domenica 5 dicembre 2010

Forma di vita aliena contenute in un meteorite?


La notizia, se confermata, avrebbe dell'incredibile e diverrebbe la più grande scoperta nella storia dell'umanità: forme di vita extraterrestre sarebbero state individuate attraverso l'analisi di un metorite di ghiaccio caduto sulla Terra una decina di anni fa. Prima di lasciarsi andare a facili entusiasmi, ricostruiamo ed analizziamo quanto è accaduto.

Il 12 marzo del 2000 il sig. Duane P. Snyder notò degli insoliti blocchi di ghiaccio in una strada adiacente la sua abitazione. Incuriosito dalla loro presenza, anche perchè non vi erano idonee condizioni atmosferiche affinchè si formasse del ghiaccio, raccolse alcuni blocchi, tre per l'esattezza, conservandoli nel suo congelatore, deducendo (non si sa come) che la loro provenienza era dallo spazio extratmoferico, probabilmente i resti di un meteorite non completamente vaporizzato.

I successivi 10 anni Snyder li ha trascorsi cercando di convincere la comunità scientifica ad analizzare la massa di ghiaccio, sicuro della presenza di microrganismi extraterrestri al suo interno, ma ricevendo al contrario scarso interesse dagli stessi scienziati interpellati. Si giunge quindi al settembre scorso, mese in cui Snyder ha incaricato, pagando, un laboratorio privato di analisi individuato nellaTascon Usa Inc., con sede in Chestnut Ridge, New York, specializzato nell'analisi della composizione chimica della materia.

Ebbene, il dott. Albert Schnieders, general manager della società di analisi americana, ha confermato l'incarico ricevuto da Snyder, non sbilanciandosi però sugli esiti degli studi eseguiti sul pezzo di ghiaccio, ma rimandando ogni comunicazione ad una conferenza stampa che lo stesso Snyder avrebbe tenuto ieri, 30 novembre, presso l'hotel Ramada in South Haven, nel Michigan. Nella conferenza il sig. Snyder avrebbe confermato (il condizionale è sempre d'obbligo) la presenza di vita organica extraterrestre all'interno del meteorite di ghiaccio e mostrando, a sostegno della sua teoria, una quarantina di foto dove è esposta la presunta forma di vita aliena.

Non resta che attendere ulteriori conferme a questa notizia da canali più ufficiali o lontani da ogni sorta di speculazione, anche perchè l'analisi effettuata dal sig. Snyder è certamente di parte e potrebbe avere un suo tornaconto.

Restando in tema, ricordiamo che proprio domani 1° dicembre la NASA terrà una nuova conferenza stampa per annunciare l'importante scoperta di natura astrobiologica che avrà un notevole impattosullo studio e la ricerca di vita extraterrestre (come riportato nel nostro articolo dedicato all'evento).

Pasquale Gallano

Fonti:
http://snydericyrite.com, sito dedicato al rilascio delle informazioni sul meteorite di ghiaccio e presunte forme di vita extraterrestre trovate in esso. Le foto dell'articolo appartengono al sig. Snyder e utilizzare a scopo informativo.

- C.U.I. (Centro Ufologico Ionico), per gli spunti della notizia.

Per chi volesse contattare il sig. Duane P. Snyder segnaliamo la sua e-mail:duanepsnyder@snydericyrite.com

Bologna scossa di terremoto 3,2 Richter, ore 09,17.


Domenica 5 Dicembre 2010 Attualità
Il Dipartimento della Protezione civile ha reso noto in un cmunicato che stamattina poco dopo le nove un evento sismico è stato lievemente avvertito dalla popolazione in provincia di Bologna. Le località prossime all’epicentro sono i comuni di Castel San Pietro Terme, Monterenzio e Dozza. Non risulatno danni a cose e persone.
Secondo i rilievi registrati dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia l’evento sismico si è verificato alle ore 9.17 con magnitudo 3.2.
(red)

