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domenica 22 giugno 2014

Vampiri energetici, come difendersi.

Il mondo nel quale stiamo vivendo è intriso di tanto odio e rancore, di tanta invidia e gelosia. Come possiamo trasformare questa energia pesante e negativa in un’energia bella, di pace e serenità? Come possiamo aiutarci a trascorrere una vita più serena e più contenta?
Prima di tutto è importantissimo trovare la pace dentro noi stessi. Quando siamo in pace con noi stessi siamo in pace con il mondo circostante.

Spesso capita che una persona ci si avvicini e vomiti addosso tutti i suoi problemi. Oppure, che ci faccia dei complimenti che non sono veramente sentiti; o che faccia dei commenti sul nostro modo di essere, o su come siamo vestiti quel giorno; o che dica di come è contenta della splendida vacanza che abbiamo appena trascorso... ma alla fine dell’incontro, quando ci salutiamo, ci sentiamo stanchi e senza forze, mentre quella persona invece se ne va tutta baldanzosa, contenta e felice di avere parlato con noi.
Queste persone sono i cosiddetti “vampiri energetici”, quelli che succhiano tutta l’energia mentre ci parlano; siamo impreparati a ricevere i loro commenti e le loro parole e, colti alla sprovvista, non sappiamo come procedere.
Ecco cosa succede: questi pensieri non fanno altro che entrare nella nostra aura e poi nella nostra persona. Oltre ad essere un campo elettromagnetico, l’aura è come una materia ovattata in cui tutti i pensieri possono rimanere intrappolati. Con l’andare del tempo questi pensieri negativi invadono anche il corpo, diventando dei grumi di energia negativa che a poco a poco ci fanno diventare quella persona che la gente vuole noi diventiamo.

sabato 7 agosto 2010

Cervello, scoperte le aree che "ricordano" il dolore.


Individuate le aree del cervello che immagazzinano, anche per tutta la vita, le emozioni portate da esperienze dolorose o sgradevoli avute in passate.
Il merito è di una ricerca dell'Istituto Nazionale di Neuroscienze, diretta dai dottori Benedetto Sacchetti e Tiziana Sacco e pubblicata su "Science".
Gli studiosi hanno condotto test su topi da laboratorio, sottoponendoli a stimoli emotivi e sensoriale, analizzando nel frattempo il loro cervello.
I ricercatori si sono così concentrati sulla corteccia secondaria uditiva, visiva e olfattiva: tutte insieme sono chiamate cortecce sensoriali di ordine superiore, in quanto sono le parti del cervello che elaborano gli aspetti più complicati dell'elaborazione sensoriale. Per la squadra di Sacchetti e Sacco, sono queste regioni le "biblioteche" del dolore e delle emozioni non piacevole.
Durante gli esperimenti, gli scienziati hanno osservato come, quando un'esperienza tocca la sfera delle emozioni, gli stimoli sensoriali (immagini, suoni, odori) vengono legati all'emozione provata. Successivamente, in presenza di tali stimoli l'attività della corteccia secondaria si intensifica, in quanto lo stimolo rinfresca le brutte memorie. Se invece lo stimolo è nuovo, la corteccia secondaria rimane inerte.
A conferma di tale regola, gli esperti hanno eliminato dalle cavie singole porzioni di corteccia secondaria. E' allora emerso come tale operazione fosse associata alla perdita del ricordo degli eventi dolorosi avvenuti mesi prima, mentre restano le informazioni sensoriali e il ricordo di quegli stimoli sensoriali non linkati d alcun contenuto emotivo.
Chiude il dottor Sacchetti: "Le cortecce sensoriali 'di ordine superiore' presenti nel topo trovano il loro corrispettivo nel cervello umano, con la differenza che in quest'ultimo hanno una maggiore estensione ed eterogeneità. Quello che ci aspettiamo e' che nell'uomo le variazioni dell'attività sensoriale interessino le stesse aree, ma in più punti localizzati. Con queste basi sperimentali, siamo pronti a procedere con lo studio sull'uomo, che condurremo utilizzando le tecniche di imaging".
Fonte: Tiziana Sacco and Benedetto Sacchetti, "Role of Secondary Sensory Cortices in Emotional Memory Storage and Retrieval in Rats", Science 6 August 2010:Vol. 329. no. 5992, pp. 649 - 656 DOI: 10.1126/science.1183165

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