martedì 21 gennaio 2014

Studi del Dott. ADLER sui campi di disturbo indotti dai denti del giudizio.

La persona che per prima richiamò l’attenzione sulla possibilità che i denti del giudizio potessero agire come campi di disturbo fu il dottor Adler. Ho avuto il piacere di conoscerlo nella sua clinica di Lloret de mar circa nel 1984 e fui sorpresa di come una persona, già avanti negli anni, potesse mantenere l’entusiasmo di un bambino al momento di scoprire un focus tonsillare in un paziente con diagnosi di artrite reumatoide. Il lavoro sui campi di disturbo e sui focus fu una delle passioni della sua vita, di pari passo con quella per gli animali e per il mare. Il dottor Adler morì novantenne nel novembre del 1996.
Adlerllibre Adler Il dottor Adler era molto attratto dagli animali, e nella propria casa aveva anche delle scimmie. In esse scoprì che posteriormente al dente del giudizio vi era uno spazio, lo spazio retromolare. Da ciò la sua deduzione che, con l’evoluzione della specie, la mandibola degli esseri umani si sia andata riducendo di grandezza, ed in molti casi il dente del giudizio ha carenza di spazio. Non solo ci sono focalita' per gli ottavi inclusi, spesso solo l’occupazione dello spazio retromolare può essere sufficiente a generare disturbi ed irritazione a carico del trigemino.
Questo è il libro che ha scritto il dottor Adler,  lo si può trovare gratuitamente in www.terapianeural.com
odonton
Sappiamo che l’odontone comprende il dente, la gengiva, il tessuto connettivo, l’osso alveolare, l’arteria, la vena, il nervo, il vaso linfatico, e forma parte del sistema di regolazione di base di Pischinger, e che esso funziona come un tutt’uno tanto che qualsiasi infiammazione o disturbo a carico di un odontone determina una irritazione a carico di tutto il sistema.

domenica 19 gennaio 2014

Amalgama e intossicazione da metalli pesanti


I nostri denti sono finiti in Parlamento; non tutti, ma solo quelli cariati. L'amalgama, la lega nera con cui sono fatte le otturazioni, è stata infatti oggetto di una interrogazione rivolta al Ministro della Sanità: sotto accusa il mercurio che vi è contenuto e la sua tossicità.

All'autorità responsabile di vigilare sulla nostra salute è stato chiesto di limitare l'uso dell'amalgama, di adottare misure per informare i dentisti e i pazienti dei danni provocati da questa lega dentale e di avviare, come è già avvenuto in altri Paesi europei, una campagna informativa mirata ad evidenziare i rischi derivanti dal suo uso, le possibili alternative, in modo tale che il paziente possa dare un consenso informato all'applicazione di tale composto.
Da parte sua il Consiglio Superiore di Sanità ha trasmesso alla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici un suo “parere”, in cui si chiede che vengano definite raccomandazioni e limitazioni d'uso dell'amalgama in particolari situazioni quali: “pazienti con allergie per l'amalgama, donne in stato di gravidanza, bambini sotto i sei anni e pazienti con gravi nefropatie”.
Altri Paesi europei sono andati più avanti ed hanno adottato da tempo misure: dal 1992 la Germania ha vietato la vendita e la fabbricazione dell'amalgama contenente mercurio, mentre in Svezia lo Stato interviene con un contributo del 50% per le spese di rimozione.

Sintomi

Da anni al centro di discussioni scientifiche, l'amalgama non è altro che quella comunissima “pasta metallica” con cui da 150 anni vengono fatte le otturazioni ai denti.
Si tratta di una lega che, accanto ad altri metalli (come argento, rame, stagno e zinco), contiene il 50% di mercurio, un elemento annoverato tra le sostanze più tossiche esistenti.
Da ciò nascono le maggiori preoccupazioni: infatti la presenza del mercurio nel nostro organismo e la ipersensibilità allo stesso può contribuire, o in certi casi determinare direttamente, una vasta serie di patologie: ipertensione arteriosa, dolori muscolari e articolari, stanchezza cronica, disturbi del sonno, alterazione dei processi cognitivi, ansia, depressione, irritabilità e difficoltà di concentrazione, insufficienza immunitaria, aumento della antibiotico-resistenza dei batteri e molte ancora (ormai è quasi certo, ad esempio, che il mercurio sia la causa quasi esclusiva di una patologia come il lichen orale).
Sono state avanzate ipotesi sulla possibilità che il mercurio favorisca l'insorgere di gravi malattie degenerative quali la sclerosi multipla, il morbo di Parkinson o l'Alzheimer.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha inoltre raccomandato che l'esposizione di donne in età fertile, e quindi con possibilità alta di gravidanza, ai vapori di mercurio debba essere la più bassa possibile perché il mercurio attraversa facilmente la barriera della placenta e raggiunge il feto.

