domenica 22 giugno 2014

Ecco la verità sulla raffinazione della farina bianca.


Per farina bianca raffinata, si intende, quella che abitualmente è presente sulle nostre tavole sotto forma di pane, pasta e dolci.

Questo tipo di prodotto industriale, ormai non ha quasi più niente di naturale è stato privato di 2 parti fondamentali del seme del grano: La crusca all’esterno ed il germe all’interno  (l’embrione).
Una dieta basata principalmente su questo prodotto è la causa principale di malnutrizione,  stanchezza, costipazione e altre numerose  malattie croniche.
Si tratta di un prodotto abbastanza recente, solo negli ultimi 50 – 60 anni è stato introdotto il pane bianco, fino a poco tempo fa esisteva esclusivamente in forma integrale. Tutto questo ha fatto parte del  progresso economico e tecnologico  che non ha tenuto conto della salute degli esseri umani.
L’allossana è una sostanza molto velenosa  è stata utilizzata infatti,  per produrre il diabete in animali da laboratorio. L’ossido di cloro ha la funzione di allungare la durata di conservazione della farina, ma non è propriamente salutare.
Inoltre, nel processo di produzione per la  farina bianca, la metà degli acidi grassi insaturi, che sono ad un  alto livello di valore alimentare, si perdono nel processo di fresatura e in pratica,  tutta la vitamina E è perduta con la rimozione di germe di grano e crusca.
Quindi, il  pane bianco che si acquista, contiene solo proteine di scarsa qualità e amido modificato.
Ma le cattive notizie non sono ancora terminate,  per quanto riguarda la perdita di sostanze nutritive.
Circa il 50% di tutto il calcio, il 70% di fosforo, l’80% di ferro, il 98% di magnesio, il 75% di manganese, il 50% di potassio, e il 65% del rame vengono distrutti.
Se questo non fosse abbastanza grave, circa l’80% di tiamina, il 60% di riboflavina, il 75% di niacina, il 50% di acido pantotenico, e circa il 50% di piridossina sono inoltre persi.
Gli zuccheri semplici e i carboidrati raffinati (farina bianca, pasta, lavorati, cibi devitalizzati, etc..) richiedono poco metabolismo ed entrano nel flusso sanguigno rapidamente. Causa: improvviso aumento di zuccheri!
Il pancreas, l’organo che regola la quantità di insulina che viene rilasciata nel sangue, è super oberato di lavoro,  dall’improvviso aumento di zuccheri.
Il risultato di tutto questo è una forte diminuzione della glicemia (entro un’ora), e una conseguente sensazione di letargia, confusione mentale, debolezza e senso falso di appetito!
Tutti questi problemi portano una forte acidità, come ben sappiamo, una delle cause principali di ogni malattia.
lo zucchero ingerito poi, porta ad un aumento di peso, non solo a causa del suo innaturale contenuto calorico, ma in realtà perché altera il metabolismo!
Facciamo un esempio:  se due gruppi di persone sono alimentate con lo stesso numero esatto di calorie, ma un gruppo prende le sue calorie dello zucchero e da prodotti raffinati, mentre l’altro gruppo consuma le calorie sotto forma di cereali integrali, frutta e verdure, il primo gruppo aumenta di peso, mentre l’altro no.
Questa constatazione ci viene da studi pubblicati da parte del Ministero della Salute degli USA
La farina bianca  arricchita, in realtà non ha nessun  “arricchimento” dal prodotto originale, ma l’inganno e la distruzione della vita di una delle tante creazioni perfette che troviamo in natura.
I ratti di laboratorio di solito muoiono in una settimana-dieci giorni, quando vengono sottoposti ad una dieta a farina bianca raffinata.
IMPORTANTE!
I Falsi cereali integrali:
Parliamo dei  prodotti che vengono pubblicizzati come cereali integrali, ma che  effettivamente in realtà,  non lo sono. Possono avere una qualche quantità di cereali integrali all’interno, ma ci possono essere un sacco di altri ingredienti inutili e malsani.
Un avvertimento: se il pane è morbido, è molto difficile che sia davvero integrale. Leggi  tutti gli ingredienti con cura, nelle etichette dei prodotti che compri.
Ricorda,  acquista soprattutto cereali integrali in chicchi, ce ne sono di innumerevoli qualità e sono tutti molto buoni.
Cerchiamo di limitare il più possibile l’ assunzione di farine bianche, ne va della nostra salute.

sabato 21 giugno 2014

Sui misteriosi animali dell'Hokkaido (Giappone), il grande mostro marino che gli Ainu chiamano Akkorokamui.

