«...Verrà un giorno che l'uomo si sveglierà dall'oblio e finalmente comprenderà chi è veramente e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, a una mente fallace, menzognera, che lo rende e lo tiene schiavo... l'uomo non ha limiti e quando un giorno se ne renderà conto, sarà libero anche qui in questo mondo.» (Giordano Bruno)
martedì 3 novembre 2009
E' arrivata la neve
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lunedì 2 novembre 2009
Neve...artificiale a Pechino
Nel post precedente, avevo accennato all'idea di eliminare la neve da Torino, mediante tecniche di "modificazione del clima", e poco fa ho trovato una notizia opposta sullo stesso argomento.
A Pechino, mediante inseminazione delle nubi con "ioduro d'argento", invece di provocare pioggia, si è avuta una inaspettata bufera di neve, rara per Pechino che ha accumulato al suolo 20 cm .
Guardate qui sotto una foto tratta da www.lastampa.it
Per ulteriori notizie qui sotto trovate i Link:
La Stampa
La Voce
A Pechino, mediante inseminazione delle nubi con "ioduro d'argento", invece di provocare pioggia, si è avuta una inaspettata bufera di neve, rara per Pechino che ha accumulato al suolo 20 cm .
Guardate qui sotto una foto tratta da www.lastampa.it
Per ulteriori notizie qui sotto trovate i Link:
La Stampa
La Voce
Come a Mosca, via la neve da Torino?
La proposta del sindaco di Mosca di eliminare la neve dalla capitale Russa, ha trovato dei proseliti anche qui in Italia, e precisamente a Torino dove al sindaco è stata fatta la medesima proposta...leggete qui sotto
Tratto da La Stampa....
"In Sala Rossa sta per arrivare l’interpellanza più surreale della storia del Comune di Torino. Surreale, ma in grado di cambiare il paesaggio - almeno quello sottozero - della città.
Alleanza Nazionale, nella persona di Agostino Ghiglia, chiede al sindaco Chiamparino (sindaco di una città che ha ospitato le Olimpiadi invernali) di far smettere di nevicare. E non ricorrendo ad effetti speciali in grado di far sfigurare il vulcano finto di Villa Certosa, ma ad un metodo che avrebbe qualcosa di scientifico e che è stato già sperimentato con successo a Mosca: bombardando le nubi con una speciale miscela chimica prima che queste riescano a distillare i fiocchi di neve. Motivo? Risparmiare soldi nell’operazione spazzamento.
continua...cliccate QUI
Tratto da La Stampa....
"In Sala Rossa sta per arrivare l’interpellanza più surreale della storia del Comune di Torino. Surreale, ma in grado di cambiare il paesaggio - almeno quello sottozero - della città.
Alleanza Nazionale, nella persona di Agostino Ghiglia, chiede al sindaco Chiamparino (sindaco di una città che ha ospitato le Olimpiadi invernali) di far smettere di nevicare. E non ricorrendo ad effetti speciali in grado di far sfigurare il vulcano finto di Villa Certosa, ma ad un metodo che avrebbe qualcosa di scientifico e che è stato già sperimentato con successo a Mosca: bombardando le nubi con una speciale miscela chimica prima che queste riescano a distillare i fiocchi di neve. Motivo? Risparmiare soldi nell’operazione spazzamento.
continua...cliccate QUI
sabato 31 ottobre 2009
La pioggia del Sole potrebbe spiegare perchè il calore della corona è più calda dell'interno.
22 Ottobre 2009
di David Shiga
L'atmosfera esterna del sole di milioni di gradi è l'ultimo posto in cui vi aspettereste di trovare la pioggia, ma una forma di questa la troviamo la. Il materiale potrebbe aiutare a spiegare perchè l'atmosfera esterna del sole, o corona, è più calda che l'interno.
La pioggia della corona è composta di nodi densi per migliaia di kilometri e consistono in gas relativamente caldi, a decine o centinaia o migliaia di gradi C, che si riversano verso la superficie visibile del sole dall'atmosfera esterna a velocità che superano i 100 kilometri per secondo. "C'è questa pioggia costante di questi grumi che sembrano venire giù dall'alto", dice Judy Karpen del Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, Maryland.
Ora delle simulazioni sembrano mostrare che la pioggia coronale sia un risultato del processo che rende così calda la corona. Due teorie erano state precedentemente avanzate per spiegare l'anomalia. Una suggerisce che la corona è riscaldata tramite piccole esplosioni chiamate nanoflares in basso nell'atmosfera. Queste spingerebbero il gas nella corona, dove irradia via la sua energia. L'altra suggerisce che l' energia del calore viene depositata tramite onde magnetiche che si muovono attraverso la corona
.