Cause

Nanoparticelle adesive anti-cancro riescono a distruggere le cellule tumorali nel sangue e possono impedire al tumore di invadere il corpo.

Nanoparticelle adesive anti-cancro riescono a distruggere le cellule tumorali nel sangue e possono impedire al tumore di invadere il corpo.
La fase tumorale più pericolosa e mortale è quando il cancro si sparge nell’organismo. Gli scienziati alla Cornell University, negli Stati Uniti, hanno progettato delle nanoparticelle che, iniettate nel flusso sanguigno, uccidono al contatto le cellule cancerogene migranti; l’impatto di questa strategia è stata incredibile anche se, riferiscono i ricercatori, c’è ancora molto lavoro da fare.
Uno dei maggiori fattori nel delineare le aspettative di vita dopo aver diagnosticato un cancro è capire se dal tumore si siano diffuse metastasi.
“Più del 90% delle morti per tumore sono legati alla metastasi” dice il ricercatore leader nella ricerca, il professor Michael King.
La squadra alla Cornell ha ideato un nuovo metodo per risolvere il problema “agganciando” ad alcune piccole sfere (nanoparticelle) una proteina anti-tumorale chiamata “Trail” (già usata studi clinici sul cancro) e alcune proteine con proprietà appiccicose.
Una volta iniettate nel sangue, queste nanoparticelle si sono agganciate ai globuli bianchi.
I test hanno visto che nel marasma del flusso sanguigno i globuli bianchi si imbattono nelle cellule tumorali staccatesi dal tumore principale per cercare di diffondersi nel resto del corpo, ed il report [1] evidenzia che il contatto con la proteina “Trail” ha poi innescato la loro morte.
Il prof Michael King ha affermato alla BBC che i dati hanno mostrato un effetto incredibile: non c’è stato solo un leggero cambiamento nel numero delle cellule tumorali.
“In realtà i risultati, per adesso in vitro nel sangue umano e nei topi, sono abbastanza notevoli, . Dopo due ore dall’aggiunta delle nanoparticelle all’interno del flusso sanguigno le cellule tumorali si sono letteralmente disintegrate”.
Il professore ritiene questa pratica potrebbe essere usata prima di un intervento o della chemioterapia, e in generale in quei casi dove le cellulare tumorali si spargono dalla massa principale ed inizia la metastasi, per prevenirne la diffusione nei pazienti affetti da tumore particolarmente aggressivo.
Saranno tuttavia necessari ulteriori test di sicurezza in topi ed in animali più grandi prima di un qualsiasi tentativo di sperimentazione umana; fiino ad adesso però, le evidenze ci suggeriscono che questo sistema non ha nessun effetto a catena per il sistema immunitario e non danneggia altre cellulre del sangue, nè il rivestimento dei vasi sanguigni.
Ma il prof King è cauto: “C’è un sacco di lavoro da fare. Sono necessari diversi passi avanti prima che questa tecnica possa diventare vantaggiosa per i pazienti”
[1] http://www.pnas.org/content/early/2014/01/03/1316312111
Daniel Iversen
19 gennaio 2013

Denti come causa di malattie era già noto nei secoli passati?

