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sabato 6 dicembre 2014

Il Sud Italia rischia di diventare una regione dal clima più simile a quello ‘Nord africano’?

Il Sud Italia rischia di diventare una regione dal clima più simile a quello ‘Nord africano’, con estati ed inverni sempre più aridi e secchi e un impatto molto negativo sulla disponibilità di acqua, l’agricoltura e la salute. Lo stesso rischio minaccia Spagna del sud, Grecia e Turchia, per effetto dei cambiamenti climatici che potrebbero provocare lo ‘spostamento’ del clima mediterraneo verso le regioni del Nord e del Nord Est in Europa, ma anche nel resto del Pianeta. A delineare questo scenario è un articolo pubblicato in questi giorni su Nature Scientific Reports a firma del ricercatore dell’Enea Andrea Alessandri, in collaborazione con altri prestigiosi istituti di ricerca esteri. L’articolo dal titolo ‘Evidenze solide dell’espansione e del ritiro del clima Mediterraneo nel 21esimo secolo’ evidenzia per la prima volta come la ‘rivoluzione climatica’ in atto potrebbe impattare, già in questo secolo, sulle condizioni di vita in vaste aree del Pianeta con clima Mediterraneo. ‘’Tutto ciò -spiega Alessandri- viene mostrato grazie all’utilizzo delle più aggiornate proiezioni climatiche effettuate con i modelli numerici che sono in grado di ‘accoppiare’ le simulazioni atmosferiche con quelle degli oceani’’.
“La novità di quest’analisi è che per la prima volta viene fornita chiara evidenza, nelle proiezioni climatiche del 21esimo secolo, della tendenza allo ‘spostamento’ del clima Mediterraneo verso le regioni del Nord e del Nord Est ed il progressivo inaridimento delle attuali aree mediterranee più meridionali’’ aggiunge il climatologo. Lo studio evidenzia in particolare che per le sue caratteristiche, il clima mediterraneo è particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici, ed è per questo che le attuali zone Euro-Mediterranee meridionali sono tra le più minacciate, con particolare riferimento all’Italia peninsulare e al sud della Spagna, alla Grecia e alla Turchia. In questi Paesi, la forte riduzione delle precipitazioni estive ed invernali, potrebbe determinare un progressivo inaridimento del suolo, con impatti sugli ecosistemi, sulla produzione agricola, sulla disponibilità di acqua e, di conseguenza, sulle attività industriali che dipendono dalla disponibilità idrica.
“Tutto ciò – avverte Alessandri - potrebbe avere ripercussioni molto negative su economia e qualità della vita, in particolare nelle zone a maggiore densità abitativa’’. Ma non solo. Nelle aree mediterranee più a nord, l’incremento delle piogge invernali e le estati più aride potrebbero accrescere la vulnerabilità ad eventi come alluvioni e allagamenti nella stagione invernale, più rischi di siccità, incendi e scarsità di risorse idriche in estate. Nelle regioni dell’Europa nord-occidentale, Balcani settentrionali ma anche in parte di Gran Bretagna e Scandinavia, invece, il clima potrebbe diventare, nel corso di questo secolo, sempre più come quello tipico del Mediterraneo, con estati molto più secche ed inverni più piovosi rispetto ad oggi. Le proiezioni mostrano che le aree mediterranee si ‘espanderanno’ anche verso le regioni europee continentali, coinvolgendo anche Paesi come l’Ucraina, il Kazakistan e la Russia sud-occidentali, dove sarà favorito un clima più mite caratterizzato da un aumento delle temperature invernali. E lo stesso fenomeno potrebbe interessare anche il continente nord americano, in particolare la parte occidentale del Nord America.

venerdì 24 agosto 2012

Geoingegneria e manipolazione climatica: chi controlla il tempo che fa? (2)


Sono in corso da più di sessant'anni tentativi di condizionare artificialmente il clima, controllare piogge e nevicate, alterare la temperatura atmosferica, generare tornado e tsunami. Chi conduce questi esperimenti? E a quale scopo? Viaggio in uno degli argomenti più dibattuti della rete, quello della manipolazione climatica, e nelle numerose teorie, più o meno verosimili, che lo circondano.(ETC Group)