Quando Patrick e Kazunari Shibata della Università di Tokyo, in Giappone, hanno simulato i due processi, hanno trovato che del gas riscaldato da sotto tramite nanoflares potrebbe raffreddare e condensare verso l'alto per produrre la pioggia, mentre le onde magnetiche manterrebbero i gas a grande altitudine ad una temperatura troppo alta per condensare.
"E' un poco come gocce di pioggia che condensano", dice Daniel Müller, uno scienziato della Agenzia Spaziale Europea con base al Goddard Space Flight Center della NASA. I gas si elevano "come vapore che si eleva da una pentola di acqua bollente", dice. "Quindi si raffredda e quando diventa davvero denso forma questi caratteristici grumi".
Journal reference:
Fonte:
Tradotto da Richard per Altrogiornale.org
Altrogiornale.org agrees to indemnify RBI and New Scientist against any claim arising from incorrect or misleading translation
di David Shiga
L'atmosfera esterna del sole di milioni di gradi è l'ultimo posto in cui vi aspettereste di trovare la pioggia, ma una forma di questa la troviamo la. Il materiale potrebbe aiutare a spiegare perchè l'atmosfera esterna del sole, o corona, è più calda che l'interno.
La pioggia della corona è composta di nodi densi per migliaia di kilometri e consistono in gas relativamente caldi, a decine o centinaia o migliaia di gradi C, che si riversano verso la superficie visibile del sole dall'atmosfera esterna a velocità che superano i 100 kilometri per secondo. "C'è questa pioggia costante di questi grumi che sembrano venire giù dall'alto", dice Judy Karpen del Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, Maryland.
Ora delle simulazioni sembrano mostrare che la pioggia coronale sia un risultato del processo che rende così calda la corona. Due teorie erano state precedentemente avanzate per spiegare l'anomalia. Una suggerisce che la corona è riscaldata tramite piccole esplosioni chiamate nanoflares in basso nell'atmosfera. Queste spingerebbero il gas nella corona, dove irradia via la sua energia. L'altra suggerisce che l' energia del calore viene depositata tramite onde magnetiche che si muovono attraverso la corona
Quando Patrick e Kazunari Shibata della Università di Tokyo, in Giappone, hanno simulato i due processi, hanno trovato che del gas riscaldato da sotto tramite nanoflares potrebbe raffreddare e condensare verso l'alto per produrre la pioggia, mentre le onde magnetiche manterrebbero i gas a grande altitudine ad una temperatura troppo alta per condensare.
"E' un poco come gocce di pioggia che condensano", dice Daniel Müller, uno scienziato della Agenzia Spaziale Europea con base al Goddard Space Flight Center della NASA. I gas si elevano "come vapore che si eleva da una pentola di acqua bollente", dice. "Quindi si raffredda e quando diventa davvero denso forma questi caratteristici grumi".
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Fonte:
Tradotto da Richard per Altrogiornale.org
Altrogiornale.org agrees to indemnify RBI and New Scientist against any claim arising from incorrect or misleading translation
venerdì 30 ottobre 2009
Astri e Particelle, interessante Mostra a Roma
Realizzata dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, l'Istituto Nazionale di Astrofisica e l'Agenzia Spaziale Italiana, con la direzione scientifica di Roberto Battiston
27 ottobre 2009 - 14 febbraio 2010
Palazzo delle Esposizioni
Via Nazionale, 194
00184 Roma
Call center 06 39967500
Via Nazionale, 194
00184 Roma
Call center 06 39967500
per le famiglie
visita e laboratorio per ragazzi dai 7 agli 11 anni domenica dalle ore 16.00 alle ore 18.00 € 12,00 offerta famiglia: attività € 10,00 per ragazzoper le famiglie
visita e laboratorio per ragazzi dai 7 agli 11 anni domenica dalle ore 16.00 alle ore 18.00 € 12,00 offerta famiglia: attività € 10,00 per ragazzo + ingresso mostra ridotto € 7,50 per adulto è necessario arrivare 15 minuti prima dell’inizio dell’attività
prenotazione consigliata tel. 06 39967500
per le scuole
visita e laboratorio dal martedì al venerdì scuola primaria dalle ore 11.30 alle ore 13.30 visita in mostra per la scuola secondaria ingresso € 4,00 per ragazzo - attività € 80,00 per gruppo classe
prenotazione obbligatoria tel. 06 39967200+ ingresso mostra ridotto € 7,50 per adulto è necessario arrivare 15 minuti prima dell’inizio dell’attività
prenotazione consigliata tel. 06 39967500
per le scuole
visita e laboratorio dal martedì al venerdì scuola primaria dalle ore 11.30 alle ore 13.30 visita in mostra per la scuola secondaria ingresso € 4,00 per ragazzo - attività € 80,00 per gruppo classe
prenotazione obbligatoria tel. 06 39967200
Interessanti questi incontri con i nostri astronauti.
