domenica 23 giugno 2013

Astronavi aliene intorno Saturno?


 Immagini riasciate dalla Nasa lo scorso 21 giugno 2013, ricevute dalla sonda spaziale Cassini ,immagini nei giorni scorsi sono state analizzate da alcuni ricercatori perchè in alcuni fotogrammi provenienti appunto della sonda Cassini, si possono osservare enormi e misteriosi oggetti sigariformi. Guardate il video!!

mercoledì 19 giugno 2013

Vesuvio, altre due scosse, ma a preoccupare è la camera magmatica dei campi Flegrei.


 Secondo gli esperti movimenti sismici che stanno interessando il Vesuvio negli ultimi giorni rientrano nella normalita'.
Sta di fatto che altri due terremoti sono stati registrati dagli strumenti dell'osservatorio vesuviano. La prima scossa rilevata alle ore 02:19:54 del 18/06/2013 ad una profondità di 1.46 km. La seconda scossa è avvenuta alle ore 04:25:33 del 18/06/2013 ad una profondità di 0.06 km. Magnitudo ancora da verificare. 
Ma a preoccupare seriamente i vulcanologi sarebbe la camera magmatica comune, estesa a 8-10 chilometri di profondità. Un bacino comune alla caldera dei Campi Flegrei e al Vesuvio, colmo di magma, che potrebbe fuoriuscire in qualsiasi momento e risalire in tempi brevi verso la superficie. Studiando  i flussi di calore provenienti dai due complessi vulcanici – maggiori in corrispondenza dei Campi Flegrei e minori man mano ci si avvicina al Vesuvio,  vulcanologi sono inoltre arrivati alla conclusione che, probabilmente, gran parte della sorgente magmatica si troverebbe in corrispondenza dei Campi Flegrei, considerati un "super vulcano" potenzialmente molto più pericoloso del Vesuvio.
 Nel caso dovesse verificarsi, "il processo di risalita del magma sarebbe molto veloce, impiegherebbe pochi giorni", spiegano gli esperti.  "Ciò significa che dal momento in cui si verificano i fenomeni precursori dell'eruzione (come variazioni delle caratteristiche chimiche e delle temperature delle fumarole, deformazioni del suolo e attività sismica) ci vogliono pochi giorni perché il magma risalga in superficie. Cosa che, in assenza di un piano di emergenza riguardante i Campi Flegrei, potrebbe provocare dei disastri non solo a livello locale, ma estesi a tutta l'area campana".
E gli esperti puntano il dito contro i piani di evacuazione, inadeguato per quanto riguarda il Vesuvio e la zona rossa, addirittura inesistenti per i campi Flegrei, dove le eruzioni sarebbero potenzialmente molto più violente di quelle scatenate dal vulcano, e che possono verificarsi in qualsiasi punto della caldera, a partire dalla città di Napoli, dove i quartieri di Soccavo, Fuorigrotta e Posillipo potrebbero ritrovarsi sommersi da lava e cenere.

Lourdes (Francia), inondazione allaga la Grotta dell'Apparizione.

Martedì 18 giugno 2013, nella tarda mattinata, il Gave de Pau, il fiume che attraversa la cittadina di Lourdes (Francia),è straripato allagando la Santa Grotta , conseguentemente  il suo accesso è stato chiuso ai pellegrini. La grotta era stata allagata già nel mese di ottobre 2012. Un video di Gilles Galbardi e L. Jarneau per il sito web santuario.
http://it.lourdes-france.org/




martedì 18 giugno 2013

Clima pazzo, arrivano i granchi a Mosca.

L’inizio della stagione estiva ha offerto ai moscoviti non poche sorprese legate alla natura. Tra di essi, non solo i capricci del tempo, ma anche gli evidenti mutamenti della flora e della fauna dei parchi cittadini. Forse il riscaldamento globale, di cui gli scienziati parlano già da anni, apporta le sue correzioni all’ambiente molto più in fretta di quello che si pensava.


