sabato 24 marzo 2012

1 aprile 2012 - Asteroide EG5 2012 sfiorerà la terra.

 Il suo nome è EG5 2012 e non dice granché ma nella cronaca dei diari astronomici è probabile resti annotato perché si tratta di un asteroide che sta per sfiorare la terra. Secondo le ultime notizie il rischio di un impatto con il nostro globo sarebbe escluso perché EG5 passerà infatti a qualcosa come 268.000 km dal pianeta che in misure astronomiche vuol dire abbastanza vicino (basti pensare che la distanza terra-luna è maggiore). La sua larghezza e di circa 70 metri, ovvero una grandezza sufficiente in caso di collisione da distruggere un’intera città di milioni di abitanti. Ma EG5 si avvicinerà alla terra, la sfiorerà intorno all’ 1 aprile 2012 ma non la colpirà. Capita però che la direzione degli asteroidi venga scoperta qualche giorno prima del loro incontro ravvicinato con la terra. Perciò è proprio il caso di dire a chi scruta il cielo e l’universo, di stare sempre in guardia. Per gli appassionati di astronomia il passaggio dell’asteroide sarà visibile con piccoli-medi telescopi da cieli poco illuminati.


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mercoledì 14 marzo 2012

Oslo - Meteorite sfonda il cielo di una casa.

La fortuna che piove dal cielo: in questo caso, un frammento di meteorite che ha sfondato il tetto di un capannone in peno centro di Oslo, in un momento in cui i proprietari erano assenti.

Come riporta la stampa norvegese, il colpevole dei danni è un frammento spezzatosi in due al momento dell'impatto e pesante circa mezzo chilo: si tratta oltretutto di una «breccia», ovvero di un conglomerato di rocce, evento piuttosto raro nella composizione meteoriti. 

La fortuna sta soprattutto nel valore commerciale del meteorite: un grammo di roccia di origine marziana ha un valore di mercato di circa 700 euro.
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giovedì 19 gennaio 2012

Algeria - Nevicata nel deserto del Sahara

Il 17/01/2012 ha nevicato  in Algeria nella  regione di Bechar. La neve è caduta anche a quote basse ai piedi della catena montuosa dell'Atlante, lambendo anche le dune del deserto del Sahara.

lunedì 16 gennaio 2012

Sergio Magaña e il calendario e la tradizione tolteca


Esiste una verità sui Maya e il 2012, ecco cosa dice a riguardo Sergio Magaña, sciamano  proveniente dal Messico.

domenica 8 gennaio 2012

In Europa gli inverni saranno sempre più rigidi?


Gli scienziati russi, dell'Istituto Oceanografico e dell'Istituto di Matematica Numerica dell'Accademia Russa delle Scienze, prevedono in un prossimo futuro un raffreddamento della temperatura nell'emisfero settentrionale. Secondo i loro calcoli, ci sarà una «grande anomalia di salinità», che abbasserà la temperatura media e porterà nei prossimi anni inverni molto rigidi. 
L'oceanografo Nikolay Diansky ha studiato in oltre un ventennio i dati sulle variazioni della salinità dell'acqua marina dell'Artico con i cambiamenti climatici del pianeta. Ha confrontato i dati e gli studi di tutti i suoi colleghi scienziati di tutto il mondo prima di parlare di un probabile raffreddamento del clima europeo. 
I grafici di Diansky mostrano che sta accadendo un fatto che c'è stato negli anni 60, ovvero il riscaldamento del pianeta conduce allo scioglimento massiccio dei ghiacciai e all'aumento della portata dei fiumi siberiani. Di conseguenza, nel Mar Glaciale Artico si è accumulata molta acqua dolce che inizierà a propagarsi attraverso lo Stretto canadese e in Groenlandia e nel Nord Atlantico. Da lì proviene «l'acqua calda» dell'Europa, la Corrente del Golfo. La fredda acqua dolce coprirà la sua acqua tiepida e salata come una coperta e non permetterà al calore di uscire e così, in Europa e in tutto l'emisfero settentrionale ci sarà un abbassamento delle temperature.
Prolungati periodi freddi, nel corso della storia, ci sono già stati, ricorda il professor Alexander Belyaev, vice direttore dell'Istituto di Geografia dell'Accademia Russa delle Scienze: «Ci sono stati periodi di una piccola era glaciale, quando il Canale della Manica era congelato, quando da San Pietroburgo si poteva raggiungere, camminando sul ghiaccio, Helsinki. Si poteva immaginare un tempo con i dipinti di Bruegel, quando tutti i canali olandesi erano congelati, e si poteva pattinare. Ci sono stati più tardi tempi, quando la Torre Eiffel era coperta di neve e congelata. Così il clima cambia, ma niente di terribile accadrà». 
La Terra possiede un proprio controllo del clima. Il riscaldamento, che è causato dall'uomo o dalla attività solare, provoca sempre un meccanismo che porta acqua artica che induce un raffreddamento. Poi di nuovo, ci sarà un riscaldamento. La verità, forse, è che non accadrà nella nostra vita.


