difatti le cellule crescevano e prosperavano fintanto che le loro evacuazioni venivano rimosse. Condizioni non igieniche procuravano una minore vitalità, deterioramento e morte. La chiave dunque per mantenere la perfetta salute di una cellula è quella di liberarla dai residui dentro ed intorno ad essa.
Anche Arnold Ehret arrivò a una conclusione pressoché identica. Nel suo libro “Il Sistema di Guarigione della Dieta Senza Muco” afferma che con un’alimentazione sana, dopo anni di cibi errati, inizialmente l’organismo libera gli intestini dai residui accumulati e poi va sempre più a fondo ripulendo tutti i tessuti del corpo. Dopo che ciò è avvenuto si acquisisce la salute perfetta.
Ma torniamo all’esperimento di Alexis Carrel e alle sue conclusioni che possiamo trovare in ogni testo universitario di biologia. Il dott. Alexis Carrel, a questo proposito, diceva: “La cellula è immortale. È semplicemente il fluido nella quale galleggia che si degrada. Sostituendo questo fluido ad intervalli regolari, daremo alla cellula ciò che le necessita per nutrirsi e, per quanto ne sappiamo, il pulsare della vita potrà continuare indefinitamente”.
Immaginate una casa da cui non si eliminano i rifiuti e si nascondono sotto il tappeto. Nel giro di pochi mesi, accumulando dei rifiuti ogni giorno, la casa sarebbe sporchissima. Nel nostro corpo succede la stessa cosa. Un’antica prassi Ayurveda per un’ottimale depurazione del nostro corpo consiste nel bere ogni mattina a digiuno mezzo e un limone intero spremuto, diluito con acqua calda, preferibilmente bollita, con l’aggiunta di un cucchiaino di miele e a piacimento un po’ di zenzero.
Il limone, una vera farmacia della natura, è estremamente consigliabile per depurarci, ma anche la frutta e la verdura. Ottime le mele e le pere per disintossicarci, rigeneranti i pomodori, i broccoli, i cavoli. La natura, rispettandola e conoscendola più da vicino e non solo usandola, ci offre tutto ciò che necessitiamo per la nostra buona salute.
Candida Mammoliti

domenica 8 febbraio 2015

Avete un’otturazione in Amalgama? E’ tossica, danneggia il sistema nervoso e tutti gli organi!


Lo sapevate che buttando un otturazione d’amalgama in un lago largo 300 metri, si supera il livello ammesso di mercurio nel’acqua e segue il divieto di pesca e balneazione? Avete denti otturati con Amalgama? E’costituita dal 52% di Mercurio che viene rilasciato ogni giorno nella bocca dai 0.5 a 0.10mg per poi accumularsi nel cervello e in vari organi dove comincia a fare danni.
E’ una polvere costituita da: 52% di Mercurio e 48% da una lega a base di Argento(16%), Stagno(26%), Rame(5%) e Zinco(1%) utilizzata dai dentisti per le otturazioni.
Una dose moderna di amalgama contiene circa 440mg di Mercurio e 400mg di lega. Una otturazione con amalgama rilascia ogni giorno da 0.5 a 0.10mg di Mercurio per fenomeni di abrasione, corrosione, disgregazione elettrolitica generati dai diversi metalli in ambiente salino come nella cavità orale, la bocca; anche i sali dei cibi, le acque gassate, gli acidi alimentari, ecc. accentuano la naturale disgregazione delle amalgame. I metalli rilasciati per il 50% si depositano nei tessuti cellulari inibendo processi enzimatici e metabolici del nostro corpo; l’altro 50% viene eliminato attraverso le urine e le feci e va ad inquinare l’ambiente in cui viviamo, il terreno e quindi lo ritroviamo anche nella frutta, i cibi, le verdure, ecc. e nelle falde acquifere.
L’alternativa è costituita per ora dalle resine composite, dalla ceramica e dall’oro utilizzabili, purché siano testati e bio compatibili con il soggetto che li deve ricevere in bocca. Buona norma comunque è ricoprire, se possibile, ogni tipo di metallo presente nella bocca, con idrossido di calcio, per avere un minore danno.
Gli autori di una perizia presentata alla Procura della Repubblica di Francoforte, i Prof. Dott. O. Wasseman, M. Weitz ed il libro documento del Dott. C. Alsen Hinrichs, Università di Kiel, Istituto di Tossicologia, hanno anche pubblicato i lavori su riviste qualificate. Il Tribunale di Francoforte ha così definito l’amalgama: “dalle otturazioni di amalgama deriva palesemente un rischio non irrilevante per la salute umana. L’amalgama può far ammalare, cioè essa è generalmente in grado di provocare disturbi sanitari in un numero rilevante di persone portatrici di amalgame”. [1]
Già nel 2002, Maths Berlin, professore emerito di lunga esperienza degli effetti del mercurio sugli animali e gli esseri umani, presidente del Task Group dell’OMS su Environmental Health Criteria per Inorganic Mercury (1991), ha scritto per la Commissione in Materia Dentale del governo svedese un report in cui ha elencato alcuni rischi legati all’uso di otturazioni in amalgama [2]:
· Danneggiamento delle funzioni del sistema nervoso centrale;
· Danneggiamento della funzione renale;
· Danneggiamento del sistema immunitario;
· Danneggiamento nello sviluppo fetale, in particolare lo sviluppo del sistema nervoso. 

domenica 5 ottobre 2014

Distruggere il tumore utilizzando una dose massiccia di virus del morbillo?

