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mercoledì 18 settembre 2013

A Fukushima livelli letali di radiazione .

La situazione peggiora rapidamente a Fukushima, sede del secondo disastro nucleare della storia. Il livello di radiazione sopra il terreno nei pressi dei serbatoi di acqua contaminata ha ora raggiunto i 2200 millisievert all’ora, un aumento del 22% rispetto ai 1800 di domenica.

E’ appena il caso di ricordare che si tratta di livelli oltre 5 volte più alti di quelli misurati appena dopo l’incidente (400 mSv/h). Dopo due ore e un quarto di permanenza il 50% delle persone esposte muore nell’arco di un mese. Trattandosi in buona parte di radiazione beta (cioè elettroni), un sottile foglio metallico rappresenta una protezione parziale per chi lavora nella centrale.Da diverse settimane ogni giorno si versano nell’oceano 300 tonnellate di acqua contaminata; poiché dalle colline intorno a Fukushima fluiscono 400 t al giorno di acqua di falda, le pompe della Tepco riescono a recuperare solo 100 t; i serbatoi predisposti contengono già 330000 t di acqua con vari gradi di contaminazione.Il governo giapponese ha predisposto una spesa di 360 milioni di € (ovvero 360 MW di energia eolica) per creare una barriera di terreno congelato intorno ai reattori. Si tratta di una tecnologia già collaudata, ma non alla scala enorme con cui è richiesto intorno alla centrale. L’energia quotidiana che verrà usata per mantenere il terreno congelato permetterebbe di rifornire 3300 abitazioni.Una volta realizzata, dovrebbe impedire il passaggio e il mescolamento delle acque, ma nel frattempo la contaminazione continua a diffondersi negli ecosistemi marini.


sabato 17 luglio 2010

Golfo del Messico, la marea nera mette in pericolo l'equilibrio climatico mondiale.

Mappa delle correnti oceaniche

MILANO  -  Non c'è tregua ne soluzione valida per la fuoriuscita di petrolio iniziata il 20 aprile scorso nel golfo del Messico. Nonostante il pressing del Presidente Obama alla società Bpl inglese, e dopo diversi tentativi risultati inadeguati, provati dai super tecnici, un'altra notizia aggrava la tragica situazione del golfo messicano. La gigantesca marea nera, potrebbe, con buona probabilità, causare danni irreparabili all'attività di regolazione termica della Corrente del Golfo, con effetto domino sul clima globale del pianeta.
Questo è quanto dichiara uno studio pubblicato sul sito dell'Associazione Geofisica italiana a cura dell'Istituto di Scienze dell'Atmosfera del Clima Cnr-Isac. La sintesi dello studio, è firmata da Gianlugi Zangari, fisico teorico, nasce dai Laboratori Nazionali di Frascati, dopo attenta osservazione, via satellite e in tempo reale, della vasta zona oggetto di attenzione.
Le rilevazioni satellitari (attraverso i satelliti Jason, Topex/Poseidon, Geosat Follow-On, ERS-2, Envisat) tra maggio e giugno, elaborati dal Ccar 1,2 (Colorado Center for Astrodynamics Research), esaminate nei Laboratori di Frascati messe a confronto con dati precedenti, dimostrano in diretta il del rapido deterioramento della Loop Current, una corrente oceanica calda che è determinante della Corrente del Golfo.
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Secondo lo scienziato italiano, Gianlugi Zangari, le mappe della velocità della superficie marina e della sua altezza, indicano che la Loop Current si è rotta per la prima volta il 18 maggio, generando un mulinello in senso orario.
Un'immagine rilevata lo scorso 12 giugno testimonia che la situazione è peggiorata tanto da creare il distaccato completo dalla corrente principale, distruggendo così completamente la Loop Current.
Considerato che, nel confronto con dati satellitari precedenti non esiste situazione similare, è fortemente plausibile collegare la rottura della Loop Current ai cambiamenti biochimici e fisici causate dalla grande mare nera.
Lo studio italiano, prevede e argomenta, che il danno alla corrente calda, Loop Current, ha buone probabilità di causare un effetto domino di fenomeni imprevedibili di instabilità sul clima globale.
Allo stato attuale, esperti e politici coinvolti, rassicurano l'opinione pubblica monetizzano il risarcimento del danno ambientale, ma è sempre più evidente che, in termini economici, non si può ricostruisce un equilibrio climatico globale di millenni. 

lunedì 23 novembre 2009

Il ritorno del El Nino.- Ci aspetta un inverno caldo?





Un satellite della Nasa ha "ripreso" quelle che possono essere considerate le impronte del ritorno di un nuovo evento di El Nino. Il satellite OSTM/Jason-2 (Ocean Surface Topography Mission) ha rilevato, infatti, una lunga fascia di acque più calde della norma distendersi lungo l'Oceano Pacifico, una specie di lunga onda nota come "onda Kelvin", che si distende quasi per intero da est ad ovest dell'Oceano. La fascia d'acqua in questione, che si estende tra i 100 e i 170 gradi di longitudine ovest, risulta essere anche più alta della quota normale della superficie marina. Tali condizioni sono state rilevate durante i primi 10 giorni di novembre dal satellite della Nasa.




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