lunedì 6 gennaio 2014

Sicilia - Il mistero della galleria di Tremonzelli

Fa ancora discutere di se la galleria di Tremonzelli, sulla autostrada Palermo – Catania, nel cuore della Sicilia e già ribattezzata la “galleria dei misteri”. In questo tratto da circa vent’anni, si verificano strani fenomeni, che hanno terrorizzato numerosi automobilisti che si sono trovati ad essere testimoni degli eventi.
L’ultimo, in ordine di tempo, alcuni giorni addietro, quando un autocompattatore che stava transitando nel tunnel, si è incendiato misteriosamente. La mente è immediatamente volata agli ormai noti fatti di Canneto di Caronia, in provincia di Messina, dove dal 2004, si riscontrano analoghi fenomeni con casi di autocombustione.
Nonostante le verifiche effettuate dai tecnici dell’Anas – che escludono qualunque problema di natura tecnica – il mistero rimane fitto. Qualcuno ha parlato di campi elettromagnetici che interferirebbero con apparecchiature installate in zona, causando incendi.
La zona di Tremonzelli, inoltre, è tristemente famosa per un gran numero di incidenti verificatisi negli ultimi anni. Vi può essere una connessione con gli strani fenomeni che si sono registrati recentemente? Del caso, comunque, se ne sta occupando anche l’ARPA, l’Agenzia Regionale Protezione Ambiente, che ha installato due centraline per tentare di risalire all’origine dei misteriosi roghi.

Per questo abbiamo voluto mettere insieme tutte le segnalazioni, da quando la vicenda ha iniziato ad avere una vasta eco sui media. Ecco una carrellata cronologica, dai casi più vecchi a quelli più recenti, per ricostruire quanto accaduto all’interno della galleria “maledetta”.

2010
GIUGNO
SiciliaInformazioni pubblica la testimonianza di due viaggiatori originari di Castellana Sicula, Mario Russo e S.A. che raccontano la loro disavventura avvenuta una decina di anni prima. I due pendolari viaggiavano con una solida Volvo station-wagon. Mentre attraversavano la galleria di Tremonzelli, all’improvviso è andata via la luce e contemporaneamente la loro vettura si è spenta. “È durato tutto solo pochi secondi, – racconta S. A., 75 anni, che era alla guida dell’auto – ma sono stati attimi di terrore. Non sono mai riuscito a spiegarmi come sia potuto accadere. Ho viaggiato tanto nella mia vita e non mi è mai capitata una cosa simile”. Mario Russo, commerciante, 63 anni, ricorda tutto perfettamente, come se fossero passati pochi giorni. “Non ne ho mai voluto parlare con nessuno – confessa – il panico mi ha assalito, avrei voluto lasciare l’auto ma poi dopo qualche secondo le luci si sono riaccese da sole e la macchina è ripartita. In più, quella Volvo non ha mai avuto alcun problema al motore”. È la prima testimonianza pubblicata sulla vicenda di Tremonzelli.

domenica 5 gennaio 2014

Ufo e Vulcani, gli avvistamenti italiani.


Etna 2013

Stromboli 2013


                                              Vesuvio 2011


                        Vesuvio eruzione del 1944

Sirene marine, presunti avvistamenti nel 2013 (VIDEO)


Palma di Maiorca 2013


Croazia

ll dottor Voll fu tra i primi a studiare i rapporti tra singoli denti e organi interni e introdusse il concetto di odontone.


Il dottor Voll fu trai primi a studiare i rapporti tra singoli denti e organi interni e introdusse il concetto di odontone: non è solo il dente ad avere rapporti con gli organi interni, ma, insieme con tutta la zona anatomica che lo circonda (osso alveolare, parodonto, mucosa) forma un’unità funzionale, detta odontone. Questa struttura sopravvive anche all’estrazione del dente. Partendo dalle sue solide conoscenze di agopuntura cinese, Voll osservò che, trapanando un particolare dente, si producevano alterazioni bioelettriche misurabili in punti di agopuntura, di cui conosceva gli organi correlati. Tali alterazioni sono temporanee, ma riproducibili. Poté quindi mettere in relazione quel dente con il punto e le sue correlazioni. 
Gli studi trentennali di Voll e della sua scuola hanno portato all’elaborazione della mappa delle corrispondenze tra denti e organi interni. Le misurazione bioelettriche hanno dimostrato che odontoni riconducibili al medesimo gruppo dentale (incisivi, canini, premolari, molari, denti del giudizio) sono accomunati da identiche correlazioni non solo con un organo interno particolare, ma anche con:
- un’articolazione;
- un segmento della colonna vertebrale e con un tratto del midollo spinale;
- un organo sensoriale;
- una ghiandola endocrina.

sabato 4 gennaio 2014

Risolto il mistero delle luci sismiche (e degli Ufo) che appaiono prima dei terremoti?

