lunedì 14 febbraio 2011

Corea del Sud - Nevicata del secolo, centinaia di case crollate.





Seul, 14 feb. - (Adnkronos) - Centinaia di case sono crollate sotto il peso della neve sulla costa orientale della Corea del Sud, mentre il governo di Seul ha dispiegato migliaia di soldati per mettere in salvo la popolazione.
Si tratta della nevicata piu' forte da oltre cento anni, riferiscono i media locali, descrivendo il fenomeno come una "bomba di neve". Le condizioni meteo peggiori sono state registrate nella provincia di Gangwon e gli esperti hanno annunciato ulteriori nevicate sulla zona nelle prossime ore.
14/02/2011

giovedì 10 febbraio 2011

VIDEO - 100mila meduse spiaggiate in Florida

domenica 6 febbraio 2011

A Potenza non nevica più?

di Gaetano Brindisi
POTENZA - A.A.A. cercasi disperatamente neve. Sarebbe proprio il caso di dirlo. Ormai le nevicate di una volta, specie per i meno piccoli, stanno diventando un ricordo che con gli anni tende a sbiadirsi sempre più. È vero che di tanto in tanto si verificano locali e talvolta anche abbondanti nevicate, ma quello che avrebbe dovuto essere la norma, sta diventando un’eccezione. Venti, trent’anni fa, le abbondanti nevicate facevano parte della vita quotidiana e molte volte, alla neve vecchia se ne aggiungeva altra dal cielo tanto da far apparire i marciapiedi come delle montagnelle di neve. I meno smemorati non possono non ricordare le file che i disoccupati facevano davanti al palazzo comunale di Potenza per farsi consegnare la pala e racimolare le 10.000 lire (quanto ci mancano…) per andare a liberare dal ghiaccio via Pretoria e le centinaia di scale che erano e che sono presenti nella città. Per non parlare dei ragazzini che, armati di bob e slittini, si lasciavano andare sulla neve partendo dalla zona di Porta Salza, andando a terminare la propria corsa nel fondovalle dove adesso sorge la corrispondente strada a scorrimento veloce. (chissà come sarebbe stata comoda la presenza delle attuali scale mobili di Santa Lucia per la risalita a monte…) Ma dov’è finita la neve? Davvero il global warming ha prodotto un tale riscaldamento da indurre un notevole innalzamento della quota neve durante la stagione invernale? Nessuna preoccupazione…; è vero sì che in Basilicata le nevicate negli ultimi anni si sono fatte sempre più rade e concentrate in pochi giorni all’anno ma se si guarda alle altre zone d’Italia possiamo subito affermare che le cose nelle altre regioni stanno diversamente. Pochi giorni fa in Sardegna ed in Calabria abbiamo registrato abbondanti nevicate fino a quasi un metro di altezza; due settimane fa la neve ha interessato tutte le regioni adriatiche da Rimini e Riccione fino al nord della Puglia; e a Campobasso (che una volta andava per nominata insieme a Potenza per una delle città più nevose d’Italia) sono caduti ben 50 cm. di neve. Allora come mai non nevica da noi? Colpa dei pozzi di petrolio in val d’Agri? Sicuramente qualche cambiamento a livello di microclima c’è e non si può negare, ma la spiegazione sta nell’avvenuto cambio di circolazione su scala globale delle grandi masse d’aria che hanno sempre caratterizzato il tempo sul Mediterraneo. Una trentina di anni fa c’erano le correnti dalla Russia che arrivavano direttamente dalle nostre parti senza essere richiamati dalla presenza di una bassa pressione al largo del Portogallo (cosa che sta avvenendo in questi ultimi anni). Spesso si formava una depressione sul golfo di Taranto che richiamava appunto aria gelida da nordest. Negli ultimi anni le nevicate sono decisamente aumentate su gran parte dell’emisfero settentrionale; Stati Uniti, Cina, Corea, Giappone, ecc. sono alle prese ogni anno con nevicate sempre più frequenti ed abbondanti. È solo la zona centro-occidentale dell’Europa che riceve la «mitigazione» dal flusso atlantico della corrente del «golfo».