(Fonte Accademia Kronos)

sabato 7 gennaio 2012

Brasile - Funghi bioluminescenti...


Nel 1840, il botanico inglese George Gardner narrò di aver assistito a una scena inusuale per le strade di Natividade, un paesino al centro del Brasile. Vide un gruppo di ragazzi giocare con un oggetto luminoso, che si rivelò poi essere un fungo luminescente. Lo chiamavano flor-de-coco, fiore di cocco, e mostrarono a Gardner il luogo in cui cresceva tra fronde in decomposizione, alla base di una palma nana. Gardner inviò il fungo all’Erbario di Kew, in Inghilterra, dove fu studiato e chiamatoAgaricus gardneri, in onore del suo scopritore. In seguito, la specie non è più stata avvistata. Fino al 2009.
Dennis Desjardin e colleghi, ricercatori alla State University di San Francisco, hanno ora raccolto nuovi campioni di questo fungo dimenticato, e l’hanno riclassificato come Neonothopanus gardneri. I risultati dello studio sono ora in rete, e la loro pubblicazione è prevista sul numero di novembre/dicembre di Mycologia.
I ricercatori sperano che uno studio attento del fungo brasiliano, che brilla abbastanza da permettere di leggervi un libro vicino, e dei suoi altri cugini bioluminescenti sparsi per il mondo aiutino a rispondere alla domanda su come e perché alcuni funghi brillino...... Fonte

venerdì 6 gennaio 2012

Gran Bretagna - Nevica schiuma sulla città di Cleveleys.



A Cleveleys, in Inghilterra, ogni tre anni si verifica uno strano fenomeno: nevica schiuma. Il fenomeno pare sia dovuto al mare in tempesta e a forti venti che trascinano la schiuma di mare in aria e la fanno cadere poi sul lungo-costa.

giovedì 5 gennaio 2012

Germania. Il vulcano del Laacher See a rischio eruzione






















uL’ultima eruzione del vulcano sotto le acque del Laacher See risale a 12’900 anni fa. Il suo ciclo eruttivo è di 10’000-12’000 anni e nelle ultime settimane avrebbe dato segni di attività.
Questo spiegherebbe le ripetute scosse sismiche tra 2.5 e 3.5 gradi della Scala Richter che in questi giorni stanno interessando vaste zone del centro Europa, fra cui anche la Svizzera.

Sulla superficie delle acque del lago sono state evidenziate bolle di anidride carbonica, mentre forti anomalie termiche sono state registrate sotto la superficie.
Stando agli scienziati intervistati dal Daily Mail, un’eruzione del Laacher See provocherebbe un’immensa catastrofe in tutta Europa. Il vulcano potrebbe espellere miliardi di tonnellate di cenere e magma che devasterebbero le regioni circostanti, oscurando il cielo per un lungo tempo.



martedì 27 dicembre 2011

Terremoti - Nuovo studio dei legami tra i punti di contatto delle placche .


