lunedì 12 luglio 2010

Rotoli del mar Morto, scoperta la loro origine.


Roma - I ricercatori dei Laboratori Nazionali del Sud (LNS) di Catania dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) sono riusciti a far luce sull’origine di una parte degli straordinari “Rotoli del Mar Morto”, una raccolta di circa 900 documenti scoperti in varie grotte nei pressi del Mar Morto mezzo secolo fa.
Ci sono riusciti grazie all’uso congiunto di un nuovo sistema di analisi, chiamato XPIXE e brevettato proprio dai LNS dell’INFN, e dell’acceleratore di particelle in funzione negli stessi Laboratori.
I documenti analizzati rappresentano, tra l’altro, i testi biblici più antichi mai conosciuti, datati da uno a due secoli avanti Cristo fino a qualche decennio dopo.
I risultati sono stati presentati ieri, 1 luglio 2010, dal professor Giuseppe Pappalardo, dell’INFN, alla PIXE 2010 Conference che si è tenuta a Surrey, in Gran Bretagna.
La ricerca dei fisici dell’INFN, in collaborazione con i ricercatori dell’IBAM-CNR, ha permesso di scoprire che una parte di questi rotoli (in particolare il “Rotolo del Tempio”, che non fa parte della narrazione biblica ma descrive la costruzione e la vita di un tempio, e detta norme su come trasmettere la legge al popolo) potrebbe essere stata realizzata sulle rive del Mar Morto nella zona di Qumran, là dove sono stati trovati i reperti. O meglio, che le pergamene sono state preparate in loco.
La ricerca è stata realizzata su sette piccoli campioni (dimensione media, un centimetro quadrato) di questi rotoli su richiesta della dottoressa Ira Rabin del BAM (Bundesanstalt für Materialforschung) di Berlino. I reperti provengono dal Shrine of the Book of the Israel Museum e dalla collezione Ronald Reed della John Rylands University Library.
Gli strumenti del laboratorio LANDIS dei Laboratori di Catania dell’INFN hanno permesso di effettuare analisi non distruttive e di ottenere alcuni primi risultati sull’origine delle pergamene. Queste pergamene, il supporto su cui si scriveva al tempo, richiedevano, infatti, una grande quantità di acqua per essere preparate. Analizzando nella zona del ritrovamento le acque presenti localmente, si era potuta stabilire la presenza di alcuni elementi chimici nelle sorgenti e il rapporto tra le loro diverse concentrazioni. Si sono poi analizzati i valori del rapporto Cloro/Bromo su alcuni frammenti di pergamene del Rotolo del Tempio utilizzando fasci di protoni da 1.3 MeV, prodotti dall’acceleratore di particelle Tandem dei LNS dell’INFN.
Si è visto così che i valori del rapporto Cloro/Bromo nelle pergamene sono compatibili con una loro provenienza dalla zona in cui sono state trovate. Presentano cioè valori affini a quelli dell’acqua presente in loco.
La ricerca continuerà ora con l’analisi degli inchiostri con cui sono stati realizzati i testi.
La tecnica
Il sistema XPIXE (X-ray and Particle Induced X-ray Emission) consiste in una sorgente radioattiva che emette sia particelle alfa che raggi X. A seguito dell’incidenza di queste radiazioni sul campione da analizzare, si ha l’emissione di raggi X caratteristici degli elementi chimici componenti il campione in esame, che vengono contestualmente rivelati. L’analisi degli spettri misurati consente, nella maggior parte dei casi, di ottenere la composizione chimica del reperto in studio.
Questo strumento è portatile e consente analisi in situ.
L’acceleratore Tandem dei LNS svolge un lavoro analogo a quello del XPIXE ma, poiché utilizza un fascio di protoni con un’intensità maggiore rispetto a quella della radiazione emessa dal XPIXE, riusciamo a conoscere anche il rapporto tra gli elementi presenti e quindi, per esempio, a capire se l’acqua con cui è stata lavata la pergamena è compatibile o meno con l’acqua locale.
XPIXE è stato interamente sviluppato e realizzato dall’INFN in collaborazione con il CEA (Francia) e opera nell’ambito del laboratorio LANDIS (Laboratorio di Analisi non Distruttiva in Situ) ai Laboratori Nazionali del Sud dell’INFN per applicazioni nel campo dei beni culturali.

venerdì 9 luglio 2010

La marea nera spezza l'equilbrio della Corrente del Golfo?



