mercoledì 22 gennaio 2014

L'Odontoiatria olistica .

Dr. VOLL
L'Odontoiatria olistica è un approccio globale alle problematiche dei nostri pazienti stomatologici; è cercare di curare il sintomo e le cause che possono concorrere al manifestarsi della patologia e valutare se i disordini della bocca non siano un evento secondario a sofferenze di altri distretti del nostro corpo, perché la salute non è una situazione fissa, ma un continuo equilibrare le diverse situazioni e condizioni interne ed esterne al nostro corpo.
La bocca è il primo laboratorio chimico per i nutrimenti e il primo vallo di difesa per gli agenti nocivi di qualsiasi natura, ma, purtroppo, viene spesso negletta, salvo correre dal dentista in caso di problemi acuti, mentre la visita odontoiatrica, salvo diverso parere del sanitario, va effettuata una volta l'anno.
Durante tale controllo, dopo la detartrasi, si verificano i tessuti molli e duri della bocca, si ispeziona il collo, le stazioni linfonodali e quant'altro attinente. Particolare attenzione deve essere posta ad ogni lesione orale: bianca, rossa o cronica.
Qualunque lesione delle mucose orali che non scompaia entro due settimane, dopo aver eliminato le spine irritative, deve essere considerata sospetta lesione neoplasica; le lesioni rosse non vanno toccate prima di avere emesso una più che sicura diagnosi: sempre meglio un eccesso di scrupolo ed un eventuale controllo istologico negativo, che lasciare degenerare malignamente una lesione.
Da non tralasciare che la bocca può essere una localizzazione secondaria di un tumore sviluppatosi in un altro sito. Massima attenzione deve essere rivolta alla igiene quotidiana dei denti: dentifricio, spazzolino, scovolini, filo interdentale, idropulsore: secondo i consigli del dentista.
L'odontoiatra olistica usa la Chinesiologia (test muscolare) per valutare lo stato di salute della cavità orale e dei muscoli collegati, secondo lo schema di Walther
Denti e muscoli si influenzano a vicenda. Da alcuni anni, prima di confezionare protesi, fare conservativa, avulsioni, etc., si testano i materiali odontoiatrici sul paziente con alcuni apparecchi (EAV*,Mora, Grami). In questo modo risulta possibile verificarne la compatibilità con l'organismo.
Il dentista olistica valuta il paziente in modo olistico, usa preferibilmente rimedi omotossicologici*, omeopatici*, e materiali compatibili con l'organismo in esame.
Per esempio, seguendo i Meridiani della Medicina Cinese, possiamo valutare che l'herpes simplex, quando si manifesta:
  • sul labbro inferiore, interessa l'intestino crasso,
  • sul labbro superiore, l'intestino tenue,
  • agli angoli della bocca, lo stomaco.
Anche la parodontosi (piorrea) ha varie concause: scarsa igiene orale, tartaro, cure incongrue, deglutizione atipica, malocclusione, malassorbimento intestinale, depressione cronica o ricorrente. Perciò, affinché la cura del dentista funzioni, bisogna intervenire globalmente (flora batterica intestinale, riequilibrio dei meridiani crasso-polmoni e rene-vescica, cromoterapia, intolleranze alimentari).
Nella odontoiatria olistica, un concetto importante è quello di "focus", inteso come un processo infiammatorio oro-dentale, con modificazioni a distanza di livello energetico, che provocano lo sviluppo di patologie. L'odontone, invece, è l'insieme di dente e parodonto limitrofo.
La tabella mostra, a titolo di esempio, le connessioni tra gli elementi dentari e l'intero organismo. Questo può aiutarci a comporre la diagnosi, insieme ad altre valutazioni ed analisi, in manifestazioni patologiche spesso di difficile comprensione.