Il cielo di Dicembre


Ultimo mese dell’anno 2010 si annuncia ricco di appuntamenti per gli appassionati di astronomia. Grazie a due spettacolari eventi astronomici: lo sciame di meteore e l’eclisse di Luna.
Il primo appuntamento è con le Geminidi, l’annuale pioggia di meteore così denominate perché la regione di cielo dalla quale sembrano provenire coincide con quella della costellazione dei Gemelli. Le Geminidi sono frammenti persi da Fetonte, un piccolo corpo ritenuto una via di mezzo tra una cometa e un asteroide. Solo le più recenti osservazioni hanno stabilito che Fetonte è quasi certamente una cometa camuffata da asteroide: la sua superficie è ricoperta da polvere scura che lo fa apparire come un asteroide, ma più sotto composizione e struttura sono quelle di una cometa a tutti gli effetti. Le Geminidi saranno visibili al meglio la notte tra il 13 e il 14 dicembre, in particolare dopo la mezzanotte quando la zona di cielo corrispondente ai Gemelli sarà molto alta in cielo e nel contempo la Luna sarà tramontata, rendendo minimo il suo disturbo luminoso. In assenza di nubi, lontano dalle luci artificiali di abitazioni e lampioni stradali, con la Luna ormai tramontata, potreste vedere sino a 100 meteore in un’ora.
Il secondo appuntamento celeste vede protagonista la Luna, che sarà eclissata dall’ombra della Terra nel corso della prima mattina del 21 dicembre. Purtroppo in quella fascia oraria qui in Italia il nostro satellite sarà già basso sull’orizzonte e ormai prossimo al tramonto. Più fortunati saranno gli abitanti del Nord America e della parte occidentale del Sud America, da dove sarà possibile ammirare l’eclissi per tutta la sua durata. Chi di voi ha in programma vacanze americane potrà quindi gustarsi anche questo spettacolo, offerto gratuitamente dal cielo quale regalo di Natale anticipato. Chi invece rimarrà in Italia può consolarsi pensando che questi eventi sono tutt’altro che rari: basterà infatti pazientare sino al prossimo 15 giugno, quando anche dalle nostre parti sarà visibile una nuova eclissi totale di Luna.

martedì 5 ottobre 2010

Lieve scossa di terremoto tra Palermo e Caltanissetta


La terra ha tremato lievemente la scorsa notte in Sicilia. Una piccola scossa sismica di magnitudo 2 è stata infatti registrata dai sismografi dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia alle 00.22, in Sicilia centrale.
L'evento è stato localizzato ad una profondità di 5 chilometri. Nessun danno è stato rivelato, anche perchè l'intensità del fenomeno è stata di lieve entità. Le località prossime all'epicentro sono state Alia e Valledolmo, in provincia di Palermo; Vallelunga Pratameno e Villalba, nel Nisseno.
In Sicilia nelle ultime settimane la terra ha tremato in più occasioni. Il caso più grave alle isole Eolie ha provocato anche frane e momenti di paura.

sabato 18 settembre 2010

Se l'Etna scivolasse nel Mar Ionio?


Lo spessore del fianco che scivola  - piano piano - nel Mar Ionio si aggira intorno ai quattro chilometri. Lo hanno misurato i ricercatori dell’ Irea -Cnr di Napoli (Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico dell'Ambiente), dell’Ingv (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) e dell’Università Roma Tre grazie a uno studio congiunto, i cui risultati sono stati pubblicati recentemente suGeophysical Research Letters.
"Il collasso delle superfici vulcaniche è un fenomeno comune" spiega Marco Neri dell’Ingv di Catania. La causa di questi fenomeni di scivolamento di una superficie su un'altra risiede nella composizione del sottosuolo vulcanico. I vulcani, infatti, si formano in seguito alla sedimentazione del materiale magmatico che viene espulso dalle sue bocche nel corso delle eruzioni. Raffreddandosi, la lava si accumula alle pendici e forma delle superfici instabili di roccia magmatica. Nel tempo, in seguito a ripetute eruzioni, queste superfici diventano sempre più spesse, e i vulcani sempre più grandi. Succede così che il peso di queste masse rocciose accumulate nel tempo provochi il distacco di alcune zolle; questo fenomeno può verificarsi sia attraverso frane repentine, sia mediante lenti scivolamenti, continui nel tempo. Attualmente l’Etna è interessato dal secondo tipo di movimento che, in alcuni periodi, accelera producendo terremoti. 
L'utilizzo di tecniche di rilevamento radar satellitare (InSAR, Interferometric Synthetic Aperture Radar) ha permesso ai ricercatori di elaborare un modello geometrico tridimensionale della zona instabile, che sono riusciti in questo modo a stabilire l'entità della massa della slavina vulcanica. Un dato fondamentale per prevedere le implicazioni che questo movimento putrebbe avere sulle future dinamiche eruttive del vulcano.