L’insolitamente breve primavera ha afflitto gli abitanti della capitale con un’invasione di Bibionidae e di Acari della foresta. Ma all’inizio dell’estate sono arrivate anche delle buone notizie: per esempio, nel corso superiore della Jauza sono comparsi granchi e ghiozzi. È un segnale affidabile che il fiume è diventato più pulito. I pescatori più accaniti confermano all’unisono che la scardola locale ha acquisito forme più consistenti ed è diventata simile al suo omologo del sud, che abita nelle acque del Don e del Kuban’. Nelle reti sono apparse anche delle lasche di dimensioni sorprendenti, di cui in passato si poteva solo leggere nei libri del naturalista russo del XIX secolo Leonid Sabaneev. Nei laghetti di Mosca hanno iniziato a gracidare le rane, quasi raddoppiate, in modo assolutamente inaspettato. Sulla riva, invece, camminano delle vocianti casarche comuni di color rosso chiaro, arrivate da chissà dove. E sono solo alcuni dei segni del cambiamento in atto. Piante e animali reagiscono piuttosto in fretta ai mutamenti climatici, spiega il coordinatore del programma per la tutela della biodiversità del Fondo mondiale per la natura (WWF) di Russia, Vladimir Krever:
Cambia la popolazione di molte specie, cambia l’habitat di loro diffusione. La tendenza è chiara: le specie settentrionali vanno ancora più a nord, mentre quelle meridionali le seguono a ruota. Non possiamo dire che tra cinque anni nella oblast’ di Mosca cresceranno le banane o le ananas, ma possiamo dire che lo spostamento e la limitazione dell’habitat dell’orso e dell’orso polare avverranno in un futuro prossimo.
È indispensabile tenere conto dell’influenza del clima, ma in ogni caso concreto occorre anche valutare tutti i nessi di causa-effetto, come dice, nel richiamare alla prudenza nelle conclusioni, il direttore del programma “Klimat i energetika” (Clima ed energetica) Aleksej Kokorin:
Come esempio posso riportare la comparsa dello squalo nella zona di Vladivostok: si sono avuti come risultato anche degli incidenti seri, sono morte delle persone. È un caso che viene studiato da più parti. È stato chiarito che là vi era la contemporanea influenza di alcuni fattori: sia le acque più calde, cosa legata la clima, sia il cosidetto cibo addizionale; avevano cioè buttato pezzi di carne come esca per il pesce, ma ciò aveva attirato gli squali. Bisogna dire che questa è una situazione tipica. Per le stesse rane e zanzare potrebbe essere importante in una certa misura il clima, ma forse vi è anche un’altra causa. È difficile stabilire in quale proporzione.
I ricercatori dell’Università britannica di York hanno studiato i cambiamenti dell’habitati di 2000 diverse specie biologiche, dalle alghe ai mammiferi, negli ultimi 40 anni. Le loro conclusioni sono pienamente accertate: animali e piante si spostano dall’equatore verso i poli. Tra l’altro, la velocità media del loro spostamento è di 17 chilometri al decennio, tre volte più rapidamente di quello che si pensava prima.
Se continuerà così, prossimamente i moscoviti assisteranno all'occupazione volatile, strisciante, saltellante e vegetale della capitale da parte di specie vegetali e animali provenienti dal sud. Quanto sia positivo è argomento per un discorso a parte, ma motivi per stupirsi ce ne saranno ancora molti.

Celyabinsk (Russia) trovato frammento di 3 kg del meteorite caduto a febbraio.

Nella città di Celyabinsk, nel sud degli Urali, dove a metà febbraio è caduto un meteorite, gli studiosi hanno iniziato l’esame del suo frammento più grande. Questo frammento è stato rinvenuto solo di recente da un ricercatore amatore anziché da specialisti. Finora nell’istituto di mineralogia locale la base principale per l’esplorazione del meteorite caduto era rappresentata da piccoli (fino ad alcuni grammi) frammenti trovati dai lavoratori dell’istituto.


Per ottenere un grammo di materiale meteoritico hanno dovuto vagliare centinaia di tonnellate di roccia terrestre. Eppure il frammento più grande del meteorite di Cebarkul è stato rinvenuto non da un minerologo, né da un geologo, ma da un semplice manager di livello medio di Celyabinsk. Racconta il fortunato ricercatore Aleksej Usenkov:
La mia scoperta pesa 3 chili e mezzoÈ stato il giorno più fortunato della mia vita. Ho trovato un autentico meteorite.
Aleksej Usenkov ha iniziato la ricerca già in febbraio, quando è caduto il metorite. Ma allora non aveva trovato niente. Tutto attorno era coperto dalla neve e Aleksej si è gelato solo le mani. Ha ripreso la ricerca in aprile. Delle diverse versioni della traiettoria di volo Aleksej ne ha tratto la media e si è recato nel luogo della presunta precipitazione dei frammenti, dove la dea bendata gli ha sorriso.
Del resto, Aleksej è convinto di aver trovato non il più grande dei frammenti caduti sulla terra. Ha interrogato gli abitanti locali ed ha capito che esistono probabilmente anche frammenti che pesano oltre 500 chilogrammi. Ma è estremamente difficile trovarli adesso, dopo che è cresciuta la folta erba estiva.
A Celyabinsk è stato organizzato intanto il concorso per il miglior progetto di monumento al meteorite. Il concorso è denominato “Diventi famoso insieme con il meteorite”. Degli oltre 700 progetti pervenuti sono stati selezionati i 5 migliori. Il 24 giugno sarà annunciato il vinctore che riceverà un premio di 100 mila rubli (circa 2500 euro).

