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martedì 20 maggio 2014

Cambio climatico ormai avvenuto?

Come potete notare ci sono dei fortissimi raffreddamenti a livello oceanico… sia nel Pacifico che nell’Atlantico.
Più volte in passato vi ho parlato della velocità di raffreddamento del clima… che è di circa 4 volte maggiore rispetto a quella di un riscaldamento di pari entità.
Questa volta sono particolarmente evidenti le forzanti che amplificano l’entità e la velocità del raffreddamento. Specialmente per quanto riguarda l’Oceano Atlantico…c he è il “mare” che più ci interessa!


martedì 29 ottobre 2013

Corrente del Golfo si indebolisce ... potrebbe presagire un freddo estremo per l'inverno in Europa!


Il meteorologo tedesco Dominik Jung ha un commentato sul suo sito wetternet.de  della situazione secondo lui critica della "corrente del golfo".
Negli ultimi giorni l'Europa centrale ha goduto di temperature quasi estive, in quanto un  sistema meteo sta inondando si aria calda il Mediterraneo a sud. Ma questa è una situazione meteo temporanea.
La Corrente del Golfo è una potente corrente oceanica calda dell'Atlantico che ha origine sulla punta della Florida e pompa acqua calda lungo le coste orientali del Nord America e attraverso l'Atlantico verso l'Europa, mantenendo così il nord del vecchio continente relativamente più caldo in inverno.
Jung mostra due grafici della Corrente del Golfo. Quello di sinistra dal 14 ottobre 2012 e quello di destra, un anno dopo dal 14 ottobre 2013.
Jung descrive i grafici come segue:
Un anno fa, al largo della costa del Nord America c'era una forte corrente continua che si potrebbe descrivere come abbastanza san. Dalla Florida e lungo tutta la costa del Nord America la velocità corrente era più o meno uniformemente elevata.
Ma rispetto al 2012 quest'anno la corrente del golfo mostra un flusso notevolmente perturbato. Già alla costa del Nord America, la velocità rompe notevolmente rispetto allo scorso anno (vedi freccia rossa). In alcuni punti la velocità è la metà. "

 Quindi questo potrebbe avere un impatto sul prossimo inverno in Europa? Jung pensa che questa è una possibilità reale. E continua:
Per ora non è chiaro che cosa esattamente sia l'origine dell'anomala velocità di flusso è. Naturalmente la Corrente del Golfo rimane intatta e non si interrompe - l'interruzione sarebbe indubbiamente fatale per il nostro clima [in Europa]. In ogni caso il flusso ha ridotto notevolmente e di conseguenza il trasporto di calore verso l'Europa è stato notevolmente strozzato, e che proprio prima della venuta inizio dell'inverno. Mai negli ultimi 5 anni è la Corrente del Golfo, lungo Nordamerica stata così debole come lo è in questo periodo dell'anno.
Questo potrebbe essere un altro segno per un periodo insolitamente freddo di inverno normale
http://notrickszone.com/2013/10/23/meteorologist-gulf-stream-weakens-to-lowest-level-in-five-years-may-bode-ill-for-europes-winter/

domenica 19 agosto 2012

Avremo inverni sempre più freddi?

Cornell Charles H. Greene, professore di scienze della terra e dell’atmosfera, e Bruce C. Monger, ricercatore di scienze meteorologiche, hanno pubblicato nel numero di giugno della rivista Oceanography il loro studio spiegando che “tutti pensano ai cambiamenti climatici dell’Artico, certi che questo fenomeno a distanza avrà scarso effetto sulla nostra vita quotidiana. Ma ciò che sta succedendo nella regione artica cambierà il clima nelle nostre zone”

In sostanza i due esperti spiegano che il global warming provoca un maggiore scioglimento del ghiaccio marino del polo nord durante l’estate, esponendo la scura acqua dell’oceano alla luce solare. Questo provoca un maggior assorbimento della radiazione solare e il calore in eccesso viene rilasciato in atmosfera, soprattutto durante l’autunno, facendo crollare le temperature e i valori di pressione proprio tra l’Artico e le medie latitudini dell’emisfero nord. Secondo gli scienziati, ciò provocherebbe un indebolimento dei venti associati al vortice polare e alla corrente a getto, consentendo così all’aria fredda di proiettarsi molto più spesso alle basse latitudini, com’è già successo negli ultimi tre inverni in modo a volte drammatico, in termini di freddo e neve, sull’Europa e sul nord America.
vortice-polare
Le osservazioni più recenti presentano una nuova svolta alla oscillazione artica: “quello che sta succedendo ora è che stiamo cambiando il sistema climatico, in particolare nella regione artica, e che sta aumentando le probabilità per le condizioni AO negative, che favoriscono invasioni di aria fredda e gravi tempeste meteorologiche invernali a latitudini più basse” ha detto Greene.
Il rallentamento della Corrente del Golfo

