giovedì 9 agosto 2012

Mar Tirreno,mappa dei vulcani sottomarini.

Fonte Protezionecivile. gov

Il tirreno risulta essere il mare più giovane del Mediterraneo e quindi anche molto instabile: si formò circa 10 milioni di anni fa. È stato l’ultimo mare a crearsi, lo avevano preceduto l’Adriatico seguito dallo Ionio. 

Tra le fasi delle grandi fratture geologiche che provocarono lo sprofondamento del Tirreno e la crescita dei grandi vulcani (dal più vecchio, il Vavilov, al più giovane, il Marsili) c’è stata una fase di prosciugamento completo del Mediterraneo che si conclude con l’arrivo della grande cascata dello stretto di Gibilterra, 5-6 milioni di anni fa. 
A quell’epoca le isole vulcaniche di Stromboli e Lipari non esistevano ancora, ma si potevano ammirare altri vulcani che svettavano come tanti Kilimangiaro. Nel corso dei millenni la “diga” naturale, che si era formata tra Spagna e Marocco cominciò a lesionarsi, e si ebbe un collasso generale di tutta l’area e le acque oceaniche si riversarono fragorosamente nella depressione del Mediterraneo: era nato lo stretto di Gibilterra . 
Elenco dei vulcani sommersi del Mare Tirreno (smt = seamounts = monti sottomarini)
Alcione smt, Enarete smt, Eolo smt, Lamentini smt, Marsili smt -505m, Palinuro smt -70m, Sisifo smt, Anchise smt.
Sono tutti sottomarini e geologicamente attivi.

Vulcani e zone vulcaniche delle isole Eolie 
Alicudi 3 - Filicudi 13 - Salina 6 - Lipari 21 - Vulcano 19 - Panarea 15 - Stromboli 13.
(Nel numero sono annoverati sia i vulcani attivi che le zone vulcaniche geologicamente atttive)

Tutto il territorio delle Isole Eolie è di origine vulcanica. Le isole altro non erano che vulcani sottomarini emersi dalle acque circa 700.000 anni fa nel seguente ordine: Panarea, Filicudi, Alicudi, Salina, Lipari, Vulcano e per ultimo Stromboli il quale forse ha circa 40.000 anni di età. Da ricordare l’emersione di Vulcanello avvenuta nel 183 a.C., mentre le ultime colate di pomice ed ossidiana sul monte Pelato a Lipari, sono avvenute circa 1500 anni fa. 



Altri vulcani e zone vulcaniche

Ustica 4 - Canale di Sicilia 11 - Pantelleria 24 - Linosa 4.
(Nel numero sono annoverati sia i vulcani attivi che le zone vulcaniche geologicamente atttive)
Fonte

Brisbane (Australia) - 34° congresso internazionale di geologia.