Le Le frecce indicano le luci sismiche, fotografate all'inizio degli anni '70 lungo il lago Tagish, in Alaska (fonte: Jim Conacher)
Le luci sismiche (Eql – earthquake lights), che sono apparse anche a L’Aquila poco prima del terremoto dell’aprile 2009, sono state spesso scambiate per Ufo o liquidate come allucinazioni. Ma ora un team di geologi dice di aver raccolto un elenco quasi definitivo di questo raro ma affascinante fenomeno.
In alcuni casi i terremoti possono innescare “flash” di luci che durano qualche secondo, ma a volte anche giorni, prima del verificarsi del terremoto vero e proprio. Il fenomeno si presenta come piccole “sfere” luminose fluttuanti, colonne bluastre che “escono” dal terreno o “fulmini” che vanno verso il cielo. Secondo alcune testimonianze a L’Aquila le Eql sono comparse pochi secondi prima del terremoto: delle persone dicono infatti di aver visto una luce tremolante alta 10 centimetri sopra il lastricato di via Francesco Crispi, nel centro della città.

giovedì 2 gennaio 2014

Clima: scoperta maggiore sensibilita' a CO2


Londra, 2 gen. - La temperatura media del nostro pianeta salira' di almeno 4 gradi entro il 2100 e potenzialmente piu' di 8 gradi entro il 2200, secondo la stime di un gruppo di scienziati che ha scoperto che il clima globale e' molto piu' sensibile all'anidride carbonica di quanto si pensasse. Il rimescolamento dell'aria nell'atmosfera contribuisce all'incertezza delle previsioni formulate dai modelli che riguardano il riscaldamento globale. Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature, e' stato condotto alla University of New South Wales di Sidney, Australia.
  I modelli climatici che simulano in modo piu' realistico questo processo di miscelazione, si legge nella ricerca, suggeriscono che il riscaldamento del clima terrestre in risposta ad un raddoppiamento della concentrazione di anidride carbonica, potrebbe appartenere alla fascia alta, tra le previsioni finora diffuse. Le incertezze nella sensibilità' climatica prevista - che riguardano l'entita' del riscaldamento globale causato da influenze esterne - oscillano in un intervallo da 1,5 a 5 gradi Celsius, in corrispondenza di un raddoppiamento della CO2 atmosferica. Steven Sherwood e colleghi hanno scoperto che circa la meta' della incertezza della sensibilita' climatica e' da attribuirsi alla miscelazione convettiva nella troposfera, che influenza la copertura delle nuvole. Le nuvole di basso livello riflettono la luce solare in arrivo dallo spazio raffreddando il clima, e di conseguenza la diminuzione delle nubi basse tenderà' a far aumentare il riscaldamento e la sensibilità' del clima. I modelli del team suggeriscono che le nuvole basse diminuiranno e che la sensibilità' climatica sara' probabilmente superiore a 3 gradi centigradi, ossia di gran lunga superiore al limite inferiore attualmente stimato di 1,5 gradi Celsius. (AGI) .
Fonte

lunedì 30 dicembre 2013

La terra trema lo stesso giorno in Campania e in Croazia. Eventi collegati?

ierL'evento allo studio dei ricercatori. Il fisico Marco Mucciarelli evidenzia che la sequenza è prossima ad alcune faglie censite nella banca dati Diss (Database of individual seismogenic sources) dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), ma non corrisponde ad alcuna sorgente nota; un fatto questo che non escludendo del tutto la possibilità che il catalogo delle faglie non sia completo e pertanto non permette di escludere del tutto la possibilità di scosse più forti di quelle registrate dai.


Localizzazione degli eventi avvenuti fino alle ore 9 del 30 dicembre, sovrapposta alla mappa di pericolosità e ai terremoti storici.