Un ulteriore fattore di raffreddamento del clima terrestre potrebbe essere l'effettivo rallentamento della Corrente del Golfo. Il ricercatore Uwe Send, dello Scripps Institution of Oceanography della California, assieme ad alcuni colleghi, ha analizzato i dati raccolti tra il gennaio 2000 e il giugno 2009 da alcune boe oceaniche facenti parte del programma MOVE (Meridional Overturning Variability Experiment) e ha così ottenuto la conferma che nell’ultimo periodo la portata della Corrente del Golfo (cioè la quantità di acqua calda trascinata) si è ridotta di circa il 20%: si tratta della prima prova scientifica di un effettivo rallentamento della Corrente del Golfo.

Tuttavia secondo il team di ricercatori il rallentamento non sarebbe causato dallo scioglimento della Calotta Artica (e dal conseguente “annacquamento” delle acque della Corrente) quanto piuttosto da una naturale variabilità, ed è molto probabile che nell’arco di pochi anni la Corrente del Golfo torni alla precedente portata. Insomma, gli stessi studiosi si mostrano assai scettici su un imminente raffreddamento del clima europeo causato dallo scioglimento dei ghiacci artici e in ogni caso si possono escludere eventi catastrofici come quelli descritti nel noto film (esagerati proprio per esigenze cinematografiche).
La comprensione di queste fluttuazioni della Corrente del Golfo rimane comunque obiettivo fondamentale per arrivare un giorno a realizzare proiezioni climatiche su lungo periodo più affidabili e dettagliate, e in questo senso preziosissime saranno le informazioni che arriveranno nei prossimi anni dalle 20 boe marine dislocate nel 2004 tra le Canarie e le Bahamas nell’ambito del programma Rapid Climate Change Project.
I ghiacciai delle montagne asiatiche crescono
Un ulteriore conferma alle ricerche di Greene e Send proviene da una da uno studio satellitare delle montagne asiatiche che ha lasciato i climatologi molto sconcertati. Il nuovo studio ha preso in esame i dati satellitari degli ultimi 10 anni per studiare la catena montuosa del Karakorum, nel Pakistan del nord e nell'ovest della Cina. I ricercatori hanno scoperto che i ghiacciai del Karakorum - che rappresentano il 3 per cento del totale della superficie coperta di ghiaccio del pianeta - hanno aumentato il loro spessore di 0,11 metri tra il 1999 e il 2008. Questi risultati confutano tutte le previsione catastrofiche dei climatologi negli ultimi anni, che volevano i ghiacciai terrestri in forte arretramento a causa del riscaldamento globale.
karakorum
I ghiacciai della catena montuosa del Karakorum
Tuttavia, gli esperti avvertono che il guadagno è così piccolo che non si può affermare che i ghiacciai siano in crescita. E' però vero che non si stanno nemmeno riducendo. Etienne Berthier, glaciologo presso l'Universitè de Toulose, in Francia, dice che "non tutte le regioni glaciali stanno cambiando allo stesso modo".
Una stima precendente del prof. John Wahr, Università del Colorado, sull'arretramento dei ghiacciai delle montagne asiatiche aveva previsto una perduta fino a 50 miliardi di tonnellate l'anno. Anche le Nazioni Unite si erano spinte in previsioni fosche per il futuro del clima terrestre sostenendo che un quinto dei ghiacciai dell'Himalaya si sarebbe sciolto entro il 2035, con conseguente aumento del livello dei mari e della siccità.
In tutto il mondo, la fusione è stata sopravvalutata. I ghiacciai terrestri e le calotte polari stanno perdendo circa 150 miliardi di tonnellate di ghiaccio ogni anno, circa il 30 per cento in meno di quanto era stato previsto. Il gap tra le stime precedenti e quelle attuali è dovuto al miglioramento degli strumenti di monitoraggio. Il principale artefice delle nuove rivelazione è GRACE, un sistema di osservazione composto da due satelliti orbitali. Lanciati nel 2002, i due satelliti lavorano in tandem orbitando 16 volte al giorno attorno alla Terra ad un'altitudine di 300 miglia. I satelliti sono in grado di misurare i cambiamenti nel campo gravitazionale terrestre causato da cambiamenti di massa in alcune regioni del globo, tra cui lastre di ghiaccio, gli oceani e l'acqua immagazzinata nel terreno e nelle falde acquifere sotterranee.
Conclusioni
Inutile ricordare quanto accaduto a febbraio in Europa, o lo scorso anno a dicembre negli Usa e sulle isole Britanniche. Greene e Monger ha fatto notare che, però, il loro studio viene pubblicato subito dopo uno degli inverni più caldi negli Stati Uniti orientali, quello concluso pochi mesi fa. “E ‘una grande dimostrazione della complessità del nostro sistema climatico e di come vari elementi influenzano i nostri modelli climatici regionali“, ha detto Greene.
In una regione particolare, molti fattori possono infatti avere un’influenza, tra cui il fenomeno del Niño e della Niña nell’oceano Pacifico. Ma gli esperti hanno spiegato che ogni regione ha un clima a sè e che se è vero, da un lato, che negli Usa è stato un inverno molto caldo, è anche vero che l’Alaska e l’Europa hanno avuto freddo e neve da record e che, nel suo complesso termico globale, il mese di marzo 2012 è stato il marzo più freddo degli ultimi 13 anni! “Ed è questo che ci dobbiamo aspettare per il futuro – conclude Green – con tempeste invernali, freddo e abbondanti nevicate sempre più frequenti nel nord America e in Europa“.
A quanto pare,oltre al grande caldo dobbiamo aspettarci anche un grande freddo.