 Un grande mostro marino che gli Ainu chiamano Akkorokamui e che, sempre secondo i loro racconti, si nasconderebbe nella baia di Uchiura (conosciuta anche con il nome di Volcano Bay), nel sud ovest dell'isola di Hokkaido. L'Akkorokamui avrebbe l'aspetto simile a quello di un polpo o di un calamaro, ma di proporzioni colossali. Pare infatti che possa raggiungere la straordinaria lunghezza di 110 metri! 

La creatura sarebbe di un accesso colore rosso, spesso paragonato ai carboni ardenti o al riflesso del sole sull'acqua. Per via delle sue immense dimensioni e del colore acceso, l'Akkorokamui è visibile da grandi distanze. Gli Ainu hanno sempre temuto questo gigantesco mostro, molto aggressivo nei confronti delle imbarcazioni tanto che, i pescatori della zona, erano soliti uscire in mare muniti di grosse falci, al fine di proteggersi in caso di attacco da parte del Akkorokamui. In aggiunta ai racconti degli indigeni, anche un europeo sostenne di aver assistito ad una apparizione del Akkorokamui. Si tratta dell'Inglese John Batchelor, missionario del 19° secolo che trascorse molti anni tra gli Ainu.
"Al mattino, tutto il villaggio si ritrovò immerso nella foschia. Tre uomini erano usciti in mare per catturare un pesce spada quando, all'improvviso, un enorme mostro emerse di fronte alla loro barca e li aggredì. Ne seguì una lotta disperata. Il mostro era di forma rotonda, e secerneva un liquido scuro dall'odore terribile. I tre uomini fuggirono, non tanto per paura ma per l'odore nauseabondo. Di qualunque cosa si fosse trattato, i tre raggiunsero la riva sconvolti. Il mattino seguente si rifiutarono di alzarsi da letto, dove giacevano pallidi e tremanti..."
Un altro racconto diretto ci arriva dal 19° secolo, questa volta ad opera di un pescatore Giapponese:
"... E ho visto, davanti a me, appena sotto le onde, un'enorme massa rossa e ondulata. Pensai subito che i miei occhi mi stessero ingannando, che fosse soltanto il riflesso del sole sull'acqua ma, quando mi avvicinai, mi trovai di fronte a un'enorme creatura, lunga almeno 80 metri e con tentacoli spessi come il petto di un uomo! La bestia mi fissò con un occhio enorme, prima di inabissarsi e sparire..."
Molti testimoni affermano di aver visto creature del genere. Gli avvistamenti sono sporadicamente continuati fino ai nostri giorni. Alcune ipotesi parlano di una specie di polpi giganti abitanti la baia. Certo, forse non delle dimensioni descritte, ricordiamo sempre che la suggestione (e il passaparola) amplifica le misure, ma comunque di grandezza ragguardevole. Queste teorie sono piuttosto plausibili, alla luce del fatto che la più grande specie di polpo conosciuta, il polpo gigante del Pacifico (Enteroctopus Dofleini), vive in tutta la fascia costiera settentrionale del Pacifico (appunto), Giappone compreso. Questo molluschi hanno un'apertura dei tentacoli dai 3 ai 5 metri, e possono arrivare a pesare anche 50kg. Alcune notizie, non confermate, parlano di esemplari anche ragguardevolmente più grossi. Quindi, forse, l'Akkokamui potrebbe essere uno di questi polpi, magari qualche esemplare super sized?

