martedì 11 febbraio 2014

Professore aquilano scopre il nesso tra masticazione e Alzheimer.



L’AQUILA - Dagli studi di un docente aquilano arrivano importanti novità nel campo della ricerca sulle malattie neurodegenerative.
Recenti studi del professor Vincenzo De Cicco hanno dimostrato infatti che uno squilibrio nel complesso apparato muscolare della mandibola è una delle cause che portano a peggiorare processi cognitivi, fino ad arrivare a patologie come il morbo di Alzheimer.
Si tratta di un passo decisivo nella comprensione e nella cura delle patologie neurodisfunzionali causate da squilibri dei muscoli masticatori, come vengono chiamati in linguaggio scientifico.
De Cicco ha di fatto aperto una finestra fino a oggi impensabile sulle connessioni fra malocclusione dentale e disfunzione dei neuroni del Locus Coeruleus, la sola fonte di produzione della noradrenalina nel sistema nervoso centrale. I suoi lavori scientifici sono già reperibili su Pubmed, circuito medico internazionale.
“È stato dimostrato - spiega - che nell’Alzheimer la neurodegenerazione inizia nel Locus Coeruleus e solo dopo molti anni si estende alla corteccia cognitiva. Sono finalmente riusciuto ad avviare una ricerca per dimostrare l’influenza dell’azione dei muscoli masticatori su questo nucleo”.
Secondo il professore, “lo squilibrio dei muscoli che permettono alla mandibola di serrarsi, valutato mediante esame di elettromiografia di superficie, peggiora i processi cognitivi, attentivi e motori”.
“In parole povere - aggiunge - se la masticazione avviene soltanto da un lato, si iperattiva soltanto l’emisfero corrispondente e si crea uno squilibrio. Per questo è essenziale insegnare ai bambini a masticare in maniera alternata, ovvero un boccone a destra e uno a sinistra, prediligendo cibi di consistenza più dura”.
Per De Cicco, “oltre a favorire uno sviluppo armonico dell’apparato dentale, queste semplici abitudini, che vanno prese in considerazione anche dagli adulti, evitano l’asimmetrica attivazione degli emisferi cerebrali. Questa è una condizione favorente l'insorgere dell’Alzheimer - sottolinea - come ampiamente provato nelle ricerche di laboratorio”.
Il professor De Cicco, impegnato anche su altri fronti, come la terapia anti-invecchiamento cerebrale (anti-aging), vive e lavora da quasi quarant’anni all’Aquila.
Già docente di Neurofisiologia trigeminale clinica presso l’Università di Pisa e di Odondoiatria posturale e neuro-disfunzionale alla “D’Annunzio” di Chieti-Pescara, da tempo è impegnato nello studio tra l’occlusione dentale e le malattie cognitive in età giovanile e adulta.

sabato 8 febbraio 2014

USA - 25 gennaio un meteorite solca il cielo di Dallas (VIDEO).


Le immagini riprese dalla telecamera posta su un autoveicolo.

domenica 2 febbraio 2014

Parassiti intestinali e malattie correlate.