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Fonte: ansa.it

Si è spezzata una delle componenti principali della corrente del Golfo, dal nome Loop current, stravolgendo così un equilibrio secolare di correnti calde e fredde. La causa? Ancora una volta la terribile macchia nera di petrolio del golfo del Messico.Lo rende noto uno studio italiano che evidenzia come sia impossibile al momento prevedere il futuro della situazione; tuttavia pare che, se il processo proseguirà, potrebbero riscontrarsipesanti conseguenze per la corrente calda che attraversa l’oceano Atlantico fino al Nord d’Europa.Lo studio è stato portato avanti da Gianluigi Zangari, dei Laboratori Nazionali di Frascati dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e pubblicato sul sito internet dell'Associazione Geofisica Italiana, dell'Istituto di Scienze atmosferiche e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Isac-Cnr).Il ricercatore è arrivato a questa conclusione attraverso lo studio delle immagini e dei dati forniti dai satelliti americani ed europei, che osservano il pianeta (dai nomi Jason,Topex-Poseidon, Geosat Follow-On, Ere-2 ed Envisat) e utilizzando un sistema di calcolo sviluppato e brevettato proprio da Zangari nei Laboratori di Frascati nel 1999.

Da alcuni giorni, la marea nera ha iniziato a creare un vortice dalle dimensioni sempre più consistenti, staccandosi completamente dal resto della corrente: un danno enorme per gli equilibri delle acque del Golfo – ha fatto sapere Zangari - che rischia di creare conseguenze irreversibili se non si interverrà seriamente e al più presto.

martedì 6 luglio 2010

1945-1988 Mappa Mondiale delle Esplosioni Atomiche.



2053 è il numero delle esplosioni atomiche avvenute sul nostro pianeta. Ringraziamo Isao Hashimoto autore di questo filmato.

Clima - Misurato il respiro della terra.

Due ricerche hanno stabilito che è il valore della fotosintesi e dell’anidride carbonica in relazione a temperatura 
Per la prima volta è stato misurato il respiro della Terra: si tratta del valore globale della fotosintesi e quello del ciclo dell’anidride carbonica (CO2) in relazione alla temperatura. Il calcolo è stato messo a punto da due ricerche pubblicate sulla rivista Science e presentate oggi a Torino, in una conferenza stampa organizzata dalla stessa rivista scientifica internazionale nell’ambito dell’Euro Science Oper Forum (Esof). Nel primo studio, diretto da Christian Beer, dell’Istituto di biogeochimica Max Planck di Jena, Germania, i ricercatori hanno calcolato la produzione primaria lorda (PPL) della Terra, che rappresenta la quantità totale annua di biossido di carbonio assorbita dalle piante terrestri mediante fotosintesi. Con una nuova combinazione di osservazioni e modellazione, stimano che essa sia pari a 123 miliardi di tonnellate. Nel secondo studio, diretto da Miguel Mahecha, i ricercatori hanno esaminato gli effetti delle variazioni a breve termine della temperatura dell’aria sulla respirazione dell’ecosistema, ossia la reimmissione di biossido di carbonio nell’atmosfera da parte della Terra, mostrando che la sensibilità della respirazione dell’ecosistema alle variazioni a breve termine della temperatura sono simili in tutto il mondo. I ricercatori suggeriscono inoltre che, oltre alla temperatura, altri fattori, quali le lente e continue trasformazioni del carbonio nel suolo e la disponibilità dell’acqua, possano avere un ruolo cruciale nei bilanci del carbonio nell’ecosistema a lungo termine.  

Progetto Athena - Dieta e antocianina per la lotta all'obesità.



Dieta dissociata, a punti, bilanciata, a zona, sono solo alcune delle tipologie dei metodi seguiti dalla maggioranza della popolazione, specialmente dalle donne, per dimagrire. E, da oggi, è in arrivo anche un'altra novità: si tratta della 
dieta a colori, quella del "rosso e del blu".
Il blu dei 
mirtilli, dei gelsi, delle melanzane, del mais delle Ande, il rosso dellearance rosse di Sicilia, delle fragole e dell'uva.

Convinti delle potenzialità della dieta sono gli esperti europei che, dal primo di luglio, stanno lavorando al "
Progetto Athena" per verificare sull'uomo le proprieta' delle "antocianine", ovvero i pigmenti che danno la colorazione alla frutta, ai vegetali e ai fiori.
La teoria è derivata dai sorprendenti risultati, pubblicati recentemente sul "Journal of Obesity", ottenuti dalle sperimentazioni su alcuni animali da laboratorio che si sono mantenuti in piena forma con una dieta ipercalorica, ma ricca di antocianine, che ha mantenuto i fortunati topini in piena forma fisica e soprattutto magri, al riparo dall' obesita' e dal rischio di malattie cardiovascolari e tumori.