Ci sarà anche il parmigiano Valentino Straser tra i relatori che presenteranno i propri studi nel corso del 34° congresso internazionale di geologia in programma dal 5 al 10 agosto a Brisbane, in Australia. Si tratta probabilmente dell’appuntamento più importante a livello mondiale per quanto riguarda le scienze della terra, dove si danno appuntamento - ogni quattro anni - i maggiori esperti del settore per presentare i loro studi e condividere informazioni e scoperte. In Australia sono attesi oltre 5 mila scienziati, provenienti da 111 diversi Paesi.
Durante il congresso Straser presenterà due relazioni sul tema dei precursori sismici, un argomento di grande attualità. «Si parla molto ultimamente della possibilità di prevedere i terremoti - spiega il geologo parmigiano -. Gli studi che stiamo conducendo ci dicono che, se è vero che non è possibile prevedere il momento esatto di un terremoto o la sua magnitudo, esistono però dei segnali, detti appunto precursori sismici, che si registrano prima di una scossa. Ad esempio delle interferenze elettromagnetiche. Nella prima delle mie relazioni presenterò un’analisi di queste interferenze; nella seconda affronterò il tema della necessità di uno studio sistemico di questi precursori».
Straser, ricercatore indipendente, studia da anni questi fenomeni e recentemente è stato chiamato a far parte del gruppo di lavoro Ievpc, «International earthquake and volcano prediction center», ovvero il centro internazionale per lo studio della previsione di terremoti ed eruzioni vulcaniche, che ha sede ad Orlando, in California: un gruppo di ricercatori a cui fa riferimento anche la Nasa, visto che al suo interno è presente proprio il referente Nasa per la Casa Bianca. L’obiettivo è proprio quello di affrontare in modo multidisciplinare, ciascuno con le proprie competenze, il tema dei precursori sismici. 
«Al momento - chiarisce Straser - stiamo concentrando le nostre osservazioni in una zona della Kamchatka, nell'estremo oriente russo, e la nostra attenzione è rivolta in particolare alla previsione di terremoti di magnitudo superiore a 6, quindi potenzialmente distruttivi. Fino ad ora siamo riusciti a prevedere la zona epicentrale e il periodo di un sisma, ma non la magnitudo. I risultati però sono incoraggianti».
Naturalmente, ci tiene a precisare il geologo, «si tratta di una fase di studio e analisi dei dati e per ora si può solo parlare in termini di “coincidenze” di fenomeni, ma è il primo passo per raccogliere le informazioni necessarie ad avviare una verifica e sperimentazione scientifica. Poter partecipare al congresso è una grande soddisfazione - aggiunge  -: sono pochissimi i ricercatori chiamati a rappresentare ciascuna nazione».

Gli incredibili "vulcani di fango" in Ucraina

Ucraina – (Express-news.it) Il vulcano di fango è un termine usato per riferirsi a formazioni eruttive di liquidi e gas, anche se ci sono molti diversi processi che possono causare tale attività. L’acqua calda si mescola con il fango e depositi superficiali. Vulcani di fango sono associati a zone di subduzione e circa 700 sono stati per ora identificati. Le temperature sono molto meno calde in questi processi di quelle che prodotte dai vulcani ignee. Le più grandi strutture vulcaniche di fango hanno 10 km di diametro e raggiungere i 700 metri  di altezza. Circa l’86% del gas liberato da queste strutture è metano, presente anche biossido di carbonio e molto meno azoto. L’ epulsione del materialè spesso formato da un impasto di solidi fini sospesi in liquidi che possono includere acqua, che è spesso acida o salata, e fluidi idrocarburici. Ci sono pochi vulcani di fango in Europa, ma decine si trovano sulla penisola di Taman Russia e nella penisola di Kerch del sud-est dell’Ucraina.
Fonte
 

martedì 7 agosto 2012

Maltempo nel mondo.....

Mezza citta' nel fango, 15 morti e circa 250mila persone che scappano dalle terribili alluvioni che stanno colpendo il nord delle Filippine e la citta' di Manila.
Eccezionale nevicata a Joannesburg in Sudafrica dove non accadeva da 15 anni.




Genetica la causa dell'infedeltà femminile?

L'infedeltà maschile è facile da spiegare. Passando di letto in letto, un uomo può fecondare più donne, aumentando la probabilità di una discendenza numerosa rispetto a chi ha una sola partner. Ma anche le donne tradiscono, a dispetto del fatto che non siano in grado di avere approssimativamente più di un figlio all'anno, qualunque sia il numero dei loro partner sessuali.

Una delle principali ipotesi evoluzionistiche per spiegare questa apparente incongruenza è che una femmina che ha molteplici partner sessuali assicura diversità e qualità genetiche alla sua prole, che teoricamente garantirebbero in seguito un maggior numero di nipoti. Ma uno studio durato 17 anni e pubblicato sul numero di giugno della rivista “The American Naturalist” ora smentisce quest'ipotesi.

"Si tratta di uno degli studi più accurati e documentati per verificare se la poliandria sia o meno l'esito di un processo adattativo”, commenta Tommaso Pizzari, biologo dell'Università di Oxford, che non ha partecipato alla ricerca. “La risposta è: non proprio”.