lunedì 17 giugno 2013

16/06/2013 ore 23:39 Terremoto M 6.1 Sud Pirgos, Creta (Grecia)

Russia - Dopo il meteorite, strane luci nel cielo sopra la città di Miass, vicino Chelyabinsk (VIDEO)

A Chelyabinsk (Russia), dove mesi fa cadde il meteorite di 17 tonnellate che provocò 1200 feriti e danni per più di 30 milioni euro, la notte del 15 giugno, la popolazione ha assistito ad uno strano bagliore che ha illuminato il cielo sopra  la città. La scienza non ha dato ancora una risposta.

domenica 16 giugno 2013

Nuova Zelanda - Carcassa di uno strano animale sulla spiaggia di Pukuhina Beach (VIDEO).

Incredibile scoperta in Nuova Zelanda: sulle spiagge di Pukuhina Beach nella baia di Plenty sono riaffiorati i resti di uno strano "mostro" molto simile ad un dinosauro marino con i denti aguzzi.
Il corpo è lungo circa nove metri e la cosa davvero misteriosa ed inquietante è che appare come dilaniato come se il mostro in questione fosse stato aggredito da un'altra creatura ancora più imponente e feroce....

Il quesito che tutti si sono posti al momento della sensazionale scoperta è stato: di che animale si tratta? Quale potrebbe essere?

Secondo il biologo marino Anton Van Helden dell'Università di Auckland, si tratterebbe della carcassa di un'orca detta anche "balena assassina" ma questa ipotesi è stata immediatamente contraddetta da altri esperti che sotengono, invece, che la tipologia dei denti di questo "mostro" non possono corrispondere a quelli di un'orca che sono più corti, distanziati e incurvati.

Ma è davvero possibile che nel 2013 esistano ancora mostri marini sconosciuti? Se pensiamo che l'esistenza del calamaro gigante è stata scoperta nel mar del Giappone soltanto nel Dicembre del 2006, allora non si può escludere davvero nulla.

Intanto qui sotto potete "ammirare" il video amatoriale girato proprio nel momento del rinvenimento dello strano animale: vi auguriamo che, durante le prossime vacanze estive, non abbiate il piacere di incontrare qualche suo "cugino" italiano.... 

“Vesuvio e Campi Flegrei: vulcano, supervulcano e supercamera magmatica? Intervista alla Dott. Lucia Pappalardo”


La camera magmatica di un vulcano potremmo assimilarla come idea a una sorta di avamposto del magma verso la superficie. Un magma che popola le profondità astenosferiche differenziandosi per caratteristiche chimiche e fisiche. Una differenza non da poco, poiché influenza le diverse tipologie eruttive, quando il materiale incandescente, stressato, balza fuori dal profondo.
I ricercatori affermano che i materiali eruttati da un vulcano sono nettamente inferiori alla capacità volumetrica complessiva della camera magmatica. Pensando all’eruzione delle pomici di Avellino che sconquassò l’area vesuviana circa 3800 anni fa, e a quella dell’ignimbrite campana nei Campi Flegrei, riconosciuta come la più potente in assoluto verificatasi nell’area regionale, c’è da rabbrividire elaborando calcoli sul materiale piroclastico asperso comparandolo poi e per proporzioni al contenitore sotterraneo…