domenica 5 agosto 2012

Global warming - Il plancton tropicale invade le fredde...acque dell'Artico


Dopo i batteri tropicali che vivono nel mar Baltico e che hanno causato un aumento rapido nei Paesi Baltici dei casi di infezioni tropicali come il colera e le gastroenteriti, ora si scopre che anche il plankton tropicale ha raggiunto i mari subpolari artici.

È, infatti, la prima volta che sono state scoperte specie tropicali di zoo-plankton che vivono e proliferano nelle acque dell'oceano Artico di fronte alle coste norvegesi. Lo hanno annunciato ricercatori americani, norvegesi e russi della Columbia University dopo aver pubblicato i risultati delle loro ricerche sul Journal of Micro Palaeontology (volume 31, n. 2, luglio 2012, pagg. 139-158). Lo zoo-plankton trovato appartiene alla specie «radiolaria», costituita da organismi microscopici che tendono ad aggregarsi fra di loro formando figure simili a piccole conchiglie e che si nutrono di micro-alghe e di batteri.

I campionamenti in mare sono stati effettuati nel 2010, quando una nave oceanografica polare norvegese aveva intrapreso una serie di ricerche marine nelle acque dell'oceano Artico a nord-ovest dell'arcipelago delle isole Svalbard, a circa metà strada tra l'Europa ed il Polo Nord. Nell'esaminare, poi, in laboratorio i campioni di acqua prelevati, i ricercatori hanno scoperto con sorpresa questo zoo-plankton tropicale che aveva differenti dimensioni e in differenti fasi di sviluppo. Quindi, questo tipo zoo-plankton tropicale, non solo aveva invaso le acque dell'Artico, ma aveva trovato anche le condizioni dell'ambiente marino adatte alla sua proliferazione, nonostante le apparenti condizioni proibitive di quelle aree polari.

I ricercatori hanno così dedotto che sicuramente lo zoo-plankton è stato trasportato dalla corrente del Golfo, ma il fatto che specie tropicali potessero sopravvivere nelle acque dell'Artico rappresenta un'evidente indicazione che le acque marine artiche si sono riscaldate e che l'ecosistema artico è in condizioni favorevoli anche alla proliferazione di micro-organismi tropicali. Tuttavia, potrebbe non essere così nella realtà, perché il riscaldamento marino potrebbe far parte di un ciclo periodico in cui il flusso delle acqua calde della corrente del Golfo è talmente intenso da penetrare le acque fredde dell'Artico.