Un problema molto comune nel diciassettesimo e diciottesimo secolo erano i denti consumati dalla carie che dopo qualche disagio sembrava che non dessero più fastidio e quindi venivano lasciati stare in bocca. Due autori del 700, il famoso Pierre Fauchard (1728) e il chirurgo generale dell’esercito inglese John Hunter (1771), segnalarono numerose guarigioni da reumatismi, malattie di occhi, orecchie e sistema nervoso ottenute grazie alla bonifica della bocca da questi denti. Anche il celebre Christopher William Hufeland (1762-1836) parlò di questo spiegando che una bocca sana, liberata dai denti con carie profonde era l’unica possibilità di arrivare a vivere a lungo.



Goethe (1749-1832) s’interessò agli insegnamenti di Hufeland dopo che una malattia che sembrava mortale fu risolta dall’estrazione di un dente infetto. Tutti i tentativi precedenti di terapia avevano fallito. Il Goethe visse altri 64 anni dopo quell’incidente, arrivò all’età di 83 anni completamente sdentato, seguendo perciò il consiglio di Hufeland di togliere i denti infetti man mano che si presentavano (Neuhauser 1982, Hufeland 1797, Holz 1939, Greiter 1958). Un altro esempio sotto gli occhi di tutti è quello di Mozart (1756 – 1791) che un anno prima della sua morte ebbe alcuni ascessi dentali che non furono trattati con l’estrazione. Ciò ha forse potuto contribuire sia ad una recidiva dei reumatismi che al decorso estremamente sfavorevole della sua malattia. Mozart aveva ancora dieci denti al momento della sua morte, di cui tre denti con carie profonda, non estratti e nemmeno trattati (Bär C., “Mozarts Zahnkrankheiten”, Acta Mozartiana 9, 1962, 3, pp.47-54). “Per secoli,” scriveva John Hunter (1771), “i medici hanno dovuto prendere atto del fatto che i denti con la loro struttura particolare sono suscettibili di diventare la sede di piccole lesioni croniche infiammatorie localizzate che danno luogo a disturbi sistemici incredibilmente seri, anche quando localmente nella bocca il disturbo infiammatorio sembra quasi inesistente.”

Tumore al seno e denti devitalizzati

Molte donne sono state mutilate a causa di tumore al seno. La loro intrinseca bellezza e femminilità è stata violata a causa di una “scienza” medica ignorante. Per non parlare della depressione e rassegnazione conseguente agli interventi.
Non so quante mutilazioni potevano essere evitate, ma se la scienza medica volesse avvalersi di questa conoscenza potrebbe evitare tanti traumi in futuro. L.G.
Mike Godfrey: “Adesso ti mostro cos’è una termografia. Questa è una termografia che non indica alcuna anomalia”.
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E’ di una donna di 53 anni con tre figli, tutti allattati al seno.
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Come dicevo, nessuna anomalia. I vari colori mostrano le varie temperature, dal nero che possiamo considerare freddo, al blu, al giallo, al rosso che qui rappresenta la temperatura più alta, senza scendere nei particolari. Questa immagine mostra la condizione normale, quando non ci sono problemi di salute.

sabato 18 gennaio 2014

Che cos’è un dente devitalizzato? E’ una cancrena controllata!

Fino a 20 anni fa alla professione odontoiatrica piaceva pensare che fosse una mummificazione del dente morto completamente riuscita, che non provocasse il seppur minimo rilascio tossico nell’organismo.

Ma ora tre tipi di analisi cliniche hanno smentito ciò:
  • Per prima cosa, tutti i denti devitalizzati risultano infetti da potenti batteri anaerobici, al cui confronto le tossine del tetano o del botulismo sembrano pargoletti innocui.
  • Per seconda cosa, il prof. Boyd Haley ha misurato il rilascio cronico nell’organismo di basse dosi di tossine del metabolismo dei batteri presenti nei denti devitalizzati.
  • Per terza cosa, il Prof. Jerry Bouquot ha dimostrato con l’analisi sonografica applicata alla mandibola (“Cavitat”) che il 100% dei denti devitalizzati accumula negli anni sull’osso adiacente livelli crescenti di metaboliti dell’infiammazione che portano ad osteonecrosi ed infezioni ossee gradualmente progressive (cavitazioni ossee).
L’unico successo di cui la devitalizzazione si può veramente vantare è che, avendo ucciso il dente e avendo intossicato chimicamente il dente e i tessuti circostanti, il tessuto non ha più la possibilità di dare reazioni locali al micro-marciume e all’infiammazione cronica che è lì e che da lì può iniziare ad invadere l’organismo.
Perché c’è stato questo fallimento nella mummificazione del dente morto?
Un pezzo di carne morta marcisce dopo un po’, diventa strano, lo stesso succede ai canali secondari di polpa che il dentista non ha proprio visto quando andava a fare la devitalizzazione.
Non li ha visti e quindi non li ha rimossi perché è proprio una impossibilità stabilire un contatto visivo o manuale con il delta di canalicoli secondari alla radice del dente oppure con i canalicoli secondari che terminano nelle pareti del dente.
Questi canali secondari di polpa sono super soggetti alla putrefazione e si trasformano in materiale batterico anaerobico.