Precedenti studi avevano verificato la l'ipotesi della “qualità” per via indiretta. Nelle specie socialmente monogame, i ricercatori confrontano la discendenza delle femmine infedeli chiedendosi: quale prole è più numerosa? Quale vive più a lungo? Ma un modo migliore per comprendere perché si sia evoluta la promiscuità femminile, spiega Jane Reid, biologa dell'Università di Aberdeen, in Scozia, e autrice della nuova ricerca, è determinare se questa prole illegittima abbia poi effettivamente più figli.

Reid e il suo gruppo hanno studiato una popolazione isolata di passeri cantori che vivono allo stato selvatico sull'Isola di Mandarte, in Canada. Come i loro simili sul continente, gli uccelli sono socialmente monogami. Maschie femmine si accoppiano per l'intera stagione dell'amore e per diverse stagioni; inoltre, collaborano per nutrire i piccoli e difendere il nido. Ma non sono sempre fedeli: gli esami del sangue mostrano che in questa particolare popolazione, il 28 per cento dei piccoli ha una paternità diversa.
 ricercatori hanno studiato tre generazioni di passeri (compresi più di 2300 piccoli) per verificare se i figli illegittimi delle femmine infedeli avessero un maggiore successo riproduttivo. È risultato così che gli illegittimi in realtà avevano un successo inferiore dei loro fratelli legittimi, generando,  in media, il 50 per cento di prole in meno. “Non è quello che ci si aspetterebbe”, ha commentato Reid.

David Westneat, ecologo del comportamento dell'Università del Kentucky, è d'accordo. “Questo significa che non esistono prove a sostegno di un'ipotesi che finora ha avuto molta fortuna”. Ma la teoria non è ancora stata del tutto confutata, poiché i risultati devono essere confermati in altre popolazioni e in diverse specie. Westneat e Pizzari hanno espresso anche perplessità per il fatto che lo studio è stato condotto su un'isola: simili popolazioni, piccole e isolate, hanno la tendenza a evolvere in modo strano. Nonostante ciò, gli scienziati concordano sul fatto che la promiscuità non sembra avere vantaggi riproduttivi per la maggior parte delle femmine di passero di Mandarte.

Ma se 
la promiscuità non aiuta ad avere un maggiore successo evolutivo,allora qual è la sua origine? Alcune teorie attribuiscono la colpa ai maschi: la promiscuità femminile può essere una conseguenza ecologica di quella maschile. Se i maschi subiscono una forte pressione selettiva per accoppiarsi con diverse femmine, allora in un ambiente chiuso le femmine potrebbero essere forzate ad accoppiarsi con molteplici partner.

Reid sta studiando anche la possibilità che la promiscuità femminile sia una conseguenza genetica della versione maschile. Se ci sono geni che incoraggiano un maschio a essere promiscuo, egli potrebbe trasmettere questi geni alle figlie, anche se esse non traggono alcun vantaggio dal comportamento. Un recente studio sul pesce Danio rerio ha corroborato questa ipotesi.

Se risultasse che la genetica ha una forte influenza sull'infedeltà femminile, il gruppo di Reid vorrebbe riuscire a individuare quali sono i geni in grado di contribuire ai comportamenti promiscui.

(La versione originale di questo articolo è apparsa su scientificamerican.com il 6 giugno. Riproduzione autorizzata; tutti i diritti riservati).

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lunedì 6 agosto 2012

Un farmaco anticancro efficace esiste ma nessuna casa farmaceutica sembra essere interessata a distribuirlo perché, non essendo brevettabile, non consente di portare nelle casse lauti guadagni.

