Dall'analisi del filmato successivo in alta definizione, si può notare che l'oggetto bianco, è un elicottero che passa a bassa quota. Sono caduto anche io nel tranello della bassa definizione.
«...Verrà un giorno che l'uomo si sveglierà dall'oblio e finalmente comprenderà chi è veramente e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, a una mente fallace, menzognera, che lo rende e lo tiene schiavo... l'uomo non ha limiti e quando un giorno se ne renderà conto, sarà libero anche qui in questo mondo.» (Giordano Bruno)
sabato 12 marzo 2011
Giappone - Avvistamento UFO durante il terremoto. Ma si tratta di un elicottero.
Dall'analisi del filmato successivo in alta definizione, si può notare che l'oggetto bianco, è un elicottero che passa a bassa quota. Sono caduto anche io nel tranello della bassa definizione.
giovedì 10 marzo 2011
Incredibile moria di pesci, a milioni nel porto di Redondo Beach a King Harbor (CA
Incredibile moria di pesci, a milioni nel porto diRedondo Beach a King Harbor (CA) USA , dove milioni di sardine, acciughe e sgombri sono comparsi improvvisamente, saturando completamente la superficie del mare. Qui sopra potete osservare le immagini tratte da un telegiornale locale. la cosa che sembra incredibile è che nonostante il numero impressionante di carcasse, dall'acqua non sale nessun cattivo odore.
Strane fratture nella Terra, cosa sta accadendo?
Una grande frattura nel terreno si è formata lo scorso 26 febbraio in Perù, con misure di tutto rilievo , 100 metri di larghezza e tre chilometri di lunghezza. La frattura ha causato confusione tra i residenti del quartiere Huacullani in provincia Chucuito, dipartimento di Puno. Il locale Dipartimento di Geologia non ha collegato la frattura ad alcun evento sismico.
domenica 6 marzo 2011
Passo Fadalto e Val Lapisina in Veneto, scossi da strani boati sotterranei (4)
VITTORIO VENETO- Sembra giungere verso una spiegazione il fenomeno dei boati registrati dallo scorso ottobre in Fadalto.
In occasione del vertice regionale di questa mattina a Marghera, al quale ha partecipato per il comune di Vittorio Veneto l'assessore alla Protezione Civile, Mario Rosset, è emerso che «non ci sono correlazioni ad attività di tipo sismico» per i boati registrati in Fadalto. Una conclusione a cui i tecnici del Centro Ricerche Sismologiche di Udine sono giunti analizzando i dati rilevati dai sismografi posizionati in Val Lapisina e confrontandoli con i parametri precursori di un'attività sismica.
«Oggi - spiega l'assessore Rosset - siamo giunti all'atteso verdetto. Grazie alla lettura dei dati da parte degli esperti è stato escluso in modo categorico una correlazione tra i boati del Fadalto e un evento sismico. Sappiamo che la zona è a rischio sismico e per di più è stata compromessa negli anni da una frana e dall'azione dell'uomo, per questo continueremo il monitoraggio».
Con gli ultimi dati raccolti, i tecnici del CRS hanno individuato che la profondità da cui si generano boati e vibrazioni è stimata fra i 500 e i 600 metri, più superficiale rispetto al chilometro di cui si parlava nelle settimane scorse. L'area da cui hanno origine ha un diametro di circa 1,5 km con centro in prossimità di Fadalto Basso.
Dallo scorso 26 gennaio, giorno in cui è stato posizionato il primo sismografo mobile da parte del CRS di Udine, sono 346 le scosse registrate, 12 delle quali sono state percepite dai residenti. Un fenomeno che nelle ultime due settimane, precisa la Protezione Civile regionale, si è attenuato con un numero di eventi giornalieri compresi tra 5 e 10.