Questi piccoli esserini chiamati anche vermi sono spesso la causa di diverse patologie, che vanno da semplici eruzioni cutanee fino al diabete e al tumore.
Diversi lettori ci hanno contattato chiedendoci informazioni su questo argomento e così abbiamo chiesto un parere al nostro Dott. Baldari per capire meglio questo problema e dare consigli pratici a chi ci segue.
Scopriamo di più, allora, sui parassiti intestinali grazie all’esperienza clinica del Dott. Urbano Baldari che da anni analizza i rischi e le malattie correlate alla presenza di questi parassiti nel corpo delle persone.
I parassiti elminti (i vermi) sono spesso sottovalutati dalla clinica ma dal punto di vista della Medicina dell’Informazione sono invece molto importanti.
Nella mia pratica diagnostica quotidiana, li trovo spesso presenti (con le loro frequenze), nel contesto di patologie anche molto importanti, anche gravi e complesse. Se è vero che nel mondo occidentale è raro vedere le grandi infestazioni verminose, tuttavia le contaminazioni minori di questi esserini sono molto comuni, ma poco conosciute nei loro aspetti clinici, e purtroppo poco indagate.
È probabile che le grandi migrazioni di popolazione, sia umana, che animale, di questi ultimi anni, possano “mescolare le carte”, ovvero rendere presenti determinati ceppi di elminti, che in passato non si trovavano nei paesi cosiddetti “evoluti”.
Attualmente, esiste una tendenza, da parte di molti medici, di non considerare come pericolose le parassitosi. Quando va bene, queste forme sono considerate collegate alla Medicina Tropicale, cioè a quella scienza che studia le patologie proprie dei paesi più caldi, e in via di sviluppo (oppure, purtroppo, senza alcuno sviluppo).
Questa colpevole mancanza è accompagnata, spesso, da una totale ignoranza sull’argomento, tanto è vero che, dispiace dirlo, anche nei laboratori più organizzati manca la figura del parassitologo. Di più, io, personalmente, ho l’impressione che per molti medici questo problema semplicemente NON ESISTA e quindi non viene preso in considerazione.
Eppure i vermi sono sempre più frequenti e si accompagnano spesso a disturbi molto severi. Chi sostiene in modo quasi assoluto che i vermi siano tra le principali fonti d’inquinamento del corpo, sia dal punto di vista chimico, che da quello informazionale, è la dottoressa H.R. Clark, la quale ha sviluppato una metodica di ricerca frequenziale concettualmente simile a quella da me eseguita, pur essendo tuttavia operativamente molto diversa.
È molto probabile che uova, larve, cisticerchi e vermi adulti, essendo molto grandi, rispetto agli altri microrganismi, possiedano proporzionalmente un vasto ventaglio di antigeni in grado di attivare e modificare il sistema immunitario e il flusso di informazioni all’interno del corpo; inoltre, sembra che i parassiti, morendo, liberino nell’ambiente virus e batteri che essi portano dentro di sé. Detta in altri termini, la mole d’informazioni anomale che possono incidere sul “software” dei sistemi biologici è vasta, e tale da indurre modifiche profonde e serie soprattutto a livello di risposta immuno-allergica e di tipo nervoso.
Alterazione della flora batterica e sistema immunitario
Un altro danno, molto importante, è la capacità di questi esserini infestanti l’intestino, di provocare alterazioni nel numero e nella qualità della flora batterica che ci aiuta a proteggere le cellule intestinali, ci produce vitamine e sali minerali, ci prepara le proteine per essere assimilate e utilizzate.
A questo va aggiunto il danno diretto del parassita, il quale, secondo la sua specie, ha un ciclo vitale di riproduzione e sviluppo ben preciso, toccando più ospiti, sia stabili, che occasionali e, all’interno di questi, più organi. Esso ritorna sempre, per deporre le uova, nell’intestino o nella colecisti, e questo succede, per lo più, seguendo il ciclo lunare: nei giorni in cui c’è una nuova fase lunare (in pratica, circa quattro volte al mese).
Una caratteristica dei vermi, non di tutti, è quella di risalire dalla valvola di Oddi, posta nella parte alta dell’intestino tenue, lungo le vie biliari e, meno, pancreatiche, stabilendosi in aree “più protette” dalle aggressioni esterne.Un’altra localizzazione privilegiata è l’appendice: non di rado infiammazioni di questo organello linfatico sono causate da una forte infestazione parassitaria.
Ogni elminta ha in genere ospiti preferenziali nel regno animale, con i quali, entro certi limiti, contrae una specie di “modus vivendi”. Molto spesso, ciascun verme infesta due ospiti, appartenenti a due specie diverse del regno animale: uno intermedio e uno definitivo. In determinate circostanze, però, si possono avere infestazioni intermedie e definitive anche in altri appartenenti al regno animale, che fungono da ospiti occasionali. È così che, a volte, assistiamo a patologie da elminti che non propriamente dovrebbero svolgere parte del loro ciclo vitale nell’uomo. In questi casi è possibile che il sistema immunitario non riconosca appieno la specie infestante, e non riesca a operare una buona contrapposizione, ad esempio, quando i vermi, troppo presenti, muoiono e liberano frammenti biochimici, ma soprattutto imputs informatici “nuovi”.
Questo è il motivo, all’opposto, per cui Enterobius vermicularis (Ossiuro), cioè il parassita più conosciuto come “obbligato” per l’uomo, sia come ospite intermedio, che definitivo, provoca sintomi marginali (a meno che, come detto prima, non sia risalito lungo le vie biliari), mentre altri elminti, di cui per noi umani  è più difficile la infestazione, o che hanno un ciclo vitale con più ospiti, sono in effetti più pericolosi e devastanti. Per il vero, esiste anche una maggiore “tolleranza”, prima informatica e poi biochimica, verso taluni parassiti, piuttosto che verso altri, a seconda della razza e del luogo di provenienza dell’individuo umano che viene infestato. Infine, conta molto lo stato dell’intestino, le eventuali disbiosi o patologie del digerente, essendo questa la porta principale di entrata di tali agenti (la seconda è quella inalatoria: uova o cisti di parassita possono essere inalate dalla terra, dove sono state lasciate da animali che lì hanno defecato).
Il sistema difensivo intestinale elabora una risposta generica, formata dalla attivazione di eosinofili, IgA, ed eventualmente IgE, la quale, in condizioni normali, permette di contrastare e limitare in modo efficace tutti parassiti elminti, i quali vengono “contenuti” in un numero di individui non  in grado di nuocere all’organismo in cui si sono introdotti: fintantoché questo controllo funziona come “regolatore” ecologico, non si corrono particolari pericoli, a meno di comportamenti a rischio.
I comportamenti e le abitudini che mettono a rischio di contaminazione da parassiti

