domenica 16 giugno 2013

Nuova Zelanda - Carcassa di uno strano animale sulla spiaggia di Pukuhina Beach (VIDEO).

Incredibile scoperta in Nuova Zelanda: sulle spiagge di Pukuhina Beach nella baia di Plenty sono riaffiorati i resti di uno strano "mostro" molto simile ad un dinosauro marino con i denti aguzzi.
Il corpo è lungo circa nove metri e la cosa davvero misteriosa ed inquietante è che appare come dilaniato come se il mostro in questione fosse stato aggredito da un'altra creatura ancora più imponente e feroce....

Il quesito che tutti si sono posti al momento della sensazionale scoperta è stato: di che animale si tratta? Quale potrebbe essere?

Secondo il biologo marino Anton Van Helden dell'Università di Auckland, si tratterebbe della carcassa di un'orca detta anche "balena assassina" ma questa ipotesi è stata immediatamente contraddetta da altri esperti che sotengono, invece, che la tipologia dei denti di questo "mostro" non possono corrispondere a quelli di un'orca che sono più corti, distanziati e incurvati.

Ma è davvero possibile che nel 2013 esistano ancora mostri marini sconosciuti? Se pensiamo che l'esistenza del calamaro gigante è stata scoperta nel mar del Giappone soltanto nel Dicembre del 2006, allora non si può escludere davvero nulla.

Intanto qui sotto potete "ammirare" il video amatoriale girato proprio nel momento del rinvenimento dello strano animale: vi auguriamo che, durante le prossime vacanze estive, non abbiate il piacere di incontrare qualche suo "cugino" italiano.... 

“Vesuvio e Campi Flegrei: vulcano, supervulcano e supercamera magmatica? Intervista alla Dott. Lucia Pappalardo”


La camera magmatica di un vulcano potremmo assimilarla come idea a una sorta di avamposto del magma verso la superficie. Un magma che popola le profondità astenosferiche differenziandosi per caratteristiche chimiche e fisiche. Una differenza non da poco, poiché influenza le diverse tipologie eruttive, quando il materiale incandescente, stressato, balza fuori dal profondo.
I ricercatori affermano che i materiali eruttati da un vulcano sono nettamente inferiori alla capacità volumetrica complessiva della camera magmatica. Pensando all’eruzione delle pomici di Avellino che sconquassò l’area vesuviana circa 3800 anni fa, e a quella dell’ignimbrite campana nei Campi Flegrei, riconosciuta come la più potente in assoluto verificatasi nell’area regionale, c’è da rabbrividire elaborando calcoli sul materiale piroclastico asperso comparandolo poi e per proporzioni al contenitore sotterraneo…