Di recente è balzata alla cronaca la notizia che Vesuvio e Campi Flegrei attingono da un’unica grande camera magmatica. La Dott.ssa Lucia Pappalardo ha lavorato a questa tesi che è stata ampiamente riportata dai media soprattutto per gli aspetti di pericolo che si colgono. Avendo già arricchito il nostro giornale con un’intervista ad oggetto proprio la camera magmatica del Vesuvio, abbiamo posto alla gentile ricercatrice alcune  domande:
Dott. Pappalardo, la camera magmatica di un vulcano è paragonabile a un pallone sgonfio che si riempie e poi scoppia?
Negli ultimi decenni le indagini geofisiche hanno rilevato al di sotto di vulcani quiescenti, come ad esempio la caldera di Yellowstone negli Stati Uniti d’America, oppure l’isola vulcanica di Santorini in Grecia, serbatoi magmatici più estesi del previsto, il che implicherebbe la possibilità in futuro di eruzioni catastrofiche.
I dati geofisici indicano che la forma di queste camere magmatiche è generalmente allungata, come una lamina estesa e sottile, e che nuovo magma profondo può “ricaricare” questi serbatoi in brevi periodi di tempo, come per impulsi. Ad esempio, tra il gennaio del 2011 e l’aprile del 2012, le immagini radar satellitari hanno rivelato che un flusso di magma ha “rigonfiato” la camera magmatica che si trova sotto il vulcano di Santorini, riempiendola di circa 10-20 milioni di metri cubi di materiale: approssimativamente 15 volte il volume dello stadio olimpico di Londra. Questo rigonfiamento ha causato un sollevamento dell’isola compreso tra gli 8 e i 14 centimetri. Tuttavia, anche paragonando il rigonfiamento osservato a qualcuno che soffia con forza in un palloncino (invisibile), non conoscendo quanto sia piccolo o grande il palloncino, non possiamo sapere quanti “soffi” saranno necessari per farlo scoppiare.
Articoli recenti datati autunno 2012, parlano di uno studio (Lucia Pappalardo & Giuseppe Mastrolorenzo, Rapid differentiation in a sill-like magma reservoir: a case study from the campi flegrei caldera. Nature’s Scientific Reports, 2 Article number: 712 (2012) doi:10.1038/srep00712), dove si accenna a un’unica grande camera magmatica, che alimenta sia il distretto del Vesuvio sia quello dei Campi Flegrei: è così?
Il nostro studio geochimico ed isotopico delle rocce delle eruzioni passate dei Campi Flegrei e del Somma-Vesuvio, ha messo in evidenza tra l’altro forti analogie tra le caratteristiche chimiche e fisiche (contenuto in gas, pressione, temperatura ecc…) delle camere magmatiche che hanno alimentato questi vulcani, tanto da farci ipotizzare che si trattasse di un unico esteso strato di magma. Questa teoria spiegherebbe anche la presenza di antichi crateri vulcanici all’interno della città di Napoli, identificati nell’area di Chiaia, che testimoniano la risalita di magma profondo nell’area napoletana localizzata proprio tra i due vulcani. Inoltre, il flusso di calore che oggi si misura in superficie, evidenzia un’unica anomalia positiva estesa al di sotto di tutta l’area napoletana, con il valore massimo in corrispondenza del supervulcano flegreo, dove probabilmente è localizzata la maggior parte del volume di magma.
La camera magmatica di un supervulcano quiescente (Campi flegrei) comprendente anche quella di un secondo vulcano capace di eruzioni del tipo pomici di Avellino, dovrebbe avere dimensioni sbalorditive…
Circa 40000 anni fa i Campi Flegrei eruttarono una quantità di magma considerevole (all’incirca 300 km3) durante la super-eruzione dell’Ignimbrite Campana, considerata la maggiore di tutta l’area mediterranea. L’eruzione fu talmente catastrofica che ricoprì tutta la regione campana di una spessa coltre di tufo grigio, mentre le ceneri più sottili trasportate dai venti raggiunsero distanze elevatissime, fino in Russia. Si ritiene che questa eruzione abbia provocato un vero e proprio “inverno vulcanico”, cioè una riduzione della temperatura terrestre di diversi gradi centigradi per molti anni e addirittura, secondo altre teorie, contribuito alla scomparsa dell’uomo di Neanderthal. Tuttavia, sebbene le super-eruzioni siano eventi altamente distruttivi, sono fortunatamente rarissime.
L’unicità di una camera magmatica condivisa da due distretti vulcanici molto vicini accresce i termini di rischio per le popolazioni?
L’area campana è tra le aree a più alto rischio vulcanico al mondo. Infatti, i vulcani napoletani attivi (Somma-Vesuvio, Campi Flegrei ed l’isola d’Ischia), in grado di generare eruzioni altamente esplosive, sono localizzati in aree densamente popolate.  I nostri dati sulla velocità di crescita dei minerali nel magma hanno dimostrato che le camere magmatiche individuate dalle tecniche geofisiche a circa 7-8 km di profondità, potrebbero contenere magma parzialmente cristallizzato e ricco in gas, che potrebbe “esplodere” in qualsiasi momento. Tuttavia, i vulcani napoletani sono tenuti sotto controllo 24 ore su 24 da un efficiente sistema di monitoraggio che ci permetterà di registrare eventuali segnali premonitori (terremoti, deformazioni del suolo, variazioni del chimismo e temperatura dei gas fumarolici) in tempo utile per allertare la popolazione esposta al rischio. Certo, affinché la gestione dell’emergenza sia ottimale, è necessario predisporre validi piani di emergenza che devono essere ben noti alla popolazione anche attraverso esercitazioni di protezione civile e prove di evacuazione.
Da un certo punto di vista concernente la promiscuità areale, pure l’Isola d’Ischia con i suoi fenomeni di vulcanesimo potrebbe avere importanti connessioni con la camera magmatica già condivisa dagli altri due vulcani? D’altra parte qualche anno fa si registrarono scosse di terremoto al largo del Golfo di Napoli…