La causa di questi fenomeni sarebbe dunque legata ai flussi sotterranei di acqua e alla natura carsica del territorio: la rottura improvvisa di rocce per la pressione dell'acqua e i colpi d'ariete, sempre dovuti alla pressione dell'acqua che scorre sotto terra, sarebbero dunque all'origine dei boati e delle vibrazioni avvertiti dalla popolazione e registrati dalle apparecchiature. Un fenomeno che, come nel 2003, si collega alle abbondanti piogge cadute nell'autunno scorso. «Inizialmente questa ipotesi era stata scartata - ricorda l'assessore Mario Rosset - ma ora con i dati forniti dagli strumenti si è giunti a questa conclusione che si lega alla forte piovosità dell'autunno. I tecnici oggi hanno parlato di "idro-clac", ovvero rottura di rocce dovute alla forte pressione dell'acqua».
Continuerà anche nelle prossime settimane l'attività di monitoraggio del territorio con i sette sismografi del CRS e i cinque installati dal CESI per conto dell'Enel, registrazioni che vengono trasmesse al centro di Udine in tempo reale via SMS. «Quando il fenomeno dei boati si scemerà - aggiunge Rosset - è stato deciso di non togliere tutti i sismografi, ma di mantenerne uno in Val Lapisina».
«L’attività di controllo e di studio - fa sapere la Protezione Civile regionale - proseguirà per migliorare le conoscenze sulla struttura del sottosuolo e sulle modalità di propagazione delle onde sismiche nella zona del Fadalto. Continueremo a tenere d'occhio la situazione, proseguiremo nell'attività di informazione e allertamento delle strutture e delle istituzioni preposte, perchè, al di là del fenomeno di questi mesi, l'area è zona sismica 2».
lunedì 14 febbraio 2011
Corea del Sud - Nevicata del secolo, centinaia di case crollate(2)
Articolo tratto da quotidiano Korea Herald e tradotto con Google.
Un altro giro di neve pesante ha colpito un'area costiera a est della nazione Lunedi, che aveva già ricevuto una nevicata record di oltre 100 centimetri durante il fine settimana.
Mentre i funzionari e residenti locali si sono occupati di compensazione strade e dei veicoli, l'agenzia meteo previste più neve fino a 50 centimetri di Gangwon Provincia fino a Lunedi sera.
Il Venerdì solo, Gangneung, una delle principali città della regione, ha ottenuto 77,7 centimetri di neve, la più pesante in quanto il livello di previsioni del tempo è iniziata nel 1911.
"Interessato dalla corrente d'aria nord-orientale, il vapore acqueo umida si trasformerà in una nuvola di neve, spolverata di neve pesante nella zona costiera orientale", l'agenzia meteo ci aveva detto.
"La temperatura comincerà ad aumentare dal Martedì pomeriggio. Mercoledì scorso, avremo la temperatura media. "
Mentre la nevicata all'altezza della vita quasi paralizzato la vita normale città nella regione di Lunedi, funzionari governativi, soldati e abitanti del luogo hanno continuato la loro neve riduzione del lavoro.
Gangwon Provincia aveva inviato circa 22.600 lavoratori e 1.750 spazzaneve alle città duramente colpita da forti nevicate.
Gli sforzi sono stati fatti sulle principali strade di collegamento Pyeongchang dove un team del Comitato internazionale olimpico ha avuto inizio il controllo in loco per l'offerta della città per ospitare i Giochi invernali del 2018.
Il Comune di Gangneung, che ha designato il giorno come "Snow Clean-up Day," incoraggiato i cittadini a partecipare a rimozione di neve in loro davanti cortile, luogo di lavoro e di comunità.
Le unità militari nella regione anche uniti per sostenere il lavoro di neve riducendo, fornendo personale e attrezzature.
Dopo gli sforzi, 960 persone di 494 famiglie avrebbero potuto essere salvate da isolamento. Tuttavia, a 310 abitanti che vivono in zone di montagna erano già stati bloccati in casa come di Lunedi pomeriggio.