MAPPA DEL DR. VOLL up.jpgIl dr. VOLL, scopritore dell'EAV*, ha determinato dopo anni di studio la mappa DENTI-ORGANI che qui di seguito viene mostrata:

Arcata superiore destra

16
Terzo molare
15
Secondo molare
14
Primo molare
13
Secondo premolare
12
Primo premolare
11
Canino
10 - 9
Incisivi
Cuore, Intestino tenue
Duodeno, Orecchio intermedio, Spalle, Gomito, ZNS
Pancreas, Stomaco
Orofaringe, Seno masc., Laringe
Polmone, Intestino crasso
Naso, Seni paranasali, Seno etm., Bronchi
Fegato, Cistifellea
Ginocchio, Occhio, Anche, Sinus Sfen., Tonsilla pal.
Reni, Vescica
Sistema Urogenitale, Orecchio, Seno frontale. Tonsilla phar.

Arcata inferiore destra


16
Terzo molare
15
Secondo molare
14
Primo molare
13
Secondo premolare
12
Primo premolare
11
Canino
10 - 9
Incisivi
Cuore, Intestino tenue
Ileum, Gomito, Spalle, Nervi perif., Orecchio intermedio
Polmone, Intestino Crasso
Bronchi, Seno etm., Naso, Seni paranasali
Pancreas, Stomaco
Laringe, Seno masc., Orofaringe, Ginocchio, Ghiandola mamm., Vasi linfatici
Fegato, Cistifellea
Ginocchio, Occhio, Sinus Sfen. Tonsilla pal. Anche
Reni, Vescica
Sistema urogenitale, Orecchio, Tonsilla phar, Seno frontale

Arcata superiore sinistra

8 - 7
Incisivi
6
Canino
5
Primo premolare
4
Secondo premolare
3
Primo molare
2
Secondo molare
1
Terzo molare
Reni, Vescica
Sistema Urogenitale, Orecchio, Seno frontale. Tonsilla phar.
Fegato, Cistifellea
Ginocchio, Occhio, Sinus Sfen. Tonsilla pal. Anche
Polmone, Intestino crasso
Naso, Seni paranasali, Seno etm., Bronchi
Milza, Stomaco
Orofaringe, Seno masc., Laringe
Cuore, Intestino tenue
Ileum, Jejunum, Orecchio intermedio, Spalle, Gomito, ZNS

Arcata inferiore sinistra

8 - 7
Incisivi
6
Canino
5
Primo premolare
4
Secondo premolare
3
Primo molare
2
Secondo molare
1
Terzo molare
Reni, Vescica
Sistema Urogenitale, Orecchio, Seno frontale, Tonsilla phar.
Fegato, Cistifellea
Ginocchio, Occhio, Sinus Sfen., Tonsilla pal. Anche.
Milza, Stomaco
Vasi linfatici, Laringe, Orofaringe.
Naso, Seni paranasali, Seno etm., Bronchi
Polmoni, Intestino crasso
Bronchi, Seno etm., Seni paranasali.
Cuore, Intestino tenue
Ileum, Orecchio intermedio, Nervi periferici, Spalle, Gomito.

martedì 21 gennaio 2014

Batterie Aquacell: le pile eco-friendly che si attivano in acqua!