INCONTRI CON GLI ASTRONAUTI
Quattro occasioni emozionanti per incontrare gli astronauti italiani dell’Agenzia Spaziale Europea - ESA, che offrono al pubblico il racconto delle loro esperienze uniche ed incredibili, reso ancora più coinvolgente dalla proiezione
in 3D di un viaggio virtuale sulla Stazione Spaziale Internazionale e di eccezionali immagini stereoscopiche prese durante alcune recenti missioni.
sabato 31 ottobre, ore 21.00 e 22.15
INCONTRO CON L’ASTRONAUTA proiezione in 3D di un viaggio virtuale sulla Stazione Spaziale Internazionale
sabato 21 novembre, ore 21.00 e 22.15
INCONTRO CON L’ASTRONAUTA proiezione in 3D di un viaggio virtuale sulla Stazione Spaziale Internazionale
sabato 9 gennaio, ore 21.00 e 22.15
INCONTRO CON L’ASTRONAUTA proiezione in 3D di un viaggio virtuale sulla Stazione Spaziale Internazionale
sabato 23 gennaio, ore 21.00 e 22.15
INCONTRO CON L’ASTRONAUTA proiezione in 3D di un viaggio virtuale sulla Stazione Spaziale Internazionale
Informazioni:
Palazzo delle Esposizioni – Sala Auditorium scalinata di via Milano 9A, Roma ingresso libero fino ad esaurimento posti.
TEMA DELLA MOSTRA
Quattro secoli fa Galileo puntava per la prima volta verso il cielo il suo cannocchiale e cambiava per sempre il nostro modo di osservare l'Universo. Nessuno avrebbe potuto prevedere allora la straordinaria evoluzione della nostra capacità di scrutare le profondità del Cosmo e di interpretarne i messaggi, con strumenti e metodi sempre più sensibili e raffinati. In occasione della celebrazione internazionale di quel rivoluzionario gesto scientifico - il 2009 è Anno Internazionale dell'Astronomia e Galileiano - l'Azienda Speciale Palaexpo, l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, l'Istituto Nazionale di Astrofisica e l'Agenzia Spaziale Italiana presentano al Palazzo delle Esposizioni di Roma una grande mostra che racconta la scienza, gli uomini e i grandi esperimenti che oggi studiano l'Universo.
In mostra potrete trovare telescopi e rivelatori di radiazione cosmica, ospitati negli ambienti più estremi del pianeta per decifrare e interpretare le parole dell'Universo: la luce e le particelle elementari che ininterrottamente ci raggiungono, eco di eventi remoti, avvenuti a distanze e tempi inimmaginabili. Questi segnali sono rivelati con esperimenti situati nelle profondità del mare, nelle viscere delle montagne, sugli altopiani più elevati del pianeta o in immense distese desertiche. E oltre, nello Spazio, dove sofisticati osservatori orbitano intorno alla Terra puntando i loro occhi verso le profondità del cosmo.
Durante il percorso dell'esposizione verrete coinvolti nel lavoro degli scienziati che ascoltano e interpretano i messaggi del Cosmo per misurare le dimensioni e l'età dell'Universo e studiare la sua composizione, per immaginare come si evolverà o risalire indietro nel tempo fino ai primi istanti della sua vita, ricreandoli, addirittura, in laboratorio.
Gli scienziati di oggi e di ieri accompagneranno virtualmente il pubblico per scoprire soprattutto quello che non sappiamo, quali siano le grandi sfide scientifiche del nostro tempo che impegnano i ricercatori di tutto il mondo. E le domande ancora aperte, i misteri che da sempre hanno affascinato l'uomo anche quando, per guardare verso il cielo, aveva solo i suoi occhi.
La mostra sarà accompagnata da un catalogo edito da Codice, comprendente una breve storia degli Enti di ricerca che in Italia studiano la fisica delle particelle elementari, l'astrofisica e le scienze spaziali e numerose interviste a scienziati italiani sulle frontiere della conoscenza dell'Universo
In mostra potrete trovare telescopi e rivelatori di radiazione cosmica, ospitati negli ambienti più estremi del pianeta per decifrare e interpretare le parole dell'Universo: la luce e le particelle elementari che ininterrottamente ci raggiungono, eco di eventi remoti, avvenuti a distanze e tempi inimmaginabili. Questi segnali sono rivelati con esperimenti situati nelle profondità del mare, nelle viscere delle montagne, sugli altopiani più elevati del pianeta o in immense distese desertiche. E oltre, nello Spazio, dove sofisticati osservatori orbitano intorno alla Terra puntando i loro occhi verso le profondità del cosmo.
