martedì 26 agosto 2014

L’esplosione del lago NYOS che nel 1986 uccise 1700 persone in Camerun.


Camerun, 21 Agosto 1986, muoiono 1700 persone e 3500 capi di bestiame soffocati nel sonno. Lo scenario apocalittico presso il Lago Nyos, un lago vulcanico molto profondo.
Subito venne fatta l’ipotesi che quella strage fosse dovuta ad una nube di anidride solforosa sprigionata da un’eruzione sotterranea, ma il fenomeno venne studiato a lungo e si scoprì che
era stata una nube di anidride carbonica ad asfissiare tutte quelle persone e gli animali (una nube di 80 milioni di metri cubi) che si propagò per circa 25 chilometri intorno al lago. Non era stata un’eruzione vulcanica, bensì un’eruzione limnica (più comunemente chiamata ribaltamento del lago).

In pratica il fenomeno è determinato da una rapida risalita dalle acque profonde di un’enorme bolla dianidride carbonica. Gli scienziati ad oggi spiegano ciò che era accaduto: i primi 40 metri di superficie di acqua del lago sono composti da acqua sorgiva e piovana, i sottostanti 140 metri sono composti da acqua densamente ricca di anidride carbonica che non si mescola con quella superficiale. Uno smottamento o una variazione climatica possono far risalire improvvisamente in superficie l’anidride carbonica, generando il disastro che avvenne in Camerun.
Il lago fu subito evacuato e dal 2001 (e successivamente nel 2010) sono stati inseriti dei sifoni di sfiato, degli enormi tubi che pescano l’acqua sotto i 40 metri e fanno risalire (sfiatare, o meglio degassare) in superficie una parte di anidride carbonica insieme a grandi quantità di acqua. Questa operazione, progettata a partire dalla metà degli anni 90, ha trovato anche voci critiche all’interno della comunità scienfifica, le quali sostengono l’inutilità di tale procedura.

mercoledì 13 agosto 2014

"L'albero della vita", produrre acqua potabile nel deserto.

In Etiopia, donne e bambini devono percorrere quotidianamente molti chilometri per raccogliere un po’ d’acqua, molte delle volte nemmeno pulita o potabile. Così Arturo Vittori e Andrea Vogler dell’ Architecture and Vision hanno realizzato questa struttura in bamboo che, attraverso un processo di condensazione, raccoglie l’umidità dall’aria trasformandola in acqua potabile. Un progetto tutto italiano per aiutare le persone in Etiopia.
I materiali utilizzati sono bamboo, fil di ferro come connettore e del tessuto in polyethylene. La struttura può essere eretta da 4 persone, ha la possibilità di essere aggiustata senza grane difficoltà ed incorpora un pannello solare collegato ad una luce per l’illuminazione notturna. Questa struttura, chiamata The Warka Water è pratica ed economica. Produce fino a 100 litri di acqua potabile al giorno. Per questo motivo è stata soprannominata “L’albero della vita”.
Secondo le Nazioni Unite 783 milioni di persone non hanno accesso ad acqua potabile. Riuscite ad immaginare cosa voglia dire percorrere quotidianamente molti chilometri per dell’acqua che in molti casi non è pulita e potabile?
Questa struttura potrebbe veramene fare una grossa differenza nella vita di molte persone!
Condividete …e diffondiamo la notizia!!!
Fonte: Revolve-water

giovedì 31 luglio 2014

Figura Umanoide sulla Luna?



Google Luna ha catturato nuovamente un’immagine molto curiosa ed incredibilmente simile a quella dei giorni precedenti. Naturalmente non vi è nessuna certezza che si tratti dello stesso presunto umanoide, ma le somiglianze sono formidabili. Formazione rocciosa? Un’ombra di un oggetto naturale oppure un vero e proprio Umanoide?

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Le risposte al momento tardano ad arrivare e frattanto ci sono state fornite le nuove coordinate per osservare con i propri occhi la misteriosa figura: 26 ° 47’35 .88 “N 3 ° 10’30 .59″ E.

mercoledì 9 luglio 2014

LoYeti non esiste? Potrebbe essere un orso ritenuto scomparso 40mila anni fa,

Alcuni ricercatori dell’Università di Oxford hanno ricevuto 57 campioni di pelo provenienti da musei e collezioni private, sospettati di appartenere a misteriosi primati. Dopo aver scartato fibre di vetro e sostanze vegetali, la squadra, capitanata dal professore di genetica umana Bryan Sykes, ne ha selezionati una trentina per il loro valore storico o la loro provenienza. I risultati? Orsi, cavalli, canidi, mucche, addirittura esseri umani, ma nessuna creatura leggendaria.