Un farmaco anticancro efficace esiste ma nessuna casa farmaceutica sembra essere interessata a distribuirlo perché, non essendo brevettabile, non consente di portare nelle casse lauti guadagni. Speculare sembra esser insomma la parola d’ordine, anche quando nel mondo ci sono persone che per una scelta del genere perdono la vita. Il farmaco, noto già da anni agli addetti ai lavori, si chiama dicloroacetato e sarebbe stato già testato con successo sulle cavie. Il dicloroacetato è nato come composto efficace contro alcune rare malattie neurologiche. In pratica riesce a riattivare i mitocondri, gli organelli addetti alla respirazione cellulare.

Il farmaco, ancora in attesa dell’approvazione della Food and Drug Administration, è stato analizzato da Evangelos Michelakis, ricercatore dell'Università di Alberta (Edmonton-Usa). I risultati, pubblicati sulla rivista scientifica Cancer Cell, parlano chiaro. Nei ratti affetti da tumore ai polmoni la sostanza è stata in grado di arrestare la crescita del male in appena 1 settimana. Se questo non fosse già un importante risultato, dopo 3 mesi i tumori diagnosticati erano grandi la metà. Effetti collaterali? Per Michelakis pochissimi e comunque trascurabili. In barba agli interessi miliardari dei colossi farmaceutici Michelakis e il suo team di ricercatori ha deciso di raccogliere fondi per iniziare così un trial clinico già nei prossimi mesi. Intanto sul Web c’è chi, per necessità, si è improvvisato produttore. 

Jim Tassano, un ricco e fino ad oggi poco conosciuto californiano, ha ordinato tutte le scorte di dicloroacetato disponibili sul mercato e ora lo produce in proprio. Non essendo un medicinale approvato dalla Food and Drug Administration, l'ente governativo statunitense che si occupa della gestione, catalogazione, messa al bando dei prodotti alimentari e farmaceutici, Tassano ha dovuto lanciare il prodotto e metterlo in vendita presentandolo come banale “prodotto veterinario”. 

Fino ad ora il prodotto è stato acquistato da circa 200 pazienti che, periodicamente, riportano i progressi direttamente sul sito dell’imprenditore californiano. Dell’iniziativa, seppure umanamente comprensibile, non sono però convinti Michelakis e colleghi. Una sperimentazione indipendente, infatti, rischia di vanificare il lavoro di anni. La Fda, se alcuni di questi pazienti subiranno effetti collaterali dall’uso della sostanza autoprodotta, potrebbe anche decidere di non approvare il “vero farmaco”. 
Fonte

Il vulcano sottomarino Empedocle, nascosto nei fondali del Canale di Sicilia: intervista al suo scopritore, Domenico Macaluso


Vulcano Empedocle di suamaesta2007
Empedocle è un vulcano sottomarino situato a circa 40 km al largo di Capo Bianco in Sicilia.
È stato battezzato Empedocle, dal nome del filosofo e naturalista greco. Secondo il mito greco infatti Empedocle si gettò a capofitto nel cratere dell'Etna, per scoprire il segreto della sua attività eruttiva. Il suo corpo sarebbe stato in seguito restituito dal mare al largo della costa siciliana.
La scoperta del vulcano è avvenuta nel corso di una crociera oceanografica nata col proposito di realizzare un documentario scientifico-divulgativo su quella che fu l'Isola Ferdinandea, la mitica «isola che scappò via», emersa dal mare di fronte a Sciacca nel giugno del 1831 e inabissatasi pochi mesi dopo[1], mentre era in corso una disputa per il suo possesso fra il Regno delle due SicilieInghilterra e Francia.
La spedizione era finalizzata all'effettuazione di riprese e campionamenti con tecnologie avanzate sullo stato dell'Isola Ferdinandea, oggi ridotta a un banco vulcanico sottomarino che si innalza fino a 6 – 7 metri sotto il livello del mare ed ancora molto attivo sotto il profilo delle emissioni di gas.
La scoperta del vulcano Empedocle evidenzia che, in realtà, l'isola Ferdinandea costituiva (con i vicini banchi "Terribile" e "Nerita") uno dei coni accessori di Empedocle, un edificio vulcanico paragonabile all'Etna per larghezza della base.
Secondo Giovanni Lanzafame, dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, la struttura vulcanica di "Empedocle" si aggira intorno ai 400 metri di profondità, con una base lunga 30 km per 25 km.[2]
Si trova nei cosiddetti "Campi Flegrei del Mar di Sicilia".
Fonte Wikipedia