Distruggere il tumore utilizzando una dose massiccia di virus del morbillo, che riesce a infettare e uccidere le cellule cancerose, risparmiando i tessuti sani. Sono riusciti a farlo i ricercatori statunitensi della Mayo Clinic di Rochester, in Minnesota, in una prima prova effettuata su due pazienti malate di mieloma multiplo che non rispondevano alle altre terapie disponibili e avevano già avuto diverse ricadute.
In particolare, una delle due donne, una 49enne che lottava con la malattia da nove anni, pare essere in remissione completa da sei mesi, per cui gli studiosi sperano possa essere sulla via della guarigione. Anche l’altra partecipante alla sperimentazione, una 65enne malata da sette anni già sottoposta a vari trattamenti senza successo, ha beneficiato della cura, con una riduzione sia del tumore a livello del midollo osseo che delle proteine di mieloma. L’articolo è per ora comparso sulla rivista edita dallo stesso ospedale in cui lavorano i ricercatori, Mayo Clinic Procedeenigs ma la ricerca prosegue e gli studi sono promettenti.
“Purtroppo” si tocca un tasto dolente e si porta alla luce una contraddizione, forse per questo le riviste mediche “di grido” e “sponsorizzate” nicchiano a pubblicare l’esito dello studio! La popolazione è oggetto di una campagna di promozione massiccia per intensificare ancora di più la diffusione del vaccino contro il morbillo, da anni si dice che il virus del morbillo va.radicato e che è da considerare peggio della peste bubbonica, poi…si scopre che sconfigge il cancro. Ma ormai i bambini non si ammalano nemmeno più di morbillo. Si ammalano però sempre più di cancro. Ci pare un ottimo spunto su cui riflettere.
Fonte: ASSIS – Associazione di Studi e Informazione sulla Salute
Fonte informasalus.it
FONTE

lunedì 26 maggio 2014

Kazakistan: il mistero del villaggio dove ci si addormenta improvvisamente.

Forse non tutti conoscono il piccolo villaggio di Kalachi, in Kazakistan. Un paese tranquillo, forse talmente tranquillo da indurre chi lo abita ad addormentarsi improvvisamente. Questa bizzarra coincidenza invoglia le persone a dormire, fino a sei giorni consecutivi.
Il mistero c'è. Ed è palese. Tanto che, sebbene se ne ignorino le cause, esperti e scienziati si interrogano sul perché. Potrebbe essere considerata una vera e propria malattia del sonno, strana e repentina. Il primo episodio ebbe luogo a marzo del 2013 e la seconda “ondata” di sonno collettivo giunse un anno fa, a maggio. Da allora, sono stati tre gli episodi di “sonnolenza”, se si considera anche quella che colse la popolazione festante il giorno di Capodanno.

giovedì 15 maggio 2014

Fa bene usare il reggiseno? Recenti studi affermano di no.

Dopo diversi anni di ricerca, grazie ad uno studio realizzato in Francia si è giunti alla ferma conclusione che l’indumento femminile così diffuso e considerato il più importante tra la biancheria intima delle donne non fa per nulla bene.

Il professore Jean- Denis Rouillon, dell’Università di Franche-Comte de Besancon, Francia, ha affermato con totale sicurezza che ireggiseni non offrono nessun beneficio e che, al contrario, fanno male al seno di chi li usa
Tali conclusioni si basano su alcuni studi realizzati nell’arco di quindici anni, durante i quali l’Università di Besancon, nell’est della Francia, ha portato avanti delle ricerche osservando e verificando una serie di cambiamenti nel seno di centotrenta donne che, volontariamente, si sono sottoposte a tale ricerca. Le volontarie avevano un’età compresa tra i diciotto e i trentacinque anni.
Durante le prime fasi della ricerca, l’equipe medica osservò che il seno delle donne che non utilizzavano il reggiseno rimaneva molto più sodo e presentava meno smagliature rispetto a quello delle donne che lo indossavano tutti i giorni.
Gli strumenti utilizzati dagli studiosi sono stati soltanto un calibro (strumento per misurare la distanza tra due lati opposti di un oggetto) e un regolo calcolatore.
Tra le conclusioni a cui giunse il gruppo di ricercatori che presero parte a questa ricerca risalta, soprattutto, quella che dimostra che l’uso di questo popolare indumento intimo femminile non evita il cedimento del seno con il passare degli anni e, anzi, accelera tale processo. Il professore Rouillon sostiene che dal punto di vista medico, fisiologico e anatomico, il reggiseno non apporta nessun tipo di beneficio al seno, privato in questo modo della gravità. Accade l’opposto, poiché tende a diventare molto più flaccido.
Il professore è fermo nel sostenere l’ipotesi che con l’uso del reggiseno i muscoli incaricati di sostenere il seno perdono la propria funzione e, in questo modo, si perde la tonicità del busto. Afferma anche che le donne che non usano mai il reggiseno hanno i capezzoli più alti rispetto alle donne che lo usano regolarmente. 
Il professore puntualizza con enfasi che anche se lo studio è durato molti anni e ne hanno preso parte centinaia di donne, non è rappresentativo della popolazione mondiale. Tuttavia, è certo che tale studio conferma che smettendo di usare il reggiseno non vi è nessun cambiamento riguardo l’aspetto del seno, ma anzi che vi è un notevole miglioramento al riguardo.
Una delle donne che ha partecipato a questa ricerca, dell’età di ventotto anni, afferma che ha smesso di usare il reggiseno da alcuni anni e si sente meglio, soffre meno di mal di schiena e respira meglio godendo di maggiore libertà. 
Grazie ad alcuni studi precedentemente condotti nell’Università di Portsmouth, in Inghilterra, è stato dimostrato che la maggioranza delle donne danneggia il proprio seno indossando la taglia sbagliata del reggiseno.