Di recente è balzata alla cronaca la notizia che Vesuvio e Campi Flegrei attingono da un’unica grande camera magmatica. La Dott.ssa Lucia Pappalardo ha lavorato a questa tesi che è stata ampiamente riportata dai media soprattutto per gli aspetti di pericolo che si colgono. Avendo già arricchito il nostro giornale con un’intervista ad oggetto proprio la camera magmatica del Vesuvio, abbiamo posto alla gentile ricercatrice alcune  domande:
Dott. Pappalardo, la camera magmatica di un vulcano è paragonabile a un pallone sgonfio che si riempie e poi scoppia?
Negli ultimi decenni le indagini geofisiche hanno rilevato al di sotto di vulcani quiescenti, come ad esempio la caldera di Yellowstone negli Stati Uniti d’America, oppure l’isola vulcanica di Santorini in Grecia, serbatoi magmatici più estesi del previsto, il che implicherebbe la possibilità in futuro di eruzioni catastrofiche.
I dati geofisici indicano che la forma di queste camere magmatiche è generalmente allungata, come una lamina estesa e sottile, e che nuovo magma profondo può “ricaricare” questi serbatoi in brevi periodi di tempo, come per impulsi. Ad esempio, tra il gennaio del 2011 e l’aprile del 2012, le immagini radar satellitari hanno rivelato che un flusso di magma ha “rigonfiato” la camera magmatica che si trova sotto il vulcano di Santorini, riempiendola di circa 10-20 milioni di metri cubi di materiale: approssimativamente 15 volte il volume dello stadio olimpico di Londra. Questo rigonfiamento ha causato un sollevamento dell’isola compreso tra gli 8 e i 14 centimetri. Tuttavia, anche paragonando il rigonfiamento osservato a qualcuno che soffia con forza in un palloncino (invisibile), non conoscendo quanto sia piccolo o grande il palloncino, non possiamo sapere quanti “soffi” saranno necessari per farlo scoppiare.
Articoli recenti datati autunno 2012, parlano di uno studio (Lucia Pappalardo & Giuseppe Mastrolorenzo, Rapid differentiation in a sill-like magma reservoir: a case study from the campi flegrei caldera. Nature’s Scientific Reports, 2 Article number: 712 (2012) doi:10.1038/srep00712), dove si accenna a un’unica grande camera magmatica, che alimenta sia il distretto del Vesuvio sia quello dei Campi Flegrei: è così?
Il nostro studio geochimico ed isotopico delle rocce delle eruzioni passate dei Campi Flegrei e del Somma-Vesuvio, ha messo in evidenza tra l’altro forti analogie tra le caratteristiche chimiche e fisiche (contenuto in gas, pressione, temperatura ecc…) delle camere magmatiche che hanno alimentato questi vulcani, tanto da farci ipotizzare che si trattasse di un unico esteso strato di magma. Questa teoria spiegherebbe anche la presenza di antichi crateri vulcanici all’interno della città di Napoli, identificati nell’area di Chiaia, che testimoniano la risalita di magma profondo nell’area napoletana localizzata proprio tra i due vulcani. Inoltre, il flusso di calore che oggi si misura in superficie, evidenzia un’unica anomalia positiva estesa al di sotto di tutta l’area napoletana, con il valore massimo in corrispondenza del supervulcano flegreo, dove probabilmente è localizzata la maggior parte del volume di magma.
La camera magmatica di un supervulcano quiescente (Campi flegrei) comprendente anche quella di un secondo vulcano capace di eruzioni del tipo pomici di Avellino, dovrebbe avere dimensioni sbalorditive…
Circa 40000 anni fa i Campi Flegrei eruttarono una quantità di magma considerevole (all’incirca 300 km3) durante la super-eruzione dell’Ignimbrite Campana, considerata la maggiore di tutta l’area mediterranea. L’eruzione fu talmente catastrofica che ricoprì tutta la regione campana di una spessa coltre di tufo grigio, mentre le ceneri più sottili trasportate dai venti raggiunsero distanze elevatissime, fino in Russia. Si ritiene che questa eruzione abbia provocato un vero e proprio “inverno vulcanico”, cioè una riduzione della temperatura terrestre di diversi gradi centigradi per molti anni e addirittura, secondo altre teorie, contribuito alla scomparsa dell’uomo di Neanderthal. Tuttavia, sebbene le super-eruzioni siano eventi altamente distruttivi, sono fortunatamente rarissime.
L’unicità di una camera magmatica condivisa da due distretti vulcanici molto vicini accresce i termini di rischio per le popolazioni?
L’area campana è tra le aree a più alto rischio vulcanico al mondo. Infatti, i vulcani napoletani attivi (Somma-Vesuvio, Campi Flegrei ed l’isola d’Ischia), in grado di generare eruzioni altamente esplosive, sono localizzati in aree densamente popolate.  I nostri dati sulla velocità di crescita dei minerali nel magma hanno dimostrato che le camere magmatiche individuate dalle tecniche geofisiche a circa 7-8 km di profondità, potrebbero contenere magma parzialmente cristallizzato e ricco in gas, che potrebbe “esplodere” in qualsiasi momento. Tuttavia, i vulcani napoletani sono tenuti sotto controllo 24 ore su 24 da un efficiente sistema di monitoraggio che ci permetterà di registrare eventuali segnali premonitori (terremoti, deformazioni del suolo, variazioni del chimismo e temperatura dei gas fumarolici) in tempo utile per allertare la popolazione esposta al rischio. Certo, affinché la gestione dell’emergenza sia ottimale, è necessario predisporre validi piani di emergenza che devono essere ben noti alla popolazione anche attraverso esercitazioni di protezione civile e prove di evacuazione.
Da un certo punto di vista concernente la promiscuità areale, pure l’Isola d’Ischia con i suoi fenomeni di vulcanesimo potrebbe avere importanti connessioni con la camera magmatica già condivisa dagli altri due vulcani? D’altra parte qualche anno fa si registrarono scosse di terremoto al largo del Golfo di Napoli…
L’isola d’Ischia, la cui ultima eruzione risale al 1302, è parte del distretto vulcanico flegreo, insieme anche all’isola di Procida che però non è più in attività da circa 17000 anni. L’isola d’Ischia è nota anche per il terremoto che nel 1883 distrusse Casamicciola: fu il primo evento catastrofico dopo l’Unità d’Italia. Quasi l’80% dell’abitato andò distrutto con migliaia di morti, di cui molti turisti già allora presenti sull’isola. Tra le vittime del terremoto vi furono anche i genitori e la sorella del futuro filosofo Benedetto Croce, allora diciassettenne, che fu estratto vivo dalle macerie.
Con quali strumenti si identificano i limiti della camera magmatica e con quale grado di affidabilità?
Un potente strumento d’indagine per la caratterizzazione del sottosuolo è una tecnica nota come tomografia sismica. Essa ricalca a grandi linee i principi della TAC utilizzata in campo medico. Infatti, mentre nella TAC si utilizza la propagazione dei raggi X per individuare strutture a maggiore densità, allo stesso modo nella tomografia sismica sono utilizzate le onde sismiche. Queste si propagano in maniera differente a seconda della densità del materiale che attraversano. Nel caso di un liquido, come appunto il magma, le onde viaggiano molto più lentamente rispetto a rocce solide. Con questa tecnica è stato possibile individuare a circa 7-8 km di profondità al di sotto del Vesuvio e dei Campi Flegrei, uno strato a bassissima velocità delle onde P ed S, con spessore dell’ordine di 1 km, che è stato interpretato come un ampio serbatoio di alimentazione magmatica di forma planare, che appare essere una caratteristica comune ai due vulcani.
Un’altra tecnica pionieristica per studiare la struttura interna dei vulcani è la radiografia muonica. Queste particelle sono una sorta di elettroni «pesanti» che, proprio in virtù della loro massa, sono in grado di penetrare strati di roccia dello spessore di 1-2 chilometri. Attraverso un telescopio muonico è possibile determinare con precisione la traiettoria dei muoni che lo attraversano e costruire una mappa del diverso assorbimento che subiscono le particelle a seconda della densità delle rocce attraversate.
Oltre ai limiti è possibile stabilire la composizione chimica del magma in profondità, cioè ravvisarne le modifiche chimiche e fisiche dettate dai nuovi materiali in arrivo?
Quando nuovo magma profondo raggiunge il serbatoio magmatico più superficiale ed eventualmente si mescola con il magma già presente nella camera, è possibile che si verifichi un rilascio di gas magmatici che, attraverso le fratture presenti nelle rocce, arriva in superficie ed alimenta le fumarole. Per questo motivo la temperatura e la composizione chimica dei gas fumarolici sono tenute sotto controllo, poiché una loro variazione potrebbe indicare un aumento nell’apporto di magma profondo.
L’attuale estensione della camera magmatica del Vesuvio, contiene materiale a sufficienza per quale tipo di eruzione? In termini pratici cosa differenzia una camera magmatica foriera di eruzioni di tipo Avellino da quella che indusse l’eruzione del 1944?
I nostri studi sulle caratteristiche chimiche ed isotopiche dei magmi che hanno alimentato le eruzioni passate, indicano camere magmatiche distinte per le eruzioni poco esplosive o effusive del tipo dell’ultima eruzione stromboliana del marzo del 1944 rispetto alle eruzioni esplosive intermedie (supliniane) e catastrofiche (pliniane).
Il serbatoio che alimenta le eruzioni più modeste infatti, è caratterizzato da magma di tipo tefritico, poco viscoso e povero in gas, che staziona a profondità comprese tra 16 e 20 km. Le eruzioni più violente invece, sono alimentate da magmi più evoluti di tipo fonolitico, cioè più viscosi e ricchi di gas, che stazionano a profondità comprese tra i 6 e gli 8 Km. L’attuale camera magmatica è stata individuata proprio a questa profondità, dove del resto esiste un’importante discontinuità litologica dovuta al passaggio da rocce sedimentarie a rocce cristalline, che favorirebbe l’accumulo di grandi quantità di magma.
In molte publicazioni viene continuamente affermato che la potenza eruttiva di un vulcano è rapportata ai tempi di quiescenza… la moderna vulcanologia conferma questa tesi?
In effetti questa tesi che risale ad alcuni decenni fa, è stata superata dai più moderni studi scientifici. Ad esempio, una recente ricerca (Druitt et al., Nature 2012) ha dimostrato che nel caso della violenta eruzione che interessò il vulcano di Santorini nel 1600 a.c., e che si ritiene provocò la scomparsa della civiltà Minoica, il serbatoio di magma iniziò a ricaricarsi solo 100 anni prima della catastrofe e il processo si concluse solo pochi mesi prima dell’eruzione.  Anche i nostri studi sulla velocità di crescita dei cristalli nei magmi vesuviani e flegrei hanno dimostrato che le camere magmatiche che alimentano questi vulcani sono in grado di raggiungere condizioni critiche che possono culminare in un’eruzione esplosiva violenta in tempi relativamente rapidi, dell’ordine di poche centinaia di anni.
 I tempi di risalita in superficie del magma dal profondo sono imprevedibili?
Una stima sulla velocità di risalita del magma in superficie può essere dedotta dalle caratteristiche tessiturali delle rocce vulcaniche, in particolare dalle dimensioni e forma delle vescicole e dei microcristalli che si formano via via che il magma degassa durante la risalita nel condotto vulcanico. I nostri studi sulla tessitura delle rocce vulcaniche dei Campi Flegrei e del Somma Vesuvio hanno dimostrato che, nel caso di alcune delle eruzioni passate, il magma ha raggiunto la superficie in tempi relativamente rapidi. Tuttavia, per quanto riguarda una eventuale futura eruzione, nessuna previsione può essere formulata. In nessun modo infatti, è possibile definire con certezza quanto potrà durare il periodo di crisi che normalmente precede un’eruzione.