sabato 14 giugno 2014

L ‘esito delle ricerche effettuate sulla cattedrale di Acerenza (PZ), ed in particolare sulla famiglia Ferrillo Balsa dimostrerebbero che l’erede di Dracula sarebbe sepolta ad Acerenza(PZ),


Maria Balsa, moglie del Conte Giacomo Alfonso Ferrillo, vissuta nel 1500, sepolta nella Cattedrale di Acerenza, sarebbe la figlia del Conte Vlad III di Valacchia, meglio conosciuto come il Conte “Dracula”.
A tale scoperta si sarebbe giunti analizzando il blasone della cattedrale acheruntina e a svelarlo è l’avvocato Raffaello Glinni, dell’archivio storico che porta il suo stesso nome. 
Nell’ambito delle ricerche sulle famiglie nobili in Acerenza nel 1500 ( occorreva  verificare chi avesse portato il dipinto di Leonardo) , è stata naturalmente verificata la famiglia dei Conti Ferrillo –Balsa ,che hanno edificato la cripta nel 1524 circa a seguito di lavori di  ristrutturazione delal cattedrale danneggiata dal sisma  del 1456.

Sulla famiglia Ferrillo tutto era noto, non altrettanto sulla BALSA.
Sulla stessa si sapeva  quanto segue:Le cronache del tempo,( riportate su fonti scritte contemporanee alla stessa  quindi attendibili) ,  dicono con estrema precisione  che la Balsa  era la figlia   del despota ( detto Voivoda)  di una zona tra la Serbia  e la Romania  , come riportato inparticolare in uno scritto coevo ( quindi  molto attendibile)  del 1531 ,riportato sul  volume  D’Elia / Gelao edizioni Osanna e pubblicato da Prandi nel 1958  alle pag. 289/290.
Le cronache la descrivono come orfana giunta in Italia con Skandeberg,  quindi  adottata all’età di 7 anni dal Re di Napoli Alfonso di Aragona che, in virtu’ del  rango elevato, la concede in sposa alla fine del 1400, al nipote Alfonso Ferrillo, conte di Muro Lucano e Signore di Acerenza.
Le narici del naso ed il riccio del drago sono identiche a quelle del signore raffigurato.
Un ipotesi ma se fosse davvero così?
Sulla cattedrale di  Acerenza , ristrutturata  nel 1520 /1524, dai coniugi Ferrillo- Balsa, spicca il Blasone di quest’ultima, un drago alato (n.b con ali di pipistrello all.6 ) che sovrasta , per rango, quello dei Ferrillo;
A questo punto ,tra la serbia e la Romania , l’unico despota che  possedeva nel  blasone simbolo il Drago è il celebre  Vlad III  Basarad o Balsarad- detto   Dracula,  che deriva il nome  proprio da Draco : drago ( nello stemma) , divenuto celebre nel corso del 1800  a seguito del romanzo di fantasia  dello  scrittore  irlandese  Stoker;
Molto validi    quindi gli elementi  secondo i quali la nobile  Balsa , coniuge del Conte Ferrillo,  è probabilmente una discendente s e non addirittura la figlia i Vlad III  l’impalatore,  ( la cui dinastia aveva il  nome
di  Basarad o balsarad ) piu’ noto al mondo come Dracula.
Altre notizie  concordanti  : Il padre di Vlad III, dal nome Vlad II è il co-fondatore  nel 1408  insieme a Sigismondo di Lussemburgo , il padre di Alfonso di Aragona e  Scandeberg ( despota dell’Albania), proprio  dell’ Ordine del Drago, una lega di mutuo soccorso  per  contrastare l’ invasione dei Turchi.