L'Intervista

Domenico Macaluso, siciliano, medico chirurgo e Rescue Diver(sommozzatore rianimatore), è un grande subacqueo ed amante del mare. Ispettore Onorario dell’Assessorato ai Beni Culturali della Regione Siciliana e Responsabile del Nucleo Operativo Subacqueo della Sezione di Sciacca della Lega Navale Italiana, rappresenta il perfetto simbolo di come ogni cittadino dovrebbe sorvegliare il territorio in cui vive e di come tutti noi dovremmo contribuire alla salvaguardia dell’ambiente naturale. Macaluso infatti, pur non essendo uno specialista né uno scienziato, è l’artefice principale di una delle più grandi scoperte scientifiche italiane degli ultimi vent’anni: la conferma che nel Canale di Sicilia esiste un grande vulcano sottomarino, ancora attivo, nominato Empedocle la cui manifestazione più nota è l’isola Ferdinandea ( Isole emerse e poi scomparse: l’affascinante storia di Ferdinandea, il vulcano che è rimasto nel cuore dei Siciliani). Intervistato per MeteoWeb dal geologo Giampiero Petrucci, Macaluso racconta lo sviluppo delle sue ricerche e le ultime novità riscontrate in fondo al mare......continua (Fonte)

domenica 5 agosto 2012

Energia - L'industria dei combustibili fossili negli ultimi 10 anni, ha montato e finanziato una campagna coordinata per screditare le energie rinnovabili ed ostacolarne la crescita.