L’isola d’Ischia, la cui ultima eruzione risale al 1302, è parte del distretto vulcanico flegreo, insieme anche all’isola di Procida che però non è più in attività da circa 17000 anni. L’isola d’Ischia è nota anche per il terremoto che nel 1883 distrusse Casamicciola: fu il primo evento catastrofico dopo l’Unità d’Italia. Quasi l’80% dell’abitato andò distrutto con migliaia di morti, di cui molti turisti già allora presenti sull’isola. Tra le vittime del terremoto vi furono anche i genitori e la sorella del futuro filosofo Benedetto Croce, allora diciassettenne, che fu estratto vivo dalle macerie.
Con quali strumenti si identificano i limiti della camera magmatica e con quale grado di affidabilità?
Un potente strumento d’indagine per la caratterizzazione del sottosuolo è una tecnica nota come tomografia sismica. Essa ricalca a grandi linee i principi della TAC utilizzata in campo medico. Infatti, mentre nella TAC si utilizza la propagazione dei raggi X per individuare strutture a maggiore densità, allo stesso modo nella tomografia sismica sono utilizzate le onde sismiche. Queste si propagano in maniera differente a seconda della densità del materiale che attraversano. Nel caso di un liquido, come appunto il magma, le onde viaggiano molto più lentamente rispetto a rocce solide. Con questa tecnica è stato possibile individuare a circa 7-8 km di profondità al di sotto del Vesuvio e dei Campi Flegrei, uno strato a bassissima velocità delle onde P ed S, con spessore dell’ordine di 1 km, che è stato interpretato come un ampio serbatoio di alimentazione magmatica di forma planare, che appare essere una caratteristica comune ai due vulcani.
Un’altra tecnica pionieristica per studiare la struttura interna dei vulcani è la radiografia muonica. Queste particelle sono una sorta di elettroni «pesanti» che, proprio in virtù della loro massa, sono in grado di penetrare strati di roccia dello spessore di 1-2 chilometri. Attraverso un telescopio muonico è possibile determinare con precisione la traiettoria dei muoni che lo attraversano e costruire una mappa del diverso assorbimento che subiscono le particelle a seconda della densità delle rocce attraversate.
Oltre ai limiti è possibile stabilire la composizione chimica del magma in profondità, cioè ravvisarne le modifiche chimiche e fisiche dettate dai nuovi materiali in arrivo?
Quando nuovo magma profondo raggiunge il serbatoio magmatico più superficiale ed eventualmente si mescola con il magma già presente nella camera, è possibile che si verifichi un rilascio di gas magmatici che, attraverso le fratture presenti nelle rocce, arriva in superficie ed alimenta le fumarole. Per questo motivo la temperatura e la composizione chimica dei gas fumarolici sono tenute sotto controllo, poiché una loro variazione potrebbe indicare un aumento nell’apporto di magma profondo.
L’attuale estensione della camera magmatica del Vesuvio, contiene materiale a sufficienza per quale tipo di eruzione? In termini pratici cosa differenzia una camera magmatica foriera di eruzioni di tipo Avellino da quella che indusse l’eruzione del 1944?
I nostri studi sulle caratteristiche chimiche ed isotopiche dei magmi che hanno alimentato le eruzioni passate, indicano camere magmatiche distinte per le eruzioni poco esplosive o effusive del tipo dell’ultima eruzione stromboliana del marzo del 1944 rispetto alle eruzioni esplosive intermedie (supliniane) e catastrofiche (pliniane).
Il serbatoio che alimenta le eruzioni più modeste infatti, è caratterizzato da magma di tipo tefritico, poco viscoso e povero in gas, che staziona a profondità comprese tra 16 e 20 km. Le eruzioni più violente invece, sono alimentate da magmi più evoluti di tipo fonolitico, cioè più viscosi e ricchi di gas, che stazionano a profondità comprese tra i 6 e gli 8 Km. L’attuale camera magmatica è stata individuata proprio a questa profondità, dove del resto esiste un’importante discontinuità litologica dovuta al passaggio da rocce sedimentarie a rocce cristalline, che favorirebbe l’accumulo di grandi quantità di magma.
In molte publicazioni viene continuamente affermato che la potenza eruttiva di un vulcano è rapportata ai tempi di quiescenza… la moderna vulcanologia conferma questa tesi?
In effetti questa tesi che risale ad alcuni decenni fa, è stata superata dai più moderni studi scientifici. Ad esempio, una recente ricerca (Druitt et al., Nature 2012) ha dimostrato che nel caso della violenta eruzione che interessò il vulcano di Santorini nel 1600 a.c., e che si ritiene provocò la scomparsa della civiltà Minoica, il serbatoio di magma iniziò a ricaricarsi solo 100 anni prima della catastrofe e il processo si concluse solo pochi mesi prima dell’eruzione.  Anche i nostri studi sulla velocità di crescita dei cristalli nei magmi vesuviani e flegrei hanno dimostrato che le camere magmatiche che alimentano questi vulcani sono in grado di raggiungere condizioni critiche che possono culminare in un’eruzione esplosiva violenta in tempi relativamente rapidi, dell’ordine di poche centinaia di anni.
 I tempi di risalita in superficie del magma dal profondo sono imprevedibili?
Una stima sulla velocità di risalita del magma in superficie può essere dedotta dalle caratteristiche tessiturali delle rocce vulcaniche, in particolare dalle dimensioni e forma delle vescicole e dei microcristalli che si formano via via che il magma degassa durante la risalita nel condotto vulcanico. I nostri studi sulla tessitura delle rocce vulcaniche dei Campi Flegrei e del Somma Vesuvio hanno dimostrato che, nel caso di alcune delle eruzioni passate, il magma ha raggiunto la superficie in tempi relativamente rapidi. Tuttavia, per quanto riguarda una eventuale futura eruzione, nessuna previsione può essere formulata. In nessun modo infatti, è possibile definire con certezza quanto potrà durare il periodo di crisi che normalmente precede un’eruzione.