Un’idea innovativa e davvero originale questa che vi stiamo per raccontare: una pila che si immerge in acqua e si attiva! La pila in questione si chiama ‘Aquacell‘ ed è la nuova batteria ideata da Niels Bakker, uno scienziato olandese, in collaborazione con i suoi colleghi Patrice Horowitz, Laurent Arnoux e Olivier Chauffat.
Questa pila contiene pochissimi metalli pesanti e funziona solo dopo cinque minuti di immersione in acqua. Ci sono voluti ben quattro anni di ricerca e sviluppo per progettare ed ottenere un tale prodotto dal design pulito; oggi eccola quì ad incuriosire migliaia di persone. Essa pesa solo 12 grammi. E’ contenuta in una case in plastica riciclata e non nel classico involucro di acciaio intorno.
La fabbrica di produzione di queste spettacolari pile “acquatiche” si trova in Cina nella provincia di Guangdong e produce dai 3 ai 5 milioni di batterie al mese.
Il suo ideatore spiega che questa nuova pila è molto leggera ed è stata progettata sulla base di polveri organiche non inquinanti, a differenza delle tradizionali batterie che invece contengono sostanze inquinanti.
A differenza delle pile alcaline, che devono essere utilizzate entro otto anni dalla loro produzione, le Aquacell non hanno una data di scadenza. Il loro creatore, Niels Bakker, spiega: “al momento di lasciare la fabbrica, le batterie sono scariche, non hanno nessuna tensione o amperaggio. Ciò implica anche meno rifiuti”.
Le batterie normali iniziano a perdere potenza già dal momento in cui sono prodotte: queste pile invece rimangono inattive fino al momento del loro utilizzo. Quando si decide di usarle basta immergerle in acqua ed iniziare ad usarle!
Sono indicate per l’uso quotidiano di dispositivi con basso consumo  e di media potenza.
L’unico svantaggio delle pile Aquacell è che una volta attivate hanno una durata inferiore rispetto alle batterie tradizionali e sono inoltre leggermente meno potenti. Ma un vantaggio davvero positivo è che possono essere riciclate all’85% e a basso costo.
Volete comprarle? In Italia ancora non sono disponibili (purtroppo) ma se andate sul sito svizzero le troverete già in vendita.
Fonte contenuto e immagini: www.aquacellbattery.com ]

Luci sismiche per prevenire i terremoti, i risultati in uno studio canadese.

 "luci sismiche"
I ricercatori le hanno chiamate luci sismiche e sono quelle luci che appaiono poco prima di un terremoto. Il perché il fenomeno fosse correlato al verificarsi di un sisma era sconosciuto fino alle prove presentate dal team di ricerca pubblicate sul Seismological Research Letters.
A condurre gli studi Robert Thériault geologo al Ministero delle Risorse Naturali del Quebec con Friedemann Freund della San Jose State University che hanno analizzato le circostanze geologiche di 65 terremoti a partire dal 1600 analizzando gli avvenimenti avevano in comune. Infatti corso degli ultimi decenni in merito alle luci sismiche sono state esposte diverse ipotesi: alcuni hanno proposto che movimenti tettonici di rocce che includono quarzo potrebbero generare un campo pizoelectrico che produce lampi di luce; altri hanno suggerito che lo stress tettonico permette temporaneamente alle rocce di condurre energia elettromagnetica, innescando cambiamenti nella carica magnetica della ionosfera, il livello più alto dell’atmosfera . Ma è estremamente difficile testare una di queste ipotesi, perché i terremoti sono imprevedibili e le condizioni sono difficile riprodurre in un laboratorio.
Ha detto Thériault:
Abbiamo costruito un ampio database di terremoti con luci sismiche che si sono verificati in tutto il mondo e abbiamo trovato un modello davvero sorprendente.
In tutto il mondo circa il 95% dell’attività sismica avviene ai confini tra due o più placche tettoniche. Ma la stragrande maggioranza delle luci sismiche (85%) si è verificata in associazione con un terremoto all’interno di una placca tettonica nei siti di rifting continentale , una categoria che rappresenta solo il 5% di tutti i terremoti. Inoltre, la maggior parte del restante 15% è verificato con terremoti causati da due placche che scivolanol’una accanto all’altra, piuttosto che da una lastra spinta sotto un altra (zona di subduzione). Gli scienziati hanno scoperto che le luci sismiche appaiono o prima o durante i terremoti, piuttosto che dopo. Non c’è ancora una spiegazione per i modelli di localizzazione insoliti delle luci sismiche ma si pensa di poter spiegare questa tendenza nei tempi.
Spiega Thériault:
Il processo inizia in profondità nella crosta dove le rocce sono sottoposte a elevati livelli di stress. In alcuni tipi di roccia, Freund lo ha dimostrato in esperimenti di laboratorio, questo stress può spezzare le coppie di atomi di ossigeno caricati negativamente che sono insieme in legami di perossido. Quando questo accade ciascuno degli ioni di ossigeno viene rilasciato e questi possono fluire attraverso le fessure della roccia, verso la superficie. A quel punto questi atomi caricati a alta densità ionizzano sacche di aria formando un gas (un plasma) che emette luce.
Sollecitazioni tettoniche per un periodo prolungato di tempo possono poi trasformarsi in un terremoto e il loro modello, che si basa su questo stress potrebbe spiegare perché le luci si verificano spesso minuti, ore o addirittura giorni prima di un terremoto. Per gli scienziati le luci sismiche dunque potrebbero essere più che un intrigante fenomeno un indicatore fondamentale nell’annunciare un sisma.
Conclude Theriault
Se si vedono luci in cielo e si abita in una zona sismica allora si potrebbe pensare a un primo segnale di allarme per un terremoto che si sta avvicinando.