La provincia di comitato di gestione delle emergenze provvisoriamente stimato che l'ammontare dei danni potrebbe 6,6 miliardi di won (5,8 milioni dollari). Si potrebbe superare 10000000000 ₩ dopo ulteriori indagini, hanno detto.
Di Lee Ji-Yoon (jylee@heraldm.com)
Mentre i funzionari e residenti locali si sono occupati di compensazione strade e dei veicoli, l'agenzia meteo previste più neve fino a 50 centimetri di Gangwon Provincia fino a Lunedi sera.
Il Venerdì solo, Gangneung, una delle principali città della regione, ha ottenuto 77,7 centimetri di neve, la più pesante in quanto il livello di previsioni del tempo è iniziata nel 1911.
"Interessato dalla corrente d'aria nord-orientale, il vapore acqueo umida si trasformerà in una nuvola di neve, spolverata di neve pesante nella zona costiera orientale", l'agenzia meteo ci aveva detto.
| Una famiglia aspetta per il trasporto pubblico in Gangneung il Lunedi. (Yonhap News) |
"La temperatura comincerà ad aumentare dal Martedì pomeriggio. Mercoledì scorso, avremo la temperatura media. "
Mentre la nevicata all'altezza della vita quasi paralizzato la vita normale città nella regione di Lunedi, funzionari governativi, soldati e abitanti del luogo hanno continuato la loro neve riduzione del lavoro.
Gangwon Provincia aveva inviato circa 22.600 lavoratori e 1.750 spazzaneve alle città duramente colpita da forti nevicate.
Gli sforzi sono stati fatti sulle principali strade di collegamento Pyeongchang dove un team del Comitato internazionale olimpico ha avuto inizio il controllo in loco per l'offerta della città per ospitare i Giochi invernali del 2018.
Il Comune di Gangneung, che ha designato il giorno come "Snow Clean-up Day," incoraggiato i cittadini a partecipare a rimozione di neve in loro davanti cortile, luogo di lavoro e di comunità.
Le unità militari nella regione anche uniti per sostenere il lavoro di neve riducendo, fornendo personale e attrezzature.
Dopo gli sforzi, 960 persone di 494 famiglie avrebbero potuto essere salvate da isolamento. Tuttavia, a 310 abitanti che vivono in zone di montagna erano già stati bloccati in casa come di Lunedi pomeriggio.
La provincia di comitato di gestione delle emergenze provvisoriamente stimato che l'ammontare dei danni potrebbe 6,6 miliardi di won (5,8 milioni dollari). Si potrebbe superare 10000000000 ₩ dopo ulteriori indagini, hanno detto.
Di Lee Ji-Yoon (jylee@heraldm.com)
Corea del Sud - Nevicata del secolo, centinaia di case crollate.
Seul, 14 feb. - (Adnkronos) - Centinaia di case sono crollate sotto il peso della neve sulla costa orientale della Corea del Sud, mentre il governo di Seul ha dispiegato migliaia di soldati per mettere in salvo la popolazione.
Si tratta della nevicata piu' forte da oltre cento anni, riferiscono i media locali, descrivendo il fenomeno come una "bomba di neve". Le condizioni meteo peggiori sono state registrate nella provincia di Gangwon e gli esperti hanno annunciato ulteriori nevicate sulla zona nelle prossime ore.
14/02/2011
giovedì 10 febbraio 2011
domenica 6 febbraio 2011
A Potenza non nevica più?
