domenica 19 agosto 2012

La Fuente Magna - Eredità dei Sumeri in Sud America?


Uno dei reperti archeologici più controversi dell’intera America è la Fuente Magna, detta anche Vaso Fuente, un grande vaso di pietra, simile ad un recipiente per effettuare libagioni, battesimi o cerimonie purificatorie.
Secondo la versione ufficiale il vaso fu scoperto in Bolivia nel 1960, da un contadino, in un terreno privato che si dice sia appartenuto alla famiglia Manjon, situato a Chua, circa 80 chilometri da La Paz, nelle vicinanze del lago Titicaca.
Nella parte esterna il vaso riporta alcuni bassorilievi zoomorfi (di origine Tihuanacoide), mentre nell’interno, oltre a una figura zoomorfa o antropomorfa (a seconda dell’interpretazione), vi sono incisi due tipi di differenti scritture, un alfabeto antico, proto-sumerico, e il quellca, idioma dell’antica Pukara, civiltà antesignana di Tiwanaku.
Nel 1960 l’archeologo boliviano Max Portugal Zamora attuò alcuni piccoli lavori di restauro sul vaso di pietra, e tentò di decifrare senza successo la misteriosa scrittura che è incisa nella parte interna.
Il vaso fu consegnato da un membro della familia Manjon al municipio di La Paz nel 1960. In cambio la familia Manjon ottenne un terreno in una zona adiacente la capitale.
L’oggetto rimase in uno scantinato del “Museo de los metales preciosos” per 40 anni.
Fino alla fine del XX secolo nessuno sapeva in realtà da dove venisse la Fuente Magna, e nessuno poteva immaginare la straordinaria e affascinante storia che racchiude.
Nel 2000 due ricercatori di La Paz, l’argentino Bernardo Biados e il boliviano Freddy Arce, viaggiarono fino a Chua, luogo situato nel nord del lago Titicaca, e chiesero informazioni ai nativi di lengua aymara sul ritrovamento della Fuente Magna nel 1960.

Inizialmente nessuno sapeva dare informazioni, nè sul Vaso Fuente, nè sulla famiglia Manjon, che sembrava essere scomparsa nel nulla. Successivamente incontrarono un anziano di 92 anni, detto Maximiliano, che dopo aver osservato una foto della Fuente Magna, la riconobbe come sua, e la denominò in spagnolo “el plato del chanco”, ovvero il vaso dove mangiavano i maiali.
Maximiliano dichiarò che il vaso fu trovato molti anni prima nelle vicinanze del villaggio e non gli fu data alcuna importanza fino a quando alcuni uomini lo portarono via (forse pagando un corrispettivo), per poi consegnarlo al municipio di La Paz.
Proprio così: uno degli oggetti più importante dell’intera Storia umana era utilizzato da un campesino come recipiente per dar da mangiare ai maiali!
Bernardo Biados e Freddy Arce fotografarono e studiarono a fondo il celebre vaso, giungendo alla conclusione che era utilizzato nell’antichità per cerimonie religiose purificatorie. I due ricercatori inviarono le foto delle iscrizioni al famoso epigrafista statunitense Clyde Ahmed Winters, che decifrò le enigmatiche iscrizioni proto-sumeriche che si trovano all’interno della Fuente Magna.
Ecco la traduzione del pannello centrale dove vi sono i caratteri cuneiformi:

Avvicinati nel futuro ad una persona dotata di grande protezione nel nome della grande Nia. Questo oracolo serve alle persone che vogliono raggiungere la purezza e rafforzare il carattere. La Divina Nia diffonderà purezza, serenità, carattere. Usa questo talismano (la Fuente Magna), per far germogliare in te saggezza e serenità.
Utilizzando il santuario giusto, il sacrario unto, il saggio giura di intraprendere il giusto camino per raggiungere la purezza e il carattere. Oh sacerdote, trova l’unica luce, per tutti coloro che desiderano una vita nobile.