Indonesia - Vulcano esplode a Sumatra,14 morti,

Notizie terribili giungono dall’Indonesia dove oggi è avvenuta in maniera improvvisa l’eruzione esplosiva del vulcano Sinabung, a nord di Sumatra. Sono almeno 11 le persone che hanno perso la vita in maniera quasi immediata a causa della rapida e rovente colata piroclastica fuoriuscita dal cratere pochi secondi dopo l’esplosione.
Lo riferisce la Bbc online.
Otto persone, tra cui quattro alunni di un liceo in gita per vedere il vulcano, sono state trovate morte nel villaggio di Sukameriah, poco distante dal cratere. Altri tre corpi sono stati recuperati nel villaggio successivamente.
Ecco la foto terribile che giunge da Sumatra.
Aggiornamento ore 16.30 : le vittime salgono a 14. «È probabile che troveremo altre vittime», ha dichiarato Benny Kaban, uno dei volontari che sta partecipando alle operazioni di soccorso nelle zone interessate dalla nuova eruzione del Sinabung, vulcano che ha ripreso l’attività eruttiva lo scorso settembre costringendo circa 30mila persone a lasciare le proprie case. Dopo 400 anni di silenzio, il vulcano, una montagna alta 2460 metri, aveva ricominciato ad eruttare nell’agosto 2010.

domenica 26 gennaio 2014

Canada - Famiglia cattura in video un presunto Bigfoot.

Una famiglia in Saskatchewan, Can., Sostiene di avere filmato il leggendario Bigfoot o Sasquatch? Una scimmia scappato da uno zoo? Un uomo in un costume da scimmione? IIl breve pezzo di repertorio è una bufala o qualcosa di inspiegabile catturato su pellicola. Adam Uccello, YouTube.

ECCO IL VIDEO


FONTE

Come Siamo Guariti Dal Diabete.

Secondo l’Associazione Americana per il Diabete (A.D.A.): «Il diabete è una malattia cronico degenerativa incurabile».
Una definizione che non lascia alcun spazio a eventuali dubbi.
D’altronde è cosa risaputa da qualsiasi medico al mondo, che il diabete ufficialmente non si può curare, una volta che si è manifestato, si può conviverne più o meno bene, ma si è schiavi e dipendenti dai farmaci per l’intera vita. Ma è proprio così?
Questo il tema del congresso che ha visto la partecipazione di circa 500 persone, organizzato dalle associazioni culturali «Il Soffio del risveglio » e «Qui e Ora », tenutosi a fine marzo all’Auditorium Vivaldi a San Giuseppe di Cassola (VI).
Tra i relatori della serata, oltre a chi scrive, ci sono stati Gennaro Muscari, medico omeopata docente alla Scuola di omeopatia di Verona, Giancarlo Vincenti presidente dell’Associazione «Diabete insieme» di Portogruaro, e infine – vero motivo dell’incontro – quattro persone che sono riuscite a venir fuori dal diabete.
Andiamo per ordine.
Dopo la breve proiezione di spezzoni video presi da «Un equilibrio delicato», tratto da «The China Study», lo studio più completo mai realizzato al mondo sull’alimentazione; «Crudo & semplice», l’esperimento unico nel suo genere dove sei persone in 30 giorni di crudismo smettono di usare l’insulina, e infine il «Metodo Gerson».
Il mio intervento è stato quello di fornire alcuni dati e informazioni importanti per comprendere l’evoluzione storica della malattia.
Se infatti secondo il Bollettino dell’Accademi«Il tasso di mortalità del diabete a New York è passato da 2,1 per 100 mila abitanti nel 1866 a 29,2 nel 1932», e oggi, ogni 10 secondi una persona muore per cause legate al diabete e due si ammalano, viene da sé che qualcosa di grave deve essere successo negli ultimi settant’anni.
Cosa?
a di medicina di New York dal 1871 al 1933
Grassi idrogenati.
Nel 1912 vengono commercializzati i cosiddetti «grassi idrogenati».
Questi grassi creati dall’industria, non esistono in natura, quindi non vengono riconosciuti correttamente dall’organismo e creano grossissimi problemi alla salute, provocando disturbi cardiocircolatori, obesità, danni alle membrane cellulari, malattie autoimmuni (diabete); diminuiscono le HDL e aumentano le LDL; aumentano le infiammazioni e interferiscono con l’insulina.
I grassi idrogenati si trovano nelle cosiddette margarine, quindi nella stragrande maggioranza dei prodotti da forno, gelati, cioccolate, dolci, ecc. Pure gli oli vegetali, prodotti a caldo e quelli che vengono fritti, si snaturano completamente diventando tossici per le cellule e quindi per l’organismo umano.