martedì 18 marzo 2014

Il Teatro anatomico di Padova: il più antico nel suo genere,

Completato nel 1595, è stato il primo esempio al mondo di struttura permanente creata per l’insegnamento dell’anatomia attraverso la dissezione di cadaveri. Il Teatro Anatomico dell’Università di Padova fu realizzato nel 1594 su progetto di Paolo Sarpi, per volere di Girolamo Fabrici d’Acquapendente.
Il Fabrici era un eminente chirurgo e professore dell’ateneo patavino, nonché inventore delle illustrazioni anatomiche a colori. Attraverso un Consigliere della Nazione Germanica, venne a sapere che gli studenti tedeschi di medicina lamentavano la mancanza di un “teatro” per seguire le lezioni di anatomia.
E subito provvide, realizzando il Teatro Anatomico, ritenuto il più antico del mondo. Il Teatro si trova nel Palazzo del Bo, ovvero la sede dell’Università di Padova dal 1493, e può contenere fino a 300 persone. Presenta una forma ovale ad anfiteatro, con 6 ripide gallerie digradanti, illuminate da lampade.
Sul fondo si trova ancora il tavolo che serviva per le lezioni. In origine, l’ambiente era provvisto di un tetto mobile, per consentire la fuoriuscita dei cattivi odori generati dalle dissezioni. Un lucernario a soffitto fu realizzato nel 1844 per poter utilizzare la luce solare. Dal 1861 il teatro ebbe una sala comunicante attigua per le esercitazioni degli allievi.
Per le lezioni di anatomia venivano sezionati i cadaveri dei condannati a morte. Affinché le lezioni potessero svolgersi regolarmente, venivano nominati i cosiddetti “massari” che avevano il compito di procurare i cadaveri necessari. Quando le esecuzioni capitali divennero rare, il Teatro Anatomico cessò di funzionare.
Realizzato secondo i canoni stilistici del Rinascimento, il teatro non subì nel tempo alcuna modificazione.
L’anatomia attraverso l’insegnamento della dissezione dei cadaveri, evolutasi di pari passo con lo sviluppo della scienza medica, diventa ricorrente nel Quattrocento.
I documenti dell’epoca testimoniano come fosse diffusa la costruzione di strutture provvisorie, che venivano montate e smontate all’occorrenza, nelle quali gli anatomisti tenevano le loro lezioni ed eseguivano gli interventi. La loro forma ricordava quella degli anfiteatri romani.
Il Cinquecento è il secolo in cui l’anatomia padovana raggiunge il massimo prestigio: in città insegnano maestri come Andrea Vesalio, che dall’esperienza di Padova trarrà il suo capolavoro De humani corporis fabrica (1543), opera fondamentale nella quale viene citato anche un teatro anatomico in uso a Padova che poteva contenere 500 spettatori.
Altri grandi anatomisti del Cinquecento sono Gabriele Falloppio e Girolamo Fabrici d’Acquapendente, al quale, abbiamo detto, si deve proprio la realizzazione del Teatro stesso. A forma di cono rovesciato, è articolato in 6 ordini, di ampiezza variabile tra 7,56 e 2,97 metri. All’interno del Teatro, la lezione era tenuta da un professore assistito da due studenti detti “massari”.
L’illuminazione era assicurata solo da candele fino a quando, nell’Ottocento, venne aperto un lucernario. Per rendere l’atmosfera meno cupa, per quanto possibile, era frequente accompagnare la lezione con l’esecuzione di musiche dal vivo. Il Teatro Anatomico fu utilizzato fino al 1872, quando venne chiuso alla pratica delle autopsie. Oggi il Teatro Anatomico fa parte del percorso delle visite guidate a Palazzo Bo.


Written by Cristina Biolcati

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domenica 2 febbraio 2014

Parassiti intestinali e malattie correlate.