Il comunicato del Dipartimento della Protezione Civile relativo all'evento sismico di magnitudo 4,9 che alle 18,08 del 29 dicembre ha interessato in particolare le province di Caserta e Benevento, aggiornato alle ore 11 di lunedì 30 dicembre 2013, conferma, sulla base d'indagini preliminari, l'assenza di particolari danni a edifici, strutture e infrastrutture.Nonostante la scossa principale sia stata fortemente avvertita dalle popolazioni delle province interessate dal sisma, generando situazioni di paura e l'abbandono delle abitazioni da parte di alcune persone, le prime verifiche effettuate dai Vigili del fuoco e dalle squadre di tecnici non riportano situazioni di particolare criticità per strutture e infrastrutture. I danni maggiori al momento si registrano per alcuni edifici storici e di culto, dove sono state segnalate lesioni o la caduta di calcinacci. Una frana scatenata dal sisma, eventi questi noti come cosismici, ha interessato un acquedotto nel comune di San Gregorio Matese, in provincia di Caserta, comportando l'interruzione del servizio idrico.
Per garantire un più efficace coordinamento delle informazioni e delle azioni sul territorio sono stati attivati dal pomeriggio 29 dicembre tre Centri di coordinamento soccorritori (Ccs) nelle province di Benevento, Caserta e Napoli e alcuni Centri operativi comunali (Coc). Sin dai primi minuti dopo l'evento più significativo la «sala situazione Italia» del Dipartimento si è messa in contatto con le strutture regionali e locali di protezione civile, mantenendo in particolare uno stretto raccordo con le sale operative di Campania e Molise.
L'analisi del Catalogo Parametrico dei Terremoti italiani CPTI11 rivela che gli eventi storici più forti localizzati nelle vicinanze di quell'area sono:
- la sequenza appenninica del 5 dicembre 1456 (magnitudo Mw 7,2, intensità Ix XI MCS);
- l'evento del 5 giugno 1688 (magnitudo Mw 7,0, intensità Ix XI MCS) nel Sannio;
- l'evento del 26 luglio 1805 (magnitudo Mw 6,6, intensità Ix X MCS) nel Matese.
Confermando la sismicità di tutta la zona.
Il fisico Marco Mucciarelli, professore universitario di Sismologia Applicata presso la Scuola di Ingegneria dell'Università della Basilicata, che dal luglio 2012 dirige il Centro Ricerche Sismologiche dell'Istituto nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale (Ogs), nel suo blog «Terremoti, sismologia ed altre sciocchezze» ha evidenziato alcune peculiarità della sequenza sismica che sta interessando il Matese.
Mucciarelli in primo luogo evidenzia come il terremoto del Matese segue di poche ore un terremoto di magnitudo tra 4,7 e 4,9 avvenuto nella Croazia meridionale poco prima delle 7,00 UTC, in una zona che geologicamente fa parte del margine orientale della «placca Adria»; la stessa che è interessata a ovest dalla spinta dell'Appenino e a est quella delle Dinaridi, flettendosi come una «doga» e inarcandosi nell'area del Gargano, delle Murge e del Salento. Nella registrazione della stazione sismica di Matera, presa in considerazione dal direttore dell'Ogs per le sue analisi, sono evidenti entrambe le scosse che mostrano il «motore comune» che è la causa di entrambi gli eventi.
Altra particolarità della sequenza del Matese, sempre secondo Mucciarelli, è che la sequenza è prossima ad alcune faglie censite nella banca dati Diss (Database of individual seismogenic sources) dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), ma non corrisponde ad alcuna sorgente nota; un fatto questo che non escludendo del tutto la possibilità che il catalogo delle faglie non sia completo e pertanto non permette di escludere del tutto la possibilità di scosse più forti di quelle registrate da ieri.
Infine Mucciarelli evidenzia, che la «legge di Gutenberg-Richter» stabilisce che il logaritmo del numero dei terremoti decresce linearmente al crescere della magnitudo, nel caso della sequenza del Matese, nelle prime ore le registrazioni si distribuiscono con un coefficiente significativamente più piccolo dell'unità, che potrebbe indicare il verificarsi di scosse più forti.
Intanto il Dipartimento della Protezione Civile ci tiene a precisare che: «Si rammenta che lo stato attuale delle conoscenze scientifiche non consente di stabilire quante scosse e di quale intensità potranno ancora interessare la stessa area. Si ricorda che forti terremoti sono comunemente accompagnati da altre scosse, ma ogni previsione che indichi con precisione data, ora e luogo, nonché magnitudo di futuri eventi è priva di ogni fondamento. Nelle aree attualmente interessate dai fenomeni sismici, massima attenzione deve essere dedicata alla verifica delle condizioni di sicurezza degli edifici che hanno subito il terremoto e, in particolare, delle strutture strategiche, di quelle più antiche e vulnerabili, monumentali e di culto, e di tutte quelle che mostrano lesioni e danneggiamenti».
Intanto le popolazioni interessate dalla sequenza sismica che da ieri intessa la Campania orientale si sono riversate per strada e molti hanno deciso di trascorrere la prima notte in auto, nella speranza che gli assembramenti e le soste siano lontano da edifici fatiscenti o con decorazioni dagli equilibri precari.