Le sirene...ultime verità


Ecco il documentario andato in onda su Discovery channel nel 2013

A Cuba già creati quattro vaccini contro il cancro.


Che Cuba abbia sviluppato già quattro vaccini contro altrettanti differenti tipologie di tumori è senza dubbio una importante notizia per l’umanità., e se teniamo presente che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno muoiono nel mondo, per queste infermità, circa 8 milioni di persone. I grandi mezzi internazionali hanno ignorato il fatto quasi completamente.
Nel 2012 Cuba testava il primo vaccino terapeutico contro il cancro al polmone avanzato a livello mondiale, la CIMAVAX-EGF. E nel gennaio 2013 è stato annunciato il secondo, la cosìdetta Racotumomab. Sperimentazioni cliniche in 86 paesi dimostrano che questi vaccini, sebbene non curino l’infermità, ottengono la riduzione dei tumori e permettono una tappa stabile dell’infermità, aumentando le speranze e la qualità di vita.
Il Centro Immunologico Molecolare de la Habana, appartenente allo Stato Cubano, è l’artefice di tutti questi vaccini. Già nel 1985 venne sviluppato il vaccino della meningite B, unica al mondo, e più tardi altre, come quelle contro l’epatite B o il deng. Inoltre opera da molti anni per sviluppare un vaccino contro l’HIV-SIDA. Altro centro statale cubano, il laboratorio Labiofam, sviluppa medicamenti omeopatici anche contro il cancro: è il caso del VIDATOX, elaborato partendo dal veleno  dello scorpione azzurro.
Cuba esporta questi farmaci in 26 paesi, e partecipano in imprese miste in Cina, Canadà e Spagna. Tutto questo rompecompletamente uno stereotipo molto diffuso, rafforzato dal silenzio mediatico sui successi di Cuba e di altri paesi del Sud: che la ricerca medico-farmaceutica di avanguardia si produce solo nei paesi cosìdetti “sviluppati”.
Indubbiamente, lo Stato cubano ottiene una rendita economica dalla vendita internazionale di questi prodotti farmaceutici. Senza dubbio, la sua filosofia di ricerca e commercializzazione è agli antipodi della pratica imprenditoriale della grande industria farmaceutica.
Il Premio Nobel della medicina Richard J. Roberts denunciava recentemente che le aziende farmaceutiche orientano le proprie ricerche non verso la cura delle infermità, ma lo sviluppo di farmaci per dolenze croniche, molto più remunerativi. E segnalava che le malattie proprie dei paesi più poveri – per la loro bassa redditività non venivano investigate. Per questo, il 90% dei finanziamenti per le ricerche viene destinato verso le malattie del 10% della popolazione mondiale.
L’industria pubblica medico-farmaceutica di Cuba, sebbene sia una delle principali fonti di entrate per il paese, di regge su principi radicalmente opposti.
In primo luogo, le sue ricerche vanno dirette, in buona parte, a sviluppare vaccini che proteggono dalle malattie e, di conseguenza, abbassano il costo dei medicamenti sulla popolazione.
In un articolo della prestigiosa rivista Science, i ricercatori dell’Università di Stanford (California) Paul Drain e Michele Barry assicuravano che Cuba ottiene migliori indici nella salute che gli Stati Uniti con un costo venti volte inferiore. La ragione: l’assenza – nel modello cubano – di pressioni e stimoli commerciali da parte delle aziende farmaceutiche, e una riuscita strategia di educazione della popolazione nella prevenzione.
Inoltre, le terapie naturali e tradizionali – come la medicina verde, l’agopuntura, l’ipnosi e molte altre, pratiche poco redditizie per i produttori di farmaci, sono integrate da molti anni nel sistema sanitario pubblico gratuito dell’isola.