lunedì 13 gennaio 2014

Clima: caldo record in nord Europa, orsi escono dal letargo.


(Adnkronos) - Al vortice polare che ha colpito la costa orientale degli Stati Uniti nelle ultime settimane ha fatto da contraltare un inverno anormalmente mite in Scandinavia, che ha sconvolto i modelli stagionali della flora e della fauna. In Groenlandia, Islanda e i Scandinavia si sono registrate temperature molto più calde del normale: è così che sono stati segnalati orsi usciti anzitempo dal letargo invernale e cambiamenti di comportamento negli uccelli migratori che si sono attardati sulle coste svedesi. Anche la flora ha reagito al cambiamento con piante che hanno germogliato con diversi mesi di anticipo. 

Le temperature rigide sulla Scandinavia e la Russia durante l'inverno sono provocate da un sistema di alta pressione che mantiene l'aria più calda ed umida e da un sistema di bassa pressione con vento e pioggia che arriva dall'Oceano Atlantico. L'indebolimento di questa corrente atmosferica ha permesso all'aria fredda di riversarsi sul Canada e sulle coste statunitensi, investite dal gelo, mentre in Europa le temperature restavano fino a 4,2 gradi sopra la media stagionale.

Il risultato è che in Norvegia la neve non s'è quasi vista mentre si è registrata una piovosità superiore del 180%. Forti piogge anche in Finlandia, con inondazioni delle aree basse costiere occidentali e con i laghi sui livelli massimi di capienza. Qui si sono registrate temperature più elevate anche di 5 gradi sopra la media. In Svezia, nelle aree meridionali del paese, le temperature sono rimaste sopra lo zero, fino a 7,7 gradi, stabilendo, di fatto, un clima quasi autunnale. Ma non è solo un'anticipata uscita dal letargo degli orsi a preoccupare gli scienziati del clima. Il caldo inusuale infatti, danneggia la vegetazione minacciata dal proliferare di specie dannose favorite dalle temperature più elevate.

Fonte

Enfield 8000: l'antenata dell'auto elettrica che non piaceva ai petrolieri.


Ben quarant’anni fa furono prodotte 100 auto elettriche dalle ottime prestazioni sull’Isola di Wight. Facevano 90 chilometri con una ricarica e avevano una aerodinamica migliore delle Porsche dell’epoca. Poi l’industria del petrolio si arrabbiò…
La storia della Enfield 8000raccontata dalla BBC, è tanto bella quanto significativa. E pensare che è una storia ormai vecchia di 40 anni non fa altro che rafforzare il sentimento ormai comune secondo cui la tecnologia per muoversi senza bruciare benzina o gasolio c’è, ma qualcuno spinge affinché non arrivi sul mercato.
Partiamo dalla storia. Nel 1966 Enfield vince la concorrenza di Ford e di altri grossi costruttori e si aggiudica dallo United Kingdom Electricity Council la commessa per costruire oltre 100 auto elettriche sull’Isola di Wight. Il suo modello, la 8000, è migliore di tutti gli altri: velocità massima di 77 chilometri orari (la FIAT 500, all’epoca, faceva i novanta) e autonomia di 90 km con una sola carica.
Messa nella galleria del vento la Enfield 8000 faceva scorrere l’aria sulla sua carrozzeria meglio di molte sportive dell’epoca, Porsche comprese. Era alimentata da otto batterie da 6 Volt e aveva il caricatore integrato. Quindi si poteva ricaricare semplicemente agganciandola alla presa di corrente domestica. Era, a tutti gli effetti, l’equivalente anni 60 di una moderna auto elettrica.