Durante il percorso dell'esposizione verrete coinvolti nel lavoro degli scienziati che ascoltano e interpretano i messaggi del Cosmo per misurare le dimensioni e l'età dell'Universo e studiare la sua composizione, per immaginare come si evolverà o risalire indietro nel tempo fino ai primi istanti della sua vita, ricreandoli, addirittura, in laboratorio.
Gli scienziati di oggi e di ieri accompagneranno virtualmente il pubblico per scoprire soprattutto quello che non sappiamo, quali siano le grandi sfide scientifiche del nostro tempo che impegnano i ricercatori di tutto il mondo. E le domande ancora aperte, i misteri che da sempre hanno affascinato l'uomo anche quando, per guardare verso il cielo, aveva solo i suoi occhi.
La mostra sarà accompagnata da un catalogo edito da Codice, comprendente una breve storia degli Enti di ricerca che in Italia studiano la fisica delle particelle elementari, l'astrofisica e le scienze spaziali e numerose interviste a scienziati italiani sulle frontiere della conoscenza dell'Universo
Isola di Panarea, il vulcano è attivo.
Secondo recenti studi , l'isola non corre alcun pericolo.
"ROMA (29 ottobre) - Il vulcano di Panarea si “muove”, si sta deformando ed è attivo. Lo ha scoperto una ricerca condotta dall'Istituo Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e pubblicata sul Bullettin of Volcanology. Il vulcano di Panarea entra così a far parte dei vulcani italiani di secondaria importanza, come i Colli Albani, Roccamonfina, il Vulture.
«Nel 2002 abbiamo avuto i primi sospetti che Panarea fosse in realtà un vulcano attivo - spiega il geologo Marco Anzidei, uno degli autori della ricerca - Infatti in quell'anno il mare di Panarea cominciò a ribollire e a riempirsi di gorghi e si osservò per la prima volta la risalita di gas profondi ad alta temperatura dalla composizione chimica tipicamente magmatica. Fino a quel momento il vulcano era stato classificato come non attivo. Oggi le deformazioni orizzontali e verticali sono la conferma definitiva che il vulcano non dorme affatto. Si tratta comunque di deformazioni piccole e che non destano preoccupazioni particolari per la sicurezza dell'isola».
Il vulcano di Panarea periodicamente può rilasciare gas e fluidi caldi ed è direttamente collegato al sistema vulcanico delle Eolie. «Come per tutte le aree vulcaniche attive, non si può escludere che si possano verificare deformazioni del suolo di maggiore entità» ha aggiunto Anzidei.
D'altra parte, da un punto di vista geologico l'ultima eruzione di Panarea è relativamente recente: «appena» 10.000 anni fa." (Il Messaggero)
"ROMA (29 ottobre) - Il vulcano di Panarea si “muove”, si sta deformando ed è attivo. Lo ha scoperto una ricerca condotta dall'Istituo Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e pubblicata sul Bullettin of Volcanology. Il vulcano di Panarea entra così a far parte dei vulcani italiani di secondaria importanza, come i Colli Albani, Roccamonfina, il Vulture.
«Nel 2002 abbiamo avuto i primi sospetti che Panarea fosse in realtà un vulcano attivo - spiega il geologo Marco Anzidei, uno degli autori della ricerca - Infatti in quell'anno il mare di Panarea cominciò a ribollire e a riempirsi di gorghi e si osservò per la prima volta la risalita di gas profondi ad alta temperatura dalla composizione chimica tipicamente magmatica. Fino a quel momento il vulcano era stato classificato come non attivo. Oggi le deformazioni orizzontali e verticali sono la conferma definitiva che il vulcano non dorme affatto. Si tratta comunque di deformazioni piccole e che non destano preoccupazioni particolari per la sicurezza dell'isola».
Il vulcano di Panarea periodicamente può rilasciare gas e fluidi caldi ed è direttamente collegato al sistema vulcanico delle Eolie. «Come per tutte le aree vulcaniche attive, non si può escludere che si possano verificare deformazioni del suolo di maggiore entità» ha aggiunto Anzidei.