sabato 5 febbraio 2011

Passo Fadalto e Val Lapisina in Veneto, scossi da strani boati sotterranei, il mistero si infittisce.(2)




L’area dell’Alpago è una tra le più sismiche del Veneto e così, quando hanno avuto inizio quegli strani boati che tuttora tengono col fiato sospeso gli abitanti della zona, si è subito pensato al rischio di terremoto imminente. Un mistero che viene da sottoterra e che vede al lavoro per svelarne l’origine geologi, esperti e tecnici della Regione ma anche amministratori locali e regionali sollecitati dalle preoccupazioni crescenti dei cittadini che vogliono saperne, e come dargli torto, di più sui forti boati sotterranei che rompono il silenzio di Passo di Fadalto e Val Lapisina, tra le province di Treviso e Belluno. A lavoro da giorni ci sono, tra gli altri, l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica sperimentale di Udine e l’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica del CNR. Per l’ingegner Roberto Baglioni della Regione il fenomeno sarebbe da far risalire alla frizione delle rocce superficiali legate a spostamenti tettonici. Poco a che vedere, dunque, con l’attività sismica. Abbiamo comunque la certezza che si tratti di un fenomeno localizzato e superficiale. L’assessore all’Ambiente Maurizio Conte spiega che la Regione sta monitorando l’evento e i Comuni coinvolti, in ogni caso, hanno già pronti piani d’intervento di concerto con la Protezione Civile.
A dire il vero, i boati non sono nuovi nell’area, fenomeni simili si registrarono già nel 2000 e nel 2003 sempre nei primi mesi dell’anno, sarà una coincidenza? Dai sopralluoghi tecnici di questi giorni sono emerse l’instabilità delle masse rocciose e diffuse manifestazioni carsiche nonché “componenti vibrazionali”, ovvero dei tremori che si accompagnerebbero ai boati ma che, al contrario di questi, sono percettibili soltanto con la strumentazione adeguata. Il boato si avverte nelle aree sopra citate, ma l’origine, per gli esperti, è da rintracciarsi a Sud-Est. Le indagini proseguono e il fenomeno è costantemente monitorato. E’ atteso per lunedì prossimo un confronto tecnico con esperti nazionali che avrà luogo nella sede della Protezione Civile Regionale 

Italia "il misuratore di campo elettrico atmosferico sviluppato dall’INAF è in grado di rilevare l’approssimarsi d’un temporale",