Nel grafico a colori è riportata la struttura profonda dei vulcani napoletani dedotta dallo studio geochimico delle rocce vulcaniche delle eruzioni passate dei Campi Flegrei e del Somma-Vesuvio. In rosso sono indicate le possibili aree di accumulo di magma. Il magma silicico ricco in gas localizzato intorno ai 6-8 km di profondità, ha alimentato le eruzioni intermedie e altamente esplosive, mentre il serbatoio di magma mafico più profondo ha alimentato le eruzioni meno violente

Con cordialità la redazione di Hyde ParK ringrazia la gentile ricercatrice, Dott. Lucia Pappalardo, per la preziosa collaborazione che ci ha assicurato, consentendoci con chiarezza di entrare nei dettagli più vivi e aggiornati delle caratteristiche geologiche dei vulcani che dominano il territorio cittadino e provinciale della città di Napoli.

venerdì 14 giugno 2013

Russia - Trovati dei frammenti del meteorite di Tunguska.


Un gruppo di geologi provenienti dall'Ucraina, Germania e Stati Uniti ha analizzato la composizione mineraria delle pietre trovate lungo il fiume siberiano Tunguska ed è giunto alla conclusione che sono parte del meteorite caduto circa un secolo fa.
I microscopici campioni (meno di un millimetro di diametro) sono stati raccolti da uno degli autori della ricerca, Nikolay Kovalyov, nel 1978. Sono stati trovati i minerali caratteristici dei meteoriti contenenti diamanti. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Planetary and Space Science.
Il 30 giugno del 1908 nei cieli sopra la Siberia esplose un oggetto misterioso, più tardi chiamato "meteorite di Tunguska".

http://italian.ruvr.ru/2013_06_12/Trovati-dei-frammenti-del-meteorite-di-Tunguska/

giovedì 13 giugno 2013

La fusione fredda è realtà: venduto il primo E-Cat da 1 MW funzionante – la NASA al lavoro.