Dall’altro lato, a Cuba i farmaci vengono distribuiti, in primo luogo, nella rete ospedaliera pubblica nazionale, in modo gratuito o altamente sussidiato.
L’industria farmaceutica cubana, inoltre, destina praticamente nulla in pubblicità, mentre nel caso delle multinazionali, è superiore al costo dell’investimento stesso della ricerca.
Per ultimo, Cuba spinge alla produzione di farmaci generici che mette a disposizione di altri paesi poveri e dell’Organizzazione Mondiale della Salute, a un prezzo molto inferiore a quello della grande industria mondiale.
Per questi accordi, alieni alle regole del mercato, generano forti pressioni dall’industria farmaceutica. Recentemente, il governo dell’Ecuador annunciava l’acquistoda Cuba di un numero importante di farmaci, in reciprocità alle borse di studio fornite a studenti ecuadoriani sull’isola e per l’appoggio di specialisti cubani al programma “Manuela Espejo” per persone diversamente abili.
Le proteste dell’Associazione dei Laboratori Farmaceutici Ecuadoriani si sono commutate immediatamente in campagne mediatiche, diffondendo il messaggio della insinuata cattiva qualità dei farmaci cubani.
Dall’altro lato, numerosi analisti vedono dietro il colpo di Stato in Honduras, nel 2009, la grande industria farmaceutica internazionale, dato che il governo del deposto Manuel Zelaya, nel quadro degli accordi ALBA, pretendeva sostituire l’importazione di medicamenti delle multinazionali con farmaci generici cubani.
Il blocco degli Stati Uniti a Cuba impone importanti ostacoli per la commercializzazione internazionale dei prodotti farmaceutici cubani, però pregiuduca anche direttamente la cittadinanza degli Stati Uniti. Ad esempio, le 80.000 persone diabetiche che soffrono in questo paese ogni anno dell’amputazione delle dita dei piedi, non possono accedere al farmaco cubano Heperprot P., che propriamente le evita.
Il Premio Nobel della Chimica Peter Agre affermava recentemente che “Cuba è un magnifico esempio di come si possa integrare la conoscenza e la ricerca scientifica”. Irina Bokova, direttrice generale dell’UNESCU, dichiarava di sentirsi “molto impressionata” dai successi scientifici di Cuba e mostrava la volontà di questa organizzazione delle Nazioni Unite per promuoverli nel mondo. La domanda è inevitabile: conterà sulla collaborazione imprescindibile dei grandi media internazionali per diffonderli?
Josè Manzaneda – Coordinatore CubaInformazione.




giovedì 23 gennaio 2014

Australia - Scoperto "lombrico gigante" di ...90 cm..

Il grosso lombrico
La notizia è stata riportata dall’autorevolissima rivista “National Geographic”, ed apprendiamo così che nonostante la mole, il “lombrico gigante di Gippsland” non è avvistato spesso, avendo l’abitudine di scavare lunghe e profonde gallerie nella valle del fiume Bass, nell’estremo sud est dell’Australia.
L’ambiente ideale per questo verme che sembra uscito da un film di fantascienza, sembrerebbe essere stata la caratteristica foresta di eucalipti, scomparsa nel corso del 19° secolo per l’impatto che ebbero gli emigranti europei sull’ecosistema australiano.
Per questo al giorno d’oggi, molti agricoltori allevatori e proprietari terrieri australiani, incoraggiati dal governo federale, stanno cercando di ricostruire le condizioni ambientali presenti prima dell’arrivo degli europei nel “nuovissimo continente”, quando esso era abitato solamente da una fauna caratteristica e da poche migliaia di aborigeni.
Forse sono questi i motivi per cui il “lombrico gigante” sta nuovamente tornando a fare capolino…

“BENNIE”, IL MOSTRO DEL LAGO DI GARDA, E’ PIU’ LUNGO DI UN ENTROBORDO. IL DETTAGLIO DI UN AVVISTAMENTO RACCONTATO DAI TESTIMONI.