Ideato per proteggere in modo automatico i delicatissimi circuiti dei radiotelescopi, il misuratore di campo elettrico atmosferico sviluppato dall’INAF è in grado di rilevare l’approssimarsi d’un temporale. Gli impianti che potrebbero trarne beneficio sono tanti, dai radar alle funivie.  .
Un temporale improvviso, la finestra dimenticata aperta… È capitato a tutti, nonostante le previsioni del tempo siano sempre più affidabili. Poco male: al rientro, ci si arma di secchio e stracci e tutto si risolve. Ci sono però situazioni in cui un forte temporale, o peggio ancora un fulmine, può causare danni ben più seri: impianti industriali, ponti radio, stazioni di broadcasting, radar, aeroporti e funivie, per esempio. Soprattutto se i siti dove sorgono questi impianti si trovano in luoghi incustoditi e difficili da raggiungere in tempo utile. Un dispositivo in grado di rilevare in anticipo, e in modo automatico, l’approssimarsi del maltempo risolverebbe il problema: potrebbe avviare procedure d’emergenza, o disattivare temporaneamente le apparecchiature elettroniche più a rischio. È ciò che riesce a fare EFM (Electric Field Meter), il misuratore di campo elettrico atmosferico progettato e realizzato presso la Stazione radioastronomica di Medicina dal personale dell’INAF-IRA di Bologna, in collaborazione con la MTX srl di Padova. Misurando le variazioni del campo elettrico atmosferico ad alta frequenza (fino a centinaia di kHz) e ad alta intensità (fino a 15 kV/m), EFM riesce ad anticipare e seguire lo sviluppo di un temporale in tutte le sue fasi, dalle prime avvisaglie all’allontanamento. Non è un caso che uno “scansa-saette” del genere sia nato proprio in ambito astronomico. Puntate verso il cielo per captare segnali debolissimi dai più lontani oggetti dell’universo, le “orecchie elettroniche” dei radiastronomi – gigantesche e ultra-sensibili – devono fare regolarmente i conti con i fulmini. E sempre più spesso, in caso di fenomeni atmosferici avversi, sono costrette a trarsi d’impaccio in modo del tutto autonomo, come ci spiega Federico Perini, dell’INAF-IRA di Bologna, leader del gruppo che ha messo a punto EFM: «Mi occupo della progettazione di radiotelescopi in array, ovvero schiere di antenne che lavorano insieme. In particolare, lavoro a un progetto internazionale che si chiama SKA, lo Square Kilometer Array, che prevede antenne distribuite su un’area di diverse migliaia di chilometri e in siti molto remoti. Siti totalmente isolati, posti in mezzo al deserto, nei quali è impensabile tenere del personale. Abbiamo sviluppato EFM proprio per salvaguardare questo tipo di strumentazione». Per collaudare il prototipo, Perini e colleghi hanno scelto un luogo dove in maltempo è pressoché la norma, il Monte Cimone. I risultati sono stati più che soddisfacenti. E buone notizie arrivano anche sul versante economico. «In caso di produzione industriale», stima Perini, «riteniamo che il costo si potrebbe collocare fra i 1000 e i 2000 euro. Un prezzo decisamente competitivo: dispositivi commerciali analoghi possono arrivare anche a 2500-3000 euro». Non solo: oltre a mettere in sicurezza gli apparati elettronici, se equipaggiato in modo opportuno EFM potrebbe far gola anche a chi si occupa di ambiente. Con una rete di più sensori sincronizzati fra loro tramite un GPS integrato, per esempio, si riesce a determinare la direzione di arrivo della cella temporalesca. Ampliando così il campo d’applicazione di EFM alla meteorologia e al monitoraggio dei fenomeni di inquinamento atmosferico.

giovedì 3 febbraio 2011

Passo Fadalto e Val Lapisina in Veneto, scossi da strani boati sotterranei, il mistero si infittisce.

(IAMM) Sembra davvero un giallo quello che coinvolge gli abitanti di Passo Fadalto e Val Lapisina, tra le province di Treviso e Belluno, che da tempo odono strani boati sotterranei. L'origine del fenomeno resta ancora da chiarire, nonostante del caso si stiano occupando squadre di geologi e studiosi e la Regione Veneto che ha predisposto dei sopralluoghi tecnici in zona. "Come Regione - afferma l'assessore all'Ambiente Maurizio Conte - stiamo costantemente monitorando l'evento e vogliamo approfondirlo, consapevoli che l'area dell'Alpago è tra le più sismiche del Veneto" "Per quanto riguarda il sistema della protezione civile - aggiunge l'assessore Daniele Stival - i Comuni coinvolti hanno già da tempo messo a punto piani per eventuali interventi". Dai primi rilievi si riscontrano diverse situazioni di instabilità di masse rocciose così come manifestazioni carsiche. Sembrano confermate componenti vibrazionali, ossia leggeri tremori associati ai boati. Non resta che attendere lo sviluppo delle indagini.

mercoledì 2 febbraio 2011

Tumore al seno, studio italiano apre nuove prospettive.