martedì 7 settembre 2010

Nasce a Pavia il centro per le catastrofi

Il modello pavese di Eucentre si declinerà su scala mondiale non solo ai terremoti ma a tutte le catastrofi naturali. Nasce a Pavia e si chiamerà Grmo (Global risk management organization) una nuova organizzazione inter-governativa con il plauso delle Nazioni Unite.«Avrà la scopo di creare modelli sia di intervento sia di prevenzione per alluvioni, frane, terremoti» spiega Gian Michele Calvi, presidente di Eucentre, già al fianco della Protezione Civile sul difficile fronte dell’Aquila.

E proprio l’esperienza maturata in Abruzzo verrà esportata ad Haiti. L’ha ricordato Margareta Wahlström, assistente del segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, che ieri mattina ha visitato la sede di via Ferrata dell’Eucentre e ha illustrato le politiche e l’innovazione scientifica delle Nazioni Unite in tema di catastrofi Pavia.

Calvi ha guidato l’ospite e il suo entourage alla scoperta del cuore tecnologico di Eucentre, illustrando anche le attività della Rose school (scuola di specializzazione con studenti provenienti da oltre cento diversi Paesi) impegnata nella prevenzione del rischio sismico. «Tutto questo - ha spiegato Calvi - potrà inoltre rivelarsi un motore straordinario per l’attrazione di società private che operano nell’ambito delle tecnologie avanzate per l’i ntero nostro Paese».

Nel pomeriggio la delegazione ha assistito alla simulazione di un terremoto con la tavola vibrante.
«I Governi hanno fatto progressi nella creazione di istituzioni e nella legislazione ma c’è ancora da fare sul fronte dei bilanci dei settori di sviluppo da destinare alla riduzione del rischio di catastrofi - ha spiegato Wahlström -. Quando le difficili decisioni sulla ripartizione delle risorse vengono prese, le misure per ridurre i rischi non rappresentano una priorità anche perché non pagano politicamente nell’immediato, nonostante rappresentino una forma di risparmio rispetto all’intervento post-disastro». «Una necessaria sinergia tra la Rose School e le scuole Onu attive o in fase di creazione» è ciò che auspica il direttore dello Iuss, Roberto Schmid.
(07 settembre 2010)

venerdì 3 settembre 2010

Giuliani torna a lanciare l'allarme: all'Aquila possibili nuove forti scosse

Nuovi forti terremoti potrebbero colpire l'area dell'aquilano nel prossimo futuro. Il nuovo allarme, dopo lo sciame sismisco in questi giorni, è stato lanciato dal ricercatore Giampaolo Giuliani, che rimase inascoltato alla vigilia del terremoto del 6 aprile 2009. Secondo quanto ha annunciato sulla sua pagina Facebook il tecnico, nel distretto dei Monti Reatini esiste la possibilità di altre scosse superiori a magnitudo 3.

Si tratta di una preoccupazione condivisa dalla comunità dei geologi molti dei quali, tuttavia, si dicono scettici nei confronti delle previsioni basate sul radon che hanno reso celebre il ricercatore, che ha sostenuto in diverse occasioni che la presenza del gas può far prevedere con un certo grado di certezza l'arrivo di scosse sismiche. 