Un nuovo rapporto di SierraClub, la più grande e diffusa associazione ambientalista americana, spiega come negli ultimi 10 anni l'industria dei combustibili fossili abbia montato e finanziato una campagna coordinata per screditare le energie rinnovabili ed ostacolarne la crescita.
Il rapporto "Clean Energy Under Siege" rivela come Big Oil e King Carbon utilizzino contributi finanziari per campagne politiche ecoscettiche, falsi "think tank" di intellettuali, scienziati e di eco-scettici per condizionare l'opinione pubblica e screditare le energie rinnovabili.
«Questa campagna di disinformazione - dicono gli ambientalisti Usa - è attualmente evidente nella lotta per rinnovare il Production tax credit (Ptc) per l'energia eolica. Il Ptc contribuisce a sostenere gli oltre 75.000 posti di lavoro nel settore eolico, ma se il credito d'imposta non sarà rinnovato prima della fine di quest'anno, ben la metà di quelli posti di lavoro potrebbero andare perduti».
Il rapporto di Sierra Club segue la scia del denaro dai  grandi inquinatori ai politici ed non-profit front groups degli ecoscettici: «Per esempio, l'industria petrolifera e del gas ha speso più di 146 milioni dollari in lobbying solo nel 2011, mentre i magnati delle Big Oil David e Charles Koch, negli ultimi dieci anni e mezzo, ha dato almeno 85 milioni di dollari  a 85 "think tank" ed a gruppi di pressione di destra. Nel frattempo, organizzazioni come il Manhattan Institute e l' Heartland Institute, che difendono i sussidi per il petrolio mentre attaccano le energie rinnovabili, hanno ricevuto oltre 490€i ciascuno, a partire dal 1998, dalla compagnia petrolifera Exxon».
La bestia nera della lobby dei giganti statunitensi del petrolio del gas e del carbone sembra essere l'eolico, probabilmente è un'energia pulita, competitiva che ha avuto un forte impulso negli ultimi anni. Stati come l'Iowa e il South Dakota producono già il 20% della loro elettricità da energia eolica e l'industria del vento è sulla buona strada per produrre il 20% dell'elettricità di tutti gli Stati Uniti entro il 2030. Più di 400 fabbriche statunitensi costruiscono componenti per l'eolico e mantengono posti di lavoro locali.  
Presentando il rapporto, il direttore esecutivo di Sierra Club, Michael Brune, «"Dalla California alla Pennsylvania, l'occupazione nell'energia pulita è sotto attacco da parte dei gruppi di interesse combustibili fossili, anche se molti nel Congresso sono seduti a braccia conserte  mentre decine di migliaia di posti di lavoro americani sono in bilico. Sembra che questi membri del Congresso preferiscano servire gli interessi dei grandi inquinatori che finanziate le campagne che interessano le famiglie che lavorano. Questo deve finire subito. Il Congresso deve rimettersi in piedi per le decine di migliaia di americani i cui lavori sono in bilico e rinnovare il Production tax credit».
Comunque, secondo il rapporto, tutto questo attivismo lobbystico e questo enorme flusso di denaro è «Una testimonianza del successo e della rapida crescita delle risorse di energia pulita, che sono ora considerate come una minaccia sufficiente per attirare il fuoco di alcune delle più grandi e potenti corporations del pianeta». Ma questa offensiva arriva mentre le imprese delle rinnovabili e dell'efficienza energetica sono in grosse difficoltà davanti ad un'offensiva politica spregiudicata.
«I fratelli Koch, Exxon Mobil, Peabody Energy ed altri stanno facendo sul serio - scrive Sierra Club nel suo rapporto - Hanno risorse illimitate e abbiamo documentato che le stanno impegnando per minare l'energia pulita. E' evidente che di fronte ad un ambiente dove cane-mangia-cane e che dobbiamo rispondere con vigore tanto e aggressività, come coloro che vorrebbero vedere il vento, l'energia solare, geotermica, e altre sfumare verso il tramonto, un prodotto di un breve periodo della storia economica americana quando l'ambiente competitivo era un luogo accogliente per l'energia pulita».
Il momento è critico, anche se con più di un decennio di ritardo, l'Epa sta applicando il Clean Air Act Amendments del 1990 e l'industria del carbone è chiamata a pagare i costi sanitari e ambientali delle sue attvitàe delle sue centrali obsolete: Ormai le King Coal non sono più competitive e un gran numero di impianti a carbone Usa vengono chiusi, lasciando spazi di mercato che potrebbero essere occupati delle rinnovabili. «Sii tratta di una questione aperta se quel vuoto sarà colmato dall'energia pulita o solo da combustibili fossili leggermente meno cattivi - sottolinea il rapporto - I sostenitori e le industrie (delle rinnovabili) devono fare maggiori passi avanti per rispondere alle accuse sollevate dai conservatori sostenitori dell'anti-clean energy e dobbiamo gridare che le loro ipotesi sono insostenibili riguardo alla vera natura dei mercati dell'energia. Non dovrebbero essere in grado di nascondersi dietro la fantasia liberista,  quando il loro vero intento è ottenere un vantaggio competitivo e fare più soldi. L'energia pulita è veramente sotto assedio, ma mantiene il suo vantaggio intrinseco come miglior set di soluzioni per aiutarci ad affrontare un warming world  e le sfide che ne conseguono. La strategia dei "Mercanti del dubbio", come quelle sul tabacco, le piogge acide e la riduzione dell'ozono, finiscono per perdersi nelle perturbazioni del clima. Dobbiamo portare avanti l'innovazione e le risposte che danno gli americani quello che hanno sempre desiderato: l'energia che ci permette di vivere in modo moderno, ma che non sostiene io costi distruttivi con i quali il carbone e il consumo di petrolio gravano il nostro pianeta. I fratelli Koch non sembrano avere alcuna intenzione di assicurarci tutto questo». 

Global Warming - In Sicilia avvistato raro esemplare di gambecchio collorosso (Calidris ruficollis) un piccolo limicolo che di solito nidifica in Siberia.

