«...Verrà un giorno che l'uomo si sveglierà dall'oblio e finalmente comprenderà chi è veramente e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, a una mente fallace, menzognera, che lo rende e lo tiene schiavo... l'uomo non ha limiti e quando un giorno se ne renderà conto, sarà libero anche qui in questo mondo.» (Giordano Bruno)
giovedì 16 agosto 2012
Olanda scossa di terremoto di 4,1 Richter.
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Ubicazione:
Paesi Bassi
sabato 11 agosto 2012
Criovulcanesimo, cosa è?
Un criovulcano è, letteralmente, un vulcano ghiacciato. Più in generale, si definisce criovulcanismo (criovulcanesimo) l'insieme dei fenomeni collegati all'attività vulcanica attualmente individuata su diversi corpi ghiacciati del sistema solare, quali, tipicamente, Encelado, Titano e Tritone, e possibilmente numerosi altri satelliti naturali del sistema solare esterno o oggetti della fascia di Kuiper.
I pennacchi di Encelado, probabilmente fonte principale di materia per l'Anello E di Saturno, fotografati dalla sonda Cassini nel 2005
I fenomeni di natura criovulcanica prevedono l'eruzione di acqua, ammoniaca o composti del metano, invece della lava che caratterizza il vulcanismo dei pianeti terrestri. Queste sostanze, talvolta designate con l'appellativo generale di criomagma, sono solitamente allo stato liquido, e talvolta allo stato gassoso. Dopo l'eruzione, il criomagma condensa per via dell'esposizione alle gelide temperature ambientali.
Vi sono speculazioni riguardo alla possibilità che il criovulcanismo di Titano possa opsitare vita extraterrestre.
Vi sono speculazioni riguardo alla possibilità che il criovulcanismo di Titano possa opsitare vita extraterrestre.
Modello di "geyser freddo" su Encelado
L'energia necessaria per sostenere fenomeni di natura criovulcanica sembra provenire principalmente dall'interazione mareale tra il satellite naturale e il pianeta madre, tipicamente un gigante gassoso.
Secondo un'ipotesi meno accreditata, ma comunque degna di nota, i depositi superficiali di materiale ghiacciato translucente potrebbero generare un effetto serra sotterraneo in grado di accumulare progressivamente calore.
Secondo un'ipotesi meno accreditata, ma comunque degna di nota, i depositi superficiali di materiale ghiacciato translucente potrebbero generare un effetto serra sotterraneo in grado di accumulare progressivamente calore.
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Criovulcanesimo su Encelado, luna di Saturno.
Le spettacolari immagini di un enorme getto d'acqua riversato su Saturno da una delle sue lune, Encelado, sono state catturate da Herschel, l'osservatorio spaziale dell'Agenzia Spaziale Europea(ESA) e hanno permesso di risolvere il mistero della presenza di acqua nell'atmosfera del pianeta degli anelli.
La presenza di acqua negli strati alti dell'atmosfera del secondo piu' grande pianeta del sistema solare era noto da molti anni, ma non esisteva certezza fino ad oggi di quale potesse esserne la fonte. Le nuove osservazioni hanno permesso di verificare la presenza di un grande anello di vapore d'acqua che circonda Saturno e che viene continuamente alimentato da un getto proveniente da una delle sue lune. Encelado ne espelle infatti circa 250 chilogrammi al secondo attraverso numerosi getti liberati dalla regione del Polo Sud.
Encelado è un satellite naturale di Saturno, scoperto il 28 agosto 1789 da William Herschel. È il sesto satellite naturale di Saturno in ordine di grandezza. Fino al passaggio delle due sonde Voyager, all'inizio degli anni 1980, le caratteristiche di questo corpo celeste erano poco conosciute, a parte l'identificazione di ghiaccio d'acqua sulla superficie. Le sonde hanno mostrato che questo satellite ha un diametro di soli 500 km e riflette quasi il 100% della luce solare. La Voyager 1 ha permesso di scoprire che Encelado orbita nella regione più densa dell'anello E di Saturno mentre Voyager 2 ha rivelato che nonostante le sue piccole dimensioni il satellite presenta regioni che variano da superfici antiche con molti crateri da impatto a zone recenti datate circa 100 milioni di anni.