 Ricercatori italiani individuano nell'interruzione della comunicazione tra due geni la possibilità di ridurre la gravità dei tumori al seno. Lo studio è stato condotto da ricercatori coordinati da Paola Nisticò, del Laboratorio di Immunologia dell'Istituto Nazionale Tumori Regina Elena in collaborazione con l'Università Sapienza di Roma e con l'Istituto San Raffaele di Milano. In pratica, si tratta dei geni Her2 e la proteina hMena: se entrambi sono positivi (co-espressi) il cancro al seno è particolarmente grave. Circa il 70% dei tumori he esprimono Her2 è positivo anche alla presenza di hMena. Gli esperimenti sono stati condotti in vitro su cellule di carcinoma della mammella: inibendo la proteina hMena si rallenta la proliferazione tumorale indotta dal gene Her2.

Spazio - Deviare gli asteroidi con un raggio solare?

Invece della 'soluzione totalè suggerita da film come Armageddon, il modo migliore per evitare l'impatto di un asteroide sulla Terra è 'farlo scansarè concentrando la luce solare. Lo afferma un ricercatore del New York City College of Technology, che ha presentato il suo metodo al meeting dell'International Meteoritical Society a New York. Il sistema studiato da Gregory Matloff consiste nello scaldare con un collettore solare, che dovrebbe viaggiare insieme all'asteroide per almeno un anno, un punto della sua superficie. Se effettuato nella maniera giusta, il riscaldamento dovrebbe bruciare una parte dell'asteroide, provocando una corrente a getto d'aria che, per il principio di azione e reazione di Newton, farebbe deviare la traiettoria del corpo celeste. «Credo che deviare un eventuale asteroide sia più sicuro che distruggerlo - spiega il ricercatore - perchè la distruzione esporrebbe la Terra ad una pioggia di detriti radioattivi». Il sistema che sta studiando Matloff prevede però che il raggio che colpisce la superficie dell'asteroide sia esattamente calibrato per riuscire a non penetrarla troppo. In questo caso provocherebbe solo il riscaldamento dell'asteroide senza il getto d'aria. Il prossimo corpo celeste che potrebbe avvicinarsi un pò troppo alla Terra è l'asteroide Apophis, che secondo la Nasa farà due passaggi a qualche decina di migliaia di chilometri dalla Terra nel 2029 e nel 2036, mentre alcuni scienziati russi affermano che potrebbe colpire il nostro pianeta. Diversi sono i metodi immaginati dagli scienziati per affrontare un'eventualità simile: si va dalla distruzione nucleare diretta, 'stile Armageddon', a una serie di esplosioni nelle vicinanze del corpo celeste allo scopo di deviarlo, all'applicazione di 'motorì elettrici o gravitazionali. Tutte queste soluzioni sono valide secondo i modelli, ma richiedono anni di preparazione: Russia e Unione Europea hanno in programma un primo meeting sull'argomento il prossimo 7 luglio.

Gli USA attendono la tempesta di neve del secolo.

La neve continua a non dare tregua agli Usa. I meteorologi prevedono che nei prossimi giorni 24 stati saranno sepolti da una gigantesca tempesta di neve. Gli Stati Uniti nord-occidentali sono stati flagellati per tutto l'inverno da continue e straordinarie nevicate che hanno causato numerosi disagi, mandando il traffico aereo in tilt e causando numerosi blackout. Da giorni in buona parte della costa nord occidentale e nel Midwest continuano le precipitazioni abbondanti che hanno fatto annullare migliaia di voli aerei. Ma da Washington arriva l'allarme per i prossimi giorni: è in arrivo una tempesta di neve che si estenderà per 4mila chilometri. Il fronte nuvoloso interesserà ben 24 stati e andrà dell'Oklahoma all'Illinois, mantenendo il suo epicentro nel Midwest. A Chicago è attesa la nevicata più grande da 50 anni a questa parte, ma i meteorologi prevedono che nella regione dei Grandi Laghi si possano formare tornado invernali, accompagnati da precipitazioni di neve e ghiaccio considerate molto pericolose. Sono già stati cancellati 10 mila voli aerei.