Questi piccoli esserini chiamati anche vermi sono spesso la causa di diverse patologie, che vanno da semplici eruzioni cutanee fino al diabete e al tumore.
Diversi lettori ci hanno contattato chiedendoci informazioni su questo argomento e così abbiamo chiesto un parere al nostro Dott. Baldari per capire meglio questo problema e dare consigli pratici a chi ci segue.
Scopriamo di più, allora, sui parassiti intestinali grazie all’esperienza clinica del Dott. Urbano Baldari che da anni analizza i rischi e le malattie correlate alla presenza di questi parassiti nel corpo delle persone.
I parassiti elminti (i vermi) sono spesso sottovalutati dalla clinica ma dal punto di vista della Medicina dell’Informazione sono invece molto importanti.
Nella mia pratica diagnostica quotidiana, li trovo spesso presenti (con le loro frequenze), nel contesto di patologie anche molto importanti, anche gravi e complesse. Se è vero che nel mondo occidentale è raro vedere le grandi infestazioni verminose, tuttavia le contaminazioni minori di questi esserini sono molto comuni, ma poco conosciute nei loro aspetti clinici, e purtroppo poco indagate.
È probabile che le grandi migrazioni di popolazione, sia umana, che animale, di questi ultimi anni, possano “mescolare le carte”, ovvero rendere presenti determinati ceppi di elminti, che in passato non si trovavano nei paesi cosiddetti “evoluti”.
Attualmente, esiste una tendenza, da parte di molti medici, di non considerare come pericolose le parassitosi. Quando va bene, queste forme sono considerate collegate alla Medicina Tropicale, cioè a quella scienza che studia le patologie proprie dei paesi più caldi, e in via di sviluppo (oppure, purtroppo, senza alcuno sviluppo).
Questa colpevole mancanza è accompagnata, spesso, da una totale ignoranza sull’argomento, tanto è vero che, dispiace dirlo, anche nei laboratori più organizzati manca la figura del parassitologo. Di più, io, personalmente, ho l’impressione che per molti medici questo problema semplicemente NON ESISTA e quindi non viene preso in considerazione.
Eppure i vermi sono sempre più frequenti e si accompagnano spesso a disturbi molto severi. Chi sostiene in modo quasi assoluto che i vermi siano tra le principali fonti d’inquinamento del corpo, sia dal punto di vista chimico, che da quello informazionale, è la dottoressa H.R. Clark, la quale ha sviluppato una metodica di ricerca frequenziale concettualmente simile a quella da me eseguita, pur essendo tuttavia operativamente molto diversa.
È molto probabile che uova, larve, cisticerchi e vermi adulti, essendo molto grandi, rispetto agli altri microrganismi, possiedano proporzionalmente un vasto ventaglio di antigeni in grado di attivare e modificare il sistema immunitario e il flusso di informazioni all’interno del corpo; inoltre, sembra che i parassiti, morendo, liberino nell’ambiente virus e batteri che essi portano dentro di sé. Detta in altri termini, la mole d’informazioni anomale che possono incidere sul “software” dei sistemi biologici è vasta, e tale da indurre modifiche profonde e serie soprattutto a livello di risposta immuno-allergica e di tipo nervoso.
Alterazione della flora batterica e sistema immunitario
Un altro danno, molto importante, è la capacità di questi esserini infestanti l’intestino, di provocare alterazioni nel numero e nella qualità della flora batterica che ci aiuta a proteggere le cellule intestinali, ci produce vitamine e sali minerali, ci prepara le proteine per essere assimilate e utilizzate.
A questo va aggiunto il danno diretto del parassita, il quale, secondo la sua specie, ha un ciclo vitale di riproduzione e sviluppo ben preciso, toccando più ospiti, sia stabili, che occasionali e, all’interno di questi, più organi. Esso ritorna sempre, per deporre le uova, nell’intestino o nella colecisti, e questo succede, per lo più, seguendo il ciclo lunare: nei giorni in cui c’è una nuova fase lunare (in pratica, circa quattro volte al mese).
Una caratteristica dei vermi, non di tutti, è quella di risalire dalla valvola di Oddi, posta nella parte alta dell’intestino tenue, lungo le vie biliari e, meno, pancreatiche, stabilendosi in aree “più protette” dalle aggressioni esterne.Un’altra localizzazione privilegiata è l’appendice: non di rado infiammazioni di questo organello linfatico sono causate da una forte infestazione parassitaria.
Ogni elminta ha in genere ospiti preferenziali nel regno animale, con i quali, entro certi limiti, contrae una specie di “modus vivendi”. Molto spesso, ciascun verme infesta due ospiti, appartenenti a due specie diverse del regno animale: uno intermedio e uno definitivo. In determinate circostanze, però, si possono avere infestazioni intermedie e definitive anche in altri appartenenti al regno animale, che fungono da ospiti occasionali. È così che, a volte, assistiamo a patologie da elminti che non propriamente dovrebbero svolgere parte del loro ciclo vitale nell’uomo. In questi casi è possibile che il sistema immunitario non riconosca appieno la specie infestante, e non riesca a operare una buona contrapposizione, ad esempio, quando i vermi, troppo presenti, muoiono e liberano frammenti biochimici, ma soprattutto imputs informatici “nuovi”.
Questo è il motivo, all’opposto, per cui Enterobius vermicularis (Ossiuro), cioè il parassita più conosciuto come “obbligato” per l’uomo, sia come ospite intermedio, che definitivo, provoca sintomi marginali (a meno che, come detto prima, non sia risalito lungo le vie biliari), mentre altri elminti, di cui per noi umani  è più difficile la infestazione, o che hanno un ciclo vitale con più ospiti, sono in effetti più pericolosi e devastanti. Per il vero, esiste anche una maggiore “tolleranza”, prima informatica e poi biochimica, verso taluni parassiti, piuttosto che verso altri, a seconda della razza e del luogo di provenienza dell’individuo umano che viene infestato. Infine, conta molto lo stato dell’intestino, le eventuali disbiosi o patologie del digerente, essendo questa la porta principale di entrata di tali agenti (la seconda è quella inalatoria: uova o cisti di parassita possono essere inalate dalla terra, dove sono state lasciate da animali che lì hanno defecato).
Il sistema difensivo intestinale elabora una risposta generica, formata dalla attivazione di eosinofili, IgA, ed eventualmente IgE, la quale, in condizioni normali, permette di contrastare e limitare in modo efficace tutti parassiti elminti, i quali vengono “contenuti” in un numero di individui non  in grado di nuocere all’organismo in cui si sono introdotti: fintantoché questo controllo funziona come “regolatore” ecologico, non si corrono particolari pericoli, a meno di comportamenti a rischio.
I comportamenti e le abitudini che mettono a rischio di contaminazione da parassiti

domenica 26 gennaio 2014

A Cuba già creati quattro vaccini contro il cancro.