FONTE

Studi del Dott. ADLER sui campi di disturbo indotti dai denti del giudizio.

La persona che per prima richiamò l’attenzione sulla possibilità che i denti del giudizio potessero agire come campi di disturbo fu il dottor Adler. Ho avuto il piacere di conoscerlo nella sua clinica di Lloret de mar circa nel 1984 e fui sorpresa di come una persona, già avanti negli anni, potesse mantenere l’entusiasmo di un bambino al momento di scoprire un focus tonsillare in un paziente con diagnosi di artrite reumatoide. Il lavoro sui campi di disturbo e sui focus fu una delle passioni della sua vita, di pari passo con quella per gli animali e per il mare. Il dottor Adler morì novantenne nel novembre del 1996.
Adlerllibre Adler Il dottor Adler era molto attratto dagli animali, e nella propria casa aveva anche delle scimmie. In esse scoprì che posteriormente al dente del giudizio vi era uno spazio, lo spazio retromolare. Da ciò la sua deduzione che, con l’evoluzione della specie, la mandibola degli esseri umani si sia andata riducendo di grandezza, ed in molti casi il dente del giudizio ha carenza di spazio. Non solo ci sono focalita' per gli ottavi inclusi, spesso solo l’occupazione dello spazio retromolare può essere sufficiente a generare disturbi ed irritazione a carico del trigemino.
Questo è il libro che ha scritto il dottor Adler,  lo si può trovare gratuitamente in www.terapianeural.com
odonton
Sappiamo che l’odontone comprende il dente, la gengiva, il tessuto connettivo, l’osso alveolare, l’arteria, la vena, il nervo, il vaso linfatico, e forma parte del sistema di regolazione di base di Pischinger, e che esso funziona come un tutt’uno tanto che qualsiasi infiammazione o disturbo a carico di un odontone determina una irritazione a carico di tutto il sistema.

domenica 19 gennaio 2014

Amalgama e intossicazione da metalli pesanti


I nostri denti sono finiti in Parlamento; non tutti, ma solo quelli cariati. L'amalgama, la lega nera con cui sono fatte le otturazioni, è stata infatti oggetto di una interrogazione rivolta al Ministro della Sanità: sotto accusa il mercurio che vi è contenuto e la sua tossicità.

All'autorità responsabile di vigilare sulla nostra salute è stato chiesto di limitare l'uso dell'amalgama, di adottare misure per informare i dentisti e i pazienti dei danni provocati da questa lega dentale e di avviare, come è già avvenuto in altri Paesi europei, una campagna informativa mirata ad evidenziare i rischi derivanti dal suo uso, le possibili alternative, in modo tale che il paziente possa dare un consenso informato all'applicazione di tale composto.
Da parte sua il Consiglio Superiore di Sanità ha trasmesso alla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici un suo “parere”, in cui si chiede che vengano definite raccomandazioni e limitazioni d'uso dell'amalgama in particolari situazioni quali: “pazienti con allergie per l'amalgama, donne in stato di gravidanza, bambini sotto i sei anni e pazienti con gravi nefropatie”.
Altri Paesi europei sono andati più avanti ed hanno adottato da tempo misure: dal 1992 la Germania ha vietato la vendita e la fabbricazione dell'amalgama contenente mercurio, mentre in Svezia lo Stato interviene con un contributo del 50% per le spese di rimozione.