Fonte
La presenza di acqua negli strati alti dell'atmosfera del secondo piu' grande pianeta del sistema solare era noto da molti anni, ma non esisteva certezza fino ad oggi di quale potesse esserne la fonte. Le nuove osservazioni hanno permesso di verificare la presenza di un grande anello di vapore d'acqua che circonda Saturno e che viene continuamente alimentato da un getto proveniente da una delle sue lune. Encelado ne espelle infatti circa 250 chilogrammi al secondo attraverso numerosi getti liberati dalla regione del Polo Sud.
Encelado è un satellite naturale di Saturno, scoperto il 28 agosto 1789 da William Herschel. È il sesto satellite naturale di Saturno in ordine di grandezza. Fino al passaggio delle due sonde Voyager, all'inizio degli anni 1980, le caratteristiche di questo corpo celeste erano poco conosciute, a parte l'identificazione di ghiaccio d'acqua sulla superficie. Le sonde hanno mostrato che questo satellite ha un diametro di soli 500 km e riflette quasi il 100% della luce solare. La Voyager 1 ha permesso di scoprire che Encelado orbita nella regione più densa dell'anello E di Saturno mentre Voyager 2 ha rivelato che nonostante le sue piccole dimensioni il satellite presenta regioni che variano da superfici antiche con molti crateri da impatto a zone recenti datate circa 100 milioni di anni.
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Lousiana (USA) - Voragine si apre improvvisamente.
Una voragine si è aperta improvvisamente in un terreno in Assumption Parish (Louisiana).
I geologi interpellati, ritengono che forse dipenda dallo sfruttamento delle miniere sotterranee di sale, che potrebbero aver causato il sinkhole.
La voragine misura 324 metri di diametro di 50 metri di profondità, ma il punto è profondo arriva a 128 metri circa.
Altro fenomeno "strano" che sta preoccupando la popolazione della Lousiana (USA) e già segnalato in questo blog (Clicca qui), è la presenza di bolle risalaenti in superfice in diversi fiumi della zona. probabilmente bolle metanifere.
La voragine misura 324 metri di diametro di 50 metri di profondità, ma il punto è profondo arriva a 128 metri circa.
Altro fenomeno "strano" che sta preoccupando la popolazione della Lousiana (USA) e già segnalato in questo blog (Clicca qui), è la presenza di bolle risalaenti in superfice in diversi fiumi della zona. probabilmente bolle metanifere.
Ubicazione:
Parrocchia di Assumption, Louisiana, Stati Uniti
Eruzione di un vulcano sottomarino in Nuova Zelanda, emerge una isola di pomice.
Wellington - (Adnkronos/dpa) - La gigantesca isola galleggiante è stataavvistata nell'Oceano Pacifico, a metà strada fra le isole Tonga e la Nuova ZelandaUna immensa isola galleggiante di pomice è stata avvistata nell'Oceano Pacifico meridionale, lasciando intendere che sia avvenuta un'eruzione sottomarina nell'area, a metà strada fra le isole Tonga e la Nuova Zelanda. Lo ha reso noto il ministero neozelandese della Difesa.
Una missione scientifica è già partita a bordo di una unità della marina per raccogliere alcuni campioni di pomice. Secondo le prime stime, grazie ai dati raccolti da una ricognizione aerea, l'isola si estende su 7.500 chilometri quadrati.
L'isola potrebbe essere frutto dell'eruzione del vulcano sottomarino Monowai, vicino alle isole neozelandesi Kermadec, ad un migliaio di chilometri a nord est di Auckland. Sarebbe la terza eruzione in pochi giorni, dopo che si è risvegliato lunedi notte il monte Tongariro da un sonno di 115 anni, seguito il giorno dopo dal vulcano di White island.
Quest'ultimo è il vulcano più attivo del Paese, con continue emissioni di vapori, ma non eruttava da 12 anni. "E' la cosa più magica che abbia visto in 18 anni sul mare", ha detto il tenente Tim Oscar che ha potuto osservare l'isola di pomice. "E' una specie di zattera di pomice che si alza e si abbassa con le onde -ha riferito- le rocce emergono circa 60 centimetri dal mare e brillano bianche al sole. Sembrano di ghiaccio".
Fonte
Una missione scientifica è già partita a bordo di una unità della marina per raccogliere alcuni campioni di pomice. Secondo le prime stime, grazie ai dati raccolti da una ricognizione aerea, l'isola si estende su 7.500 chilometri quadrati.