La ETC Group, un'organizzazione internazionale che si batte per l'ambiente, la sostenibilità e i diritti umani ha pubblicato un interessantissimo documento ,che elenca - suddividendoli geograficamente paese per paese e nominando le istituzioni, gli enti e le multinazionali coinvolte - tutti gli esperimenti sul clima effettuati nel corso degli anni. Secondo tale dossier i primi esperimenti si sono svolti sul finire degli anni Quaranta in Honduras ad opera della United Fruit Company, oggi Chiquita, che ai tempi esercitava un potere enorme su una larga fetta dell'America del Sud.
Il documento si compone in tutto di 115 pagine piene di dati certificati che attestano un proliferare di esperimenti su comemodificare il clima terrestre, per vari scopi. I più frequenti sono quelli riguardanti l'aumento o la diminuzione delle piogge; solo l'Italia ne conte ben sette differenti, dagli anni Settanta fino ai giorni nostri. Gli ultimi sono quelli del progetto Climagri, all'interno del quale sono stati realizzati test di riduzione della pioggia.
Il documento dimostra in maniera inequivocabile che sono in corso, da ormai più di sessant'anni, studi ed esperimenti su come manipolare il clima terrestre, condotti dai governi di tutto il mondo con il contributo di imprese private, istituti, multinazionali. Fin qui parliamo di dati di fatto incontestabili. Ci sono invece alcune domande a cui non è possibile rispondere in maniera altrettanto lineare: quali capacità di manipolazione climatica sono state raggiunte negli anni attraverso lo sviluppo della tecnica? Quanto questi esperimenti influiscono sui cambiamenti climatici? Con quali scopi vengono effettuati?
Il perché non sia possibile fornire risposte certe lo si intuisce: mancanza di documentazioni, reticenza da parte dei media e della classe politica ad affrontare apertamente queste tematiche, oscurantismo e tentativi di nascondere i veri scopi delle operazioni in questione. Ciò che possiamo fare è presentare le varie teorie, vagliare le ipotesi ed usare il buon senso per provare a rispondere – ovviamente non in via definitiva – ai tanti interrogativi che ci affollano la mente quando ci addentriamo in questioni così delicate.

domenica 5 agosto 2012

Global warming - L'inquinamento del Mar Baltico , causa di epidemie di colera e gastroenterite.


Secondo lo  studio "Emerging Vibrio risk at high latitudes in response to ocean warming", pubblicato da Nature Climate Change, il riscaldamento del Mar Baltico sta causando un aumento di infezioni batteriche che possono portare ad epidemie di colera e gastroenterite.
Un team internazionale di ricercatori svedesi, finlandesi, spagnoli, britannici e statunitensi ha  scoperto che ogni aumento di un grado delle temperature del Mar Baltico è sto accompagnato da un aumento annuo del 200% delle vibrio-infezioni, che possono causare malattie gravi negli esseri umani che ingeriscono l'acqua o mangiare molluschi contaminati. 
I vibrioni si trovano generalmente nelle calde acque tropicali e del Mediterraneo (come ci ricordano le tristemente famose epidemie a Napoli e Bari) ma possono svilupparsi anche quando si riscaldano le acque alle latitudini più alte. Dal 1982 al 2010, la temperatura del Mar Baltico è aumentato di circa 2 gradi centigradi, facendo del Baltico il mare con  più veloce riscaldamento  dell'ecosistema marino fin qui esaminati, ovunque sulla Terra», dice lo studio.
Gli scienziati attribuito questo aumento in gran parte al global warming ed hanno detto di aspettarsi un ulteriore riscaldamento delle acque del Baltico a causa delle ondate di calore. Le malattie portate dai vibrioni sembrano quindi destinate a diffondersi e proliferare in climi temperati, seguendo il progressivo aumento delle temperature e dei mari. I ricercatori scrivono infatti su Nature Climate Change che «c'è una crescente preoccupazione circa il ruolo dei cambiamenti climatici nel portare malattie batteriche infettive trasmesse dall'acqua». 
I picchi del riscaldamento della superficie del Baltico registrati dal team «hanno coinciso con la comparsa inattesa di vibrio-infezioni nell'Europa settentrionale, molte delle quali raggruppate intorno alla zona del Mar Baltico. Il numero e la distribuzione dei casi corrispondono a stretto contatto con i picchi temporali e spaziali delle temperature della superficie del mare».  La ricerca conclude che «questo è tra la prime prove empiriche che il cambiamento climatico antropogenico sta portando all'emergere di vibrio-malattie nelle regioni temperate, attraverso il suo impatto sulle comunità batteriche residenti, il che implica che questo processo sta rimodellando la distribuzione delle malattie infettive a scala globale».
Craig Baker Austin, del Centre for environment, fisheries and aquaculture science britannico, ha spiegato alla Reuters che «gli aumenti apparentemente grandi che abbiamo visto nei casi durante gli anni  con un ondata di calore, tendono a indicare che il cambiamento climatico sta effettivamente portando le infezioni». Mentre gli studi sulle emissioni globali di gas serra dicono che le temperature medie superficiali degli oceani sono aumentate di circa 0,17 gradi nel periodo 1980-2010, il Baltico si è riscaldato tra gli 0,063 e gli 0,078 gradi all'anno tra il 1982 e il 2010, cioè tra i 6,3 e i 7,8 gradi in un secolo. Molti batteri marini si sono trovati così a prosperare nella bassa e poco salina acqua del Baltico diventata rapidamente "calda", una situazione acuita ancora dal cambiamento climatico che ha causato precipitazioni più frequenti e più pesanti, riducendo ulteriormente la salinità negli estuari dei fiumi e n elle zone umide costiere. Un vero e proprio brodo di coltura per i vibrioni.
Focolai di vibrioni sono già comparsi in regioni temperate del Cile e del Perù, nel nord di Israele, nel Pacifico che bagna il nord-ovest degli Usa e nella Spagna nord-occidentale. Tutti  casi che secondo  gli scienziati possono essere ricollegati al global warming. Baker Austin evidenzia che «"Pochissimi studi hanno esaminato il rischio di queste infezioni alle alte latitudini. Certo, le probabilità di avere un'infezione da vibrione sono considerate relativamente basse, e la ricerca si concentra più nelle aree in cui queste malattie sono endemiche o almeno più comuni».
Fino ad ora le precedenti vibrio-epidemie nelle regioni più fredde sono state spesso causate da un evento sporadico o da condizioni particolari, invece che una risposta a lungo termine al cambiamento climatico. Ma lo studio avverte che la situazione potrebbe evolversi rapidamente: «Questo perché gli effetti del global warming possono essere più pronunciati alle latitudini più alte e nelle zone in cui mancano dettagliati dati climatici storici».
Baker Austin conclude:  «C'è una crescente consapevolezza che il clima e l'emergere di alcune malattie infettive sono strettamente legati, ma in materia ci sono delle enormi lacune di dati che devono essere affrontate». 
Link