Vlad III  muore giovane  nel 1476 , proprio durante  una battaglia,  ed  è lecito pensare ad una adozione della figlia da parte del Re di Napoli, in virtu’ del citato accordo, che per gli stessi motivi da asilo a Scandeberg.
La divinità rappresentata è la demone biblica Lilith. La rappresentazione della stessa nella cripta è proprio di fronte al Ns. Dracula quindi evidente il riferimento allo stesso . La demone lilith compare nella Bibbia ed è nota per comparire solo di notte e succhiare il fluido vitale agli uomini in particolare i neonati . Per l’effetto rimane incinta ( vedi la foto) e partorisce mostri ( è evidente lo stato interessante per l’ombelico fuori ).
Nella tradizione biblica lilith è la prima ad aver generato un vampiro ( caino) incredibile ma vero.
Il Nome Balsa deriva quindi o da Balcana ( despota dei Balcani) quindi contratto Balsa, o da Basarad , o , ma quale ultima ipotesi,  dal nome della madre   probabilmente un ramo della Famiglia del Balzo ( ma  in questo caso non coincide pero’ il Blasone)  ;
Nel blasone della Balsa oltre il Drago compare infatti  la  Stella :  era il simbolo di Dracula, che diventa despota  proprio l’anno del passaggio della cometa di Halley,
Ne deriva  l’ipotesi che la nostra contessa sia discendente diretta del nostro Vlad III, nella cui leggenda compare proprio una moglie   uccisa dai Turchi ,  ed una figlia salvata dagli zingari : per rivederle  Vlad III fa il  celebre patto con il diavolo;
Della leggenda  si occupò Il noto Regista Francis Ford Coppola  ( lucano di origine) , nel 1992,nel film Dracula.
A conferma nella cripta  vi è una  rappresentazione di S.Andrea Patrono di Romania.

 Ancora  quale nota di colore    una sarcofago funerario vuoto, una effige  di un uomo molto simile perfino nei denti  a Dracula ( vi rimando ad  altra e mail) ed all’ingresso della cattedrale un drago che morde sul collo una donna ed un uomo. Incredibile ma vero.

Raffaello Glinni

venerdì 13 giugno 2014

L’onda d’urto generata dalle tempeste solari delle ultime ore ha provocato disservizi in tutta Italia, con molti disagi nell’accesso ai siti internet e nelle telefonate


Potrebbero essere le tempeste solari delle ultime ore la causa del blackout di internet e telefoni cellulari in tutta Italia. Da alcune ore l’accesso a diversi siti internet risulta impossibile e anche l’invio di sms o il tentativo di effettuare una telefonata non va a buon fine. Diversi provider come Libero, Infostrada, Fastweb, hanno segnalato problemi diffusi e la causa sarebbe da ricercarsi al doppio flare solare di classe X che si è verificato nei giorni scorsi che ha di fatto risvegliato l‘attività solare, provocando una forte onda d’urto che proprio in queste ore ha raggiunto la Terra provocando numerosi disagi non solo in Italia, ma in gran parte del mondo.
FONTE


mercoledì 11 giugno 2014

"Il conte Dracula è sepolto a Napoli"?


"Il conte Dracula è sepolto a Napoli". Sono sicuri i ricercatori che per settimane hanno percorso in lungo e in largo strade e vicoli a caccia della tomba "dell'impalatore". Non si tratta di esaltati o fanatici ma di studiosi dell'università di Tallinn, in Estonia. "Dopo aver avviato studi documentali siamo scesi sul campo. E sappiamo anche dove andare a cercare", avevano anticipato. E così è stato: in piazza Santa Maria La Nuova il gruppo (del quale fanno parte anche due italiani, i fratelli Giandomenico e Raffaello Glinni), al quale si è aggiunto il direttore scientifico del museo delle Antiche Genti Nicola Barbatelli, è entrato nel chiostro antico. Lì c'è una lapide: l'avevano vista solo in fotografia, l'avevano paragonata a diversi disegni del Cinquecento e ora sono sicuri: "I segni ci sono tutti". Manca solo la dichiarazione ufficiale della scoperta.

La classifica delle città con più droga nell'aria.