E’ probabilmente sempre vivo il ricordo dell’incontro ravvicinatissimo avvenuto 12 anni fa con la quella creatura che sembrava uscita da un “B-movie” degli anni ’50 (“Il mostro della palude nera”…) negli occhi e nella mente di Antonio Spallanzani, il subacqueo emiliano che allora sparò dritto nel muso del mostro per paura di un’aggressione. Ma I successivi avvistamenti stanno a dimostrare che Bennie, soprannome del mostro del Garda coniato sulla scia del più celebre “Nessie” scozzese, non si sia fatto tanto male, nè tantomeno si sia offeso per un trattamento così poco amichevole; tanto che talvolta continua a farsi vedere con una certa frequenza,,, Fatto sta che, come suggeriva l’esperto di misteri Armando Bellelli, con un po’ di perizia è possibile davvero costruire uno storico degli avvistamenti, e scoprire che bene o male i suoi passaggi e le sue emersioni hanno spesso una logica, legate magari alle necessità del nutrimento, legate alla vicinanza dal posto in cui avrebbe trovato ‘tana’.
Proprio pochi mesi fa giunse presso la Redazione del quotidiano online “Bresciatoday” una nuova ed esclusiva testimonianza, datata estate 2011, risalente allo stesso periodo in cui anche un gruppo di turisti aveva avvistato qualcosa di strano all’altezza di Padenghe sul Garda, e si era precipitato dalle autorità locali a riferire su quanto avevano visto emergere dalle acque.L’ultima testimonianza pervenuta invece è più precisa e dettagliata, e la raccontano ai colleghi lombardi Fabio Rebuschi Matteo Galbassini, due giovani sulla trentina con residenza a Moniga del Garda. Il periodo a cui fanno riferimento è, come accennato, il giugno 2011, più precisamente un sabato pomeriggio: un soleggiato giorno di riposo, il giorno ideale per uscire fuori in barca.
“Non eravamo lontanissimi dalla riva, e ci eravamo fermati a fare un tuffo nelle acque comprese tra Portese e Manerba – raccontano i due – Dopo il tuffo risalimmo sullo scafo, e con un po’ di stupore ci accorgemmo che qualcosa non andava: proprio a due passi dalla barca notammo una specie di grossa ombra, una macchia scura ma di dimensioni notevoli. Rimanemmo come pietrificati dalla paura, lo spavento fu veramente grande. Dopo aver assorbito la sorpresa ed aver ragionato a mente fredda sull’accaduto, convenimmo che doveva trattarsi proprio di un bel bestione, almeno apparentemente più lungo della nostra stessa barca”
 La barca in questione è una RIO 400 che raggiunge e supera i 4,50 metri di lunghezza. Forse Bennie è davvero un curiosone, e si avvicinato allo scafo giusto per dargli un’occhiata, magari per salutare. Oppure semplicemente non si è accorto di nulla. “Non abbiamo ben capito cosa è successo – continuano Fabio e Matteo – e siamo rimasti attoniti. Poco dopo abbiamo ripreso la navigazione, siamo andati verso riva e verso casa, ma prima siamo corsi in paese. Siamo andati al bar, l’abbiamo detto subito agli amici: ci hanno preso un po’ in giro, ci hanno detto di aver bevuto. E così fino ad oggi non abbiamo più detto nulla, non l’abbiamo più detto a nessuno: avevamo paura di essere ancora scherniti”.
In effetti l’emergere di nuove testimonianze prima nascoste è chiaramente legato all’emergere della notizia: il camionista e la signora, il subacqueo e il turista, ora anche i ragazzi della Valtenesi. “Abbiamo preso coraggio negli ultimi tempi, dopo le tante notizie e gli avvistamenti, ora siamo sicuri che sia giusto dirlo: quel giorno abbiamo visto qualcosa, e qualcosa di veramente grosso. Poteva essere un pesce enorme, magari un siluro, noi non siamo degli esperti. Ma di una cosa siamo certi, quella ‘cosa’ era più lunga e più grossa della barca stessa”.
Da Bresciatoday

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