Che Cuba abbia sviluppato già quattro vaccini contro altrettanti differenti tipologie di tumori è senza dubbio una importante notizia per l’umanità., e se teniamo presente che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno muoiono nel mondo, per queste infermità, circa 8 milioni di persone. I grandi mezzi internazionali hanno ignorato il fatto quasi completamente.
Nel 2012 Cuba testava il primo vaccino terapeutico contro il cancro al polmone avanzato a livello mondiale, la CIMAVAX-EGF. E nel gennaio 2013 è stato annunciato il secondo, la cosìdetta Racotumomab. Sperimentazioni cliniche in 86 paesi dimostrano che questi vaccini, sebbene non curino l’infermità, ottengono la riduzione dei tumori e permettono una tappa stabile dell’infermità, aumentando le speranze e la qualità di vita.
Il Centro Immunologico Molecolare de la Habana, appartenente allo Stato Cubano, è l’artefice di tutti questi vaccini. Già nel 1985 venne sviluppato il vaccino della meningite B, unica al mondo, e più tardi altre, come quelle contro l’epatite B o il deng. Inoltre opera da molti anni per sviluppare un vaccino contro l’HIV-SIDA. Altro centro statale cubano, il laboratorio Labiofam, sviluppa medicamenti omeopatici anche contro il cancro: è il caso del VIDATOX, elaborato partendo dal veleno  dello scorpione azzurro.
Cuba esporta questi farmaci in 26 paesi, e partecipano in imprese miste in Cina, Canadà e Spagna. Tutto questo rompecompletamente uno stereotipo molto diffuso, rafforzato dal silenzio mediatico sui successi di Cuba e di altri paesi del Sud: che la ricerca medico-farmaceutica di avanguardia si produce solo nei paesi cosìdetti “sviluppati”.
Indubbiamente, lo Stato cubano ottiene una rendita economica dalla vendita internazionale di questi prodotti farmaceutici. Senza dubbio, la sua filosofia di ricerca e commercializzazione è agli antipodi della pratica imprenditoriale della grande industria farmaceutica.
Il Premio Nobel della medicina Richard J. Roberts denunciava recentemente che le aziende farmaceutiche orientano le proprie ricerche non verso la cura delle infermità, ma lo sviluppo di farmaci per dolenze croniche, molto più remunerativi. E segnalava che le malattie proprie dei paesi più poveri – per la loro bassa redditività non venivano investigate. Per questo, il 90% dei finanziamenti per le ricerche viene destinato verso le malattie del 10% della popolazione mondiale.
L’industria pubblica medico-farmaceutica di Cuba, sebbene sia una delle principali fonti di entrate per il paese, di regge su principi radicalmente opposti.
In primo luogo, le sue ricerche vanno dirette, in buona parte, a sviluppare vaccini che proteggono dalle malattie e, di conseguenza, abbassano il costo dei medicamenti sulla popolazione.
In un articolo della prestigiosa rivista Science, i ricercatori dell’Università di Stanford (California) Paul Drain e Michele Barry assicuravano che Cuba ottiene migliori indici nella salute che gli Stati Uniti con un costo venti volte inferiore. La ragione: l’assenza – nel modello cubano – di pressioni e stimoli commerciali da parte delle aziende farmaceutiche, e una riuscita strategia di educazione della popolazione nella prevenzione.
Inoltre, le terapie naturali e tradizionali – come la medicina verde, l’agopuntura, l’ipnosi e molte altre, pratiche poco redditizie per i produttori di farmaci, sono integrate da molti anni nel sistema sanitario pubblico gratuito dell’isola.
Dall’altro lato, a Cuba i farmaci vengono distribuiti, in primo luogo, nella rete ospedaliera pubblica nazionale, in modo gratuito o altamente sussidiato.
L’industria farmaceutica cubana, inoltre, destina praticamente nulla in pubblicità, mentre nel caso delle multinazionali, è superiore al costo dell’investimento stesso della ricerca.
Per ultimo, Cuba spinge alla produzione di farmaci generici che mette a disposizione di altri paesi poveri e dell’Organizzazione Mondiale della Salute, a un prezzo molto inferiore a quello della grande industria mondiale.
Per questi accordi, alieni alle regole del mercato, generano forti pressioni dall’industria farmaceutica. Recentemente, il governo dell’Ecuador annunciava l’acquistoda Cuba di un numero importante di farmaci, in reciprocità alle borse di studio fornite a studenti ecuadoriani sull’isola e per l’appoggio di specialisti cubani al programma “Manuela Espejo” per persone diversamente abili.
Le proteste dell’Associazione dei Laboratori Farmaceutici Ecuadoriani si sono commutate immediatamente in campagne mediatiche, diffondendo il messaggio della insinuata cattiva qualità dei farmaci cubani.
Dall’altro lato, numerosi analisti vedono dietro il colpo di Stato in Honduras, nel 2009, la grande industria farmaceutica internazionale, dato che il governo del deposto Manuel Zelaya, nel quadro degli accordi ALBA, pretendeva sostituire l’importazione di medicamenti delle multinazionali con farmaci generici cubani.
Il blocco degli Stati Uniti a Cuba impone importanti ostacoli per la commercializzazione internazionale dei prodotti farmaceutici cubani, però pregiuduca anche direttamente la cittadinanza degli Stati Uniti. Ad esempio, le 80.000 persone diabetiche che soffrono in questo paese ogni anno dell’amputazione delle dita dei piedi, non possono accedere al farmaco cubano Heperprot P., che propriamente le evita.
Il Premio Nobel della Chimica Peter Agre affermava recentemente che “Cuba è un magnifico esempio di come si possa integrare la conoscenza e la ricerca scientifica”. Irina Bokova, direttrice generale dell’UNESCU, dichiarava di sentirsi “molto impressionata” dai successi scientifici di Cuba e mostrava la volontà di questa organizzazione delle Nazioni Unite per promuoverli nel mondo. La domanda è inevitabile: conterà sulla collaborazione imprescindibile dei grandi media internazionali per diffonderli?
Josè Manzaneda – Coordinatore CubaInformazione.




giovedì 23 gennaio 2014

EAV - Elettroagopuntura di Reinhold VOLL.