Effetti devastanti della droga.
Uno studio del Consiglio Nazionale delle Ricerche ha scoperto la presenza di sostanze stupefacenti nell’aria di molte città italiane: in questa speciale classifica, il capoluogo della droga risulta essere Torino, seguita daNapoli, Roma e Milano. L’aria delle nostre città non è, quindi, solo inquinata, ma anche drogata: respiriamo, ogni giorno, residui di cocaina, hashish, marijuana ed altre sostanze stupefacenti e tutte senza accorgercene. A confermarlo è stata una ricerca condotta dall’Istituto di Inquinamento Atmosferico del CNR e pubblicata, qualche giorno fa, dalla rivista scientifica Enviromental Pollution. Secondo lo studio, Torino è la città con il più alto tasso di droga nell’atmosfera con 0,26 nanogrammi di cocaina per metro cubo d’aria; seguono Napoli, Roma e Milano che registra una concentrazione di 0,12 nanogrammi di cocaina per metro cubo, 0,30 di cannabinoidi, 23 di nicotina e 0,4 di caffeina.
FONTE

sabato 7 giugno 2014

Acqua di mare trasformata in carburante per navi e aerei, miracolo rivoluzionario dell’US Navy?

La notizia da dell’incredibile, eppure è tutto vero. La famosa US Navy, grazie ai ricercatori della Divisione Tecnologia e Scienza dei Materiali del Naval Research Laboratory (NRL) è riuscita a trasformare l’acqua di mare in carburante. “Si tratta del raggiungimento di una pietra miliare”, afferma il Viceammiraglio Philip Cullom.

COME FUNZIONA
Il funzionamento del rivoluzionario processo consiste nel separare anidride carbonica e idrogeno dall’acqua di mare grazie al passaggio forzato con una cella elettrificata (E-CEM). Al passaggi dell’acqua, si cambiano gli ioni idrogeno prodotti al livello dell’anodo con ioni sodio, che consentono quindi il processo di acidificazione. Nel catodo, invece, l’acqua viene trasformata a gas idrogeno formando idrossido di sodio, producendo quindi idrogeno e anidride carbonica. L’idrossido di sodio viene poi reinserito nell’acqua di mare per eliminare l’acidità. Successivamente, i sottoprodotti attraversano una camera di reazione riscaldata con l’aggiunta di un catalizzatore ferroso. A quel punto i gas interagiscono tra loro creando idrocarburi insaturi a catena lunga e metano che vengono infine trasformati in molecole da sei a nove atomi di carbonio. Il carburante viene accolto con un catalizzatore al nichel

Dall’Olanda una diga e una lezione per la Venezia e l’Italia di ieri e di oggi.

progetto-delta-olanda-posa-piloni
La fase più delicata dei lavori per la diga sulla Schelda è stata la posa dei piloni. La foto documenta l’inizio dell’operazione: il battello Ostrea si sta avvicinando al pilone che afferrerà con le gru al centro.
Per 66 volte hanno sollevato un pilastro alto come un palazzo di dieci piani e pesante come 20 mila automobili e l’hanno posato a 30 metri di profondità sul fondo del mare, sopra un rettangolo di 25 metri per 50, con lo scarto massimo di 25 centimetri, una spanna. E, dato che l’acqua di questo mare non è calma, ma segue il lunatico andirivieni delle maree con correnti che hanno una velocità massima di nove chilometri all’ora, hanno trasportato e posato ogni pilastro in un tempo preciso, 50 ore, senza sgarrare di un minuto, lavorando con un clima dall’umore instabile, capace di improvvise e devastanti tempeste [In una di queste morì… Michele Di Gennaro, l’unico comandante di mare che ha avuto il mio paese di Puglia, Trinitapoli, Ndr].
Roba da matti? No, roba da olandesi. Alla fine di ottobre 1984 hanno posato in mare l’ultimo dei 66 pilastri che formano la spina dorsale della grande Oosterschelde Stormvloedkering, la diga anti-tempeste della Scheldaorientale. Fra meno di un anno, sulla diga correranno le automobile e sotto, tra un pilastro e l’altro, 62 porte d’acciaio saranno pronte a interrompere ogni comunicazione tra il Mare del Nord e l’estuario della Schelda se i rapporti fra le loro onde dovessero divenire troppo turbolenti.
“It has a touch of genius to it”, dice Jos Geluk, 30 anni non ancora compiuti, ingegnere civile e infaticabile responsabile del servizio di informazione e documentazione del “progetto Delta”. C’è un tocco di genio in tutto ciò: ma è possibile dare un volto a questo genio?
La prima impressione per chi sale quassù a cercarlo è che il genio che ha vinto questa scommessa contro la furia degli elementi e, insieme, a favore dell’ambiente, sia un mostro che ha ben poco di umano. Ecco, ha la sagoma di un noto calcolatore di media potenza: il Pdp-11 della Digital, mescolata ai connotati del computer da tavolo della Hewlett-Packard. Lunghi cavi collegano il tutto a centri lontani, il centro di calcolo dell’università tecnica di Delft, il centro di calcolo della Ibm di Zoetermeer
Però, a guardar meglio, nascosto dietro la massa di cavi e di microprocessori, ecco apparire un volto indiscutibilmente umano, i capelli chiari di chi è stato biondissimo da bambino, gli 