D'altra parte, da un punto di vista geologico l'ultima eruzione di Panarea è relativamente recente: «appena» 10.000 anni fa." (Il Messaggero)
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Roma- Mostra "Il Telescopio di Galileo"
Si apre a Roma oggi nell'ambito dell'Anno dell'Astronomia, una interessante mostra sul Telescopio di Galileo" e sulle tecniche antiche di costruzione delle lenti.
"A ripercorrere, a 400 anni di distanza, quei giorni epocali ci pensa la grande mostra ''Il Telescopio di Galileo. Lo strumento che ha cambiato il mondo'' che si svolgera' a Roma dal 31 ottobre al 6 gennaio 2010 nella sede di Palazzo Incontro in Via dei Prefetti 22.(Adn Kronos)
"A ripercorrere, a 400 anni di distanza, quei giorni epocali ci pensa la grande mostra ''Il Telescopio di Galileo. Lo strumento che ha cambiato il mondo'' che si svolgera' a Roma dal 31 ottobre al 6 gennaio 2010 nella sede di Palazzo Incontro in Via dei Prefetti 22.(Adn Kronos)
"L'esposizione e' stata proposta a Firenze dal 4 marzo 2008 al 31 gennaio 2009 e successivamente allestita a Pechino, Filadelfia e Stoccolma con grande successo. Presenta fedeli repliche di antichi strumenti, molti dei quali conservati presso il Museo di Storia della Scienza di Firenze, oltre a importanti documenti e manoscritti." (Ansa)
martedì 27 ottobre 2009
Studi sul nesso tra attività solari e terremoti
"Già negli anni '20 un sismologo italiano tentò delle previsioni, ricorrendo alla forza di marea. Si tratta del faentino Raffaele Bendandi (1893-1979). Bendandi scrisse un primo libro che pubblicò completamente a sue spese nel luglio 1931. Tale libro, intitolato 'Un principio fondamentale dell'universo' era dedicato all'attività solare e conteneva il primo caposaldo su cui egli basava le sue ricerche, il ciclo undecennale che venne interpretato come un battimento delle sollecitazioni mareali prodotte dai pianeti che ruotavano attorno al Sole.
La variabilità delle altre stelle venne spiegata attraverso lo stesso principio e descritta in un secondo volume ancora inedito. Essendo anche il fenomeno sismico inquadrabile sotto lo stesso ragionamento, nella situazione di non poter divulgare le previsioni dei terremoti, Raffaele Bendandi volle probabilmente fissare un primo principio che, se apprezzato, gli avrebbe permesso di far riconsiderare le sue previsioni. Nello studio dei terremoti si occupò del fenomeno delle variazioni di inclinazione del terreno e degli effetti dei moti planetari sui movimenti della crosta terrestre. Strettamente legato a questi fu lo studio della migrazione della posizione del polo. La soluzione dell'enigma del ciclo undecennale solare costituì uno dei suoi maggiori argomenti, assieme a quello delle stelle variabili.
Bendandi ipotizzò anche l'esistenza di cinque nuovi pianeti: quattro extra-nettuniani ed uno situato fra il Sole e Mercurio. L'esistenza dei primi quattro fu dedotta dall'osservazione dei terremoti, mentre quella dell'ultimo dall'attività solare [...] Dopo la Seconda guerra mondiale, attraverso una bussola ed alcuni radio ricevitori su onda corta, ma probabilmente anche prima attraverso strumenti per la ricetrasmissione radio-telegrafica, realizzò osservazioni sistematiche delle interferenze elettromagnetiche che accompagnavano le tempeste solari e che, qualche volta, sembravano essere associate ai terremoti. Anche Jim Berkland, come riportato nel libro di Cal Orey, considera la manifestazione delle anomalie elettromagnetiche, le variazioni del campo magnetico terrestre e gli altri disturbi a bassa frequenza come quei segnali che gli animali sono in grado di percepire prima di un terremoto e che li spinge ad abbandonare l'area interessata dall'evento.
Raffaele Bendandi fu uno dei primi a riconoscere tali anomalie come responsabili di strani effetti sugli esseri viventi. Dal 1950 inaugurò, infatti, un nuovo genere di osservazioni sull'aumento di aggressività delle forme influenzali e sulla recrudescenza della criminalità, legate all'attività solare. Si servì delle scoperte di Giorgio Piccardi (1895-1972) per giustificare l'effetto dei vari tipi di radiazioni solari sulle forme viventi. Introdusse un nuovo genere di previsioni meteorologiche e compì utili osservazioni sulle esplosioni nelle miniere, ma, soprattutto, comprese tutti questi argomenti in un quadro più ampio che egli chiamò "crisi cosmica".