Nel novembre 1969 la Enfield fu la star del primo simposio internazionale sulle auto elettriche, a Phoenix in Arizona. A quel simposio c’era pure il Governatore della California Ronald Reagan che, quando la vide, chiese stupito come mai un gioiellino del genere non fosse costruito anche in America. Reagan si offrì anche per cercare uno stabilimento in California dove costruire la Enfield, ma il creatore dell’auto, Sir John Goulandris, rifiutò cordialmente.
Si dice che ciò sia dovuto al fatto che, oltre alle auto elettriche, il suo vero business fosse quello dei trasporti marittimi. E di petrolio e benzina, via nave, se ne trasportano milioni di tonnellate ogni anno da decenni. Di sicuro Sir John Samuel, che era a capo della delegazione che portò la Enfield 8000 a Phoenix, un giorno confessò che in quel periodo riveveva ogni giorno telefonate al vetriolo dai benzinai dell’Isola di Wight, irati perché stavano andando in fallimento.



giovedì 9 gennaio 2014

Topolino è napoletano?



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Tratto dal periodico fiorentino Notiziario Gaf (Gruppo Amici del Fumetto) n.23 del luglio 2005

Chi è Quirino CRISTIANI

Quirino Cristiani
Molti ritengono che Walt Disney sia il padre dell’animazione moderna, ma oggi molti non si ricordano di quegli animatori che agli inizi del Novecento hanno fatto compiere i primi passi al magico mondo dei cartoni animati
Questa è la storia di Quirino Cristiani, che dalla provincia di Pavia ha dato un sorriso all’animazione argentina nei primi anni del Novecento.
 Quirino nacque a Santa Giulietta, un piccolo paese in provincia di Pavia, il 2 giugno 1896.
All’età di quattro anni la sua vita subì un cambiamento radicale; infatti suo padre, che lavorava come messo comunale, perse il lavoro e decise di emigrare con la famiglia in Argentina, nella speranza di trovare un futuro che gli avrebbe concesso di mantenere se stesso e i suoi cari.
 Così il piccolo Quirino arrivò a Buenos Aires, che allora era già un centro commerciale e industriale nel pieno del boom economico, pieno di promesse per i molti immigrati italiani di allora.
Forte della sua passione giovanile per il disegno, Cristiani si iscrisse all’accademia delle belle arti, dove sviluppò il suo umorismo sagace e picaresco.
Ben presto iniziò a lavorare per Federico Valle, un regista italiano anche lui immigrato in Argentina, collaboratore dei fratelli Lumière, noto per aver ideato il primo cinegiornale, che stava cercando un disegnatore di vignette satiriche.
Sotto la sua ala protettiva Quirino cominciò la sua luminosa carriera di vignettista e disegnatore di cartoni animati.
Nel 1916 realizzò la sua prima pellicola, La intervencion, che era il resoconto della visita nella capitale argentina del presidente Irigoyen.
Il consenso del pubblico fu enorme,  e grazie a questo Cristiani si mise subito all’opera per creare quello che sarebbe rimasta la sua opera più famosa, El Apostol, considerato il primo lungometraggio animato della storia del cinema.
La vicenda consiste in una pungente satira del presidente Irigoyen, che, novello Giove, scaglia i suoi fulmini sulla corrotta Buenos Aires.

Con la Prima Guerra Mondiale per Cristiani cominciarono i problemi; la sua nuova opera, che era una satira sul conflitto e sulla situazione interna attuale, fu confiscata e distrutta dagli Affari Interni.
Fortunatamente il disegnatore non finì in prigione ma perse quasi tutti i suoi soldi, e per mantenere la moglie e i due figli piccoli cominciò a svolgere i mestieri più umili, come il disegnatore di innocue vignette satiriche e il proiezionista ambulante a pagamento di pellicole come i corti di Chaplin e alcune pubblicità da lui stesso disegnate, trovando il calore e l’affetto del suo pubblico che non lo abbandonò mai.