di Gaetano Brindisi
POTENZA - A.A.A. cercasi disperatamente neve. Sarebbe proprio il caso di dirlo. Ormai le nevicate di una volta, specie per i meno piccoli, stanno diventando un ricordo che con gli anni tende a sbiadirsi sempre più. È vero che di tanto in tanto si verificano locali e talvolta anche abbondanti nevicate, ma quello che avrebbe dovuto essere la norma, sta diventando un’eccezione. Venti, trent’anni fa, le abbondanti nevicate facevano parte della vita quotidiana e molte volte, alla neve vecchia se ne aggiungeva altra dal cielo tanto da far apparire i marciapiedi come delle montagnelle di neve. I meno smemorati non possono non ricordare le file che i disoccupati facevano davanti al palazzo comunale di Potenza per farsi consegnare la pala e racimolare le 10.000 lire (quanto ci mancano…) per andare a liberare dal ghiaccio via Pretoria e le centinaia di scale che erano e che sono presenti nella città. Per non parlare dei ragazzini che, armati di bob e slittini, si lasciavano andare sulla neve partendo dalla zona di Porta Salza, andando a terminare la propria corsa nel fondovalle dove adesso sorge la corrispondente strada a scorrimento veloce. (chissà come sarebbe stata comoda la presenza delle attuali scale mobili di Santa Lucia per la risalita a monte…) Ma dov’è finita la neve? Davvero il global warming ha prodotto un tale riscaldamento da indurre un notevole innalzamento della quota neve durante la stagione invernale? Nessuna preoccupazione…; è vero sì che in Basilicata le nevicate negli ultimi anni si sono fatte sempre più rade e concentrate in pochi giorni all’anno ma se si guarda alle altre zone d’Italia possiamo subito affermare che le cose nelle altre regioni stanno diversamente. Pochi giorni fa in Sardegna ed in Calabria abbiamo registrato abbondanti nevicate fino a quasi un metro di altezza; due settimane fa la neve ha interessato tutte le regioni adriatiche da Rimini e Riccione fino al nord della Puglia; e a Campobasso (che una volta andava per nominata insieme a Potenza per una delle città più nevose d’Italia) sono caduti ben 50 cm. di neve. Allora come mai non nevica da noi? Colpa dei pozzi di petrolio in val d’Agri? Sicuramente qualche cambiamento a livello di microclima c’è e non si può negare, ma la spiegazione sta nell’avvenuto cambio di circolazione su scala globale delle grandi masse d’aria che hanno sempre caratterizzato il tempo sul Mediterraneo. Una trentina di anni fa c’erano le correnti dalla Russia che arrivavano direttamente dalle nostre parti senza essere richiamati dalla presenza di una bassa pressione al largo del Portogallo (cosa che sta avvenendo in questi ultimi anni). Spesso si formava una depressione sul golfo di Taranto che richiamava appunto aria gelida da nordest. Negli ultimi anni le nevicate sono decisamente aumentate su gran parte dell’emisfero settentrionale; Stati Uniti, Cina, Corea, Giappone, ecc. sono alle prese ogni anno con nevicate sempre più frequenti ed abbondanti. È solo la zona centro-occidentale dell’Europa che riceve la «mitigazione» dal flusso atlantico della corrente del «golfo».