L’ingegnere italiano Andrea Rossi ha dichiarato sul suo blog che l’E-Cat da 1 MW venduto alcuni mesi or sono ad un ente militare segreto funziona correttamente. L’impianto funzionerà circa 8.000 ore su un totale possibile di 8.760 ore in un anno con un COP (Coefficient of Performance) medio di 6 e al momento sarebbe già avvenuta la prima carica di nichel. Il vero problema della commercializzazione di generatori a fusione fredda è la certificazione, una volta risolti questi problemi (forse entro un paio di anni) questi potranno far parte della realtà quotidiana. Ulteriori informazioni sull’E-Cat sono disponibili sul sito:www.ecatnews.it e su http://ecatreport.com .
La fusione nucleare fredda (comunemente fusione fredda o fusione a freddo), è un nome generico attribuito a presunte reazioni di natura nucleare, che si produrrebbero a pressioni e a temperature molto minori di quelle necessarie per ottenere la fusione nucleare “calda”, per la quale sono invece necessarie temperature dell’ordine del milione di kelvin e densità del plasma molto elevate. Alcuni studiosi ritengono che il termine “fusione fredda” sia da sostituire con il termine trasmutazione LENR, in quanto tutti i fenomeni qui di seguito descritti appartengono alla famiglia delle reazioni nucleari a bassa energia. (Fonte:Wikipedia.org).
Joseph Zawodny, ricercatore senior del Langley Research Center della NASA, ha rilasciato una dichiarazione alla rivista “Forbes” dove afferma che con la tecnologia LENR (Low Energy Nuclear Reaction) è possibile produrre “quantità di energia in eccesso, in modo pulito, senza pericolose radiazioni ionizzanti, senza produrre rifiuti dannosi”. Inoltre grazie a questa nuova tecnologia si potrebbe garantire il fabbisogno energetico mondiale con l’1% di nichel estratto dal pianeta ad un costo pari ad un quarto di quello proposto dal carbone. Daniel Bushnell, capo lavoro a Langley, sta lavorando con il nichel in compagnia dei ricercatori NASA.

domenica 9 giugno 2013

Mantova: Il mistero della terra che ribolle.

A San Giovanni del Dosso un agricoltore ha sentito uno stranissimo gorgoglio uscire dal terreno, come se la terra ribollisse. Ha avvisato i tecnici del Comune che a loro volta hanno chiamato la Protezione Civile e i tecnici della Regione. L'esame non ha risolto il mistero.In attesa del responso dell'Università di Modena.

MANTOVA. Un mistero: dalla terra un rumore forte, inquietante, che si sposta. Un gorgoglio che fa sembrare che la la terra stia ribollendo. Un fenomeno misterioso, di cui la Gazzetta di Mantova ha una documentazione audio-video, che ha mobilitato Comune, Protezione civile e Regione Lombardia. Tutti a cercare di capire cosa sta succedendo nel sottosuolo di San Giovanni del Dosso, ferito dal sisma un anno fa e martoriato dalle piogge eccezionali dei mesi scorsi.

Un mix che non lascia tranquilli i geologi, nel timore di possibili modifiche alla struttura del suolo, non visibili in superficie, ma che potrebbero creare situazioni di pericolo per sifonamenti causati dal movimento della faglia e aggravati dalle falde rigonfie.

Tutto è iniziato con un agricoltore, Emilio Canossa, che facendo un giro su un suo terreno in zona Pampano, e chinandosi per curare alcune piantine di vite, ha percepito nettamente gli strani rumori provenienti da sotto terra. Incuriosito, si è avvicinato alla sorgente del rumore cercando di capire cosa stesse succedendo. Dalle profondità sembrava provenire il rumore «come di un ruscello» ha spiegato «o di una pentola che bolle. Ma il terreno era freddo». Il rumore insistente ha fatto preoccupare l’agricoltore: «Non ho mai sentito in vita mia qualcosa di simile» ha detto chiamando subito il Comune.
uu6
Sul posto è arrivato lo staff tecnico comunale, il geometra Sergio Pongiluppi e l’istruttore tecnico Katrin Formigoni che dopo un primo sopralluogo, d’accordo con il sindaco Angela Zibordi, hanno preferito chiamare rinforzi. Nel pomeriggio una seconda ispezione si è svolta con la presenza di un geologo e di personale inviato dalla Protezione civile Regionale. 

Gli esperti hanno eseguito alcune prospezioni ed eseguito un saggio di scavo fino ad una profondità di circa 80 centimetri, senza trovare alcunché di anomalo. «Non hanno potuto chiarire la ragione del fenomeno – ha spiegato il sindaco al termine del sopralluogo –. Anche per loro era molto strano sentire quel chiaro ribollire con il terreno completamente freddo ed asciutto». 

Fra le ipotesi che sono state esaminate, quella di una vena di gas metano che potrebbe risalire in superficie attraverso la falda. Ma ad una prima prova eseguita con una fiamma non si sono verificate vampate. Possibile, anche una liberazione di radon, gas radioattivo che si sprigiona dal terreno. Oggi il quesito sarà posto all’università di Modena per verificare se in letteratura esistano fenomeni simili e come sono spiegabili. 

Nel frattempo è stata avvertito il servizio geologico della vicina Emilia, poche centinaia di metri in linea d’aria e l’associazione dei geologi volontari che si è occupato anche del caso delle trivellazioni per il deposito di gas a Rivara, a meno di 15 chilometri di distanza da San Giovanni.

http://in-formarsi.blogspot.it/2013/05/mantova-il-mistero-della-terra-che.html
Fonte: http://gazzettadimantova.gelocal.it
Link:http://gazzettadimantova.gelocal.it/cronaca/2013/05/15/news/il-mistero-del-gorgoglio-che-esce-dalla-terra-guarda-il-video-1.7069690

sabato 8 giugno 2013

Pier Luigi IGHINA e la valvola antisismica (Parte 4- FINE).

