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sabato 22 dicembre 2012

Una squadra di archeologi ha rinvenuto nei fondali del Mar Nero un relitto che avvalora la veridicità dell'Arca di Noè.




Francesco Dovis - 14 Dicembre 2012 – Si troverebbero sul fondale del Mar Nero le prove dell'autenticità dell'Arca di Noè e del Diluvio Universale. A sostenerlo è l'archeologo americano Robert Ballard che già aveva rinvenuto il relitto del Titanic nel 1985 grazie a robot subacquei.
Grazie alla mancanza di ossigeno negli abissi tipica del Mar Nero i reperti hanno potuto conservarsi nel tempo, lasciando persino tracce umane intatte.
Durante l'intervista alla Abc Ballard ha raccontato dell'utilizzo di teconologie avveniristiche per esplorare le profondità marine e verificare quanto riportato nel Libro della Genesi nella Bibbia. “Nelle profondità marine c’è il più grande museo del Pianeta” racconta, "il mondo dodicimila anni fa era coperto dai ghiacci, e in Connecticut, dove abito, con altezze sino a 1,6 km estendendosi sino al Polo Nord". Il disgelo successivo all'"era glaciale" avrebbe causato un rovescio improvviso di acqua "con la potenza di 200 cascate del Niagara " dalla zona del Mediterraneo al Mar Nero, un tempo un "laghetto" di acqua dolce.
La ricerca ha impegnato un'intera equipe archeologia nel setacciare i fondali marini alla ricerca di indizi, ritrovando resti di navi antiche e ossa umane dell'equipaggio. Nonostante la datazione del carbonio indichi un periodo successivo a quello cui si attribuisce l'impresa di Noè, la scoperta riapre il dibattito su quanto riportato nell'Antico Testamento.
Ballard ritiene di aver trovato il punto di partenza, l'evento scatenante da cui si sono tramandati racconti orali e divenuti tradizioni, sino a codificarsi nella storia tramandata ai giorni nostri dalla Bibbia.
Robert Ballard, classe 1942, è direttore e professore di oceanografia dell'Istituto di Archeologia Oceanografica dell'Università del Rhode island. L'archeologia subacquea è il suo campo di specializzazione, vantando nel curriculum la scoperta e la localizzazione di relitti come il Titanic nel 1985, la corazzata Bismarck nel 1989 e la portaerei USS Yorktown nel 1998.

lunedì 12 luglio 2010

Rotoli del mar Morto, scoperta la loro origine.


Roma - I ricercatori dei Laboratori Nazionali del Sud (LNS) di Catania dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) sono riusciti a far luce sull’origine di una parte degli straordinari “Rotoli del Mar Morto”, una raccolta di circa 900 documenti scoperti in varie grotte nei pressi del Mar Morto mezzo secolo fa.
Ci sono riusciti grazie all’uso congiunto di un nuovo sistema di analisi, chiamato XPIXE e brevettato proprio dai LNS dell’INFN, e dell’acceleratore di particelle in funzione negli stessi Laboratori.
I documenti analizzati rappresentano, tra l’altro, i testi biblici più antichi mai conosciuti, datati da uno a due secoli avanti Cristo fino a qualche decennio dopo.
I risultati sono stati presentati ieri, 1 luglio 2010, dal professor Giuseppe Pappalardo, dell’INFN, alla PIXE 2010 Conference che si è tenuta a Surrey, in Gran Bretagna.
La ricerca dei fisici dell’INFN, in collaborazione con i ricercatori dell’IBAM-CNR, ha permesso di scoprire che una parte di questi rotoli (in particolare il “Rotolo del Tempio”, che non fa parte della narrazione biblica ma descrive la costruzione e la vita di un tempio, e detta norme su come trasmettere la legge al popolo) potrebbe essere stata realizzata sulle rive del Mar Morto nella zona di Qumran, là dove sono stati trovati i reperti. O meglio, che le pergamene sono state preparate in loco.
La ricerca è stata realizzata su sette piccoli campioni (dimensione media, un centimetro quadrato) di questi rotoli su richiesta della dottoressa Ira Rabin del BAM (Bundesanstalt für Materialforschung) di Berlino. I reperti provengono dal Shrine of the Book of the Israel Museum e dalla collezione Ronald Reed della John Rylands University Library.
Gli strumenti del laboratorio LANDIS dei Laboratori di Catania dell’INFN hanno permesso di effettuare analisi non distruttive e di ottenere alcuni primi risultati sull’origine delle pergamene. Queste pergamene, il supporto su cui si scriveva al tempo, richiedevano, infatti, una grande quantità di acqua per essere preparate. Analizzando nella zona del ritrovamento le acque presenti localmente, si era potuta stabilire la presenza di alcuni elementi chimici nelle sorgenti e il rapporto tra le loro diverse concentrazioni. Si sono poi analizzati i valori del rapporto Cloro/Bromo su alcuni frammenti di pergamene del Rotolo del Tempio utilizzando fasci di protoni da 1.3 MeV, prodotti dall’acceleratore di particelle Tandem dei LNS dell’INFN.
Si è visto così che i valori del rapporto Cloro/Bromo nelle pergamene sono compatibili con una loro provenienza dalla zona in cui sono state trovate. Presentano cioè valori affini a quelli dell’acqua presente in loco.
La ricerca continuerà ora con l’analisi degli inchiostri con cui sono stati realizzati i testi.
La tecnica
Il sistema XPIXE (X-ray and Particle Induced X-ray Emission) consiste in una sorgente radioattiva che emette sia particelle alfa che raggi X. A seguito dell’incidenza di queste radiazioni sul campione da analizzare, si ha l’emissione di raggi X caratteristici degli elementi chimici componenti il campione in esame, che vengono contestualmente rivelati. L’analisi degli spettri misurati consente, nella maggior parte dei casi, di ottenere la composizione chimica del reperto in studio.
Questo strumento è portatile e consente analisi in situ.
L’acceleratore Tandem dei LNS svolge un lavoro analogo a quello del XPIXE ma, poiché utilizza un fascio di protoni con un’intensità maggiore rispetto a quella della radiazione emessa dal XPIXE, riusciamo a conoscere anche il rapporto tra gli elementi presenti e quindi, per esempio, a capire se l’acqua con cui è stata lavata la pergamena è compatibile o meno con l’acqua locale.
XPIXE è stato interamente sviluppato e realizzato dall’INFN in collaborazione con il CEA (Francia) e opera nell’ambito del laboratorio LANDIS (Laboratorio di Analisi non Distruttiva in Situ) ai Laboratori Nazionali del Sud dell’INFN per applicazioni nel campo dei beni culturali.

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