Secondo i testi antichi Ni-ash (Nammu o Nia), era la Dea che diede luce al Cielo e alla Terra, al tempo dei Sumeri. Il bassorilievo situato nella parte interna del vaso, che può richiamare ad una rana (simbolo di fertilità), secondo alcuni ricercatori è proprio la rappresentazione di Nia, la Dea dei Sumeri.
Gli altri simboli che si trovano ai lati del bassorilievo e nella parte adiacente alle incisioni proto-sumeriche, sono stati interpretati come quella, idioma scritto della civiltà Pukara, ma non sono stati decifrati.
Nella parte esterna del vaso ci sono alcuni bassorilievi zoomorfi, che richiamano la cultura di Tiwuanaku: pesce e serpente. E’ molto probabile che la Fuente Magna venisse utilizzata come vaso sacro per cerimonie esoteriche, che richiamavano il culto della fertilità e la ricerca della purezza.
A questo punto sorge la domanda? Come è possibile che vi siano delle iscrizioni proto-sumeriche in un vaso ritovato presso il Titicaca, a ben 3800 metri d’altezza sul livello del mare, distante decine di migliaia di chilometri dal luogo di espansione della civiltà dei Sumeri?
A mio parere La Fuente Magna è autentica, ed è uno degli oggetti antichi più importanti del mondo, attraverso il quale si può venire a conoscenza del passato remoto dell’umanità e dei suoi viaggi interoceanici.
Innuanzitutto si deve ricordare che l’esistenza del Nuovo Mondo era perfettamente conosciuta ai Fenici e ai Cartaginesi che circumnavigarono l’Africa nel I millennio prima di Cristo. Ma le loro conoscenze derivavano dai Sumeri, il popolo che spesso si associa erroneamente con la “nascità della civiltà”.
E’ noto che i Sumeri navigavano sulle loro imbarcazioni attraverso i canali del Tigri e dell’Eufrate allo scopo di commerciare. E’ invece poco conosciuta la navigazione marittima dei Sumeri, che avevano come base l’attuale isola di Bahrein, dove recenti scavi hanno dimostrato l’esistenza di un porto commerciale che era in attività nel terzo millennio prima di Cristo. Nei testi Sumeri l’odierno Behrein era identificato come Dilmoun, e da quel punto le flotte sumere partivano per la foce dell’Indo da dove rimontavano il grande fiume, giungendo a Mohenjo-Daro, per intercambiare tessuti, oro, incenso e rame. Le imbarcazioni sumere erano lance che potevano dislocare fino a 36 tonnellate.
Secondo Bernardo Biados i Sumeri circumnavigarono l’Africa già nel terzo millennio prima di Cristo, ma, arrivati presso le isole di Capo Verde, si trovarono sbarrato il passaggio dai venti contrari che soffiano incesantemente verso sud-est. Si trovarono pertanto obbligati a fare rotta verso ovest, cercando venti favorevoli. Fu così che giunsero occasionalmente in Brasile presso le coste dell’attuale Piauì o Maranhao. Da quei punti esplorarono il continente risalendo gli affluenti del Rio delle Amazzoni, in particolare il Madeira e il Beni.
In questo modo arrivarono all’altopiano andino, che probabilmente nel 3000 a.C. non aveva un clima così freddo. Si mischiarono così alle genti Pukara che a loro volta provenivano dall’Amazzonia (espansione Arawak), e ai popoli Colla (i cui discendenti parlano oggi la lingua aymara). La cultura Sumera influenzò le genti dell’altopiano, non solo dal punto di vista religioso, ma anche lessicale. Molti linguisti infatti hanno trovato molte similitudini tra il proto-sumerico e l’aymara.
Alcuni Sumeri rientrarono nel Vecchio Mondo e vi trasportarono la coca, che fu trovata anche nelle mummie di alcuni faraoni egizi.
Ultimamente Bernardo Biados e Freddy Arce hanno analizzato e studiato a fondo il monolito di Pokotia, che riporta interessanti iscrizioni nella parte dorsale, che possono anch’esse essere relazionate con viaggi inter-oceanici avvenuti antecedentemente al terzo millennio a.C.
Solo con lo studio comparato di genetica, archeologia, linguistica e scienza epigrafica si potrà giungere in futuro alla reale comprensione delle relazioni tra gli antichi popoli del mondo, in modo da poter tracciare così una mappa dettagliata dell’intera evoluzione umana.
YURI LEVERATTO
Copyright 2010
E’ possibile riprodurre questo articolo indicando chiaramente il nome dell’autore e la fonte www.yurileveratto.com
Nella prima foto: l'indigeno Colla Maximiliano mostrando una foto della "sua" Fuente Magna.