Conferenza sulla valvola antisismica di
 Ighina maggio 2012 Faenza (Parte 4 FINE)


...causando una generale diminuzione nella quantità nella quantità di
comportamenti meteorologici violenti.
Queste sono le stesse osservazioni che mi riportano le persone che hanno nel
loro territorio le valvole antisismiche.
Ma per stimolare questa ricerca tanto da convincermi a procedere alla
sperimentazione diretta , ci voleva un evidente precedente , e un precedente c'e'
stato : il 31 dicembre del 1985 venne un terremoto che scosse Faenza, salto'
letteralmente Imola e si ripresento' a Modena.
Il giorno dopo il corriere di Romagna titolava :”A Faenza il terremoto e a
Imola niente !”
In effetti a Imola, dove la scossa non fu' avvertita,era istallato in quegli anni, ora
non c'e' piu', il particolare dispositivo simile a questo, detto valvola antisismica.
Per me poteva bastare, anche se mi rendevo conto che una persona seria, con la
testa sulle spalle, mai avrebbe perso il suo tempo in queste ricerche senza
fondamento scientifico, tanto meno lo avrebbe fatto uscendo alla scoperto, sulla
pubblica piazza, descrivendo con articoli e immagini gli strumenti e le teorie trattati
in un sito in web.
Ma l' avventura era allettante..Ighina diceva cose nuove, alla prima impressione, è
vero, sembravano di impossibile conferma, ma poi iniziavano a balenare nei
pensieri, sconvolgendo l' ordine imposto delle nozioni acquisite, e riempiendo spazi
tristemente vuoti.
Questa conferenza è stata preparata per quelle persone che hanno una mentalità
aperta e che ancora si pongono delle domande, che hanno nella mente ancora spazi
da riempire, pur non essendo, assolutamente, delle teste vuote.
In breve cercai i disegni per la costruzione della valvola antisismica, Ighina ha
sempre lasciato i suoi progetti senza brevetto, ma nello stesso tempo senza istruzioni
chiare per il montaggio, quasi come se non fosse una semplice questione di
assemblaggio ma una missione a cui dedicarsi senza risparmio. Incredibile a dirsi , c'è
un ingegnere romano, Emiro Medda, che ebbe l' occasione di collaborare con Ighina,
e grazie alla frequentazione si era deciso a mettere a punto i disegni con le istruzioni.
Pubblicizzai il mio intento sul mio sito www.cambioilmondo.it, proponendo a chi fosse
interessato alla sperimentazione di contattarmi.
Mi venne in aiuto il paventato terremoto su Roma, notizia che i media avevano
diffuso attribuendo a Bendandi una predizione per l' 11 maggio del 2011.
Le prime due valvole andarono in quella zona. Una a Roma sud, un altra in provincia
di Viterbo. La terza valvola la istallo' una giovane famiglia nella provincia di
Vicenza, un altra a Ceprano, un dottore omeopata ora scomparso ne fu' il
promotore. Una valvola dei terremoti a Cesena sud, in una azienda agricola di altra giovane famiglia che ogni tanto mi manda magnifiche foto con macchie colorate
nel cielo sopra la valvola. Un impiegato della provincia di Treviso, ora ha la valvola dei terremoti nel suo
giardino, due valvole nella provincia di Cosenza, due ultimamente a Forli', e l'
ultima istallata, a maggio, in provincia di Reggio Emilia, autorizzato a dare le
coordinate di Gaia, cosi' ha chiamato la sua valvola antisismica, perchè ad ogni
valvola si da' un nome , la si dedica come qualcosa di importante, partendo dalla
prima istallata in memoria di Alberto Tavanti, vostro concittadino e mio fraterno
amico, proseguendo con valvole dedicate a Ighina, Tesla, Bufalini ecc...
Altre valvole verranno costruite, ad Alessandria la aspettano, in provincia di Foggia,
a Bergamo, ma si prospettano anche collaborazioni con ingegneri in nuova Zelanda,
in Messico.
Vi ho raccontato quindi di un esperimento privato che è in corso sul territorio
italiano, iniziato nell' aprile del 2011, a Roma, che approda a Faenza con
questa conferenza e con la successiva istallazione di una Va 2011, valvola
antisismica , che avrà luogo domani, nel vostro territorio, grazie all' interesse
della famiglia di Alberto Tavanti, purtroppo scomparso lo scorso anno,
assistente di Ighina per 40 anni, autore di tutti i libri su di lui .
Dopo l' istallazione, per la prima volta la valvola antisismica di Ighina si
troverà in un territorio monitorato con unsismografo e centralina sismica, nel
circuito nazionale dell' INGV e sarà tenuta in particolare considerazione da
parte di Paola Lagorio, Presidente della Fondazione Bendandi di Faenza, che
ne seguirà sul luogo gli sviluppi, augurandoci che questo possa essere un
ulteriore traccia di studio sulle ricerche di Pier Luigi Ighina ma sopratutto che
possa essere uno efficace strumento per l' attenuazione di un eventuale, non
auspicato evento sismico.
Ighina, scomparso nel 2004, nella sua vita non ebbe la soddisfazione di vedere
riconosciute come valide le sue ricerche, anche se le sue intuizioni, come
abbiamo visto, venivano approfondite da altri scienziati sparsi per il mondo,
anche se alcune delle sue scoperte di quaranta anni fa vengono incredibilmente
accreditate a giovani ricercatori oltreconfine , ritenendole nuovissime scoperte
della scienza moderna. Una per tutte, i recenti studi che riguardano la
possibilità di ricavare energia elettrica dagli alberi , accreditata a ricercatori del
Massachusetts Institute of Technology di recente, è stato un esperimento
effettuato da Ighina 30 anni fa.
E infatti Pier Luigi Ighina diceva sempre di essere trenta anni avanti rispetto
alla scienza ufficiale, la maggior parte delle sue teoria, delle sue ingegnose
macchine, sono state elaborate giusto circa trenta anni fa, non è forse l' ora di
dare un occhiata a quegli studi e vedere se si riesce a realizzare un modo
migliore per confrontarci con la natura della nostra Madre Terra?