Attraverso la sua pagina personale Giuliani ritiene "doveroso allertare le popolazioni residenti nei territori interessati e limitrofi" in ragione del fatto che dal primo gennaio di quest’anno ad oggi si sono prodotti 1940 terremoti con epicentro nel raggio di 30 chilometri intorno a Montereale (L’Aquila). Giuliani parla di "un livello di radon che si pone in soglia di evento sotto il 3.5 di magnitudo locale circa". Per il geologo Gianluca Ferrini c’è necessità di unmonitoraggio costante, nonostante non condivida del tutto il metodo di rilevazione usato da Giuliani: "La misurazione dei livelli di radon in superficie non ha senso in quanto sono tanti i fattori atmosferici, dalla pressione al vento, che possono alterare i risultati. Per questo non possiamo certo considerare come attendibili le valutazioni di Giuliani".  (Apcom)

martedì 24 agosto 2010

Brasile - Vortice di fuoco di 300 metri registrato durante un incendio.




L'aria secca che raggiunge lo stato di Sao Paulo ha causato la formazione di un vortice di fuoco in Araçatuba, a 530 km da Sao Paulo. Il fenomeno è stato registrato con alte fiamme in un pascolo in città di Domenica .Il fumo formata dal vortice invaso corsia Rodovia Marechal Rondon, che è stato interdetto. .Il Vortice di Fuoco che ha raggiunto l'altezza di quasi 300 metri, è stato registrato da un "fazendero" con il suo cellulare, ed è stato trasmesso dalla televisione brasiliana.

domenica 22 agosto 2010

Becca di Nona (Val d'Aosta), una grossa frana si è staccata vicino alla cima.



Una frana di grandi dimensioni si è staccata questo pomeriggio, sabato  21 agosto, alle 14,13, sotto la Becca di Nona, nel comune di Pollein. Il crollo è 50 metri sotto la vetta della Becca e sulla destra orografica rispetto alla frana e sulla sinistra orografica rispetto alla vetta, a 3.100 metri di quota.
Il distacco non ha provocato danni, infatti, i massi si sono completamente sbriciolati.
'La massa si è completamente disfatta - spiega Valerio Segor, responsabile della direzione assetto idrogeologico dei bacini montani - ed è proprio per questa ragione che si e' vista un'enorme nube di polvere. Il crollo non ha causato problemi, neppure ai sentieri che sono più in basso. La frana non è stata assolutamente interessata, tanto che i sensori che la monitorano non sono scattati'.
di Cristina Porta

martedì 17 agosto 2010

Polo Nord - secondo scienziati di Mosca, si scioglierà prima del 2080.

L’Artico si sta sciogliendo più velocemente di quanto ci si aspettasse. E la perdita di ghiaccio per questa stagione potrebbe toccare i livelli record raggiunti tre anni fa. Lo ha fatto sapere l’Agenzia per l'ambiente russa.

Gli ultimi dati in mano agli scienziati mostrano che il ghiaccio dell’Oceano Artico copriva circa 10,8 milioni di chilometri quadrati a giugno di quest’anno, meno che nello stesso periodo del 2007 quando aveva raggiunto un minimo storico. Anche se il record negativo è stato toccato il 16 settembre 2007 con un restringimento della superficie ghiacciata a 4,14 milioni di chilometri quadrati, rilevati dal National snow and data center degli Stati Uniti. “Il ghiaccio potrebbe arrivare al 30% in meno della media del periodo 1979-2000”, ipotizza Alexander Frolov, capo del Servizio federale di monitoraggio ambientale e idrometeorologico russo. 

Gli scienziati, sia russi sia americani, indicano nel riscaldamento globale la causa di questo fenomeno. Fenomeno che potrebbe ridurre a zero il ghiaccio nell’Artico in estate entro poche decadi. Prima dunque del 2080, l’anno indicato dalle previsioni dell’Ipcc, Intergovernmental panel on climate change, il foro scientifico formato nel 1988 da due organismi delle Nazioni unite - l’Organizzazione meteorologica mondiale, Wmo, e il Programma Onu per l’Ambiente, Unep, - allo scopo di studiare il riscaldamento globale.

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