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Ubicazione:
Auckland, Nuova Zelanda
giovedì 9 agosto 2012
Mar Tirreno,mappa dei vulcani sottomarini.
| Fonte Protezionecivile. gov |
Il tirreno risulta essere il mare più giovane del Mediterraneo e quindi anche molto instabile: si formò circa 10 milioni di anni fa. È stato l’ultimo mare a crearsi, lo avevano preceduto l’Adriatico seguito dallo Ionio.
Tra le fasi delle grandi fratture geologiche che provocarono lo sprofondamento del Tirreno e la crescita dei grandi vulcani (dal più vecchio, il Vavilov, al più giovane, il Marsili) c’è stata una fase di prosciugamento completo del Mediterraneo che si conclude con l’arrivo della grande cascata dello stretto di Gibilterra, 5-6 milioni di anni fa.
A quell’epoca le isole vulcaniche di Stromboli e Lipari non esistevano ancora, ma si potevano ammirare altri vulcani che svettavano come tanti Kilimangiaro. Nel corso dei millenni la “diga” naturale, che si era formata tra Spagna e Marocco cominciò a lesionarsi, e si ebbe un collasso generale di tutta l’area e le acque oceaniche si riversarono fragorosamente nella depressione del Mediterraneo: era nato lo stretto di Gibilterra .
Elenco dei vulcani sommersi del Mare Tirreno (smt = seamounts = monti sottomarini)
Alcione smt, Enarete smt, Eolo smt, Lamentini smt, Marsili smt -505m, Palinuro smt -70m, Sisifo smt, Anchise smt.
Sono tutti sottomarini e geologicamente attivi.
Vulcani e zone vulcaniche delle isole Eolie
Alicudi 3 - Filicudi 13 - Salina 6 - Lipari 21 - Vulcano 19 - Panarea 15 - Stromboli 13.
(Nel numero sono annoverati sia i vulcani attivi che le zone vulcaniche geologicamente atttive)
Tutto il territorio delle Isole Eolie è di origine vulcanica. Le isole altro non erano che vulcani sottomarini emersi dalle acque circa 700.000 anni fa nel seguente ordine: Panarea, Filicudi, Alicudi, Salina, Lipari, Vulcano e per ultimo Stromboli il quale forse ha circa 40.000 anni di età. Da ricordare l’emersione di Vulcanello avvenuta nel 183 a.C., mentre le ultime colate di pomice ed ossidiana sul monte Pelato a Lipari, sono avvenute circa 1500 anni fa.
Altri vulcani e zone vulcaniche
Ustica 4 - Canale di Sicilia 11 - Pantelleria 24 - Linosa 4.
(Nel numero sono annoverati sia i vulcani attivi che le zone vulcaniche geologicamente atttive)
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Posizione sconosciuta.
Brisbane (Australia) - 34° congresso internazionale di geologia.
Ci sarà anche il parmigiano Valentino Straser tra i relatori che presenteranno i propri studi nel corso del 34° congresso internazionale di geologia in programma dal 5 al 10 agosto a Brisbane, in Australia. Si tratta probabilmente dell’appuntamento più importante a livello mondiale per quanto riguarda le scienze della terra, dove si danno appuntamento - ogni quattro anni - i maggiori esperti del settore per presentare i loro studi e condividere informazioni e scoperte. In Australia sono attesi oltre 5 mila scienziati, provenienti da 111 diversi Paesi.
Durante il congresso Straser presenterà due relazioni sul tema dei precursori sismici, un argomento di grande attualità. «Si parla molto ultimamente della possibilità di prevedere i terremoti - spiega il geologo parmigiano -. Gli studi che stiamo conducendo ci dicono che, se è vero che non è possibile prevedere il momento esatto di un terremoto o la sua magnitudo, esistono però dei segnali, detti appunto precursori sismici, che si registrano prima di una scossa. Ad esempio delle interferenze elettromagnetiche. Nella prima delle mie relazioni presenterò un’analisi di queste interferenze; nella seconda affronterò il tema della necessità di uno studio sistemico di questi precursori».