L'arca di Noè era rotonda, secondo una tavoletta babilonese di 4 mila anni fa.


La recente decifrazione di una tavoletta di argilla proveniente dall’antica Mesopotamia di 4 mila anni fa rivela nuovi sorprendenti dettagli sulle origini del racconto biblico di Noè.

La tavoletta narra una storia simile a quella riportata nella Bibbia, completa di istruzioni dettagliate per la costruzione di una nave rotonda gigante, simile a una ‘coracle‘ e con l’indicazione chiave di salvare gli animali ‘a due a due’.

La tavoletta è da venerdì scorso in esposizione presso il British Museum, il cui curatore, Irving Finkel, è stato autore della traduzione del testo cuneiforme, raccogliendo le sue conclusioni in un libro dal titolo The Ark Before Noah.

Finkel ne è entrato in possesso un paio di anni fa, quando un uomo, Douglas Simmonds, gli ha mostrato una tavoletta danneggiata di argilla che suo padre aveva acquistato in Medio Oriente dopo la seconda guerra mondiale. Era marrone chiaro, delle dimensioni simili a quelle di un telefono cellulare e ricoperta di caratteri cuneiforme.

“Alla fine abbiamo capito che si tratta di uno dei più importanti documento umani mai scoperti”, ha detto Finkel, che sfoggia una lunga barba grigia, una coda di cavallo e l’entusiasmo di un ragazzo. “E’ stato davvero un momento da infarto scoprire che la barca del diluvio doveva essere rotonda. E’ stata una vera sorpresa”.

Secondo lo studioso, una barca rotonda ha perfettamente senso: “E’ una cosa perfetta”, spiega Finkel. “E’ leggera da trasportare e potenzialmente inaffondabile”. Inoltre, le coracli sono state ampiamente utilizzate in Mesopotamia come taxi fluviali e sono perfettamente in grado di affrontare la furia dell’acqua.

La tavoletta riporta le istruzioni fornite da parte di un dio mesopotamico per la costruzione della gigantesca imbarcazione dalle dimensioni pari a due terzi di un campo da calcio, costruita con tavole di legno, rinforzata con corda e rivestita di bitume. Il risultato è una coracle tradizionale, ma la più grande che il mondo avesse mai immaginato.

Come scrive lo stesso Finkel sul blog del British Museum, la superficie dell’imbarcazione sarebbe stata pari a circa 3600 m², con un’altezza pari a 6 metri. La quantità di corda richiesta riuscirebbe a coprire la distanza tra Londra e Edimburgo!

Certamente un’imbarcazione del genere non sarebbe potuta andare da nessuna parte. D’altra parte, tutto quello che doveva fare era galleggiare e mantenere al sicuro il suo contenuto: praticamente una scialuppa di salvataggio cosmica!

Ad ogni modo, per verificare se l’imbarcazione è realmente capace di galleggiare, Finkel ha formato una squadra con l’obiettivo di realizzare una versione in scala ridotta dell’Arca, seguendo meticolosamente le istruzioni riportate sulla tavoletta. L’impresa sarà mostrata in un film documentario che verrà trasmesso entro la fine del 2014 su Channel 4.