POTENZA - A.A.A. cercasi disperatamente neve. Sarebbe proprio il caso di dirlo. Ormai le nevicate di una volta, specie per i meno piccoli, stanno diventando un ricordo che con gli anni tende a sbiadirsi sempre più. È vero che di tanto in tanto si verificano locali e talvolta anche abbondanti nevicate, ma quello che avrebbe dovuto essere la norma, sta diventando un’eccezione. Venti, trent’anni fa, le abbondanti nevicate facevano parte della vita quotidiana e molte volte, alla neve vecchia se ne aggiungeva altra dal cielo tanto da far apparire i marciapiedi come delle montagnelle di neve. I meno smemorati non possono non ricordare le file che i disoccupati facevano davanti al palazzo comunale di Potenza per farsi consegnare la pala e racimolare le 10.000 lire (quanto ci mancano…) per andare a liberare dal ghiaccio via Pretoria e le centinaia di scale che erano e che sono presenti nella città. Per non parlare dei ragazzini che, armati di bob e slittini, si lasciavano andare sulla neve partendo dalla zona di Porta Salza, andando a terminare la propria corsa nel fondovalle dove adesso sorge la corrispondente strada a scorrimento veloce. (chissà come sarebbe stata comoda la presenza delle attuali scale mobili di Santa Lucia per la risalita a monte…) Ma dov’è finita la neve? Davvero il global warming ha prodotto un tale riscaldamento da indurre un notevole innalzamento della quota neve durante la stagione invernale? Nessuna preoccupazione…; è vero sì che in Basilicata le nevicate negli ultimi anni si sono fatte sempre più rade e concentrate in pochi giorni all’anno ma se si guarda alle altre zone d’Italia possiamo subito affermare che le cose nelle altre regioni stanno diversamente. Pochi giorni fa in Sardegna ed in Calabria abbiamo registrato abbondanti nevicate fino a quasi un metro di altezza; due settimane fa la neve ha interessato tutte le regioni adriatiche da Rimini e Riccione fino al nord della Puglia; e a Campobasso (che una volta andava per nominata insieme a Potenza per una delle città più nevose d’Italia) sono caduti ben 50 cm. di neve. Allora come mai non nevica da noi? Colpa dei pozzi di petrolio in val d’Agri? Sicuramente qualche cambiamento a livello di microclima c’è e non si può negare, ma la spiegazione sta nell’avvenuto cambio di circolazione su scala globale delle grandi masse d’aria che hanno sempre caratterizzato il tempo sul Mediterraneo. Una trentina di anni fa c’erano le correnti dalla Russia che arrivavano direttamente dalle nostre parti senza essere richiamati dalla presenza di una bassa pressione al largo del Portogallo (cosa che sta avvenendo in questi ultimi anni). Spesso si formava una depressione sul golfo di Taranto che richiamava appunto aria gelida da nordest. Negli ultimi anni le nevicate sono decisamente aumentate su gran parte dell’emisfero settentrionale; Stati Uniti, Cina, Corea, Giappone, ecc. sono alle prese ogni anno con nevicate sempre più frequenti ed abbondanti. È solo la zona centro-occidentale dell’Europa che riceve la «mitigazione» dal flusso atlantico della corrente del «golfo».
sabato 5 febbraio 2011
Passo Fadalto e Val Lapisina in Veneto, scossi da strani boati sotterranei, il mistero si infittisce.(2)
L’area dell’Alpago è una tra le più sismiche del Veneto e così, quando hanno avuto inizio quegli strani boati che tuttora tengono col fiato sospeso gli abitanti della zona, si è subito pensato al rischio di terremoto imminente. Un mistero che viene da sottoterra e che vede al lavoro per svelarne l’origine geologi, esperti e tecnici della Regione ma anche amministratori locali e regionali sollecitati dalle preoccupazioni crescenti dei cittadini che vogliono saperne, e come dargli torto, di più sui forti boati sotterranei che rompono il silenzio di Passo di Fadalto e Val Lapisina, tra le province di Treviso e Belluno. A lavoro da giorni ci sono, tra gli altri, l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica sperimentale di Udine e l’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica del CNR. Per l’ingegner Roberto Baglioni della Regione il fenomeno sarebbe da far risalire alla frizione delle rocce superficiali legate a spostamenti tettonici. Poco a che vedere, dunque, con l’attività sismica. Abbiamo comunque la certezza che si tratti di un fenomeno localizzato e superficiale. L’assessore all’Ambiente Maurizio Conte spiega che la Regione sta monitorando l’evento e i Comuni coinvolti, in ogni caso, hanno già pronti piani d’intervento di concerto con la Protezione Civile.
