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venerdì 26 dicembre 2014

Sisma in Molise - Parla il professor Del Pinto, geofisico aquilano "Matese zona a rischio".

Torna la paura del sisma in Molise, dopo la scossa di magnitudo 4.1 che ha fatto tremare la terra e gli animi nei paesi vicini all’epicentro. L’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia lo ha localizzato vicino San Giuliano di Puglia, il paese dove il 31 ottobre del 2002 morirono in una scuola 27 bambini e una maestra. Ed è l’ultima scossa di una lunga serie che ha fatto tremare la terra negli ultimi giorni: oltre ai Monti Frentani, la notte scorsa una scossa di 2.2 è stata registrata anche nella Valle di Trebbia, in provincia di Genova. E prima ancora – in uno sciame che dura da giorni – in Toscana: sulle colline del Chianti, in provincia di Firenze, ma la scossa più forte è stata registrata con magnitudo 3.5 in prossimità di Barberino Val d’Elsa, Greve, Impruneta, San Casciano e Tavarnelle Val di Pesa. C’è un legame tra i vari episodi? Per l’esperto Christian Del Pinto, sismologo geofisico dell’Aquila, “la scossa sui Monti Frentani non ha nulla a che fare con quelle avvenute in Toscana e nelle altre zone d’Italia”, dove scosse sono state registrate di recente.

Si tratta di territorio lontani e indipendenti, non connessi tra loro”. “La scienza”, aggiunge Del Pinto, che ha una lunga esperienza come sismologo proprio in Molise, dove ha lavorato nel monitoraggio della Rete Sismica regionale, di cui è stato uno dei propositori, “non può dire se ci saranno altre scosse e di quale intensità saranno, se domani farà una scossa di magnitudo 6 o di 2. Però”, prosegue, “sappiamo che quella del Matese e il Molise in generale (come il resto del centro Italia in particolare), è una zona molto sismica, da monitorare costantemente, e non soltanto quando si registra una scossa rilevante”. Come difendersi dal terremoto allora? “Servono prevenzione e monitoraggio”, spiega il sismologo. “La prevenzione si fa attraverso il consolidamento delle strutture, ma serve anche organizzare un tavolo che veda lavorare insieme non solo gli esperti, ma anche gli amministratori. Infine”, conclude Del Pinto, “non si deve abbassare la guardia sul monitoraggio sismico, senza sottovalutare la giusta informazione da fare arrivare ai cittadini”.


FONTE

giovedì 16 agosto 2012

Olanda scossa di terremoto di 4,1 Richter.

Sismicità della zona dal 1960 a oggi
Strano terremoto in una zona sismicamente calma.













giovedì 6 gennaio 2011

Teremoto di Haiti causato da uragani e deforestazione?


LIVORNO. La deforestazione e l'erosione dei suoli, provocata dagli uragani, potrebbero aver contribuito ad innescare il devastante terremoto che nel 2010 ha colpito Haiti, facendo 200.000 vittime, e lasciando in ginocchio il più povero Paese delle Americhe.  A dirlo è il geologo statunitense Shimon Wdowinski, che con i suoi colleghi dell'università di Miami ha studiato la crosta terrestre nella zona di Port au Prrince dopo il sisma del 12 gennaio 2010. I risultati della ricerca sono stati presentati la scorsa settimana a San Francisco al meeting dell'American geophysical union e Wdowinski ed i suoi colleghi sono convinti che la ridistribuzione dei sedimenti dalle montagne alla pianura del delta del fiume Leogane, causata da due violente tempeste principali tropicale e da due grandi uragani che hanno colpito violentemente Haiti nel 2008, potrebbe essere stata sufficiente a innescare la scossa catastrofica. Il disboscamento quasi totale delle colline avrebbe aggravato l'erosione dalle tempeste.
Le ricerche dell'università di Miami sono riassunte su Weather Underground's WunderBlog da Jeff Masters: «Wdowinsky ha calcolato che la quantità di massa erosa dalle montagne sopra l'epicentro del terremoto del 2010 è stata sufficiente a causare tensioni della crosta terrestre in grado di provocare uno slittamento verticale orientato lungo una faglia fino ad allora sconosciuta. Questo tipo di movimento è piuttosto insolito in questa regione, dato che la maggior parte delle scosse ad Haiti tendono ad essere del tipo "strike-slip", dove le placche tettoniche scorrono orizzontalmente l'una sull'altra. Il fatto che il terremoto del 2010 ad Haiti si sia verificato lungo una faglia in movimento verticale consente di sostenere l'idea che lo slittamento è stato attivato a causa di una massa scesa dalle montagne sopra l'epicentro a causa dell'erosione, combinata al peso extra dei sedimenti in più depositati nel delta del fiume Leogane nel settore settentrionale della faglia»
Wdowinski cita due esempi di fenomeni simili: quello di Taiwan, dove terremoti hanno fatto  seguito a forti tempeste che hanno scaricato grandi quantità di pioggia nelle zone di montagna, ed i terremoti sottomarini di magnitudo 4, 5 e 6 collegati al fenomeno climatico di El Niño ed allo spostamento di masse d'acqua che provoca
L'area montuosa a sud-ovest di Haiti negli ultimi decenni è stata deforestata per il 98% della sua superficie, causando un'erosione estrema. Dal 1975, il tasso di erosione di queste montagne è stato 6 mm/anno, rispetto al normale tasso di erosione inferiore a 1 mm/anno nelle foreste montane tropicali. Un disastro ambientale che nel 2008 provocò la morte di 1.000 persone e la distruzione di 22.702 abitazioni, con il danneggiamento di altre 84.625. Alluvioni e frane colpirono 800.000 persone, l'8% della popolazione di Haiti e l'alluvione spazzò via il 70% dei raccolti di Haiti, causando nei mesi successivi le tempeste la morte di decine di morti di bambini per  malnutrizione. I danni furono stimati in oltre un miliardo di dollari, fino ad allora il più costoso disastro naturale della storia di Haiti: oltre il 5% del Pil del Paese (17 miliardi di dollari). Tragicamente, gli uragani del 2008 potrebbe aver preparato il più grande disastro mai avvenuto ad Haiti: il terremoto del 2010.
La teoria di Wdowinsky e degli altri ricercatori dell'università di Miami che collegano le scosse di terremoto al passaggio di cicloni in aree "indebolite"  viene presa seriamente in considerazione e rappresenta un altro ottimo motivo per frenare la deforestazione selvaggia provocata dall'ingordigia di pochi e dalla miseria di molti.

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