FONTE

venerdì 27 dicembre 2013

Il segreto dei diciotto scheletri giganti del Winsconsin (USA).

Foto scovata negli archivi dello Smithsonian Ethnology Reports, scattata durante una lezione del prof. McGee (nella foto a sinistra), nel quale si vede uno scheletro gigante dalla statura di circa due metri e ottanta, poi venduto alla Smithsonian Institution per la cifra di 500$. Lo scheletro apparterebbe alla cosiddetta cultura dei Mounds Builders
 Nel maggio del 1912, un team di archeologi del Beloit College, in uno scavo realizzato presso il lago Delavan, nel Winsconsin, portò alla luce oltre duecento tumuli con effigie che furono considerate come esempio classico della cultura Woodland, una cultura preistorica americana che si crede risalga al primo millennio a.C.
Ma ciò che stupì i ricercatori fu il ritrovamento di diciotto scheletri dalle dimensioni enormi e con i crani allungati, scoperta che non si adattava affatto alle nozioni classiche contenute nei libri di testo. Gli scheletri erano veramente enormi e, benchè avessero fattezze umane, non potevano appartenere a esseri umani normali.
La notizia ebbe una grande eco e fece molto scalpore, tanto che il New York Times riportò la notizia tra le sue pagine. Forse, a quei tempi, c’era più libertà e meno paura rispetto alle scoperte che potevano cambiare le consolidate credenze scientifiche fondate solo su teorie. Così scrive l’articolista del New York Times nell’articolo pubblicato il 4 maggio 1912:
 “La scoperta di alcuni scheletri umani durante lo scavo di una collina presso il Lago Delevan indica che una razza finora sconosciuta di uomini una volta abitava il Wisconsin Meridionale. [...]. Le teste, presumibilmente di uomini di sesso maschile, sono molto più grandi di quelle degli americani di oggi.
Il cranio sembra tendere all’indietro immediatamente sopra le orbite degli occhi e le ossa nasali sporgono molto al di sopra degli zigomi. Le mascelle risultano essere lunghe e appuntite [...].
 La descrizione dei crani fornita dal New York Times, ricorda molto la forma di quelli appartenenti agli scheletri scoperti recentemente in un’antica sepoltura in Messico , con la differenza che qui abbiamo a che fare con individui alti più di tre metri. Chi erano costoro, e perchè no vi è traccia nella cronologia ufficiale che ci hanno insegnato a scuola?
Si tratta di umani giganti vissuti sul nostro pianeta, e comunque appartenenti alla razza umana? Potrebbe trattarsi di un antico insediamento di Antichi Umani, sopravvissuti alla tragedia di Atlantide? Oppure, si tratta di esseri provenienti da altri mondi, scoperta che corroderebbe la Teoria degli Antichi Astronauti? Difficile a dirsi.

Islanda : per proteggere gli elfi chiesto l’abbandono di un progetto di autostrada.


Il quotidiano britannico The Independent scrive che in Islanda un team di avvocati si è unito a un gruppo di ecologisti per chiedere alle autorità l’abbandono di un progetto per la costruzione di un’autostrada, in quanto sul terreno interessato dal progetto vivrebbe una comunità di ELFI.
L’autostrada in questione permetterebbe di collegare direttamente la penisola di Aftanes, dove abita il presidente islandese Ólafur Ragnar Grímsson e la città di Gardabaer, vicina alla capitale Reykjavik.
La Corte Suprema d’Islanda ha decretato la sospensione del progetto su richiesta di un gruppo di ecologisti chiamati “Gli amici della lava”, per i quali la costruzione dell’autostrada avrebbe conseguenze negative non solo per gli elfi, ma anche per l’eccezionale paesaggio della regione, per la sua fauna e il patrimonio culturale e storico della regione.
Andri Snaer Magnason, un ecologista del gruppo, ha spiegato all’agenzia Associated Press che l’autostrada dividerebbe in due parti un campo di lava e distruggerebbe i siti di nidificazione di diverse specie animali.
Nella zona centinaia di persone manifestano regolarmente per ostacolare il lavoro delle scavatrici.
Gli elfi e altre creature mitologiche sono molto presenti nella tradizione nordica.
In Danimarca, in Norvegia e in Svezia le persone non credono molto alla loro esistenza, mentre in Islanda la situazione è diversa e “il Piccolo popolo”, come vengono chiamate queste creature, è un tema considerato molto seriamente.
Nel 2007 un’indagine condotta dall’Università dell’Islanda aveva dimostrato che il 62% delle persone interrogate credono all’esistenza del Piccolo popolo.

giovedì 26 dicembre 2013

Cosa accadrebbe se in Australia si verificasse una nuova eruzione del vulcano Mount Gambier con la stessa magnitudo registrata 5000 anni fa?