Finkel è consapevole che la sua scoperta potrebbe portare sconcerto tra i credenti nella storia biblica. Tuttavia, è noto fin dal 19° secolo che esistono racconti molto più antichi di quello contenuto nella Bibbia dove si parla di una grande inondazione, delle indicazioni date da dio a un uomo giusto per costruire una barca e salvare se stesso, la sua famiglia e tutti gli animali. La storia dell’alluvione ricorre negli scritti mesopotamici come l’Epopea di Gilgamesh.

Eppure, la tavoletta tradotta da Finkel, oltre ad essere di gran lunga più antica dei racconti biblici, è l’unica a contenere istruzioni dettagliare sulla sua costruzione. Lo studioso ritiene che gli ebrei abbiano mutuato la storia del diluvio durante l’esilio babilonese del 6° secolo a.C.

Il lavoro sulla tavoletta, inoltre, ha portato ad alcune domande impegnative: qual è la vera origine del racconto del diluvio? Come ha fatto a passare del cuneiforme all’ebraico biblico? Come funzionava davvero il cuneiforme? Insomma, la nuova scoperta ha dato man forte all’entusiasmo di Finkel che avrà di che studiare per i prossimi anni.

sabato 31 maggio 2014

Gornaya Shoria, (Russia) - Scoperti megaliti giganteschi naturali o artificiali?


Un nuovo sorprendente sito megalitico è stato individuato nella Siberia meridionale, sul Monte Shoria, nei pressi di Gornaya Shoria.
Il sito mostra una serie di enormi blocchi apparentemente di granito, che sembrano essere stati appiattiti, sagomati e adattati per essere impilati alla maniera ‘ciclopica’.
Si tratta di blocchi davvero enormi, forse troppo per essere posizionati da normali esseri umani. Proprio per questo alcuni pensano che si tratti di un bizzarro scherzo della natura che ha sagomato i blocchi così da farli apparire artificiali.
Certamente la Russia (e la Siberia) non è estranea ad ospitare antichi siti megalitici, Basta pensare ad Arkaim [Leggi articolo], oppure ai cerchi di pietra della Bashkiria [Leggi articolo], per rendersi conte che, tutto sommato, il sito di Gornaya Shoria non sarebbe fuori posto in questo territorio.
Tuttavia, il problema è dato dalle sue dimensioni mastodontiche. Se fosse artificiale, si tratterebbe di un sito unico nel suo genere, in quanto i blocchi sarebbero certamente i più grandi mai lavorati da mani umane nella storia del pianeta Terra.

Come spiega l’archeologo John Jensen sul suo blog personale, i super-megaliti sono stati trovati e fotografati per la prima volta da Georgy Sidorov, nel corso di una spedizione sulle montagne della Siberia meridionale.
Non sono indicate le misure dei blocchi di pietra, ma dal confronto con le sagome delle persone, i megaliti sembrano essere molto più grandi (fino a 2-3 volte) rispetto a quelli conosciuti in altri siti archeologi, come quello di Baalbek, per esempio [Leggi articolo]. Alcuni dei megaliti di Gornaya Shoria potrebbero raggiungere tranquillamente il peso di 3-4 mila tonnellate.
Dopo che la scoperta è stata divulgata, alcuni hanno ipotizzato che il sito di Gornaya Shoria possa essere la prova di un’antica civiltà perduta capace di incredibili opere di ingegneria che, nonostante la nostra tecnologia moderna, non saremmo in grado di replicare.

Altri, invece, ritengono che sia necessaria una certa cautela. Sebbene le immagini sono convincenti e all’occhio dell’osservatore sia difficile trovare una spiegazione naturale, i blocchi potrebbero essere semplicemente il risultato di una bizzarra erosione naturale.
In ogni caso, il sito di Shoria necessita ulteriori sopralluoghi e studi da parte di esperti del settore. Al momento abbiamo solo immagini che, sebbene siano abbastanza impressionanti, non sono in grado di fornire nessuna spiegazione conclusiva. Naturalmente, terremo le nostre antenne sintonizzate per eventuali novità.

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