A dire il vero, i boati non sono nuovi nell’area, fenomeni simili si registrarono già nel 2000 e nel 2003 sempre nei primi mesi dell’anno, sarà una coincidenza? Dai sopralluoghi tecnici di questi giorni sono emerse l’instabilità delle masse rocciose e diffuse manifestazioni carsiche nonché “componenti vibrazionali”, ovvero dei tremori che si accompagnerebbero ai boati ma che, al contrario di questi, sono percettibili soltanto con la strumentazione adeguata. Il boato si avverte nelle aree sopra citate, ma l’origine, per gli esperti, è da rintracciarsi a Sud-Est. Le indagini proseguono e il fenomeno è costantemente monitorato. E’ atteso per lunedì prossimo un confronto tecnico con esperti nazionali che avrà luogo nella sede della Protezione Civile Regionale
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Italia "il misuratore di campo elettrico atmosferico sviluppato dall’INAF è in grado di rilevare l’approssimarsi d’un temporale",
Ideato per proteggere in modo automatico i delicatissimi circuiti dei radiotelescopi, il misuratore di campo elettrico atmosferico sviluppato dall’INAF è in grado di rilevare l’approssimarsi d’un temporale. Gli impianti che potrebbero trarne beneficio sono tanti, dai radar alle funivie.
.
Un temporale improvviso, la finestra dimenticata aperta… È capitato a tutti, nonostante le previsioni del tempo siano sempre più affidabili. Poco male: al rientro, ci si arma di secchio e stracci e tutto si risolve. Ci sono però situazioni in cui un forte temporale, o peggio ancora un fulmine, può causare danni ben più seri: impianti industriali, ponti radio, stazioni di broadcasting, radar, aeroporti e funivie, per esempio. Soprattutto se i siti dove sorgono questi impianti si trovano in luoghi incustoditi e difficili da raggiungere in tempo utile. Un dispositivo in grado di rilevare in anticipo, e in modo automatico, l’approssimarsi del maltempo risolverebbe il problema: potrebbe avviare procedure d’emergenza, o disattivare temporaneamente le apparecchiature elettroniche più a rischio. È ciò che riesce a fare EFM (Electric Field Meter), il misuratore di campo elettrico atmosferico progettato e realizzato presso la Stazione radioastronomica di Medicina dal personale dell’INAF-IRA di Bologna, in collaborazione con la MTX srl di Padova. Misurando le variazioni del campo elettrico atmosferico ad alta frequenza (fino a centinaia di kHz) e ad alta intensità (fino a 15 kV/m), EFM riesce ad anticipare e seguire lo sviluppo di un temporale in tutte le sue fasi, dalle prime avvisaglie all’allontanamento. Non è un caso che uno “scansa-saette” del genere sia nato proprio in ambito astronomico. Puntate verso il cielo per captare segnali debolissimi dai più lontani oggetti dell’universo, le “orecchie elettroniche” dei radiastronomi – gigantesche e ultra-sensibili – devono fare regolarmente i conti con i fulmini. E sempre più spesso, in caso di fenomeni atmosferici avversi, sono costrette a trarsi d’impaccio in modo del tutto autonomo, come ci spiega Federico Perini, dell’INAF-IRA di Bologna, leader del gruppo che ha messo a punto EFM: «Mi occupo della progettazione di radiotelescopi in array, ovvero schiere di antenne che lavorano insieme. In particolare, lavoro a un progetto internazionale che si chiama SKA, lo Square Kilometer Array, che prevede antenne distribuite su un’area di diverse migliaia di chilometri e in siti molto remoti. Siti totalmente isolati, posti in mezzo al deserto, nei quali è impensabile tenere del personale. Abbiamo sviluppato EFM proprio per salvaguardare questo tipo di strumentazione». Per collaudare il prototipo, Perini e colleghi hanno scelto un luogo dove in maltempo è pressoché la norma, il Monte Cimone. I risultati sono stati più che soddisfacenti. E buone notizie arrivano anche sul versante economico. «In caso di produzione industriale», stima Perini, «riteniamo che il costo si potrebbe collocare fra i 1000 e i 2000 euro. Un prezzo decisamente competitivo: dispositivi commerciali analoghi possono arrivare anche a 2500-3000 euro». Non solo: oltre a mettere in sicurezza gli apparati elettronici, se equipaggiato in modo opportuno EFM potrebbe far gola anche a chi si occupa di ambiente. Con una rete di più sensori sincronizzati fra loro tramite un GPS integrato, per esempio, si riesce a determinare la direzione di arrivo della cella temporalesca. Ampliando così il campo d’applicazione di EFM alla meteorologia e al monitoraggio dei fenomeni di inquinamento atmosferico.