Nessuno yeti ma un nuovo orso
La vera sorpresa, gli scienziati l’hanno avuta estrapolando il DNA di due tipi di pelliccia provenienti da India e Bhutan: corrispondono a quello del fossile di un orso polare che risale a 40'000 anni fa. Secondo gli studiosi, nonostante nell’Asia centrale e nell’Himalaya si abbia qualche segno della presenza del plantigrado, in questo caso è molto più probabile si tratti di una specie sconosciuta. Il gruppo ha promesso nuove analisi.

domenica 6 luglio 2014

E anche a Creta....apparizione di un coccodrillo in uno stagno.

L'apparizione misteriosa di un coccodrillo in uno stagno artificiale sull'isola di Creta ha provocato sorpresa e incredulità tra turisti e locali. Le autorità locali - riferiscono fonti della polizia - lo stanno monitorando. L'ipotesi più probabile è che qualcuno abbia tentato di sbarazzarsene, "dato che i coccodrilli non sono una specie esistente sull'isola".

Attorno allo stagno, nei pressi del villaggio di Rethymnon, verrà costruita una temporanea barriera, per proteggere gli abitanti nella zona, mentre domani arriveranno dal capoluogo dell'isola Heraklion degli specialisti del Museo di storia naturale per cercare di catturarlo.
ats/redMM

Inghilterra avvistato ...coccodrillo nel fiume Avon.

Non è più solo Nessy, l’elusivo mostro di Loch Ness, l’unica creatura misteriosa delle acque della Gran Bretagna. Alcuni testimoni sono infatti persuasi di aver scorto un coccodrillo nuotare nel fiume Avon, poco lontano da Bristol, nell’ovest dell’Inghilterra.
foto non collegata all'evento.
Il primo avvistamento è avvenuto in febbraio ma, dopo delle brevi ricerche che non hanno portato ad alcun risultato, l’opinione pubblica sembrava essersi dimenticata del rettile. Nel frattempo, alle autorità sono giunte altre segnalazioni che non sono state però prese sul serio.
La vicenda è tornata d’attualità grazie ad una foto, ripresa venerdì dalla stampa, scattata da una donna che faceva jogging. Nell’immagine si distingue qualcosa che potrebbe effettivamente essere un coccodrillo. “Si muoveva”, ha detto l’autrice dello scatto.
Gli esperti hanno opinioni divergenti sulla possibilità che l'animale possa sopravvivere nelle fredde acque inglesi e sulla sua provenienza. Si ipotizza che un cittadino privato se ne sia liberato poiché cominciava a diventare troppo ingombrante.

lunedì 30 giugno 2014

Dopo la Croazia tsunami like colpisce Mazara del Vallo (TP) - VIDEO


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MAZARA DEL VALLO.
 Sembra essere definitivamente scemato, finalmente, il Marrobbio, fenomeno che ieri e l’altro ieri si è verificato all’interno del porto canale di Mazara del Vallo. Nel fiume Mazaro è tornata la normalità, dopo circa 24 ore consecutive di onde anomale che hanno messo a dura prova, soprattutto, gli ormeggi delle piccole imbarcazioni da pesca ormeggiate lungo le due banchine che costeggiano il letto del fiume. Adesso, dunque, è il momento di fare la conta dei danni subiti dai natanti. Nel frattempo, vista l’eccezionale portata del Marrobbio registratosi ieri e l’altro ieri, il comandante della locale capitaneria di porto, Davide Accetta, ieri pomeriggio ha emanato un’ordinanza volta a garantire la sicurezza all’interno del fiume Mazaro.
Un’ordinanza di due pagine con la quale, in pratica, la capitaneria ha invitato i proprietari e gli armatori delle imbarcazioni “a rinforzare gli ormeggi e ad adottare tutte le precauzioni necessarie al fine di evitare ogni tipo di danno alle proprie unità”. Inoltre, in via del tutto eccezionale, il comandante Accetta ha autorizzato gli stessi proprietari e armatori a poter trasferire momentaneamente le proprie imbarcazioni al porto nuovo. A questo punto, però, il pericolo sembra definitivamente passato e si può, quindi, tornare alla normalità, sperando che, prima o poi, il Marrobbio non provochi più danni, come abitualmente ha fatto nel corso degli anni, e che a stretto giro di posta possano, finalmente, iniziare i lavori per il dragaggio del porto canale.
FONTE

giovedì 26 giugno 2014

Tsunami like oggi ha colpito la costa croata.

Diverse città croate della costa adriatica hanno visto un ingrossamento del mare sino a 2 metri. Il livello marino è aumentato bruscamente alle 8:30 ora locale (stesso fuso orario della nostra penisola) e anche se l’acqua non è riuscita ad invadere le abitazioni, ha causato molteplici danni alle imbarcazioni. Fortunatamente si è trattato di un evento diurno. Una volta si chiamavano onde di sessa che si originano in conseguenza di improvvisi abbassamenti della pressione 

atmosferica. La popolazione ne ha intuito la dinamica e ha reagito prontamente, evacuando le aree prettamente costiere. Il mare ha invaso strade e spiagge per circa 3 ore, per poi ritirarsi coma una normale bassa marea. L’evento, non associabile ad eventi tellurici, frane sottomarine, vulcani o meteoriti, è invece stato causato da eventi meteorologici.