Foto: Copyright Yuri Leveratto eccetto la prima foto.
Traduzione del pannello centrale di Clyde Winters dall'inglese all'italiano: Yuri Leveratto

Il mistero di Cholula, la piramide più grande del mondo


Lo studio delle piramidi, costruite nel lontano passato da molti popoli che vivevano in differenti zone della Terra, è interesante non solo dal punto di vista storico e architettonico, ma anche per comprendere le loro usanze, le loro credenze religiose e la loro visione del mondo.
Le piramidi più conosciute sono certamente le egiziane, soprattutto quelle della piana di Giza.
Nel mondo però vi furono varie le culture antiche che costruirono piramidi, per esempio le piramidi cinesi di Xian, quelle peruviane di Caral o Tucumè e quelle mesoamericane, come le Maya di Tikal, Uxmal, Palenque, o le famose piramidi del Sole e della Luna di Teotihuacan.
Stranamente la pirámide di Cholula (detta anche Tlachihualtepetl), che è la più grande del mondo, è quasi ignorata sia nei programmi televisivi dove si divulga la Storia sudamericana che nelle riviste specializzate.
La piramide, che è alta 66 metri ed ha una pianta quadrata di 400 metri, è la più voluminosa del mondo: ben 4.450.000 metri cubi.
Per fare un paragone, la piramide di Cheope, ha un volume di “soli” 2.500.000 metri cubi.
Il nome Cholula significa “acqua che cade nel luogo della vita”. Secondo la mitología fu costruita dal gigante Xelhua, che riuscì a salvarsi dal diluvio universale.
Ecco un brano dell’opera Cholula 2000 tradizione e cultura dello scrittore Rodolfo Herrera Charolet (1995):
Nell’epoca del diluvio vivevano sulla Terra i giganti, però molti di essi morirono sommersi dalla acque, alcuni invece furono trasformati in pesci e solo sette fratelli si salvarono in alcune grotte della montagna Tlaloc. Il gigante Xelhua viaggiò fino al luogo che in seguito si chiamò Cholollan e con grandi mattoni fabbricati nel lontano Tlalmanalco, cominciò a costruire la pirámide in memoria della montagna dove si salvò. Siccome Tonacatecutli, il Padre degli Dei s’irritò vedendo quella immensa costruzione, che poteva arrivare alle nubi, lanciò delle lingue di fuoco e con un grande masso che aveva forma di rospo schiacciò molti lavoratori e scacciò i sopravvissuti, cosìcchè l’opera fu interrotta…
La piramide di Cholula è in realtà il risultato di 6 differenti costruzioni sovrapposte nel corso dei secoli. Secondo gliultimi studi in situ s’iniziò a costruire nel periodo Preclassico(1800 a.C.-200 d.C), nell’epoca degli Olmechi.
Intorno al 100 d.C. la piramide di Cholula era utilizzata da genti di Teotihuacan, sia per motivi rituali che cerimoniali.
Si stima che il complesso urbano che si era sviluppato nei dintorni della piramide assommava a quasi 100.000 abitanti intorno al 200 d.C. essendo così la seconda città del Mesoamerica dopo Teotihuacan.
La zona fu abbandonata intorno all’800 d.C. in seguito alla decadenza di Teotihuacan. In seguito la piramide fu utilizzata da etnie Tolteche e Cicimeche. Quindi con il dominio degli Aztechi in Messico, fu dedicata al culto di Queztalcoatl.
In seguito alla conquista spagnola del Messico, fu costruita una chiesa cattolica nella sommità della piramide (nel 1594), allo scopo di affermare la religione cristiana sui culti locali.

Il primo archeologo che studiò a fondo la piramide fu lo svizzero Adolph Bandelier nel 1881. Rinvenne molti resti umani in alcune sepolture di stile Teotihuacano, oltre a una notevole quantità di cerámica, anch’essa attribuibile a Teotihuacan.
Nel 1931 l’architetto Ignacio Marquina diresse degli scavi con lo scopo di aprire dei tunnel al di sotto della pirámide. Nel 1951 sono stati scavati circa 6 chilometri di tunnels al di sotto della piramide, che formano un vero e proprio labirinto.
Durante questo primo periodo di scavi furono pórtate alla luce notevoli quantità di ceramiche risalenti alle culture di Tula e Teotihuacan oltre a strumenti musicali come per esempio flauti.
In seguito ci fu un secondo periodo di scavi dal 1966 al 1974 condotto da Miguel Messmacher, ma non si riuscì a trovare una camera funeraria principale.
Oggi il mistero di Cholula, ovvero quali furono i reali costruttori di questa imponente struttura, resta insoluto. Successive opere di scavo sono state bloccate perché potrebbero minacciare la stabilità dell’intera piramide ma anche perché la chiesa cattolica costruita dagli spagnoli sulla sua sommità, è stata dichiarata patrimonio della nazione e pertanto è proibito intervenire sulle sue fondamenta.
Sappiamo che nelle leggende c’è sempre un fondo di verità: forse Xelhua era una personaggio reale che, come Viracocha o Queztalcoatl era riuscito a fondare una nuova civiltà e aveva costruito la piramide come simbolo del suo potere?
YURI LEVERATTO
Copyright 2012
E' possibile riprodurre questo articolo indicando chiaramente il nome dell'autore e la fonte www.yurileveratto.com/it