Nel 1925 realizza Peludopolis, il suo primo lavoro col sonoro, che ancora una volta è una satira spietata del presidente Irigoyen e del suo partito.

Inoltre Cristiani lavorò ad una serie di cortometraggi, tra cui quello relativo alla Mono Relojelo (scimmietta orologiaio) che combina disastri in una elegante gioielleria.
Nel 1941 il disegnatore incontra Disney, impegnato nella promozione in Argentina del suo film Fantasia, che impressionato dal suo lavoro gli offrì di lavorare per i suoi studi, ma Cristiani, pur ammirando il  lavoro del collega americano, rifiutò l’offerta per non lasciare quella che ormai considerava la sua seconda patria.
Purtroppo però due incendi, nel 1957 e nel 1962, distrussero buona parte del lavoro di Cristiani, privandoci così del lavoro di uno dei primi disegnatori di animazione italiani.

Cristiani morì il 2 agosto 1984, e soltanto dopo la sua morte l’Argentina inizierà a rivalutare la sua opera, fino a considerarlo oggi una della personalità più importanti della nazione.

lunedì 6 gennaio 2014

Sicilia - Il mistero della galleria di Tremonzelli

Fa ancora discutere di se la galleria di Tremonzelli, sulla autostrada Palermo – Catania, nel cuore della Sicilia e già ribattezzata la “galleria dei misteri”. In questo tratto da circa vent’anni, si verificano strani fenomeni, che hanno terrorizzato numerosi automobilisti che si sono trovati ad essere testimoni degli eventi.
L’ultimo, in ordine di tempo, alcuni giorni addietro, quando un autocompattatore che stava transitando nel tunnel, si è incendiato misteriosamente. La mente è immediatamente volata agli ormai noti fatti di Canneto di Caronia, in provincia di Messina, dove dal 2004, si riscontrano analoghi fenomeni con casi di autocombustione.
Nonostante le verifiche effettuate dai tecnici dell’Anas – che escludono qualunque problema di natura tecnica – il mistero rimane fitto. Qualcuno ha parlato di campi elettromagnetici che interferirebbero con apparecchiature installate in zona, causando incendi.
La zona di Tremonzelli, inoltre, è tristemente famosa per un gran numero di incidenti verificatisi negli ultimi anni. Vi può essere una connessione con gli strani fenomeni che si sono registrati recentemente? Del caso, comunque, se ne sta occupando anche l’ARPA, l’Agenzia Regionale Protezione Ambiente, che ha installato due centraline per tentare di risalire all’origine dei misteriosi roghi.

Per questo abbiamo voluto mettere insieme tutte le segnalazioni, da quando la vicenda ha iniziato ad avere una vasta eco sui media. Ecco una carrellata cronologica, dai casi più vecchi a quelli più recenti, per ricostruire quanto accaduto all’interno della galleria “maledetta”.

2010
GIUGNO
SiciliaInformazioni pubblica la testimonianza di due viaggiatori originari di Castellana Sicula, Mario Russo e S.A. che raccontano la loro disavventura avvenuta una decina di anni prima. I due pendolari viaggiavano con una solida Volvo station-wagon. Mentre attraversavano la galleria di Tremonzelli, all’improvviso è andata via la luce e contemporaneamente la loro vettura si è spenta. “È durato tutto solo pochi secondi, – racconta S. A., 75 anni, che era alla guida dell’auto – ma sono stati attimi di terrore. Non sono mai riuscito a spiegarmi come sia potuto accadere. Ho viaggiato tanto nella mia vita e non mi è mai capitata una cosa simile”. Mario Russo, commerciante, 63 anni, ricorda tutto perfettamente, come se fossero passati pochi giorni. “Non ne ho mai voluto parlare con nessuno – confessa – il panico mi ha assalito, avrei voluto lasciare l’auto ma poi dopo qualche secondo le luci si sono riaccese da sole e la macchina è ripartita. In più, quella Volvo non ha mai avuto alcun problema al motore”. È la prima testimonianza pubblicata sulla vicenda di Tremonzelli.

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