Straser, ricercatore indipendente, studia da anni questi fenomeni e recentemente è stato chiamato a far parte del gruppo di lavoro Ievpc, «International earthquake and volcano prediction center», ovvero il centro internazionale per lo studio della previsione di terremoti ed eruzioni vulcaniche, che ha sede ad Orlando, in California: un gruppo di ricercatori a cui fa riferimento anche la Nasa, visto che al suo interno è presente proprio il referente Nasa per la Casa Bianca. L’obiettivo è proprio quello di affrontare in modo multidisciplinare, ciascuno con le proprie competenze, il tema dei precursori sismici.
«Al momento - chiarisce Straser - stiamo concentrando le nostre osservazioni in una zona della Kamchatka, nell'estremo oriente russo, e la nostra attenzione è rivolta in particolare alla previsione di terremoti di magnitudo superiore a 6, quindi potenzialmente distruttivi. Fino ad ora siamo riusciti a prevedere la zona epicentrale e il periodo di un sisma, ma non la magnitudo. I risultati però sono incoraggianti».
Naturalmente, ci tiene a precisare il geologo, «si tratta di una fase di studio e analisi dei dati e per ora si può solo parlare in termini di “coincidenze” di fenomeni, ma è il primo passo per raccogliere le informazioni necessarie ad avviare una verifica e sperimentazione scientifica. Poter partecipare al congresso è una grande soddisfazione - aggiunge -: sono pochissimi i ricercatori chiamati a rappresentare ciascuna nazione».
Durante il congresso Straser presenterà due relazioni sul tema dei precursori sismici, un argomento di grande attualità. «Si parla molto ultimamente della possibilità di prevedere i terremoti - spiega il geologo parmigiano -. Gli studi che stiamo conducendo ci dicono che, se è vero che non è possibile prevedere il momento esatto di un terremoto o la sua magnitudo, esistono però dei segnali, detti appunto precursori sismici, che si registrano prima di una scossa. Ad esempio delle interferenze elettromagnetiche. Nella prima delle mie relazioni presenterò un’analisi di queste interferenze; nella seconda affronterò il tema della necessità di uno studio sistemico di questi precursori».
Straser, ricercatore indipendente, studia da anni questi fenomeni e recentemente è stato chiamato a far parte del gruppo di lavoro Ievpc, «International earthquake and volcano prediction center», ovvero il centro internazionale per lo studio della previsione di terremoti ed eruzioni vulcaniche, che ha sede ad Orlando, in California: un gruppo di ricercatori a cui fa riferimento anche la Nasa, visto che al suo interno è presente proprio il referente Nasa per la Casa Bianca. L’obiettivo è proprio quello di affrontare in modo multidisciplinare, ciascuno con le proprie competenze, il tema dei precursori sismici.
«Al momento - chiarisce Straser - stiamo concentrando le nostre osservazioni in una zona della Kamchatka, nell'estremo oriente russo, e la nostra attenzione è rivolta in particolare alla previsione di terremoti di magnitudo superiore a 6, quindi potenzialmente distruttivi. Fino ad ora siamo riusciti a prevedere la zona epicentrale e il periodo di un sisma, ma non la magnitudo. I risultati però sono incoraggianti».
Naturalmente, ci tiene a precisare il geologo, «si tratta di una fase di studio e analisi dei dati e per ora si può solo parlare in termini di “coincidenze” di fenomeni, ma è il primo passo per raccogliere le informazioni necessarie ad avviare una verifica e sperimentazione scientifica. Poter partecipare al congresso è una grande soddisfazione - aggiunge -: sono pochissimi i ricercatori chiamati a rappresentare ciascuna nazione».
Gli incredibili "vulcani di fango" in Ucraina
Ucraina – (Express-news.it) Il vulcano di fango è un termine usato per
riferirsi a formazioni eruttive di liquidi e gas, anche se ci sono molti
diversi processi che possono causare tale attività. L’acqua calda si
mescola con il fango e depositi superficiali. Vulcani di fango sono
associati a zone di subduzione e circa 700 sono stati per ora
identificati. Le temperature sono molto meno calde in questi processi di
quelle che prodotte dai vulcani ignee. Le più grandi strutture
vulcaniche di fango hanno 10 km di diametro e raggiungere i 700 metri
di altezza. Circa l’86% del gas liberato da queste strutture è metano,
presente anche biossido di carbonio e molto meno azoto. L’ epulsione del
materialè spesso formato da un impasto di solidi fini sospesi in
liquidi che possono includere acqua, che è spesso acida o salata, e
fluidi idrocarburici. Ci sono pochi vulcani di fango in Europa, ma
decine si trovano sulla penisola di Taman Russia e nella penisola di
Kerch del sud-est dell’Ucraina.