giovedì 16 agosto 2012

sabato 11 agosto 2012

Criovulcanesimo, cosa è?


Un criovulcano è, letteralmente, un vulcano ghiacciato. Più in generale, si definisce criovulcanismo (criovulcanesimo) l'insieme dei fenomeni collegati all'attività vulcanica attualmente individuata su diversi corpi ghiacciati del sistema solare, quali, tipicamente, Encelado, Titano e Tritone, e possibilmente numerosi altri satelliti naturali del sistema solare esterno o oggetti della fascia di Kuiper.
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I pennacchi di Encelado, probabilmente fonte principale di materia per l'Anello E di Saturno, fotografati dalla sonda Cassini nel 2005
I fenomeni di natura criovulcanica prevedono l'eruzione di acqua, ammoniaca o composti del metano, invece della lava che caratterizza il vulcanismo dei pianeti terrestri. Queste sostanze, talvolta designate con l'appellativo generale di criomagma, sono solitamente allo stato liquido, e talvolta allo stato gassoso. Dopo l'eruzione, il criomagma condensa per via dell'esposizione alle gelide temperature ambientali.
Vi sono speculazioni riguardo alla possibilità che il criovulcanismo di Titano possa opsitare vita extraterrestre.

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Modello di "geyser freddo" su Encelado
L'energia necessaria per sostenere fenomeni di natura criovulcanica sembra provenire principalmente dall'interazione mareale tra il satellite naturale e il pianeta madre, tipicamente un gigante gassoso.
Secondo un'ipotesi meno accreditata, ma comunque degna di nota, i depositi superficiali di materiale ghiacciato translucente potrebbero generare un effetto serra sotterraneo in grado di accumulare progressivamente calore.

Criovulcanesimo su Encelado, luna di Saturno.

Le spettacolari immagini di un enorme getto d'acqua riversato su Saturno da una delle sue lune, Encelado, sono state catturate da Herschel, l'osservatorio spaziale dell'Agenzia Spaziale Europea(ESA) e hanno permesso di risolvere il mistero della presenza di acqua nell'atmosfera del pianeta degli anelli.
La presenza di acqua negli strati alti dell'atmosfera del secondo piu' grande pianeta del sistema solare era noto da molti anni, ma non esisteva certezza fino ad oggi di quale potesse esserne la fonte. Le nuove osservazioni hanno permesso di verificare la presenza di un grande anello di vapore d'acqua che circonda Saturno e che viene continuamente alimentato da un getto proveniente da una delle sue lune. Encelado ne espelle infatti circa 250 chilogrammi al secondo attraverso numerosi getti liberati dalla regione del Polo Sud.
Encelado è un satellite naturale di Saturno, scoperto il 28 agosto 1789 da William Herschel. È il sesto satellite naturale di Saturno in ordine di grandezza. Fino al passaggio delle due sonde Voyager, all'inizio degli anni 1980, le caratteristiche di questo corpo celeste erano poco conosciute, a parte l'identificazione di ghiaccio d'acqua sulla superficie. Le sonde hanno mostrato che questo satellite ha un diametro di soli 500 km e riflette quasi il 100% della luce solare. La Voyager 1 ha permesso di scoprire che Encelado orbita nella regione più densa dell'anello E di Saturno mentre Voyager 2 ha rivelato che nonostante le sue piccole dimensioni il satellite presenta regioni che variano da superfici antiche con molti crateri da impatto a zone recenti datate circa 100 milioni di anni.
Fonte

Lousiana (USA) - Voragine si apre improvvisamente.