Le verifiche condotte hanno, però, mostrato che la temperatura media delle acque dell'Artico (e non solo quelle interessate dalla corrente del Golfo) è aumentata di 5 °C in questi ultimi 60 anni, vale a dire che c'è stato un tasso di riscaldamento pari a ben 0,83°C per decennio, ovvero 8,3°C per secolo, un incremento, questo, molto elevato soprattutto se si tiene conto che nel frattempo c'è un continuo apporto di acque fredde provenienti dallo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia, oltre che di quelli marini dell'Artico. Insomma, le condizioni termiche marine sono tali che anche impulsi più intensi della corrente del Golfo, che in passato avrebbero avuto durata limitata, ora si trovino nella condizione di poter persistere molto più a lungo nel tempo.

Anche se non vi è certezza di una correlazione tra invasione del plankton tropicale e riscaldamento del clima, i risultati di questa ricerca sono compatibili con gli effetti dei cambiamenti climatici ed ambientali in corso. Occorrono ovviamente conferme successive per verificare se si tratta di un episodio effettivamente isolato oppure di una nuova situazione dell'Artico.

(Fonte Enea Eai)

domenica 22 luglio 2012

Global warming - La corrente del Golfo rallenta: disastri naturali in aumento

  
 Secondo Giuliacci il noto meteorologo, nella Corrente del Golfo la portata d'acqua calda è diminuita del 20%, proprio come catastroficamente predetto dal celebre film "The day afte tomorrow" dove però il raffreddamento, dovuto allo scioglimento della Calotta Artica e al successivo "annacquamento" delle acque nella corrente, portava ad una nuova glaciazione, è forse questo che dobbiamo aspettarci?
Uwe Send dello Scripps Institution of Oceanography della California, assieme ad alcuni colleghi, ha analizzato i dati raccolti tra il gennaio 2000 e il giugno 2009 da alcune boe oceaniche facenti parte del programma MOVE (Meridional Overturning Variability Experiment) e ha così ottenuto la conferma che nell’ultimo periodo la portata della Corrente del Golfo (cioè la quantità di acqua calda trascinata) si è ridotta di circa il 20%: si tratta della prima prova scientifica di un effettivo rallentamento della Corrente del Golfo......(continua - fonte)

domenica 6 febbraio 2011

A Potenza non nevica più?

di Gaetano Brindisi
POTENZA - A.A.A. cercasi disperatamente neve. Sarebbe proprio il caso di dirlo. Ormai le nevicate di una volta, specie per i meno piccoli, stanno diventando un ricordo che con gli anni tende a sbiadirsi sempre più. È vero che di tanto in tanto si verificano locali e talvolta anche abbondanti nevicate, ma quello che avrebbe dovuto essere la norma, sta diventando un’eccezione. Venti, trent’anni fa, le abbondanti nevicate facevano parte della vita quotidiana e molte volte, alla neve vecchia se ne aggiungeva altra dal cielo tanto da far apparire i marciapiedi come delle montagnelle di neve. I meno smemorati non possono non ricordare le file che i disoccupati facevano davanti al palazzo comunale di Potenza per farsi consegnare la pala e racimolare le 10.000 lire (quanto ci mancano…) per andare a liberare dal ghiaccio via Pretoria e le centinaia di scale che erano e che sono presenti nella città. Per non parlare dei ragazzini che, armati di bob e slittini, si lasciavano andare sulla neve partendo dalla zona di Porta Salza, andando a terminare la propria corsa nel fondovalle dove adesso sorge la corrispondente strada a scorrimento veloce. (chissà come sarebbe stata comoda la presenza delle attuali scale mobili di Santa Lucia per la risalita a monte…) Ma dov’è finita la neve? Davvero il global warming ha prodotto un tale riscaldamento da indurre un notevole innalzamento della quota neve durante la stagione invernale? Nessuna preoccupazione…; è vero sì che in Basilicata le nevicate negli ultimi anni si sono fatte sempre più rade e concentrate in pochi giorni all’anno ma se si guarda alle altre zone d’Italia possiamo subito affermare che le cose nelle altre regioni stanno diversamente. Pochi giorni fa in Sardegna ed in Calabria abbiamo registrato abbondanti nevicate fino a quasi un metro di altezza; due settimane fa la neve ha interessato tutte le regioni adriatiche da Rimini e Riccione fino al nord della Puglia; e a Campobasso (che una volta andava per nominata insieme a Potenza per una delle città più nevose d’Italia) sono caduti ben 50 cm. di neve. Allora come mai non nevica da noi? Colpa dei pozzi di petrolio in val d’Agri? Sicuramente qualche cambiamento a livello di microclima c’è e non si può negare, ma la spiegazione sta nell’avvenuto cambio di circolazione su scala globale delle grandi masse d’aria che hanno sempre caratterizzato il tempo sul Mediterraneo. Una trentina di anni fa c’erano le correnti dalla Russia che arrivavano direttamente dalle nostre parti senza essere richiamati dalla presenza di una bassa pressione al largo del Portogallo (cosa che sta avvenendo in questi ultimi anni). Spesso si formava una depressione sul golfo di Taranto che richiamava appunto aria gelida da nordest. Negli ultimi anni le nevicate sono decisamente aumentate su gran parte dell’emisfero settentrionale; Stati Uniti, Cina, Corea, Giappone, ecc. sono alle prese ogni anno con nevicate sempre più frequenti ed abbondanti. È solo la zona centro-occidentale dell’Europa che riceve la «mitigazione» dal flusso atlantico della corrente del «golfo».