domenica 23 gennaio 2011

Piccolo asteroide sulle nostre teste


"C’è un piccolo asteroide che in questi giorni sta sfrecciando sopra le nostre teste. Denominato 2011 AN52, ha dimensioni molto piccole: il suo diametro, inizialmente stmato tra i 5 e i 10 metri, si è rivelato di appena tre metri, a valle dell’analisi della luce del Sole riflessa dalla sua superficie. Nonostante le dimensioni ridotte gli astronomi sono comunque riusciti a determinarne l’orbita e la distanza minima dalla Terra: circa 300.000 chilometri, poco meno della distanza della Luna.
Se oggi riusciamo a individuare oggetti così piccoli è merito dei nuovi sistemi di monitoraggio, capaci di rilevare corpi di pochi metri che fino a poco tempo fa sarebbero sfuggiti ai nostri telescopi. Aspettiamoci quindi un proliferare di scoperte analoghe a quella di 2011 AN52.
“Passaggi a distanze inferiori a quella della Luna da parte di asteroidi di pochi metri avvengono con una frequenza di circa 80 al giorno, al punto tale che individuarne uno non si può considerare una notizia”, afferma Giovanni Valsecchi, astronomo dell’INAF-IASF di Roma ed esperto di asteroidi, che ha inoltre sottolineato l’infondatezza degli allarmismi legati a questi piccoli pezzi di roccia. “Le piccole dimensioni li rendono ancora meno pericolosi dello scontro di un elefante con una mosca. Anche se entrano in collisione con la Terra, non arrivano al suolo perché bruciano in atmosfera. L’unica vera notizia sta nel fatto che la scoperta di asteroidi così piccoli dimostra come i nuovi sistemi di avvistamento da terra siano sempre più efficienti”.
Per quanto riguarda gli asteroidi di dimensioni maggiori, ben più pericolosi, non mancano annunci di prossimi impatti, che puntualmente si rivelano senza fondamento se non addirittura inventati. “Non c’è alcun grande asteroide del quale preoccuparci”, continua Valsecchi.”Va inoltre detto che se continueranno ad essere messe in campo le risorse che finora sono state dedicate a questo settore, saremo in grado di prevedere eventuali impatti futuri con il margine di tempo necessario a preparare le necessarie contromisure”.
Proprio le possibili contromisure rappresentano uno degli aspetti più interessanti e curiosi, come dimostrano alcune delle soluzioni proposte dagli scienziati negli ultimi anni. Tra le più creative: avvolgere l’asteroide con materiale riflettente in modo da sfruttare la pressione esercitata dalla radiazione solare per spingerlo pian piano su di un’altra traiettoria. Oppure lanciare un gran numero di sonde da ammassare nelle sue vicinanze in modo da creare un unico corpo di grande massa che con la sua forza gravitazionale attrae e devia l’asteroide. Sconsigliato invece il bombardamento, spesso protagonista di romanzi e film di fantascienza, perché tra i vari frammenti prodotti dall’esplosione ne potrebbero rimanere alcuni ancora in rotta di collisione. Per Giovanni Valsecchi c’è un metodo che potrebbe funzionare:  “Analogo a quanto fece la sonda Deep Impact con la cometa Tempel 1. Consiste nel lanciare contro l’asteroide un oggetto non troppo piccolo a ipervelocità, ovvero  a una velocità relativa di 10 o più chilometri al secondo. Gli studi preliminari hanno dimostrato che questo corpo impattatore può deviare l’orbita dell’asteroide, a patto che quest’ultimo non sia superiore ai 500 metri di diametro e che sia abbiano alcuni anni di tempo per preparare la missione. Non è ancora stata raggiunta un’implementazione definita del metodo, perché risulta costoso e chiaramente vi sono al momento altre priorità. Però possiamo dire che non saremmo completamente inermi di fronte a un pericolo di questa natura.” 

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