Sintomi

Da anni al centro di discussioni scientifiche, l'amalgama non è altro che quella comunissima “pasta metallica” con cui da 150 anni vengono fatte le otturazioni ai denti.
Si tratta di una lega che, accanto ad altri metalli (come argento, rame, stagno e zinco), contiene il 50% di mercurio, un elemento annoverato tra le sostanze più tossiche esistenti.
Da ciò nascono le maggiori preoccupazioni: infatti la presenza del mercurio nel nostro organismo e la ipersensibilità allo stesso può contribuire, o in certi casi determinare direttamente, una vasta serie di patologie: ipertensione arteriosa, dolori muscolari e articolari, stanchezza cronica, disturbi del sonno, alterazione dei processi cognitivi, ansia, depressione, irritabilità e difficoltà di concentrazione, insufficienza immunitaria, aumento della antibiotico-resistenza dei batteri e molte ancora (ormai è quasi certo, ad esempio, che il mercurio sia la causa quasi esclusiva di una patologia come il lichen orale).
Sono state avanzate ipotesi sulla possibilità che il mercurio favorisca l'insorgere di gravi malattie degenerative quali la sclerosi multipla, il morbo di Parkinson o l'Alzheimer.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha inoltre raccomandato che l'esposizione di donne in età fertile, e quindi con possibilità alta di gravidanza, ai vapori di mercurio debba essere la più bassa possibile perché il mercurio attraversa facilmente la barriera della placenta e raggiunge il feto.

Cause

Nanoparticelle adesive anti-cancro riescono a distruggere le cellule tumorali nel sangue e possono impedire al tumore di invadere il corpo.

Nanoparticelle adesive anti-cancro riescono a distruggere le cellule tumorali nel sangue e possono impedire al tumore di invadere il corpo.
La fase tumorale più pericolosa e mortale è quando il cancro si sparge nell’organismo. Gli scienziati alla Cornell University, negli Stati Uniti, hanno progettato delle nanoparticelle che, iniettate nel flusso sanguigno, uccidono al contatto le cellule cancerogene migranti; l’impatto di questa strategia è stata incredibile anche se, riferiscono i ricercatori, c’è ancora molto lavoro da fare.
Uno dei maggiori fattori nel delineare le aspettative di vita dopo aver diagnosticato un cancro è capire se dal tumore si siano diffuse metastasi.
“Più del 90% delle morti per tumore sono legati alla metastasi” dice il ricercatore leader nella ricerca, il professor Michael King.
La squadra alla Cornell ha ideato un nuovo metodo per risolvere il problema “agganciando” ad alcune piccole sfere (nanoparticelle) una proteina anti-tumorale chiamata “Trail” (già usata studi clinici sul cancro) e alcune proteine con proprietà appiccicose.
Una volta iniettate nel sangue, queste nanoparticelle si sono agganciate ai globuli bianchi.
I test hanno visto che nel marasma del flusso sanguigno i globuli bianchi si imbattono nelle cellule tumorali staccatesi dal tumore principale per cercare di diffondersi nel resto del corpo, ed il report [1] evidenzia che il contatto con la proteina “Trail” ha poi innescato la loro morte.
Il prof Michael King ha affermato alla BBC che i dati hanno mostrato un effetto incredibile: non c’è stato solo un leggero cambiamento nel numero delle cellule tumorali.
“In realtà i risultati, per adesso in vitro nel sangue umano e nei topi, sono abbastanza notevoli, . Dopo due ore dall’aggiunta delle nanoparticelle all’interno del flusso sanguigno le cellule tumorali si sono letteralmente disintegrate”.
Il professore ritiene questa pratica potrebbe essere usata prima di un intervento o della chemioterapia, e in generale in quei casi dove le cellulare tumorali si spargono dalla massa principale ed inizia la metastasi, per prevenirne la diffusione nei pazienti affetti da tumore particolarmente aggressivo.
Saranno tuttavia necessari ulteriori test di sicurezza in topi ed in animali più grandi prima di un qualsiasi tentativo di sperimentazione umana; fiino ad adesso però, le evidenze ci suggeriscono che questo sistema non ha nessun effetto a catena per il sistema immunitario e non danneggia altre cellulre del sangue, nè il rivestimento dei vasi sanguigni.
Ma il prof King è cauto: “C’è un sacco di lavoro da fare. Sono necessari diversi passi avanti prima che questa tecnica possa diventare vantaggiosa per i pazienti”
[1] http://www.pnas.org/content/early/2014/01/03/1316312111
Daniel Iversen
19 gennaio 2013