Nel grafico a colori è riportata la struttura profonda dei vulcani napoletani dedotta dallo studio geochimico delle rocce vulcaniche delle eruzioni passate dei Campi Flegrei e del Somma-Vesuvio. In rosso sono indicate le possibili aree di accumulo di magma. Il magma silicico ricco in gas localizzato intorno ai 6-8 km di profondità, ha alimentato le eruzioni intermedie e altamente esplosive, mentre il serbatoio di magma mafico più profondo ha alimentato le eruzioni meno violente

Con cordialità la redazione di Hyde ParK ringrazia la gentile ricercatrice, Dott. Lucia Pappalardo, per la preziosa collaborazione che ci ha assicurato, consentendoci con chiarezza di entrare nei dettagli più vivi e aggiornati delle caratteristiche geologiche dei vulcani che dominano il territorio cittadino e provinciale della città di Napoli.

venerdì 14 giugno 2013

Russia - Trovati dei frammenti del meteorite di Tunguska.


Un gruppo di geologi provenienti dall'Ucraina, Germania e Stati Uniti ha analizzato la composizione mineraria delle pietre trovate lungo il fiume siberiano Tunguska ed è giunto alla conclusione che sono parte del meteorite caduto circa un secolo fa.
I microscopici campioni (meno di un millimetro di diametro) sono stati raccolti da uno degli autori della ricerca, Nikolay Kovalyov, nel 1978. Sono stati trovati i minerali caratteristici dei meteoriti contenenti diamanti. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Planetary and Space Science.
Il 30 giugno del 1908 nei cieli sopra la Siberia esplose un oggetto misterioso, più tardi chiamato "meteorite di Tunguska".

http://italian.ruvr.ru/2013_06_12/Trovati-dei-frammenti-del-meteorite-di-Tunguska/

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