Una voragine si è aperta improvvisamente in un terreno in Assumption Parish (Louisiana).
I geologi interpellati, ritengono che forse dipenda dallo sfruttamento delle  miniere sotterranee di sale, che potrebbero aver causato il sinkhole. 
La voragine  misura  324 metri di diametro di 50 metri di profondità, ma il   punto è profondo  arriva a 128 metri circa.
Altro fenomeno "strano" che sta preoccupando la popolazione della Lousiana (USA) e già segnalato in questo blog (Clicca qui), è la presenza di bolle risalaenti in superfice in diversi fiumi della zona. probabilmente bolle metanifere. 




Eruzione di un vulcano sottomarino in Nuova Zelanda, emerge una isola di pomice.

Wellington - (Adnkronos/dpa) - La gigantesca isola galleggiante è stataavvistata nell'Oceano Pacifico, a metà strada fra le isole Tonga e la Nuova ZelandaUna immensa isola galleggiante di pomice è stata avvistata nell'Oceano Pacifico meridionale, lasciando intendere che sia avvenuta un'eruzione sottomarina nell'area, a metà strada fra le isole Tonga e la Nuova Zelanda. Lo ha reso noto il ministero neozelandese della Difesa.
Una missione scientifica è già partita a bordo di una unità della marina per raccogliere alcuni campioni di pomice. Secondo le prime stime, grazie ai dati raccolti da una ricognizione aerea, l'isola si estende su 7.500 chilometri quadrati.
L'isola potrebbe essere frutto dell'eruzione del vulcano sottomarino Monowai, vicino alle isole neozelandesi Kermadec, ad un migliaio di chilometri a nord est di Auckland. Sarebbe la terza eruzione in pochi giorni, dopo che si è risvegliato lunedi notte il monte Tongariro da un sonno di 115 anni, seguito il giorno dopo dal vulcano di White island.
Quest'ultimo è il vulcano più attivo del Paese, con continue emissioni di vapori, ma non eruttava da 12 anni. "E' la cosa più magica che abbia visto in 18 anni sul mare", ha detto il tenente Tim Oscar che ha potuto osservare l'isola di pomice. "E' una specie di zattera di pomice che si alza e si abbassa con le onde -ha riferito- le rocce emergono circa 60 centimetri dal mare e brillano bianche al sole. Sembrano di ghiaccio".

Fonte

giovedì 9 agosto 2012

Mar Tirreno,mappa dei vulcani sottomarini.

Fonte Protezionecivile. gov

Il tirreno risulta essere il mare più giovane del Mediterraneo e quindi anche molto instabile: si formò circa 10 milioni di anni fa. È stato l’ultimo mare a crearsi, lo avevano preceduto l’Adriatico seguito dallo Ionio. 

Tra le fasi delle grandi fratture geologiche che provocarono lo sprofondamento del Tirreno e la crescita dei grandi vulcani (dal più vecchio, il Vavilov, al più giovane, il Marsili) c’è stata una fase di prosciugamento completo del Mediterraneo che si conclude con l’arrivo della grande cascata dello stretto di Gibilterra, 5-6 milioni di anni fa. 
A quell’epoca le isole vulcaniche di Stromboli e Lipari non esistevano ancora, ma si potevano ammirare altri vulcani che svettavano come tanti Kilimangiaro. Nel corso dei millenni la “diga” naturale, che si era formata tra Spagna e Marocco cominciò a lesionarsi, e si ebbe un collasso generale di tutta l’area e le acque oceaniche si riversarono fragorosamente nella depressione del Mediterraneo: era nato lo stretto di Gibilterra . 
Elenco dei vulcani sommersi del Mare Tirreno (smt = seamounts = monti sottomarini)
Alcione smt, Enarete smt, Eolo smt, Lamentini smt, Marsili smt -505m, Palinuro smt -70m, Sisifo smt, Anchise smt.
Sono tutti sottomarini e geologicamente attivi.

Vulcani e zone vulcaniche delle isole Eolie 
Alicudi 3 - Filicudi 13 - Salina 6 - Lipari 21 - Vulcano 19 - Panarea 15 - Stromboli 13.
(Nel numero sono annoverati sia i vulcani attivi che le zone vulcaniche geologicamente atttive)

Tutto il territorio delle Isole Eolie è di origine vulcanica. Le isole altro non erano che vulcani sottomarini emersi dalle acque circa 700.000 anni fa nel seguente ordine: Panarea, Filicudi, Alicudi, Salina, Lipari, Vulcano e per ultimo Stromboli il quale forse ha circa 40.000 anni di età. Da ricordare l’emersione di Vulcanello avvenuta nel 183 a.C., mentre le ultime colate di pomice ed ossidiana sul monte Pelato a Lipari, sono avvenute circa 1500 anni fa. 