Al progetto "Athena" prendono parte 
6 gruppi europei, oltre al Dipartimento di Scienze Biomolecolari e Biotecnologiche dell' Universita' di Milano, guidato da Chiara Tonelli, l'Istituto Europeo di Oncologia, diretto dal Professore  Umberto Veronesi, la societa'italiana "Kos Genetics", l'Istituto di Agrumicoltura di Acireale, l' Universita' Cattolica di Campobasso.
Come illustrato dalla docente Tonelli, tre gruppi di topini da laboratorio sono stati sottoposti a una dieta ipercalorica. Le prime due squadre campione hanno bevuto, rispettivamente, acqua e succo d'arancia, al contrario dell'ultimo gruppo di roditori che si è dissetato solo con 
succo di arance rosse.
E i medici hanno così avuto la dimostrazione prevista già dalla loro teoria. Le cavie delle prime due squadre hanno subito un aumento di peso, mentre i topi della terza sono
dimagriti, perdendo, in particolare, il grasso bianco, accumulato sulla pancia, da sempre acerrimo nemico della buona salute.
I dottori hanno così sottolineato che la perdita di peso non può che essere attribuita dall'assunzione dei frutti- l'arancia rossa- ricchi di antocianine.
Gli esperti provvederanno poi a riprodurre le stesse sperimentazioni in clinica per verificare i risultati anche sull'uomo.
Ma il messaggio - dice Chiara Tonelli - "deve essere chiaro: non si e' trovato un nuovo metodo per dimagrire, ma l'indicazione vuole essere che con 
un'alimentazione sana possiamo fare molto per la nostra salute"
.

lunedì 5 luglio 2010

Bioscanner - La macchina italiana che scopre i tumori, ma non la producono più.


Scopre la presenza di un tumore senza infilare sonde o aghi nel corpo, senza richiedere ecografie che danneggiano la salute. Funziona come un metal detector Bioscanner, la macchina inventata dal fisico italiano Clarbruno Vedruccio, che ha dimostrato la sua validità dopo essere stata utilizzata negli ospedali e promossa (nel 2006) dall’ex ministro della Salute Umberto Veronesi.
Ma il suo successo è già finito e la ragione non è nota. La Galileo Avionica, una società del gruppo Finmeccanica che produce il macchinario, ha semplicemente stabilito che Bioscanner non è più un prodotto strategico: l’azienda internazionale è infatti specializzata nel settore militare.
La macchina è diventata anche un piccolo caso politico. Poche settimane fa la provincia autonoma di Trento ha bocciato Bioscanner: “Non ci sono le condizioni regolamentari  e le necessarie evidenze di efficacia per l’adozione”, spiega l’assessore alla Salute del Trentino.
Ora il suo inventore potrebbe essere costretto ad andare all’estero per produrre la macchina già promossa sia dagli ospedali che da un ministro. “Aspetterò qualche mese – spiega l’inventore- e se non dovesse cambiare nulla lascerò l’Italia. Andrò negli Stati Uniti o in Cina. Piuttosto in un altro paese europeo o in Sudamerica”.

mercoledì 23 giugno 2010

La Marea nera può “arrivare” in Nord Europa?


Interessante quanto scritto in questo articolo, da cui ho tratto l'essenziale:

"....uno studio dell’ UCAR (University Corporation for Atmospheric Research), un dipartimento dell’Università di Boulder nel Colorado, ha simulato diversi scenari dimostrando che in un periodo di tempo variabile ma non eccessivo (da 90 a 120 giorni dal disastro iniziale) il flusso di petrolio raggiungerà il Nord Atlantico, distribuendosi su una superficie di oltre 900.000 Km quadrati, più della Francia e della Germania insieme.
In realtà le foto da satellite mostrano una situazione più grave di quella delle simulazioni, a soli 60 giorni dal disastro la quantità di petrolio nella Corrente del Golfo è maggiore di quella prevista dalle simulazioni.
Dobbiamo tener presente che la Corrente del Golfo ha un effetto importante sul clima del Nord Europa, portando acqua calda nel Nord Atlantico fino alle coste dell’Inghilterra, della Scozia e della Scandinavia. Una pellicola di sostanza oleosa su una superficie così grande ridurrà l’evaporazione, quindi nei prossimi mesi avremo minore umidità atmosferica, inoltre l’evaporazione provoca un raffreddamento dell’acqua, quindi l’acqua sarà più calda e leggera ed arriverà più lontano, verso le aree polari. Uno scenario inquietante per gli effetti sul clima globale.
Anche un altro effetto del disastro può diventare globale: circa il 35% della perdita è composto da idrocarburi leggeri, che in parte finiscono direttamente in atmosfera ed in parte vengono bruciati in “incendi controllati” sul posto. Nelle immagini da satellite si vedono con molta chiarezza i pennacchi di fumo ed una valutazione prudente porta alla spaventosa quantità di oltre 220.000 tonnellate di fuliggine ed anidride carbonica, a cui si aggiungono gli idrocarburi leggeri, in particolare metano. Anidride carbonica e metano sono gas serra e portano ad un riscaldamento dell’atmosfera, mentre la fuliggine ha un effetto schermante e la raffredda.
Non è detto che i percorsi atmosferici delle diverse frazioni siano gli stessi, quindi è difficile valutare quali effetti possano avere, e fino ad oggi non sono stati pubblicati studi in proposito.
Perciò preoccupiamoci, perché sembra proprio che nessuno se ne stia occupando....."