Un temporale improvviso, la finestra dimenticata aperta… È capitato a tutti, nonostante le previsioni del tempo siano sempre più affidabili. Poco male: al rientro, ci si arma di secchio e stracci e tutto si risolve. Ci sono però situazioni in cui un forte temporale, o peggio ancora un fulmine, può causare danni ben più seri: impianti industriali, ponti radio, stazioni di broadcasting, radar, aeroporti e funivie, per esempio. Soprattutto se i siti dove sorgono questi impianti si trovano in luoghi incustoditi e difficili da raggiungere in tempo utile. Un dispositivo in grado di rilevare in anticipo, e in modo automatico, l’approssimarsi del maltempo risolverebbe il problema: potrebbe avviare procedure d’emergenza, o disattivare temporaneamente le apparecchiature elettroniche più a rischio. È ciò che riesce a fare EFM (Electric Field Meter), il misuratore di campo elettrico atmosferico progettato e realizzato presso la Stazione radioastronomica di Medicina dal personale dell’INAF-IRA di Bologna, in collaborazione con la MTX srl di Padova. Misurando le variazioni del campo elettrico atmosferico ad alta frequenza (fino a centinaia di kHz) e ad alta intensità (fino a 15 kV/m), EFM riesce ad anticipare e seguire lo sviluppo di un temporale in tutte le sue fasi, dalle prime avvisaglie all’allontanamento. Non è un caso che uno “scansa-saette” del genere sia nato proprio in ambito astronomico. Puntate verso il cielo per captare segnali debolissimi dai più lontani oggetti dell’universo, le “orecchie elettroniche” dei radiastronomi – gigantesche e ultra-sensibili – devono fare regolarmente i conti con i fulmini. E sempre più spesso, in caso di fenomeni atmosferici avversi, sono costrette a trarsi d’impaccio in modo del tutto autonomo, come ci spiega Federico Perini, dell’INAF-IRA di Bologna, leader del gruppo che ha messo a punto EFM: «Mi occupo della progettazione di radiotelescopi in array, ovvero schiere di antenne che lavorano insieme. In particolare, lavoro a un progetto internazionale che si chiama SKA, lo Square Kilometer Array, che prevede antenne distribuite su un’area di diverse migliaia di chilometri e in siti molto remoti. Siti totalmente isolati, posti in mezzo al deserto, nei quali è impensabile tenere del personale. Abbiamo sviluppato EFM proprio per salvaguardare questo tipo di strumentazione». Per collaudare il prototipo, Perini e colleghi hanno scelto un luogo dove in maltempo è pressoché la norma, il Monte Cimone. I risultati sono stati più che soddisfacenti. E buone notizie arrivano anche sul versante economico. «In caso di produzione industriale», stima Perini, «riteniamo che il costo si potrebbe collocare fra i 1000 e i 2000 euro. Un prezzo decisamente competitivo: dispositivi commerciali analoghi possono arrivare anche a 2500-3000 euro». Non solo: oltre a mettere in sicurezza gli apparati elettronici, se equipaggiato in modo opportuno EFM potrebbe far gola anche a chi si occupa di ambiente. Con una rete di più sensori sincronizzati fra loro tramite un GPS integrato, per esempio, si riesce a determinare la direzione di arrivo della cella temporalesca. Ampliando così il campo d’applicazione di EFM alla meteorologia e al monitoraggio dei fenomeni di inquinamento atmosferico.
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