Denti come causa di malattie era già noto nei secoli passati?

Un problema molto comune nel diciassettesimo e diciottesimo secolo erano i denti consumati dalla carie che dopo qualche disagio sembrava che non dessero più fastidio e quindi venivano lasciati stare in bocca. Due autori del 700, il famoso Pierre Fauchard (1728) e il chirurgo generale dell’esercito inglese John Hunter (1771), segnalarono numerose guarigioni da reumatismi, malattie di occhi, orecchie e sistema nervoso ottenute grazie alla bonifica della bocca da questi denti. Anche il celebre Christopher William Hufeland (1762-1836) parlò di questo spiegando che una bocca sana, liberata dai denti con carie profonde era l’unica possibilità di arrivare a vivere a lungo.



Goethe (1749-1832) s’interessò agli insegnamenti di Hufeland dopo che una malattia che sembrava mortale fu risolta dall’estrazione di un dente infetto. Tutti i tentativi precedenti di terapia avevano fallito. Il Goethe visse altri 64 anni dopo quell’incidente, arrivò all’età di 83 anni completamente sdentato, seguendo perciò il consiglio di Hufeland di togliere i denti infetti man mano che si presentavano (Neuhauser 1982, Hufeland 1797, Holz 1939, Greiter 1958). Un altro esempio sotto gli occhi di tutti è quello di Mozart (1756 – 1791) che un anno prima della sua morte ebbe alcuni ascessi dentali che non furono trattati con l’estrazione. Ciò ha forse potuto contribuire sia ad una recidiva dei reumatismi che al decorso estremamente sfavorevole della sua malattia. Mozart aveva ancora dieci denti al momento della sua morte, di cui tre denti con carie profonda, non estratti e nemmeno trattati (Bär C., “Mozarts Zahnkrankheiten”, Acta Mozartiana 9, 1962, 3, pp.47-54). “Per secoli,” scriveva John Hunter (1771), “i medici hanno dovuto prendere atto del fatto che i denti con la loro struttura particolare sono suscettibili di diventare la sede di piccole lesioni croniche infiammatorie localizzate che danno luogo a disturbi sistemici incredibilmente seri, anche quando localmente nella bocca il disturbo infiammatorio sembra quasi inesistente.”

Tumore al seno e denti devitalizzati

Molte donne sono state mutilate a causa di tumore al seno. La loro intrinseca bellezza e femminilità è stata violata a causa di una “scienza” medica ignorante. Per non parlare della depressione e rassegnazione conseguente agli interventi.
Non so quante mutilazioni potevano essere evitate, ma se la scienza medica volesse avvalersi di questa conoscenza potrebbe evitare tanti traumi in futuro. L.G.
Mike Godfrey: “Adesso ti mostro cos’è una termografia. Questa è una termografia che non indica alcuna anomalia”.
tumore-al-seno-0
E’ di una donna di 53 anni con tre figli, tutti allattati al seno.
tumore-al-seno-1
Come dicevo, nessuna anomalia. I vari colori mostrano le varie temperature, dal nero che possiamo considerare freddo, al blu, al giallo, al rosso che qui rappresenta la temperatura più alta, senza scendere nei particolari. Questa immagine mostra la condizione normale, quando non ci sono problemi di salute.

sabato 18 gennaio 2014

Che cos’è un dente devitalizzato? E’ una cancrena controllata!