sabato 17 luglio 2010

Golfo del Messico, la marea nera mette in pericolo l'equilibrio climatico mondiale (2)


Queste foto satellitari (Fonte immagine: Associazione Geofisica) mostrano l’interruzione della Loop Current: nel Golfo del Messico l’acqua oceanica si scalda per essere poi trasportata dalla corrente Nord-Atlantica fin nelle zone adiacenti la Groenlandia e sotto il Circolo Polare Artico, dove inabissandosi nei fondali oceanici cede quel calore che rende mite il clima di molte nazioni europee. L’interruzione della Corrente del Golfo fa sì che quest’enorme massa di acqua surriscaldata non venga più agganciata dal nastro trasportatore, a causa della fuoriuscita di petrolio dal pozzo della British Petroleum, spezzando un equilibrio biologico formatosi in milioni di anni.

Oltre che in superficie, le immagini satellitari hanno mostrato serpentoni di petrolio sotto i fondali oceanici, lunghi oltre 15 Km e larghi 5 Km, che hanno generato una pressione fisico-chimica sul flusso delle correnti con il conseguente generarsi di un gigantesco vortice, parte di una Loop Current ormai spezzata, oltre che alle catastrofiche conseguenza per la flora, la fauna e le popolazioni del Golfo del Messico danneggiate nella salute per il ricadere di tossici disperdenti chimici, come il Corexit 9527.

Quali saranno le conseguenze nel medio termine? Ricordando che l’ultima volta che si bloccò il nastro trasportatore si generò un’era glaciale con ghiacciai che arrivarono fino a New York e sulle alpi in Europa, è da stigmatizzare il fatto che a quel tempo la popolazione mondiale contava al massimo qualche milione di abitanti che migrarono verso sud in cerca di un clima più temperato, anche se sembra molto probabile la discesa di un enorme quantità di aria freddissima dal Polo Nord che congelò istantaneamente tutto ciò con cui venne a contatto, come i famosi Mammoth Siberiani trovati congelati con la proboscide alzata ed il cibo ancora in bocca e nello stomaco. Un’eventualità del genere quanti milioni o miliardi di morti e guerre tra poveri genererebbe oggi?

Anche l’emisfero australe ne risentirebbe con intere zone che andrebbero incontro a siccità prolungate, diventando inadatte al pascolo ed all’agricoltura. Negli articoli passati ci siamo chiesti se tutto questo sia stato causale o causato, vista la sospetta vendita di azioni della B.P. poco prima del disastro e l’acquisizione di azioni della compagnia addetta allo spegnimento dei pozzi petroliferi Boots & Coots. Per +++re a dare una risposta al devastante effetto di una nuova era glaciale, bisogna partire da un’analisi globale dell’ economia politica mondiale, ricordando che tutte le volte che si è andati incontro ad una recessione globale la risoluzione della crisi si ebbe con guerre, tra cui la I° e la II° guerra mondiale, a seguito delle quali i gestori del potere risorsero più forti e potenti di prima dalle ceneri della distruzione......................