http://www.cambioilmondo.it/wp-content/uploads/2012/06/conferenza-versione-2.pdf

Questa presentazione contiene foto e documenti protetti dal copyright, con licenza creative
commons, ed è possibile utilizzarle SOLO sottostando alle regole della relativa licenza .This operais licensed under a CreativeCommons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate

Pier Luigi IGHINA e la valvola antisismica (Parte 3).

Conferenza sulla valvola antisismica di
Ighina maggio 2012 Faenza (Parte 3)

...Partiamo dal concetto principale comune, per cui secondo Ighina e Dmitriev,
ma come vedremo anche secondo altri nomi illustri, il centro della Terra non
sarebbe un nucleo di ferro, ma fatto dello stesso plasma di cui è composto il
SoleI. n sintesi il risultato delle ricerche di Alexey Dmitriev, Professore di Geologia e
Mineralogia al Dipartimento Siberiano dell’ Accademia Russa delle scienze,
spiega come il notevole aumento di numero dei terremoti nel mondo è causato
da una improvvisa crescita energetica nel centro del pianeta con successiva
emanazione di plasma. Le emissioni solari farebbero aumentare rapidamente
questa pressione in modo che una parte del plasma luminoso viene compressa al
punto da subire una trasformazione ad un livello di densita’ superiore di energia
eterica. Tale livello permette al plasma di muoversi liberamente attraverso la
materia, salendo verso la superfice, bollendo sul manto terrestre. Sino a che la
crosta si spacca.
Dmitriev spiega che “un energia altamente caricata nello spazio fra i pianeti ha
formato un “circuito a due vie” che permette a eventi sulla Terra di influire sul
Sole, non solo il contrario. Secondo lo scienziato , quasi tutti i terremoti ed
eruzioni vulcaniche sono accompagnate dall’ avvistamento di formazioni
luminose. Possono essere notate prima, durante e dopo gli eventi stessi , e
quindi sono strettamente correlate ad esse.
Le ricerche di Ighina, le sue scoperte, trovano riscontri autorevoli anche da parte di
Richard Pasichnyk, che nel suo libro The Vital Vastness (La vastita’ della vita)
sviluppa il concetto che il centro del nostro pianeta in realta’ non sia metallico, ma
una forma di energia di plasma ardente simile a quella del nostro Sole. A confermare
la tesi della presenza di un piccolo sole plasmatico al centro della Terra, vi sono
anche gli esperimenti del Dr. Massimo Teodorani, intervistato dalla ricercatrice e
speaker radiofonica Linda Moulton Howe, il 17 novembre 2001, riferi’ che dalle sue
ricerche gli era stato possibile misurare a temperatura del centro della Terra,
arrivando alla conclusione che questa è di poco superiore a quella del Sole.
Casualmente gli esperimenti di Pier Luigi Ighina trovano riscontri anche fra i
ricercatori che hanno condotto studi nel campo delle energie in forma toroidale .
Le forme ed i colori dello strumento richiamano il doppio tetraedro messo in
rotazione dalla forma spirale. Il doppio tetraedro è la forma dell' equilibrio
energetico la parte superiore rappresenta la parte positiva, maschile, a rotazione
destrorsa, la parte inferiore rappresenta quella femminile , negativa, in contro
rotazione. Una delle ipotesi è che la parte superiore dello strumento venga
appositamente potenziata dall' inserimento della triplice spirale onde creare uno
squilibrio a favore della parte positiva, in modo da ottenere una maggiore
pressione solare rispetto a quella terrestre.
Abbiamo visto che altri scienziati hanno manifestato idee molto simili a quelle
di Ighina, ma c'e' qualcun altro nel mondo che ha replicato strumenti simili a
quelle del nostro scienziato di frontiera? Vi sono stati studi che hanno in
qualche modo confermato o negato le ipotesi del ricercatore imolese,
applicando a strumenti di studio simili forme , materiali, colori ?
La caduta della cortina di ferro ha permesso negli anni recenti di accedere all'
enorme volume di studi di preparati scienziati russi, con la possibilità di
prendere visione di esperimenti che in occidente verrebbero posti al confine
della fantascienza.
Innegabile è infatti che la scienza ha enormemente investito in quel paese su
ipotesi frutto dello studio di antiche culture e dell' osservazione del
comportamento della Natura , nulla tralasciando per comprendere quali
meccanismi apparentemente casuali inneschino eventi di piccola e grande
portata.
Gli esperimenti conseguenti queste ricerche hanno condotto a conclusioni
che ci invitano a scrivere i dati dei nostri libri di fisica con una matita.
Gli esperimenti russi e ucraini effettuati con forme piramidali costruite in
altezza di 22 e anche di 44 metri hanno dato risultati eccellenti per quanto
riguarda la purificazione dell' acqua, la resa delle sementi, l' attenuazione dei
fenomeni meteorologici e l' attività sismica diminuita: squadre della Accademia
Nazionale Russa delle Scienze hanno studiato i dati dei terremoti nelle aree
circostanti le piramidi e li hanno comparati sui dati precedenti le costruzioni
delle stesse.
Essi hanno quindi scoperto che le piramidi hanno la caratteristica di dissipare
gli accumuli energetici che creano improvvisi e violenti terremoti .
Invece di vedere un grande e potente terremoto, si registrano parecchie
centinaia di piccole scosse innocue . Inoltre, anche l' atmosfera che circonda la
piramide sembra essere schermata da condizioni climatiche troppo severe...

http://www.cambioilmondo.it/wp-content/uploads/2012/06/conferenza-versione-2.pdf

Pier Luigi IGHINA e la valvola antisismica (Parte 2).