Altri vulcani e zone vulcaniche

Ustica 4 - Canale di Sicilia 11 - Pantelleria 24 - Linosa 4.
(Nel numero sono annoverati sia i vulcani attivi che le zone vulcaniche geologicamente atttive)
Fonte

Brisbane (Australia) - 34° congresso internazionale di geologia.

Ci sarà anche il parmigiano Valentino Straser tra i relatori che presenteranno i propri studi nel corso del 34° congresso internazionale di geologia in programma dal 5 al 10 agosto a Brisbane, in Australia. Si tratta probabilmente dell’appuntamento più importante a livello mondiale per quanto riguarda le scienze della terra, dove si danno appuntamento - ogni quattro anni - i maggiori esperti del settore per presentare i loro studi e condividere informazioni e scoperte. In Australia sono attesi oltre 5 mila scienziati, provenienti da 111 diversi Paesi.
Durante il congresso Straser presenterà due relazioni sul tema dei precursori sismici, un argomento di grande attualità. «Si parla molto ultimamente della possibilità di prevedere i terremoti - spiega il geologo parmigiano -. Gli studi che stiamo conducendo ci dicono che, se è vero che non è possibile prevedere il momento esatto di un terremoto o la sua magnitudo, esistono però dei segnali, detti appunto precursori sismici, che si registrano prima di una scossa. Ad esempio delle interferenze elettromagnetiche. Nella prima delle mie relazioni presenterò un’analisi di queste interferenze; nella seconda affronterò il tema della necessità di uno studio sistemico di questi precursori».
Straser, ricercatore indipendente, studia da anni questi fenomeni e recentemente è stato chiamato a far parte del gruppo di lavoro Ievpc, «International earthquake and volcano prediction center», ovvero il centro internazionale per lo studio della previsione di terremoti ed eruzioni vulcaniche, che ha sede ad Orlando, in California: un gruppo di ricercatori a cui fa riferimento anche la Nasa, visto che al suo interno è presente proprio il referente Nasa per la Casa Bianca. L’obiettivo è proprio quello di affrontare in modo multidisciplinare, ciascuno con le proprie competenze, il tema dei precursori sismici. 
«Al momento - chiarisce Straser - stiamo concentrando le nostre osservazioni in una zona della Kamchatka, nell'estremo oriente russo, e la nostra attenzione è rivolta in particolare alla previsione di terremoti di magnitudo superiore a 6, quindi potenzialmente distruttivi. Fino ad ora siamo riusciti a prevedere la zona epicentrale e il periodo di un sisma, ma non la magnitudo. I risultati però sono incoraggianti».
Naturalmente, ci tiene a precisare il geologo, «si tratta di una fase di studio e analisi dei dati e per ora si può solo parlare in termini di “coincidenze” di fenomeni, ma è il primo passo per raccogliere le informazioni necessarie ad avviare una verifica e sperimentazione scientifica. Poter partecipare al congresso è una grande soddisfazione - aggiunge  -: sono pochissimi i ricercatori chiamati a rappresentare ciascuna nazione».

Gli incredibili "vulcani di fango" in Ucraina

Ucraina – (Express-news.it) Il vulcano di fango è un termine usato per riferirsi a formazioni eruttive di liquidi e gas, anche se ci sono molti diversi processi che possono causare tale attività. L’acqua calda si mescola con il fango e depositi superficiali. Vulcani di fango sono associati a zone di subduzione e circa 700 sono stati per ora identificati. Le temperature sono molto meno calde in questi processi di quelle che prodotte dai vulcani ignee. Le più grandi strutture vulcaniche di fango hanno 10 km di diametro e raggiungere i 700 metri  di altezza. Circa l’86% del gas liberato da queste strutture è metano, presente anche biossido di carbonio e molto meno azoto. L’ epulsione del materialè spesso formato da un impasto di solidi fini sospesi in liquidi che possono includere acqua, che è spesso acida o salata, e fluidi idrocarburici. Ci sono pochi vulcani di fango in Europa, ma decine si trovano sulla penisola di Taman Russia e nella penisola di Kerch del sud-est dell’Ucraina.
Fonte
 

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