martedì 22 giugno 2010

Vesuvio: a Pompei morti per un’onda di calore


NAPOLI — I pompeiani non furono uccisi dalla cenere ma da una spaventosa ondata di calore. E’ quanto sostiene un nuovo studio dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e dell’Università Federico II di Napoli.
La morte a Pompei, nel 79 dopo Cristo, non arrivò dunque per soffocamento dopo una lunga agonia. Al contrario, fu istantanea, causata da un’onda di calore da 600 gradi centigradi dovuta al passaggio di una nube ardente a bassa concentrazione di cenere ma di grande spessore.
L’onda, secondo lo studio, sarebbe stata in grado di trattenere il calore fino a distanza notevole dal vulcano. La ricerca pubblicata sulla rivista Plos One, svela i meccanismi dell’eruzione sulla popolazione di Pompei. Ma soprattutto getta nuova luce sui rischi e l’estensione dell’area potenzialmente esposta e le precauzioni da adottare in caso di eruzione.
Nel caso di futura eruzione, sostengono i ricercatori, il rischio potrebbe andare oltre i 15 chilometri dal vulcano finora considerati. Ciò significa, che l’attuale piano d’emergenza è inadeguato, spiegano gli scienziati. La zona a rischio comprenderebbe tutta Napoli da un lato e Castellammare dall’altro.
Il gruppo di ricercatori ha simulato al computer l’avanzata delle nubi ardenti. Ebbene, gli unici abitanti a salvarsi nel 79 dc furono quelli di Stabiae, dove arrivò una folata di fuoco successiva a temperatura addirittura più elevata, ma quando la città era già stata evacuata.
Dall’analisi della postura delle vittime è risultato anche che la morte è sopraggiunta all’improvviso, in un attimo, senza quasi rendersene conto. I resti degli scheletri umani e animali, infatti, presentano caratteri di esposizione a temperature altissime, confermate dall’analisi delle modificazioni subite dal Dna e da esperimenti effettuati in laboratorio su ossa animali.
L’elemento più pericoloso di un’eventuale eruzione è dunque l’alta temperatura, dicono gli scienziati. E l’area da evacuare in caso d’allarme è molto più estesa di quella considerata finora, attribuita a morto da ceneri e gas. E il calcolo da fare sugli scenari di rischio deve essere basato sull’eruzione del 79 e non su quella, antecedente, del periodo Pliniano.

Frank Fenner, fine della razza umana tra 100 anni?

Secondo Frank Fenner, l'uomo si estinguerà entro i prossimi 100 anni. Prevista l'estinzione anche di diverse specie animali. Il 95enne professore di microbiologia dell'Australian National University è categorico, ed illustra come non ci sia più spazio per alcun tipo di intervento. I primi cambiamenti climaticisono un segnale di avvertimento che si manifesterà in maniera molto più pesante nei prossimi decenni. L'esplosione demografica ed i pesantissimi consumi determineranno la fine della razza umana, incapace di adattarsi in maniera armonica con la natura. E' definita Antropocene l’era geologica attuale, un termine coniato nel 2000 dallo scienziato Paul Crutzen per definire un'era in cui il principale fautore delle modifiche climatiche è l'operato umano. Negli ultimi 100 anni l'uomo ha prodotto cambiamenti del clima che senza la presenza umana si sarebbero verificati nell'arco di migliaia di anni.

domenica 20 giugno 2010

L'acqua dei tergicristalli è un veicolo per contrarre la legionella.



Attenzione all'acqua dei tergicristalli: secondo uno studio inglese pubblicato dall'European Journal of Epidemiology è una vera e propria 'nursery' per i batteri che causano la legionella, una infezione che provoca la polmonite.
I ricercatori della Health Protection Agency inglese sono partiti dalla considerazione che i casi di legionella sono cinque volte maggiori nei guidatori professionali.Per cercare di capire da dove viene la minaccia hanno sottoposto questionari a diversi autisti infetti per stabilire le loro abitudini nell'uso della macchiana o del camion.
Il risultato è stato che sono più ad alto rischio quelli che passano molto tempo in macchina e con i finestrini aperti, ma soprattutto quelli che non aggiungono detergenti all'acqua dei tergicristalli. Un'analisi successiva ha rivelato che il battere della legionella è presente nell'acqua di una macchina su cinque nel caso non ci siano additivi, mentre i saponi comunemente usati sono sufficienti a bloccare del tutto la proliferazione dell'agente patogeno.
Fonte: salute.agi.it

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