L'attività di pochi scienziati è paragonabile a quella di Raffaele Bendandi, innanzitutto per i risultati ottenuti, cioè per i contributi alla previsione dei terremoti, dell'attività solare e delle 'crisi cosmiche'".
L'aspetto più innovativo delle indagini eseguite da Bendandi è il nesso tra attività solare e sismi, tra attività solare e comportamento di uomini ed animali.
La variabilità delle altre stelle venne spiegata attraverso lo stesso principio e descritta in un secondo volume ancora inedito. Essendo anche il fenomeno sismico inquadrabile sotto lo stesso ragionamento, nella situazione di non poter divulgare le previsioni dei terremoti, Raffaele Bendandi volle probabilmente fissare un primo principio che, se apprezzato, gli avrebbe permesso di far riconsiderare le sue previsioni. Nello studio dei terremoti si occupò del fenomeno delle variazioni di inclinazione del terreno e degli effetti dei moti planetari sui movimenti della crosta terrestre. Strettamente legato a questi fu lo studio della migrazione della posizione del polo. La soluzione dell'enigma del ciclo undecennale solare costituì uno dei suoi maggiori argomenti, assieme a quello delle stelle variabili.
Bendandi ipotizzò anche l'esistenza di cinque nuovi pianeti: quattro extra-nettuniani ed uno situato fra il Sole e Mercurio. L'esistenza dei primi quattro fu dedotta dall'osservazione dei terremoti, mentre quella dell'ultimo dall'attività solare [...] Dopo la Seconda guerra mondiale, attraverso una bussola ed alcuni radio ricevitori su onda corta, ma probabilmente anche prima attraverso strumenti per la ricetrasmissione radio-telegrafica, realizzò osservazioni sistematiche delle interferenze elettromagnetiche che accompagnavano le tempeste solari e che, qualche volta, sembravano essere associate ai terremoti. Anche Jim Berkland, come riportato nel libro di Cal Orey, considera la manifestazione delle anomalie elettromagnetiche, le variazioni del campo magnetico terrestre e gli altri disturbi a bassa frequenza come quei segnali che gli animali sono in grado di percepire prima di un terremoto e che li spinge ad abbandonare l'area interessata dall'evento.
Raffaele Bendandi fu uno dei primi a riconoscere tali anomalie come responsabili di strani effetti sugli esseri viventi. Dal 1950 inaugurò, infatti, un nuovo genere di osservazioni sull'aumento di aggressività delle forme influenzali e sulla recrudescenza della criminalità, legate all'attività solare. Si servì delle scoperte di Giorgio Piccardi (1895-1972) per giustificare l'effetto dei vari tipi di radiazioni solari sulle forme viventi. Introdusse un nuovo genere di previsioni meteorologiche e compì utili osservazioni sulle esplosioni nelle miniere, ma, soprattutto, comprese tutti questi argomenti in un quadro più ampio che egli chiamò "crisi cosmica".
L'attività di pochi scienziati è paragonabile a quella di Raffaele Bendandi, innanzitutto per i risultati ottenuti, cioè per i contributi alla previsione dei terremoti, dell'attività solare e delle 'crisi cosmiche'".
L'aspetto più innovativo delle indagini eseguite da Bendandi è il nesso tra attività solare e sismi, tra attività solare e comportamento di uomini ed animali.
Per quanto riguarda l'attrazione gravitazionale della nostra stella, della luna e dei pianeti, siamo inclini a ritenere che Bendandi enfatizzasse una forza quale la gravitazione. A tutt'oggi, tra le forze fondamentali dell'universo, quella gravitazionale appare la più arcana, non essendo mediata, a differenza delle altre, da particelle. E' stata ventilata l'ipotesi dell'esistenza dei gravitoni, particelle “messaggere” della gravitazione, ma tali corpuscoli non stati sperimentalmente rilevati. La teoria gravitazionale classica si deve ad Isaac Newton ed è per questo motivo definita anche legge di Newton. "Essa è enunciata nel modo seguente: due corpi si attraggono in ragione diretta al prodotto delle masse ed in ragione inversa al quadrato delle distanze. La teoria gravitazionale classica non riesce a spiegare alcuni fenomeni cosmici, lascia insoluto il problema relativo all'origine delle forze di attrazione e quello dell'analogia formale tra campo di gravitazione e campi elettromagnetici. Albert Einstein elaborò una nuova teoria gravitazionale in cui quella classica rientra come caso particolare... Per Einstein le azioni gravitazionali non sono più istantanee, ma si propagano con la velocità della luce e tale velocità diminuisce quanto più ci si avvicina alla massa. Le prove sperimentali della teoria gravitazionale relativistica sono tuttora oggetto di discussione, poiché non sono accettate da tutti come dimostrazioni definitive della validità della teoria".(J. Gribbin)
E', come si nota, questione complessa e controversa che, in questa sede, non occorre approfondire. [1] Qui mi limito a ricordare che alcune incongruenze della fisica relativistica potrebbero essere risolte, reintroducendo il concetto di etere: in fondo, il campo quantistico, che è un medium continuo presente in ogni dove nello spazio, ricorda l'etere. Le particelle, in tale contesto, sono condensazioni locali del campo, concentrazioni di energia temporanee. Il "vuoto" quindi non è vuoto, essendo simile ad un oceano ribollente di energia. Scrive Thirring: "Il campo esiste sempre e dappertutto, non può essere eliminato. Esso è il veicolo di tutti i fenomeni materiali. E' il 'vuoto' dal quale il protone crea il mesone pi greco. L'esistere ed il dissolversi delle particelle sono forme di moto del campo”. Perfetto: l'etere, espulso dalla porta con l'esperimento di Michelson e Morley, rientra dalla finestra sotto forma di 'vacuum'.