Introduzione up.jpg

Questa apparecchiatura diagnostica si basa sulle ricerche fatte dal medico tedesco Reinhold Voll che, già nel 1940, scoprì che la pelle umana ha una mormale resistenza elettrica che varia dai 2 ai 4 milioni di ohm, mentre sui punti utilizzati dall'Agopuntura la resistenza di una persona sana si aggira intorno ai 100.000 ohm.
Il dott. Voll ideò un'apparecchiatura in grado di misurare tale resistenza e visualizzarne il valore: qualcosa di simile, seppur molto più sensibile, allo strumento utilizzato dagli elettricisti per misurare la corrente domestica. Dopo qualche sperimentazione scoprì che i punti più favorevoli per la misurazione erano localizzati sulla punta delle dita delle mani e dei piedi. Ciò è molto interessante perché la stessa Agopuntura localizza in tali punti l'inizio o la fine dei percorsi energetici definiti meridiani.
Il dott. Voll, in più di trent'anni di studi e sperimentazioni, ci ha fornito una mappa con cui possiamo risalire da alcuni punti esterni che agli organi e tessuti del corpo umano. Con tale mappa, ed alcune misure, possiamo conoscere in breve tempo la situazione energetico-funzionale dei vari organi e come essi interagiscano tra loro.

Le valutazioni diagnostiche up.jpg

EAV
Apparecchiatura per EAV

Praticamente parlando, l'apparecchiatura E.A.V. valuta la resistenza di alcuni punti di Agopuntura: resistenza che in una persona sana si aggira intorno ai 95 milaohm. Per fare questa misurazione il medico pone un elettrodo nelle mani del paziente e con un altro elettrodo a puntale applica circa 0.87 volt ad un punto da esaminare. Dopo di ciò legge la corrente che passa in quel punto determinandone la resistenza elettrica e passa a misurare il punto successivo.
Ricordiamo che, come stabilito da Ohm con la sua legge, in un conduttore (in questo caso il punto di Agopuntura) passa tanta più corrente quanto più è minore la resistenza (A = V x R). I valori misurati vengono visualizzati su un quadrante con una scala da 0 a 100 unità, dette US (unità scala): lo zero indica la massima resistenza (minima conducibilità) ed il 100 la resistenza minima (massima conducibilità).
Se l'organo correlato ad un dato punto è sano, permetterà il passaggio di una corrente di circa 8-10 microAmpere, e la scala dello strumento indicherà un valore di 50 US.
In presenza di un organo non sano, la corrente non riuscirà a scorrere come dovrebbe. Può allora succedere che lo strumento scenda al di sotto delle 50 US (caduta dell'indice), segnalando così una debolezza funzionale o carenza energetica. Questa disfunzione sarà tanto più seria quanto più il valore si avvicina allo zero. Può anche verificarsi che lo strumento salga al di sopra delle 50 US, in questo caso indicherà intossicazioni e/o infiammazione.
La E.A.V, viene utilizzata con successo anche nell'elaborazione delle diete personalizzate. Infatti, qualsiasi alimento, non appena viene messo a contatto con il corpo, produce delle variazioni energetiche in alcuni punti di agopuntura, indicando così se la sua assunzione porterà un beneficio all'organismo, sarà neutra o addirittura negativa.
Il modello più perfezionato dell'Elettroagopuntura secondo Voll (EAV) si chiama Computerized Electrodermal Screening (CEDS).
Attenzione! L'EAV è controindicata in caso di gravidanza e portatori di pace-makers.

Per approfondimento up.jpg

  • M. Battistoni, Odontoiatria olistica.
    Guna Editore, Milano, 1993.
  • Concetti scientifici delle bioenergie.
    Guna Editore, Milano, 1994.
  • R. Lencioni, Compendio di Elettroagopuntura secondo Voll.
    Guna Editore, Milano, 1994.

mercoledì 22 gennaio 2014

L'Odontoiatria olistica .