Fonte
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Ubicazione:
Ucraina
martedì 7 agosto 2012
Genetica la causa dell'infedeltà femminile?
L'infedeltà maschile è facile da spiegare. Passando di letto in letto, un uomo può fecondare più donne, aumentando la probabilità di una discendenza numerosa rispetto a chi ha una sola partner. Ma anche le donne tradiscono, a dispetto del fatto che non siano in grado di avere approssimativamente più di un figlio all'anno, qualunque sia il numero dei loro partner sessuali.
Una delle principali ipotesi evoluzionistiche per spiegare questa apparente incongruenza è che una femmina che ha molteplici partner sessuali assicura diversità e qualità genetiche alla sua prole, che teoricamente garantirebbero in seguito un maggior numero di nipoti. Ma uno studio durato 17 anni e pubblicato sul numero di giugno della rivista “The American Naturalist” ora smentisce quest'ipotesi.
"Si tratta di uno degli studi più accurati e documentati per verificare se la poliandria sia o meno l'esito di un processo adattativo”, commenta Tommaso Pizzari, biologo dell'Università di Oxford, che non ha partecipato alla ricerca. “La risposta è: non proprio”.
Precedenti studi avevano verificato la l'ipotesi della “qualità” per via indiretta. Nelle specie socialmente monogame, i ricercatori confrontano la discendenza delle femmine infedeli chiedendosi: quale prole è più numerosa? Quale vive più a lungo? Ma un modo migliore per comprendere perché si sia evoluta la promiscuità femminile, spiega Jane Reid, biologa dell'Università di Aberdeen, in Scozia, e autrice della nuova ricerca, è determinare se questa prole illegittima abbia poi effettivamente più figli.
Reid e il suo gruppo hanno studiato una popolazione isolata di passeri cantori che vivono allo stato selvatico sull'Isola di Mandarte, in Canada. Come i loro simili sul continente, gli uccelli sono socialmente monogami. Maschie femmine si accoppiano per l'intera stagione dell'amore e per diverse stagioni; inoltre, collaborano per nutrire i piccoli e difendere il nido. Ma non sono sempre fedeli: gli esami del sangue mostrano che in questa particolare popolazione, il 28 per cento dei piccoli ha una paternità diversa.
ricercatori hanno studiato tre generazioni di passeri (compresi più di 2300 piccoli) per verificare se i figli illegittimi delle femmine infedeli avessero un maggiore successo riproduttivo. È risultato così che gli illegittimi in realtà avevano un successo inferiore dei loro fratelli legittimi, generando, in media, il 50 per cento di prole in meno. “Non è quello che ci si aspetterebbe”, ha commentato Reid.
David Westneat, ecologo del comportamento dell'Università del Kentucky, è d'accordo. “Questo significa che non esistono prove a sostegno di un'ipotesi che finora ha avuto molta fortuna”. Ma la teoria non è ancora stata del tutto confutata, poiché i risultati devono essere confermati in altre popolazioni e in diverse specie. Westneat e Pizzari hanno espresso anche perplessità per il fatto che lo studio è stato condotto su un'isola: simili popolazioni, piccole e isolate, hanno la tendenza a evolvere in modo strano. Nonostante ciò, gli scienziati concordano sul fatto che la promiscuità non sembra avere vantaggi riproduttivi per la maggior parte delle femmine di passero di Mandarte.
Ma se la promiscuità non aiuta ad avere un maggiore successo evolutivo,allora qual è la sua origine? Alcune teorie attribuiscono la colpa ai maschi: la promiscuità femminile può essere una conseguenza ecologica di quella maschile. Se i maschi subiscono una forte pressione selettiva per accoppiarsi con diverse femmine, allora in un ambiente chiuso le femmine potrebbero essere forzate ad accoppiarsi con molteplici partner.
Reid sta studiando anche la possibilità che la promiscuità femminile sia una conseguenza genetica della versione maschile. Se ci sono geni che incoraggiano un maschio a essere promiscuo, egli potrebbe trasmettere questi geni alle figlie, anche se esse non traggono alcun vantaggio dal comportamento. Un recente studio sul pesce Danio rerio ha corroborato questa ipotesi.