Conferenza sulla valvola antisismica di Ighina maggio 2012 Faenza (Parte 2)


“Il terremoto è gas compresso”, diceva infatti Ighina.
Il piu' sottile dei gas, di cui è formato il Sole, è il gas plasma, quarto stato della
materia , ed è ritenuto dalla scienza tradizionale scarsamente presente sulla
Terra, fatta eccezione per i fulmini e per l' aurora boreale, mentre si valuta
costituisca il 99% della materia nell' Universo, oltre al Sole sarebbero fatte di
plasma le stelle e le nebulose.
I fulmini, l' aurora, il Sole, le stelle , quindi visivamente il plasma è luce!
Vediamo perchè questo fatto non fa che invogliarci nel proseguire la ricerca:
Anche la comunità scientifica infatti ha dovuto ammettere la presenza di
luci telluriche, molto simili all' aurora boreale, fotografate in cielo sopra o
nelle vicinanze di zone dove vi è in corso uno stress tettonico, attività
sismica o eruzioni vulcaniche
Sono state viste e documentate in Giappone, a Nagano, durante lo sciame
sismico verificatosi tra il 1965 e il 1967, anche nei terremoti delle Hawai nel
1975, in Cina in diverse località e terremoti del 1976 di recente in Peru' nel
terremoto del 2007 e, in Cile nel terremoto del 2009 .
Il fenomeno è stato osservato e documentato anche durante il terremoto del
L' Aquila , con fenomeni luminosi iniziati nove mesi prima della scossa
principale e proseguiti per 5 mesi dopo l'accadere del sisma.
Queste luci , a volte bianche e azzurre altre volte con un piu' ampio spettro di
colori, potrebbero essere la dimostrazione dell' emanazione di gas plasma dalla
Terra particolarmente accentuato in caso di evento sismico e rappresentare un
precursore del terremoto.
Alcuni geologi ritengono questo spettro una disturbanza che si verifica quando
le rocce cristalline sono deformate dalla lenta compressione del terreno che
avviene prima dei terremoti.
Ma quello stesso tipo di luci viene regolarmente fotografato nei siti in cui
sono attualmente istallate le valvole dei terremoti, rendendo plausibile l'
ipotesi che in quelle zone il lento rilascio di queste emanazioni sia
diventato un evento naturale.
Pier Luigi Ighina disse: ”Il terremoto è una mancanza di una delle due
energie ch’è quella solare .Per eliminare quest’inconveniente basta unire le
due energie e far si che siano uguali . Ecco perchè è venuta fuori la valvola
antisismica” Questo sosteneva in un altra intervista rilasciata al giornalista
Furio Stella e pubblicata nel libro di Alberto Tavanti :”Pier Luigi Ighina,
profeta sconosciuto” . 
L' inventore Ighina quindi parla ancora della Valvola dei terremoti descrivendo
la sua funzione come equilibratrice di uno scompenso di forze positive e
negative, sfruttando la forma a spirale, i colori dello spettro solare e la polvere
di alluminio contenuta nello strumento, come ricettori di quella energia positiva
solare che improvvisamente viene a trovarsi in difetto per esempio dopo l'
esplosione di un flares di grande portata, quando la Terra investita risponde con
violenza. 
La valvola dei terremoti di Ighina potrebbe rilasciare lentamente quella
pressione che altrimenti creerebbe un pericolo.
Ci sono stati altri scienziati di alto livello a confermare gli studi del genio
imolese:
fra tutte le ipotesi che mirano a conoscere il terremoto in maniera da
potere provvedere prima che accada, c’e’ quella di uno scienziato russo,
Alexey Dmitriev, che pare l’ intrigante teoria atta a motivare l’ invenzione e
l’esistenza dello strumento denominato a suo tempo “valvola antisismica”
costruito la prima volta dal ricercatore italiano Pier Luigi Ighina. Come
se Dimitriev avesse elaborato la teoria e Ighina avesse messo a punto lo
strumento!
Le similarita’fra le due distinte, separate ricerche, hanno analogie tali che,
sebbene assurdamente, si potrebbe pensare che sia come se i due scienziati

avessero lavorato fianco a fianco per dare una spiegazione all’ origine dei
terremoti, e da questa “impossibile” collaborazione Ighina avesse tratto

spunto per realizzare la valvola dei terremoti.

http://www.cambioilmondo.it/wp-content/uploads/2012/06/conferenza-versione-2.pdf

Pier Luigi IGHINA e la valvola antisismica (Parte 1)

Conferenza sulla valvola antisismica di Ighina maggio 2012 Faenza (Parte 1)