Fino a 20 anni fa alla professione odontoiatrica piaceva pensare che fosse una mummificazione del dente morto completamente riuscita, che non provocasse il seppur minimo rilascio tossico nell’organismo.

Ma ora tre tipi di analisi cliniche hanno smentito ciò:
  • Per prima cosa, tutti i denti devitalizzati risultano infetti da potenti batteri anaerobici, al cui confronto le tossine del tetano o del botulismo sembrano pargoletti innocui.
  • Per seconda cosa, il prof. Boyd Haley ha misurato il rilascio cronico nell’organismo di basse dosi di tossine del metabolismo dei batteri presenti nei denti devitalizzati.
  • Per terza cosa, il Prof. Jerry Bouquot ha dimostrato con l’analisi sonografica applicata alla mandibola (“Cavitat”) che il 100% dei denti devitalizzati accumula negli anni sull’osso adiacente livelli crescenti di metaboliti dell’infiammazione che portano ad osteonecrosi ed infezioni ossee gradualmente progressive (cavitazioni ossee).
L’unico successo di cui la devitalizzazione si può veramente vantare è che, avendo ucciso il dente e avendo intossicato chimicamente il dente e i tessuti circostanti, il tessuto non ha più la possibilità di dare reazioni locali al micro-marciume e all’infiammazione cronica che è lì e che da lì può iniziare ad invadere l’organismo.
Perché c’è stato questo fallimento nella mummificazione del dente morto?
Un pezzo di carne morta marcisce dopo un po’, diventa strano, lo stesso succede ai canali secondari di polpa che il dentista non ha proprio visto quando andava a fare la devitalizzazione.
Non li ha visti e quindi non li ha rimossi perché è proprio una impossibilità stabilire un contatto visivo o manuale con il delta di canalicoli secondari alla radice del dente oppure con i canalicoli secondari che terminano nelle pareti del dente.
Questi canali secondari di polpa sono super soggetti alla putrefazione e si trasformano in materiale batterico anaerobico.

lunedì 13 gennaio 2014

Clima: caldo record in nord Europa, orsi escono dal letargo.


(Adnkronos) - Al vortice polare che ha colpito la costa orientale degli Stati Uniti nelle ultime settimane ha fatto da contraltare un inverno anormalmente mite in Scandinavia, che ha sconvolto i modelli stagionali della flora e della fauna. In Groenlandia, Islanda e i Scandinavia si sono registrate temperature molto più calde del normale: è così che sono stati segnalati orsi usciti anzitempo dal letargo invernale e cambiamenti di comportamento negli uccelli migratori che si sono attardati sulle coste svedesi. Anche la flora ha reagito al cambiamento con piante che hanno germogliato con diversi mesi di anticipo. 

Le temperature rigide sulla Scandinavia e la Russia durante l'inverno sono provocate da un sistema di alta pressione che mantiene l'aria più calda ed umida e da un sistema di bassa pressione con vento e pioggia che arriva dall'Oceano Atlantico. L'indebolimento di questa corrente atmosferica ha permesso all'aria fredda di riversarsi sul Canada e sulle coste statunitensi, investite dal gelo, mentre in Europa le temperature restavano fino a 4,2 gradi sopra la media stagionale.

Il risultato è che in Norvegia la neve non s'è quasi vista mentre si è registrata una piovosità superiore del 180%. Forti piogge anche in Finlandia, con inondazioni delle aree basse costiere occidentali e con i laghi sui livelli massimi di capienza. Qui si sono registrate temperature più elevate anche di 5 gradi sopra la media. In Svezia, nelle aree meridionali del paese, le temperature sono rimaste sopra lo zero, fino a 7,7 gradi, stabilendo, di fatto, un clima quasi autunnale. Ma non è solo un'anticipata uscita dal letargo degli orsi a preoccupare gli scienziati del clima. Il caldo inusuale infatti, danneggia la vegetazione minacciata dal proliferare di specie dannose favorite dalle temperature più elevate.

Fonte

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