FONTE

lunedì 23 giugno 2014

Fiumicino (RM) scoperta l'origine dei vulcanelli di fango.Gli scienziati dicono «altri geyser possono spuntare in qualsiasi momento a Fiumicino».

Un gruppo di geologi e ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche, Istituto di vulcanologia, Geomagellan e Università Roma Tre ha studiato e analizzato le emissioni della fumarola nata il 24 agosto scorso nella rotatoria davanti all’aeroporto Leonardo da Vinci e, grazie ad una serie di indagini, ha individuato dove si accumula il gas in pressione. Ad una profondità di 40-50 metri nel sottosuolo in uno strato di ghiaia spesso tra i cinque e i dieci centimetri. Ghiaia che ospita una falda acquifera confinata tra due «piani» di argilla. Quello inferiore è più permeabile : lascia filtrare l’anidride carbonica, l’acido solfidrico e l’azoto prodotti dai vulcani dei Castelli Romani e dai Monti Sabatini, inattivi da secoli ma non ancora spenti. «Lo strato superiore è impermeabile ai liquidi e sigilla gas pressurizzato e falda acquifera e costituisce pertanto una fonte di pericolo durante durante la perforazione di pozzi, cave, scavi connessi alla costruzione di edifici», scrive Andrea Billi del Consiglio Nazionale delle Ricerche che, insieme ad un pool di geologi e ingegneri ha realizzato uno studio sul geyser di Fiumicino, pubblicato sul « Journal of Volcanology and Geothermal Research»
geyser1
Il risultato a cui sono giunti gli esperti, dopo mesi di analisi dei dati raccolti, è che «altri geyser possono spuntare in qualsiasi momento a Fiumicino». E che «vulcanetto», come era stato ribattezzato dagli abitanti della città portuale alle foce del Tevere, pare sia proprio il nome più adatto. Perché l’area su cui poggia Fiumicino fa parte dell’antica caldera del medio Tirreno di cui i Colli Albani e i Monti Sabatini rappresentano le propaggini periferiche. «Strutture simili – sottolinea Billi – sono ben note in tutto il mondo, come in Islanda, Giappone e negli Stati Uniti, nel parco di Yellowstone in particolare. Le fumarole sono potenzialmente pericolose quando si verificano all’interno o nei pressi zone abitate sia per i gas letali emessi che per altri fenomeni connessi». A Fiumicino, nonostante la tossicità dell’anidride carbonica che ha continuato a uscire dalla fumarola per settimane, case e negozi non sono stati sgomberati. Eppure erano a meno di centro metri dal vulcanetto.
Fiumicino - Vulcano sottomarino
La prima volta in cui il fenomeno è stato documentato era il 1890, durante la perforazione di un pozzo. Poi negli Anni Venti, negli scavi per la realizzazione della vetreria. L’ultimo geyser è sbucato un paio di mesi fa lungo via Portuense, durante i sondaggi per il tunnel sotto il Tevere che dovrà unire l’Isola Sacra a Fiumicino. È stato sigillato dopo neppure 48 ore. Ma il rischio resta. «Non è escluso che ci possano essere sacche di gas anche più profonde e altre, già accertate in realtà, più superficiali», recita lo studio del Cnr. «Queste manifestazioni sono potenzialmente pericolose per l’emissione di gas mortali, tra cui l’acido solfidrico e l’anidride carbonica». A preoccupare ancor più i geologi è che nei resti della gigantesca caldera che si è formata a partire dal Pleistocene non c’è soltanto Fiumicino ma buona parte dei quartieri occidentali e sudoccidentali di Roma. Venti campioni di terreno prelevati hanno confermato la dinamica del «degasamento» del litorale ma hanno pure rivelato qualcosa che molti sospettavano: la falda d’acqua dolce si sta ritirando ed è sempre più contaminata daquella di mare, salatissima. Il litorale romano «sta vivendo diffusa infiltrazione di acqua salata e la contaminazione dei pozzi di approvvigionamento idrico». Il problema, sostiene il Cnr, «è emerso negli ultimi dieci anni». Di conseguenza «l’acqua contaminata subisce progressivamente un deterioramento della qualità, divenendo inadatta sia per uso domestico che per scopi agricoli». La soluzione salina è stata rilevata ad una profondità di tredici metri vicino al Canale di Fiumicino, nei sondaggi effettuati tra via del Faro e Villa Guglielmi. Inoltre, in un piezometro situato a pochi chilometri a sud, acqua salina è stato trovata a 25,9 metri nel sottosuolo, confermando l’intrusione del mare nella falda.
Alessandra Zavatta

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