Dr. VOLL
L'Odontoiatria olistica è un approccio globale alle problematiche dei nostri pazienti stomatologici; è cercare di curare il sintomo e le cause che possono concorrere al manifestarsi della patologia e valutare se i disordini della bocca non siano un evento secondario a sofferenze di altri distretti del nostro corpo, perché la salute non è una situazione fissa, ma un continuo equilibrare le diverse situazioni e condizioni interne ed esterne al nostro corpo.
La bocca è il primo laboratorio chimico per i nutrimenti e il primo vallo di difesa per gli agenti nocivi di qualsiasi natura, ma, purtroppo, viene spesso negletta, salvo correre dal dentista in caso di problemi acuti, mentre la visita odontoiatrica, salvo diverso parere del sanitario, va effettuata una volta l'anno.
Durante tale controllo, dopo la detartrasi, si verificano i tessuti molli e duri della bocca, si ispeziona il collo, le stazioni linfonodali e quant'altro attinente. Particolare attenzione deve essere posta ad ogni lesione orale: bianca, rossa o cronica.
Qualunque lesione delle mucose orali che non scompaia entro due settimane, dopo aver eliminato le spine irritative, deve essere considerata sospetta lesione neoplasica; le lesioni rosse non vanno toccate prima di avere emesso una più che sicura diagnosi: sempre meglio un eccesso di scrupolo ed un eventuale controllo istologico negativo, che lasciare degenerare malignamente una lesione.
Da non tralasciare che la bocca può essere una localizzazione secondaria di un tumore sviluppatosi in un altro sito. Massima attenzione deve essere rivolta alla igiene quotidiana dei denti: dentifricio, spazzolino, scovolini, filo interdentale, idropulsore: secondo i consigli del dentista.
L'odontoiatra olistica usa la Chinesiologia (test muscolare) per valutare lo stato di salute della cavità orale e dei muscoli collegati, secondo lo schema di Walther
Denti e muscoli si influenzano a vicenda. Da alcuni anni, prima di confezionare protesi, fare conservativa, avulsioni, etc., si testano i materiali odontoiatrici sul paziente con alcuni apparecchi (EAV*,Mora, Grami). In questo modo risulta possibile verificarne la compatibilità con l'organismo.
Il dentista olistica valuta il paziente in modo olistico, usa preferibilmente rimedi omotossicologici*, omeopatici*, e materiali compatibili con l'organismo in esame.
Per esempio, seguendo i Meridiani della Medicina Cinese, possiamo valutare che l'herpes simplex, quando si manifesta:
  • sul labbro inferiore, interessa l'intestino crasso,
  • sul labbro superiore, l'intestino tenue,
  • agli angoli della bocca, lo stomaco.
Anche la parodontosi (piorrea) ha varie concause: scarsa igiene orale, tartaro, cure incongrue, deglutizione atipica, malocclusione, malassorbimento intestinale, depressione cronica o ricorrente. Perciò, affinché la cura del dentista funzioni, bisogna intervenire globalmente (flora batterica intestinale, riequilibrio dei meridiani crasso-polmoni e rene-vescica, cromoterapia, intolleranze alimentari).
Nella odontoiatria olistica, un concetto importante è quello di "focus", inteso come un processo infiammatorio oro-dentale, con modificazioni a distanza di livello energetico, che provocano lo sviluppo di patologie. L'odontone, invece, è l'insieme di dente e parodonto limitrofo.
La tabella mostra, a titolo di esempio, le connessioni tra gli elementi dentari e l'intero organismo. Questo può aiutarci a comporre la diagnosi, insieme ad altre valutazioni ed analisi, in manifestazioni patologiche spesso di difficile comprensione.

MAPPA DEL DR. VOLL up.jpgIl dr. VOLL, scopritore dell'EAV*, ha determinato dopo anni di studio la mappa DENTI-ORGANI che qui di seguito viene mostrata:

Arcata superiore destra

16
Terzo molare
15
Secondo molare
14
Primo molare
13
Secondo premolare
12
Primo premolare
11
Canino
10 - 9
Incisivi
Cuore, Intestino tenue
Duodeno, Orecchio intermedio, Spalle, Gomito, ZNS
Pancreas, Stomaco
Orofaringe, Seno masc., Laringe
Polmone, Intestino crasso
Naso, Seni paranasali, Seno etm., Bronchi
Fegato, Cistifellea
Ginocchio, Occhio, Anche, Sinus Sfen., Tonsilla pal.
Reni, Vescica
Sistema Urogenitale, Orecchio, Seno frontale. Tonsilla phar.

Arcata inferiore destra


16
Terzo molare
15
Secondo molare
14
Primo molare
13
Secondo premolare
12
Primo premolare
11
Canino
10 - 9
Incisivi
Cuore, Intestino tenue
Ileum, Gomito, Spalle, Nervi perif., Orecchio intermedio
Polmone, Intestino Crasso
Bronchi, Seno etm., Naso, Seni paranasali
Pancreas, Stomaco
Laringe, Seno masc., Orofaringe, Ginocchio, Ghiandola mamm., Vasi linfatici
Fegato, Cistifellea
Ginocchio, Occhio, Sinus Sfen. Tonsilla pal. Anche
Reni, Vescica
Sistema urogenitale, Orecchio, Tonsilla phar, Seno frontale

Arcata superiore sinistra

8 - 7
Incisivi
6
Canino
5
Primo premolare
4
Secondo premolare
3
Primo molare
2
Secondo molare
1
Terzo molare
Reni, Vescica
Sistema Urogenitale, Orecchio, Seno frontale. Tonsilla phar.
Fegato, Cistifellea
Ginocchio, Occhio, Sinus Sfen. Tonsilla pal. Anche
Polmone, Intestino crasso
Naso, Seni paranasali, Seno etm., Bronchi
Milza, Stomaco
Orofaringe, Seno masc., Laringe
Cuore, Intestino tenue
Ileum, Jejunum, Orecchio intermedio, Spalle, Gomito, ZNS

Arcata inferiore sinistra

8 - 7
Incisivi
6
Canino
5
Primo premolare
4
Secondo premolare
3
Primo molare
2
Secondo molare
1
Terzo molare
Reni, Vescica
Sistema Urogenitale, Orecchio, Seno frontale, Tonsilla phar.
Fegato, Cistifellea
Ginocchio, Occhio, Sinus Sfen., Tonsilla pal. Anche.
Milza, Stomaco
Vasi linfatici, Laringe, Orofaringe.
Naso, Seni paranasali, Seno etm., Bronchi
Polmoni, Intestino crasso
Bronchi, Seno etm., Seni paranasali.
Cuore, Intestino tenue
Ileum, Orecchio intermedio, Nervi periferici, Spalle, Gomito.

martedì 21 gennaio 2014

Studi del Dott. ADLER sui campi di disturbo indotti dai denti del giudizio.