Ogni giorno il nostro pianeta è scosso da innumerevoli sommovimenti della crosta terrestre, alcuni impercettibili, altri enormi e distruttivi. Da quando la tettonica a zolle come meccanismo all’origine dei movimenti della crosta terrestre è diventata molto più di una ipotesi, è chiaro agli studiosi come gli eventi più catastrofici avvengano in corrispondenza delle linee di contatto fra due placche. È proprio lo scorrimento di due placche in sensi inversi ciò che provoca le immani tragedie di cui periodicamente il mondo è spettatore o vittima. I movimenti delle placche sono infatti lentissimi, e i materiali ai bordi di due placche adiacenti nel tempo tendono a unirsi sempre di più: proprio per questo, quando l’unione diventa molto forte anche l’attrito dovuto al crescere dell’età di contatto cresce, e con esse l’energia immagazzinata, che viene liberata in modo repentino e devastante. È in questi casi che si hanno i terremoti più gravi.
Eppure, anche se il meccanismo responsabile dei terremoti più distruttivi è abbastanza chiaro nelle sue linee macroscopiche generali, manca la conoscenza scientificamente dettagliata della sua origine. Non si sa infatti in che modo due corpi adiacenti stabiliscano un legame così forte da dover essere spezzato da una forza tanto distruttiva e di che tipo siano i legami che si stabiliscono fra materiali omologhi o differenti.
L’aiuto in questa ricerca è venuto da un gruppo di fisici e ingegneri meccanici, guidati da Robert Carpick del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Scienze Applicate della Università della Pennsilvanya, dai due geologi della Brown University, Terry Tullis e David Goldsbye, e da Qunyang Li, Professore Associato alla Scuola Aerospaziale dell’Università di Tsinghua, Cina, che ha curato tutta la parte di modellizzazione e sperimentale.  L’eterogeneità del gruppo è dovuta al fatto che i fisici e gli ingegneri si sono trovati a lavorare insieme dopo un incontro fortuito di Carpick con Tullis durante un convegno. È stato lì che si sono resi conto che le conoscenze di un gruppo potevano servire all’altro.
Quello che si conosce del fenomeno dell’aumento dell’attrito nel tempo è riassumibile in due immagini differenti del fenomeno: una quantitativa e una qualitativa. La prima si genera partendo dall’ipotesi che due corpi a contatto stabiliscano un legame uno con l’altro in punti a livello microscopico, e che questi legami siano innumerevoli; secondo questa ipotesi, perciò, la resistenza allo scorrimento crescerebbe perché cresce il numero di punti che si uniscono fra le due facce di due corpi a contatto. Nella seconda immagine, invece, si ipotizza che la resistenza cresca nel tempo perché cresce la forza dei legami microscopici che si stabiliscono.
Il gruppo dei meccanici-fisici possiedono infatti uno strumento di misura che si è rivelato perfetto per indagare a livello microscopico quello accade a due superfici che aderiscono l’una all’altra: il microscopio a forza atomica, che funziona come il braccio di un vecchio giradischi, con una sottilissima punta sensibile alle forze molecolari. L’esperimento condotto dal gruppo per studiare l’evoluzione temporale della connessione fra materiali, omologhi e non, ha portato a risultati molto interessanti. Invece di usare vere e proprie lastre di materiali, hanno realizzato una punta di silice del microscopio e l’hanno pressata a contatto con superfici di materiali diversi -silice, grafite e diamante- andando a verificare il grado di frizione che sperimentava nello scorrimento.
La scelta di diamante e grafite è stata non casuale: poiché sono materiali chimicamente inerti, ogni aumento di frizione con la punta di silice sarebbe dovuto a un aumento del numero di punti di contatto e non della forza del legame chimico. L’esperimento ha così evidenziato una differenza netta nell’aumento con il tempo della resistenza allo scorrimento, in quanto questo aumento si è potuto registrare solo nel caso silice su silice, mentre negli altri due casi l’attrito misurato risultava sostanzialmente invariato nel tempo.
«Se l’aumento dell’attrito nel tempo fosse dovuto all’espansione dell’area di contatto - commenta Li - si dovrebbe notare un comportamento analogo anche nei casi silice su diamante e silice su grafite. Si potrebbe vedere un maggiore aumento nel tempo con il diamante, poiché è più rigido, cosa che porterebbe a un lievemente maggior livello di stress sulla silice, causando una maggior deformazione sulla punta», ma questo non si è visto. Diamante e grafite si sono comportati allo stesso modo.
L’aumento dell’attrito nel tempo di silice su silice ha dovuto però conciliarsi con un ulteriore problema emerso: tale aumento infatti non si verifica agli stessi livelli nei casi macroscopici della sismologia. Perché? La soluzione sta nel fatto che non tutti i punti di contatti sono uguali. Due punti di contatto sulla stessa superficie vicini l’uno all’altro risentono della presenza l’uno dell’altro. Questo accoppiamento elastico implica che solo alcuni punti in un’area di contatto resisterà allo scorrimento alla sua migliore capacità e che alcuni inizieranno a scorre prima, altri dopo, ma molto difficilmente scorreranno contemporaneamente.
Il livello complessivo di resistenza dipende non solo dalla massima resistenza che ogni punto può fornire, ma anche dal ristretto numero di punti di contatto in grado di fornire tale resistenza. «Quando consideri molti punti - dice Carpick - tutti potrebbero avere questo effetto di invecchiamento, ma quando tenti di spezzarli, puoi notare come solo una piccola parte raggiunge quel livello così alto in ogni momento. Perciò c’è bisogno di un effetto molto grande sul singolo punto per ottenere un effetto modesto su scala macroscopica».
La conclusione è quasi profetica e in qualche modo testimonia un trend in atto nella scienza da diversi anni: la modellizzazione sulla base dei metodi usati in fisica di discipline differenti, come per esempio già accade in alcuni rami della biologia. «Se possiamo comprendere la fisica di base - dice infatti Tullis -, le equazioni basate su quella fisica potrebbero essere estrapolate e usate al di là dei confini del laboratorio; potremmo usarle con più confidenza in tutti i modelli di terremoti usati finora».




lunedì 26 dicembre 2011

Bolide luminoso illumina i cieli d'Europa la notte di Natale (2)

Secondo alcuni esperti il bolide luminoso avvistato in varie parti d'Europa (italia compresa), non sarebbe altro che il prodotto della caduta di  residui spaziali di un  satellite russo. Qui di seguito due video provenienti dal nord Europa.

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