Avvistato in Sicilia un piccolo limicolo che di solito nidifica in Siberia. Si tratta del rarissimo gambecchio collorosso (Calidris ruficollis) osservato nei giorni scorsi alla Riserva naturale orientata dei Pantani della Sicilia Sud orientale, da un gruppo di volontari della sezione Lipu di Ragusa. «L'esemplare, che solitamente nidifica nella tundra all'estremo Est della Siberia e sverna nel Sud-Est asiatico, in Australia e in Nuova Zelanda, si presentava nella sua splendida livrea riproduttiva caratterizzata da guance e petto rosso-arancio molto acceso ed è stato identificato in mezzo alle migliaia di altri limicoli appartenenti a diverse specie, tra cui il comunissimo gambecchio (Calidris minuta) e altre come piro piro boschereccio, pantana, cavaliere d'Italia e piovanello» hanno dichiarato dalla Lipu. L'evento è straordinario per l'Europa: in Italia rappresenta il secondo avvistamento della specie e in Sicilia il primo, hanno informato gli ambientalisti. Di solito, infatti, la rotta migratoria di questa specie attraversa tutta l'Asia nella porzione più orientale. Durante la migrazione alcuni individui, per ragioni ancora non completamente note, seguono a volte esemplari di specie simili (ad esempio il gambecchio comune) la cui rotta migratoria è invece tipicamente europea. «Auspichiamo che l'amministrazione regionale siciliana completi al più presto l'iter di regolamentazione della neonata riserva coniugando le esigenze di tutela della natura con il rispetto delle istanze dei produttori agricoli della zona - ha sottolineato Fulvio Mamone Capria, presidente Lipu - Questo consentirebbe all'Azienda foreste demaniali, l'ente gestore della Riserva naturale orientata dei Pantani della Sicilia Sud Orientale, di avviare quelle attività che è opportuno intraprendere per valorizzare l'enorme potenziale naturalistico dell'area». In effetti questo ennesimo avvistamento di specie rare o minacciate nell'area dei Pantani della Sicilia Sud Orientale è un'ulteriore conferma di come questo complesso sistema di specchi d'acqua costieri rappresenti una delle zone umide più importanti d'Italia.
Fonte


Alluvioni e siccità, la Corea del Nord è allo stremo



Seoul (AsiaNews/Agenzie) - La Corea del Nord è al limite della sopravvivenza: dopo mesi di siccità, le inondazioni che hanno colpito come ogni anno il Paese hanno distrutto abitazioni, ridotto in maniera drastica la quantità di acqua potabile a disposizione della popolazione e danneggiato in maniera irreparabile le poche colture sopravvissute a interi mesi senza acqua. Almeno 90 le vittime accertate e 60mila gli sfollati.
È il risultato della visita di un team delle Nazioni Unite nel Paese, che per la seconda volta in un mese ha chiesto alla comunità internazionale di donare "almeno 198 milioni di dollari americani" per le prime necessità.
Lo staff ha visitato le province più colpite, dove migliaia di case sono state spazzate via dalla pioggia e la popolazione è costretta a dormire in ripari di emergenza. Inoltre, sempre secondo i dati Onu, i due terzi dei nordcoreani continua a vivere con una continua e cronica mancanza di cibo.
Per Francis Markus, portavoce della Croce Rossa per l'Asia orientale, la criticità maggiore riguarda l'acqua potabile: "È un problema serissimo. Il sistema idrico è saltato e se non si interviene subito tutti i danni relativi all'acqua si abbatteranno sul Paese". Il riferimento è a malattie, coltivazioni distrutte e danni agli abitanti.
Gli organismi internazionali si sono appellati alla generosità delle nazioni occidentali, ma il problema è che la Corea del Nord - con le sue continue provocazioni militari - si è inimicata Stati Uniti e Corea del Sud. I due, maggiori donatori degli ultimi anni, hanno bloccato l'invio di aiuti umanitari come punizione per il programma atomico e i vari interventi bellici scatenati da Pyongyang.

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