La persona che per prima richiamò l’attenzione sulla possibilità che i denti del giudizio potessero agire come campi di disturbo fu il dottor Adler. Ho avuto il piacere di conoscerlo nella sua clinica di Lloret de mar circa nel 1984 e fui sorpresa di come una persona, già avanti negli anni, potesse mantenere l’entusiasmo di un bambino al momento di scoprire un focus tonsillare in un paziente con diagnosi di artrite reumatoide. Il lavoro sui campi di disturbo e sui focus fu una delle passioni della sua vita, di pari passo con quella per gli animali e per il mare. Il dottor Adler morì novantenne nel novembre del 1996.
Adlerllibre Adler Il dottor Adler era molto attratto dagli animali, e nella propria casa aveva anche delle scimmie. In esse scoprì che posteriormente al dente del giudizio vi era uno spazio, lo spazio retromolare. Da ciò la sua deduzione che, con l’evoluzione della specie, la mandibola degli esseri umani si sia andata riducendo di grandezza, ed in molti casi il dente del giudizio ha carenza di spazio. Non solo ci sono focalita' per gli ottavi inclusi, spesso solo l’occupazione dello spazio retromolare può essere sufficiente a generare disturbi ed irritazione a carico del trigemino.
Questo è il libro che ha scritto il dottor Adler,  lo si può trovare gratuitamente in www.terapianeural.com
odonton
Sappiamo che l’odontone comprende il dente, la gengiva, il tessuto connettivo, l’osso alveolare, l’arteria, la vena, il nervo, il vaso linfatico, e forma parte del sistema di regolazione di base di Pischinger, e che esso funziona come un tutt’uno tanto che qualsiasi infiammazione o disturbo a carico di un odontone determina una irritazione a carico di tutto il sistema.

domenica 19 gennaio 2014

Nanoparticelle adesive anti-cancro riescono a distruggere le cellule tumorali nel sangue e possono impedire al tumore di invadere il corpo.

Nanoparticelle adesive anti-cancro riescono a distruggere le cellule tumorali nel sangue e possono impedire al tumore di invadere il corpo.
La fase tumorale più pericolosa e mortale è quando il cancro si sparge nell’organismo. Gli scienziati alla Cornell University, negli Stati Uniti, hanno progettato delle nanoparticelle che, iniettate nel flusso sanguigno, uccidono al contatto le cellule cancerogene migranti; l’impatto di questa strategia è stata incredibile anche se, riferiscono i ricercatori, c’è ancora molto lavoro da fare.
Uno dei maggiori fattori nel delineare le aspettative di vita dopo aver diagnosticato un cancro è capire se dal tumore si siano diffuse metastasi.
“Più del 90% delle morti per tumore sono legati alla metastasi” dice il ricercatore leader nella ricerca, il professor Michael King.
La squadra alla Cornell ha ideato un nuovo metodo per risolvere il problema “agganciando” ad alcune piccole sfere (nanoparticelle) una proteina anti-tumorale chiamata “Trail” (già usata studi clinici sul cancro) e alcune proteine con proprietà appiccicose.
Una volta iniettate nel sangue, queste nanoparticelle si sono agganciate ai globuli bianchi.
I test hanno visto che nel marasma del flusso sanguigno i globuli bianchi si imbattono nelle cellule tumorali staccatesi dal tumore principale per cercare di diffondersi nel resto del corpo, ed il report [1] evidenzia che il contatto con la proteina “Trail” ha poi innescato la loro morte.
Il prof Michael King ha affermato alla BBC che i dati hanno mostrato un effetto incredibile: non c’è stato solo un leggero cambiamento nel numero delle cellule tumorali.
“In realtà i risultati, per adesso in vitro nel sangue umano e nei topi, sono abbastanza notevoli, . Dopo due ore dall’aggiunta delle nanoparticelle all’interno del flusso sanguigno le cellule tumorali si sono letteralmente disintegrate”.
Il professore ritiene questa pratica potrebbe essere usata prima di un intervento o della chemioterapia, e in generale in quei casi dove le cellulare tumorali si spargono dalla massa principale ed inizia la metastasi, per prevenirne la diffusione nei pazienti affetti da tumore particolarmente aggressivo.
Saranno tuttavia necessari ulteriori test di sicurezza in topi ed in animali più grandi prima di un qualsiasi tentativo di sperimentazione umana; fiino ad adesso però, le evidenze ci suggeriscono che questo sistema non ha nessun effetto a catena per il sistema immunitario e non danneggia altre cellulre del sangue, nè il rivestimento dei vasi sanguigni.
Ma il prof King è cauto: “C’è un sacco di lavoro da fare. Sono necessari diversi passi avanti prima che questa tecnica possa diventare vantaggiosa per i pazienti”
[1] http://www.pnas.org/content/early/2014/01/03/1316312111
Daniel Iversen
19 gennaio 2013

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