Se risultasse che la genetica ha una forte influenza sull'infedeltà femminile, il gruppo di Reid vorrebbe riuscire a individuare quali sono i geni in grado di contribuire ai comportamenti promiscui.
(La versione originale di questo articolo è apparsa su scientificamerican.com il 6 giugno. Riproduzione autorizzata; tutti i diritti riservati).
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Una delle principali ipotesi evoluzionistiche per spiegare questa apparente incongruenza è che una femmina che ha molteplici partner sessuali assicura diversità e qualità genetiche alla sua prole, che teoricamente garantirebbero in seguito un maggior numero di nipoti. Ma uno studio durato 17 anni e pubblicato sul numero di giugno della rivista “The American Naturalist” ora smentisce quest'ipotesi.
"Si tratta di uno degli studi più accurati e documentati per verificare se la poliandria sia o meno l'esito di un processo adattativo”, commenta Tommaso Pizzari, biologo dell'Università di Oxford, che non ha partecipato alla ricerca. “La risposta è: non proprio”.
Precedenti studi avevano verificato la l'ipotesi della “qualità” per via indiretta. Nelle specie socialmente monogame, i ricercatori confrontano la discendenza delle femmine infedeli chiedendosi: quale prole è più numerosa? Quale vive più a lungo? Ma un modo migliore per comprendere perché si sia evoluta la promiscuità femminile, spiega Jane Reid, biologa dell'Università di Aberdeen, in Scozia, e autrice della nuova ricerca, è determinare se questa prole illegittima abbia poi effettivamente più figli.
Reid e il suo gruppo hanno studiato una popolazione isolata di passeri cantori che vivono allo stato selvatico sull'Isola di Mandarte, in Canada. Come i loro simili sul continente, gli uccelli sono socialmente monogami. Maschie femmine si accoppiano per l'intera stagione dell'amore e per diverse stagioni; inoltre, collaborano per nutrire i piccoli e difendere il nido. Ma non sono sempre fedeli: gli esami del sangue mostrano che in questa particolare popolazione, il 28 per cento dei piccoli ha una paternità diversa.
ricercatori hanno studiato tre generazioni di passeri (compresi più di 2300 piccoli) per verificare se i figli illegittimi delle femmine infedeli avessero un maggiore successo riproduttivo. È risultato così che gli illegittimi in realtà avevano un successo inferiore dei loro fratelli legittimi, generando, in media, il 50 per cento di prole in meno. “Non è quello che ci si aspetterebbe”, ha commentato Reid.
David Westneat, ecologo del comportamento dell'Università del Kentucky, è d'accordo. “Questo significa che non esistono prove a sostegno di un'ipotesi che finora ha avuto molta fortuna”. Ma la teoria non è ancora stata del tutto confutata, poiché i risultati devono essere confermati in altre popolazioni e in diverse specie. Westneat e Pizzari hanno espresso anche perplessità per il fatto che lo studio è stato condotto su un'isola: simili popolazioni, piccole e isolate, hanno la tendenza a evolvere in modo strano. Nonostante ciò, gli scienziati concordano sul fatto che la promiscuità non sembra avere vantaggi riproduttivi per la maggior parte delle femmine di passero di Mandarte.
Ma se la promiscuità non aiuta ad avere un maggiore successo evolutivo,allora qual è la sua origine? Alcune teorie attribuiscono la colpa ai maschi: la promiscuità femminile può essere una conseguenza ecologica di quella maschile. Se i maschi subiscono una forte pressione selettiva per accoppiarsi con diverse femmine, allora in un ambiente chiuso le femmine potrebbero essere forzate ad accoppiarsi con molteplici partner.
Reid sta studiando anche la possibilità che la promiscuità femminile sia una conseguenza genetica della versione maschile. Se ci sono geni che incoraggiano un maschio a essere promiscuo, egli potrebbe trasmettere questi geni alle figlie, anche se esse non traggono alcun vantaggio dal comportamento. Un recente studio sul pesce Danio rerio ha corroborato questa ipotesi.
Se risultasse che la genetica ha una forte influenza sull'infedeltà femminile, il gruppo di Reid vorrebbe riuscire a individuare quali sono i geni in grado di contribuire ai comportamenti promiscui.
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