mercoledì 9 dicembre 2009

Clima -Conferenza di Copenaghen


è di stamattina la notizia che Barroso ha dichiarato che gli accordi tra i paesi partecipanti, non sfocerà in un trattato vincolante (CLICCATE QUI).
Intanto la Organizzazione Meteorologica Mondiale ha dichiarato che il decennio 2000/2009 è stato il più caldo degli ultimi 160 anni (LEGGETE QUI

giovedì 5 novembre 2009

Artico, i cambiamenti climatici sono più evidenti.


I cambiamenti climatici nell'Artico sono più evidenti che in tutto il resto del Pianeta. Qui, gli impatti hanno effetti devastanti sul vento, sullo scioglimento dei ghiacci, sulle correnti marine, sulle aree limitrofe, su animali e vegetazione. A scattare la fotografia sullo stato del Circolo polare Artico ci pensa l'aggiornamento annuale, a ottobre 2009, del rapporto «Artic report card» del distretto del Programma climatico del National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa) del Dipartimento Usa del commercio.
Nonostante nell'estate appena trascorsa l'Artico abbia fatto registrare un po' più di ghiaccio rispetto al 2007 o 2008, gli scienziati hanno individuato, da 5 anni a questa parte, dei cambiamenti drastici nella regione Artica con un tasso di sconvolgimento ambientale più rapido del previsto.
GLI EFFETTI - Alcuni dei risultati principali sono divisi per area. Nel capitolo sull'atmosfera, per esempio, si parla dell'influsso di venti provenienti dal Sud che provocano lo scioglimento del ghiaccio marino estivo che viene sostituito ogni anno. Sull'Oceano, l'effetto è di avere acqua più calda e meno salata. Ogni anno aumenta la perdita dello strato di ghiaccio permanente della Groenlandia.
Il cambiamento di queste condizioni determina anche impatti sugli eventi meteorologici come l'aumento delle piogge in Siberia e la diminuzione delle nevicate in Nord America. Per non parlare degli effetti della perdita di ghiaccio sugli animali, sulla vegetazione e sui pesci.
Fonte: www.corriere.it

lunedì 2 novembre 2009

Neve...artificiale a Pechino

Nel post precedente, avevo accennato all'idea di eliminare la neve da Torino, mediante tecniche di "modificazione del clima", e poco fa ho trovato una notizia opposta sullo stesso argomento.
A Pechino, mediante inseminazione delle nubi con "ioduro d'argento", invece di provocare pioggia, si è avuta una inaspettata bufera di neve, rara per Pechino che ha accumulato al suolo 20 cm .
Guardate qui sotto una foto  tratta da www.lastampa.it
Per ulteriori notizie qui sotto trovate i Link:
La Stampa
La Voce

Come a Mosca, via la neve da Torino?

La proposta del sindaco di Mosca di eliminare la neve dalla capitale Russa, ha trovato dei proseliti anche qui in Italia, e precisamente a Torino dove al sindaco è stata fatta la medesima proposta...leggete qui sotto

Tratto da La Stampa....

"In Sala Rossa sta per arrivare l’interpellanza più surreale della storia del Comune di Torino. Surreale, ma in grado di cambiare il paesaggio - almeno quello sottozero - della città.
Alleanza Nazionale, nella persona di Agostino Ghiglia, chiede al sindaco Chiamparino (sindaco di una città che ha ospitato le Olimpiadi invernali) di far smettere di nevicare. E non ricorrendo ad effetti speciali in grado di far sfigurare il vulcano finto di Villa Certosa, ma ad un metodo che avrebbe qualcosa di scientifico e che è stato già sperimentato con successo a Mosca: bombardando le nubi con una speciale miscela chimica prima che queste riescano a distillare i fiocchi di neve. Motivo? Risparmiare soldi nell’operazione spazzamento.

continua...cliccate QUI 

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