Recentemente l'ingegnere Maurice Cotterel, esperto della civiltà Maya, è approdato a conclusioni simili a quelle del faentino, pur probabilmente senza conoscere gli studi dell’italiano Bendandi. Cotterel afferma che il Sole emette dodici tipi di radiazioni durante l’anno ed il fenomeno crea dodici tipi di campo elettromagnetico che influiscono sui bioritmi e sulla secrezione di melatonina. Inoltre le macchie solari favoriscono la proliferazione dei virus influenzali e squilibri psicologici. Come si può constatare, l’ingegnere statunitense ha individuato effetti identici dovuti all’attività solare a quelli identificati da Bendandi. Cotterel ritiene che nel 3313 a.C., anno in cui cominciò il Quinto sole dei Maya e che corrisponde alla “nascita di Venere”, il campo magnetico del nostro astro si rovesciò ed il pianeta ciprigno invertì la rotazione del suo asse.
E', come si nota, questione complessa e controversa che, in questa sede, non occorre approfondire. [1] Qui mi limito a ricordare che alcune incongruenze della fisica relativistica potrebbero essere risolte, reintroducendo il concetto di etere: in fondo, il campo quantistico, che è un medium continuo presente in ogni dove nello spazio, ricorda l'etere. Le particelle, in tale contesto, sono condensazioni locali del campo, concentrazioni di energia temporanee. Il "vuoto" quindi non è vuoto, essendo simile ad un oceano ribollente di energia. Scrive Thirring: "Il campo esiste sempre e dappertutto, non può essere eliminato. Esso è il veicolo di tutti i fenomeni materiali. E' il 'vuoto' dal quale il protone crea il mesone pi greco. L'esistere ed il dissolversi delle particelle sono forme di moto del campo”. Perfetto: l'etere, espulso dalla porta con l'esperimento di Michelson e Morley, rientra dalla finestra sotto forma di 'vacuum'.
Recentemente l'ingegnere Maurice Cotterel, esperto della civiltà Maya, è approdato a conclusioni simili a quelle del faentino, pur probabilmente senza conoscere gli studi dell’italiano Bendandi. Cotterel afferma che il Sole emette dodici tipi di radiazioni durante l’anno ed il fenomeno crea dodici tipi di campo elettromagnetico che influiscono sui bioritmi e sulla secrezione di melatonina. Inoltre le macchie solari favoriscono la proliferazione dei virus influenzali e squilibri psicologici. Come si può constatare, l’ingegnere statunitense ha individuato effetti identici dovuti all’attività solare a quelli identificati da Bendandi. Cotterel ritiene che nel 3313 a.C., anno in cui cominciò il Quinto sole dei Maya e che corrisponde alla “nascita di Venere”, il campo magnetico del nostro astro si rovesciò ed il pianeta ciprigno invertì la rotazione del suo asse.