fonti: Altrogiornale

venerdì 9 luglio 2010

La marea nera spezza l'equilbrio della Corrente del Golfo?



corrente_del_Golfo_marea_nera

Fonte: ansa.it

Si è spezzata una delle componenti principali della corrente del Golfo, dal nome Loop current, stravolgendo così un equilibrio secolare di correnti calde e fredde. La causa? Ancora una volta la terribile macchia nera di petrolio del golfo del Messico.Lo rende noto uno studio italiano che evidenzia come sia impossibile al momento prevedere il futuro della situazione; tuttavia pare che, se il processo proseguirà, potrebbero riscontrarsipesanti conseguenze per la corrente calda che attraversa l’oceano Atlantico fino al Nord d’Europa.Lo studio è stato portato avanti da Gianluigi Zangari, dei Laboratori Nazionali di Frascati dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e pubblicato sul sito internet dell'Associazione Geofisica Italiana, dell'Istituto di Scienze atmosferiche e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Isac-Cnr).Il ricercatore è arrivato a questa conclusione attraverso lo studio delle immagini e dei dati forniti dai satelliti americani ed europei, che osservano il pianeta (dai nomi Jason,Topex-Poseidon, Geosat Follow-On, Ere-2 ed Envisat) e utilizzando un sistema di calcolo sviluppato e brevettato proprio da Zangari nei Laboratori di Frascati nel 1999.

Da alcuni giorni, la marea nera ha iniziato a creare un vortice dalle dimensioni sempre più consistenti, staccandosi completamente dal resto della corrente: un danno enorme per gli equilibri delle acque del Golfo – ha fatto sapere Zangari - che rischia di creare conseguenze irreversibili se non si interverrà seriamente e al più presto.

mercoledì 23 giugno 2010

La Marea nera può “arrivare” in Nord Europa?


Interessante quanto scritto in questo articolo, da cui ho tratto l'essenziale:

"....uno studio dell’ UCAR (University Corporation for Atmospheric Research), un dipartimento dell’Università di Boulder nel Colorado, ha simulato diversi scenari dimostrando che in un periodo di tempo variabile ma non eccessivo (da 90 a 120 giorni dal disastro iniziale) il flusso di petrolio raggiungerà il Nord Atlantico, distribuendosi su una superficie di oltre 900.000 Km quadrati, più della Francia e della Germania insieme.
In realtà le foto da satellite mostrano una situazione più grave di quella delle simulazioni, a soli 60 giorni dal disastro la quantità di petrolio nella Corrente del Golfo è maggiore di quella prevista dalle simulazioni.
Dobbiamo tener presente che la Corrente del Golfo ha un effetto importante sul clima del Nord Europa, portando acqua calda nel Nord Atlantico fino alle coste dell’Inghilterra, della Scozia e della Scandinavia. Una pellicola di sostanza oleosa su una superficie così grande ridurrà l’evaporazione, quindi nei prossimi mesi avremo minore umidità atmosferica, inoltre l’evaporazione provoca un raffreddamento dell’acqua, quindi l’acqua sarà più calda e leggera ed arriverà più lontano, verso le aree polari. Uno scenario inquietante per gli effetti sul clima globale.
Anche un altro effetto del disastro può diventare globale: circa il 35% della perdita è composto da idrocarburi leggeri, che in parte finiscono direttamente in atmosfera ed in parte vengono bruciati in “incendi controllati” sul posto. Nelle immagini da satellite si vedono con molta chiarezza i pennacchi di fumo ed una valutazione prudente porta alla spaventosa quantità di oltre 220.000 tonnellate di fuliggine ed anidride carbonica, a cui si aggiungono gli idrocarburi leggeri, in particolare metano. Anidride carbonica e metano sono gas serra e portano ad un riscaldamento dell’atmosfera, mentre la fuliggine ha un effetto schermante e la raffredda.
Non è detto che i percorsi atmosferici delle diverse frazioni siano gli stessi, quindi è difficile valutare quali effetti possano avere, e fino ad oggi non sono stati pubblicati studi in proposito.
Perciò preoccupiamoci, perché sembra proprio che nessuno se ne stia occupando....."

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