Cosa accadrebbe se in Australia si verificasse una nuova eruzione del vulcano Mount Gambier con la stessa magnitudo registrata 5000 anni fa? Gli esiti sarebbero devastanti, l'impatto si avvertirebbe a ben 60 miglia di distanza dal luogo dell'eruzione causando, dunque, danni diffusi su una superficie vastissima. 
Come spiegato nel Bulletin of Volcanology, studiosi provenienti dal gruppo di ricerca di vulcanologia dell'Università di Monash (MONVOLC) si sono serviti di modelli tridimensionali realizzati al computer e della termodinamica – la scienza che studia le relazioni tra diverse forme di energia – per determinare le dimensioni e la potenza di una eventuale eruzione di Mount Gambier.
Si ritiene che questa sia la prima volta in cui tali calcoli vengano effettuati, partendo dal volume stimato dei depositi vulcanici, dalla forma del cratere del vulcano, dalla cenere dispersa e dalla termodinamica.
Il dottor Jozua van Otterloo ed il professor Ray Cas, della scuola di Geoscienze, hanno assegnato alla più recente eruzione di un vulcano australiano un valore di quattro nell'Indice di Esplosività dei Vulcani (VEI) – un valore simile a quello dell'eruzione verificatasi in Islanda a Eyjafjallajökull nel 2010, che ha avuto serie ripercussioni a livello mondiale.
Il dottor van Otterloo sostiene che l'Australia potrebbe affrontare una tragedia della stessa intensità di quella causata dall'eruzione islandese se si risvegliasse un vulcano ad ovest di Melbourne. "Poco si conosce sulla magnitudo delle eruzioni di questa provincia vulcanica (Newer Volcanics) che si estende per 400 chilometri tra Melbourne e Mount Gambier. Si calcola che essa abbia più di 400 centri di eruzione e che sia stata attiva per almeno 4 o 5 milioni di anni" afferma il dottor van Otterloo, che spiega "Normalmente le dimensioni e la magnitudo delle eruzioni di vulcani attivi sono calcolate basandosi su osservazioni compiute durante le eruzioni stesse. Utilizando modelli geometrici tridimensionali, abbiamo mostrato che è anche possibile ottenere il volume stimato per differenti depositi di un centro vulcano preistorico".
Il gruppo di scienziati ha realizzato un diagramma che mostra l'impatto delle ceneri vulcaniche come sono state disperse in Europa dall'eruzione islandese del 2010, con una giustapposizione sull'Australia con l'eruzione di Mount Gambier. È stato dimostrato che la quantità di materiale disperso era l'equivalente del volume di 130mila piscine olimpioniche.
"Sono stati il magma salito in superficie da una profondità di 80 chilometri e la grande quantità dello stesso magma entrato in contatto con le acque sotterranee presenti in superficie che hanno reso l'eruzione così violenta - sostiene il dottor van Otterloo - Con le polveri vulcaniche che hanno raggiunto almeno i 5-10 chilometri di altezza, l'eruzione può essere classificata a livello quattro dell'Indice di Esplosività Vulcanico. Non sappiamo quando e dove si verificherà la prossima eruzione. Per questo il nostro gruppo continua a svolgere ricerche intensive nella zona. Sebbene le statistiche dicano che potrebbe trascorrere diverso tempo prima della prossima eruzione, il rischio principale è quello che, quando questa si verificherà, avremo soltanto pochi giorni di preavviso".
Il dottor van Otterloo sostiene che un'eruzione simile in quella regione causerebbe la chiusura della maggior parte dello spazio aereo dell'Australia orientale, seri rischi per la salute determinati dalle polveri vulcaniche composte da minuscoli frammenti di vetro, con un forte impatto anche sul bestiame fino a 100 chilometri dal sito in cui si è verificata l'eruzione e ripercussioni gravi anche sulle infrastrutture locali.
"Conoscere il vulcanismo esplosivo - ha dichiarato il dottor van Otterloo - aiuta la comunità a gestire il rischio, limitando conseguentemente i danni e cercando di confinarli ad aree regionali e non globali, anche per quanto riguarda l'impatto delle eruzioni sul clima".
Francesca Di Giorgio




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