L’obiezione che viene di solito mossa a Bendandi è la seguente: il Sole, i pianeti e la Luna non possono esercitare un’azione tale da scatenare sismi sulla terra, essendo l’interazione gravitazionale molto debole. Se, però, con Bearden, Haramein e molti altri, ipotizziamo l’esistenza di un etere iperdimensionale, si comprende come pianeti quali Giove e Saturno possano influire sul Sole e sugli altri globi. Questo perché, stando a vari scienziati, Saturno e Giove possiedono quasi tutto il momento angolare (circa il 99 per cento) del sistema solare. Haramein rammenta che le equazioni di Einstein non comprendono né il momento angolare-torsione né l’effetto Coriolis. Escludendo la torsione dall’universo (tutto ruota nel cosmo, dalle galassie, agli astri, dai pianeti agli elettroni), si perde una notevole quantità di energia che i corpi celesti irradiano nel vacuum. Così, reintroducendo l’etere, si sopperirebbe al deficit energetico collegato all’estrema debolezza dell’azione gravitazionale: tra l’altro, Pierluigi Ighina sosteneva che la scienza accademica non aveva compreso la gravità.""
tratto da Fonte
lunedì 26 ottobre 2009
Allarme su Facebook:terremoto in arrivo nelle Marche, ma la Protezione Civile smentisce.
Voci incontrollate su Facebook su un possibile «devastante» terremoto che domani dovrebbe colpire le Marche hanno generato un allarme tanto diffuso quanto ingiustificato fra la popolazione che la Protezione civile regionale ha dovuto diffondere una nota per spiegare che «la notizia in questione non ha origine dalle istituzioni scientifiche o dalle competenti amministrazioni pubbliche». E che «il monitoraggio sismico effettuato costantemente ormai da anni su tutto il territorio italiano e nelle Marche non evidenzia a oggi alcuna attività anomala o significativa».
Tutto nasce da un flash apparso sul social network il 14 ottobre scorso, e trasformatasi presto in un tam tam incontrollato. All'origine, supposte previsioni del geologo Giampaolo Giuliani, lo stesso che ha condotto studi sul rilascio del gas radon nel Gran Sasso ed è rimasto coinvolto in una serie di polemiche nei mesi del terremoto dell'Aquila. Lo stesso Giuliani ha subito smentito di aver fatto previsioni su un sisma nelle Marche, ma il popolo della rete ha continuato ad almanaccare sul terremoto alle porte.
La sala unificata della Protezione civile regionale sta ricevendo telefonate alla media di una ogni quarto d'ora, in cui i cittadini, soprattutto giovani, chiedono consigli e rassicurazioni. C'è perfino chi piange, e chi riferisce di aver avuto indicazioni su epicentro e magnitudo del sisma: una scossa di magnitudo 5.4 sulla scala Richter davanti a Porto San Giorgio, con effetti nelle province di Fermo e Ascoli Piceno. Gli operatori si sforzano di tranquillizzare chi chiama (nelle Marche è ancora vivo il ricordo del terremoto, quello sì reale e devastante del 2007) e di riportarlo alla calma. E stasera una nota del Dipartimento regionale ricorda che «lo stato attuale delle conoscenze sismologiche non consente di fare alcuna previsione deterministica. Pertanto non è possibile indicare quando potrà verificarsi un terremoto. Tutto ciò è stato anche recentemente confermato nel rapporto finale della Commissione scientifica internazionale nominata dal Dipartimento nazionale della Protezione civile, dopo il terremoto dell'Aquila».
Tutto nasce da un flash apparso sul social network il 14 ottobre scorso, e trasformatasi presto in un tam tam incontrollato. All'origine, supposte previsioni del geologo Giampaolo Giuliani, lo stesso che ha condotto studi sul rilascio del gas radon nel Gran Sasso ed è rimasto coinvolto in una serie di polemiche nei mesi del terremoto dell'Aquila. Lo stesso Giuliani ha subito smentito di aver fatto previsioni su un sisma nelle Marche, ma il popolo della rete ha continuato ad almanaccare sul terremoto alle porte.
La sala unificata della Protezione civile regionale sta ricevendo telefonate alla media di una ogni quarto d'ora, in cui i cittadini, soprattutto giovani, chiedono consigli e rassicurazioni. C'è perfino chi piange, e chi riferisce di aver avuto indicazioni su epicentro e magnitudo del sisma: una scossa di magnitudo 5.4 sulla scala Richter davanti a Porto San Giorgio, con effetti nelle province di Fermo e Ascoli Piceno. Gli operatori si sforzano di tranquillizzare chi chiama (nelle Marche è ancora vivo il ricordo del terremoto, quello sì reale e devastante del 2007) e di riportarlo alla calma. E stasera una nota del Dipartimento regionale ricorda che «lo stato attuale delle conoscenze sismologiche non consente di fare alcuna previsione deterministica. Pertanto non è possibile indicare quando potrà verificarsi un terremoto. Tutto ciò è stato anche recentemente confermato nel rapporto finale della Commissione scientifica internazionale nominata dal Dipartimento nazionale della Protezione civile, dopo il terremoto dell'Aquila».
26 ottobre 2009
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