Buonasera e benvenuti, mi chiamo D. C. e sono un autonomo ricercatore nel
campo delle scienze di confine, intendo quindi dire che il mio campo di studio
si allontana in maniera evidente dalle teorie accettate dai ricercatori che
appartengono alla corrente principale della scienza tradizionale.
Questa conferenza rappresenta la mia prima uscita ufficiale per quanto riguarda
l' argomento trattato , e sono grato a Paola Lagorio, Presidente dell'
Osservatorio Bendandi, di Faenza, per il sano, incosciente coraggio che
dimostra nell' avermi invitato a presentare questo esperimento.
L' argomento che vi esporro' in questa sede riguarda gli studi e le ricerche di
Pier Luigi Ighina ,visti necessariamente in generale, e di una sua invenzione ,
in particolare: la valvola dei terremoti, che vedete qui' esposta in una
riproduzione e versione e che, secondo le intenzioni del suo inventore e la
speranza che penso possa accomunare tutti, è uno strumento che potrebbe
essere utile nello smorzare l' energia di un evento sismico nella zona in cui
viene posta.
Vi descrivero' quindi le motivazioni che mi hanno spinto ad istallare sino ad ora
12 valvole dei terremoti in vari luoghi d' Italia, avendo io avuto percezione che
vi è del vero nelle teorie di Pier Luigi Ighina da Imola, detto anche “L'uomo
delle nuvole”, scomparso nel 2004 all' età di 95 anni e tuttora semisconosciuto,
inventore di macchine incredibili, delle quali si disse che erano grado di
cambiare il tempo meteorologico, trasmutare la materia, captare energia dall'
etere, guarire le cellule malate, smorzare il terremoto.
Il curioso inventore fu intervistato da televisioni locali, ma anche da Report di
Rai tre, fu invitato piu' volte al Costanzo show, per finire con Voyager che ci
fece un documentario, perchè malgrado apparisse ai piu' una persona
eccentrica , un fondo di verità era intuibile dalle parole, meglio, dallo sguardo
di Ighina... 
Di lui restano testimonianze positive anche da parte di fisici del livello di
Preparata e Del Giudice, scienziati facenti parte del sistema ufficiale ma aperti
alle opportunità che una sana curiosità e ricerca possono portare.
Del resto Ighina ne faceva vedere delle belle.

Destò stupore e curiosità una ripresa delle telecamere di Report Rai tre ,
quando con una macchina di sua invenzione dimostro' in diretta di essere in
grado di aprire un grosso squarcio nel cielo coperto dalle nuvole sopra la sua
casa.
Le sue ricerche, le sue intuizioni, iniziarono già in giovane età quando si
accorse di avere doti particolari per quanto riguarda l'elettromagnetismo,
applicandosi nello studio della materia sino a mettere a punto un microscopio
atomico in grado di fotografare quello che lui chiamò l' atomo magnetico.
In seguito si disse che, grazie all' interessamento di un comune parente, ebbe l'
opportunità di collaborare con Guglielmo Marconi, e dopo la prematura
scomparsa del nostro Premio Nobel, di proseguirne gli studi. 
In effetti poco è dato a sapere al grande pubblico sull' operato di Marconi dopo
la scoperta della radio, che fece fra l' altro in giovane età. E' risaputo invece che
poco prima della sua scomparsa si disse fosse in procinto di donare all'
umanità una scoperta addirittura piu' utile di quella delle radio comunicazioni.
Nei suoi documenti Ighina cita spesso il Marconi, descrivendone gli studi e le
scoperte relative all'energia luminosa, positiva, in forma spirale emanata dal
Sole, assorbita e riflessa opaca dal nostro pianeta Terra, in un continuo ed
eterno battito armonico causa della Vita sul nostro pianeta, ma anche, come
vedremo, della sua ...vita...lità . 
Nel proseguo di queste ricerche infatti Ighina sostiene la teoria che ci sia un
piccolo Sole nel nucleo terrestre, formato da plasma, la stessa materia di cui è
fatto il Sole, e che i due corpi incandescenti battano come un cuore all' unisono.
Ma quando il Sole centrale emette un flares o tempesta solare, allora anche dal
nucleo terrestre si scatena un alterazione, una risposta, con emanazione di
plasma che quando non trova uno sfogo naturale, puo' erompere in terremoto.
Quando a Ighina veniva chiesto di spiegare il funzionamento della valvola egli
la descriveva a modo suo, quasi non volesse mai essere preso sul serio, per
potere andare avanti a fare quello che voleva. 
Faceva il paragone con la camera d'aria della bicicletta, che necessita di una
valvola perchè pressata da una tensione non scoppi.
Ma questa descrizione ha sempre dato adito a interpretazioni sbagliate da parte
di studiosi con basi scientifiche tecniche. La valvola della camera d'aria è fatta
opportunamente con un sistema di non ritorno per evitare che l' aria pompata
all' interno non torni nel gonfiatore .
Invece la valvola per i terremoti dovrebbe essere paragonata a quella di una
caffettiera (tipo Bialetti) o ad una valvola di una pentola a pressione, che sono
valvole “di massima” e che si aprono per evitare che una pressione eccessiva
possa determinarne l’esplosione (terremoto) in questi casi della caffettiera o
della pentola. ..... (continua)

sabato 1 giugno 2013

Viaggiatori del tempo?

Scene tratte da un film di Charlie Chaplin del 1928.

In un film del 1937.

Da John Wayne film "Fort Apache" - un film realizzato nel 1948! Si può vedere chiaramente il Ten. Col. Owen Giovedi (Henry Fonda) e sua figlia Philadelphia (Shirley Temple) controllano il loro percorso in  diligenza su un GPS! nel 1948?

BANNER

ADD/THIS

Bookmark and Share
webso OkNotizie