«...Verrà un giorno che l'uomo si sveglierà dall'oblio e finalmente comprenderà chi è veramente e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, a una mente fallace, menzognera, che lo rende e lo tiene schiavo... l'uomo non ha limiti e quando un giorno se ne renderà conto, sarà libero anche qui in questo mondo.» (Giordano Bruno)
sabato 17 luglio 2010
Golfo del Messico, la marea nera mette in pericolo l'equilibrio climatico mondiale (2)
Oltre che in superficie, le immagini satellitari hanno mostrato serpentoni di petrolio sotto i fondali oceanici, lunghi oltre 15 Km e larghi 5 Km, che hanno generato una pressione fisico-chimica sul flusso delle correnti con il conseguente generarsi di un gigantesco vortice, parte di una Loop Current ormai spezzata, oltre che alle catastrofiche conseguenza per la flora, la fauna e le popolazioni del Golfo del Messico danneggiate nella salute per il ricadere di tossici disperdenti chimici, come il Corexit 9527.
Golfo del Messico, la marea nera mette in pericolo l'equilibrio climatico mondiale.
Mappa delle correnti oceaniche
MILANO - Non c'è tregua ne soluzione valida per la fuoriuscita di petrolio iniziata il 20 aprile scorso nel golfo del Messico. Nonostante il pressing del Presidente Obama alla società Bpl inglese, e dopo diversi tentativi risultati inadeguati, provati dai super tecnici, un'altra notizia aggrava la tragica situazione del golfo messicano. La gigantesca marea nera, potrebbe, con buona probabilità, causare danni irreparabili all'attività di regolazione termica della Corrente del Golfo, con effetto domino sul clima globale del pianeta.
Questo è quanto dichiara uno studio pubblicato sul sito dell'Associazione Geofisica italiana a cura dell'Istituto di Scienze dell'Atmosfera del Clima Cnr-Isac. La sintesi dello studio, è firmata da Gianlugi Zangari, fisico teorico, nasce dai Laboratori Nazionali di Frascati, dopo attenta osservazione, via satellite e in tempo reale, della vasta zona oggetto di attenzione.
Le rilevazioni satellitari (attraverso i satelliti Jason, Topex/Poseidon, Geosat Follow-On, ERS-2, Envisat) tra maggio e giugno, elaborati dal Ccar 1,2 (Colorado Center for Astrodynamics Research), esaminate nei Laboratori di Frascati messe a confronto con dati precedenti, dimostrano in diretta il del rapido deterioramento della Loop Current, una corrente oceanica calda che è determinante della Corrente del Golfo.
Le rilevazioni satellitari (attraverso i satelliti Jason, Topex/Poseidon, Geosat Follow-On, ERS-2, Envisat) tra maggio e giugno, elaborati dal Ccar 1,2 (Colorado Center for Astrodynamics Research), esaminate nei Laboratori di Frascati messe a confronto con dati precedenti, dimostrano in diretta il del rapido deterioramento della Loop Current, una corrente oceanica calda che è determinante della Corrente del Golfo.
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Secondo lo scienziato italiano, Gianlugi Zangari, le mappe della velocità della superficie marina e della sua altezza, indicano che la Loop Current si è rotta per la prima volta il 18 maggio, generando un mulinello in senso orario.
Un'immagine rilevata lo scorso 12 giugno testimonia che la situazione è peggiorata tanto da creare il distaccato completo dalla corrente principale, distruggendo così completamente la Loop Current.
Considerato che, nel confronto con dati satellitari precedenti non esiste situazione similare, è fortemente plausibile collegare la rottura della Loop Current ai cambiamenti biochimici e fisici causate dalla grande mare nera.
Secondo lo scienziato italiano, Gianlugi Zangari, le mappe della velocità della superficie marina e della sua altezza, indicano che la Loop Current si è rotta per la prima volta il 18 maggio, generando un mulinello in senso orario.
Un'immagine rilevata lo scorso 12 giugno testimonia che la situazione è peggiorata tanto da creare il distaccato completo dalla corrente principale, distruggendo così completamente la Loop Current.
Considerato che, nel confronto con dati satellitari precedenti non esiste situazione similare, è fortemente plausibile collegare la rottura della Loop Current ai cambiamenti biochimici e fisici causate dalla grande mare nera.
Allo stato attuale, esperti e politici coinvolti, rassicurano l'opinione pubblica monetizzano il risarcimento del danno ambientale, ma è sempre più evidente che, in termini economici, non si può ricostruisce un equilibrio climatico globale di millenni.
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venerdì 16 luglio 2010
Il mistero dell'Apollo 20 - Nave aliena sulla faccia nascosta della Luna?
dettaglio della foto NASA AS15-P-9625Origine e storia della teoria[modifica | modifica sorgente]
Il 1º aprile 2007 il sedicente pilota[che tipo di pilota?] in pensione William Rutledge, di origine belga, posta su YouTube col nickname "RetiredAFB" una serie di video, riguardanti la presunta missione Apollo 20, di cui asserisce aver fatto parte: afferma inoltre che, prima di essa, si sarebbe svolta anche la missione Apollo 19 (la quale, ufficialmente, venne come la 18 e la 20 programmata ma poi cancellata), progettata per lo stesso compito, e che si sarebbe conclusa con la morte dell'equipaggio in seguito alla collisione con un non meglio identificato "oggetto". Tempo dopo si fece avanti un altro utente, nickname "Moonwalker1966Delta", asserendo di essere il comandante della Apollo 19 e smentendo la morte dell'equipaggio della stessa ma confermando la collisione con l'oggetto, e postando a sua volta vari presunti video della Apollo 19.
Analisi della teoria[modifica | modifica sorgente]
La storia immaginata nella teoria dell'Apollo 20 è stata ampiamente smentita dall'intera comunità astronautica, ma è stata ugualmente diffusa fra il grande pubblico da alcuni complottisti e persino da alcune trasmissioni televisive.
Nonostante la plausibilità di una missione spaziale come quella descritta sia assolutamente improbabile, e nonostante il carattere evidentemente goliardico di molti aspetti della storia, alcuni esponenti ufologici quali il Centro Ufologico Nazionale hanno analizzato nel dettaglio le presunte prove della storia, scoprendo che i video in questione sono dei falsi.[1]
I complottisti sostengono alcuni punti a favore dell'argomento:
A cui si contrappongono precisi dati di fatto:
Fonte - WIKIPEDIA
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martedì 13 luglio 2010
La falla nel Golfo del Messico che ha provocato la "marea nera", era prevista?
"....un articolo su Raw Story descrive in dettaglio il modo in cui Goldman Sachs si è liberata di gran parte del suo portafoglio di azioni BP nei primi tre mesi del 2010. In un momento in cui non c’erano ragioni particolarmente urgenti, la previdentissima banca ha venduto più di due volte di tutti gli altri detentori di azioni BP messi assieme, spogliandosi del 44% del suo investimento nella compagnia petrolifera e incassando quasi 270 milioni di dollari. Se avesse tenuto fino ad oggi quelle azioni, esse avrebbero perso il 36% del loro valore, che si sarebbe aggiunto alle perdite della parte rimanente del portafoglio.
La Goldman Sachs ha modo di conoscere "da dentro" tutti quelli che contano, anche BP. Dal 1997 al 2009 – cioè sino a ieri - il presidente di BP è stato un rubizzo signore irlandese che risponde al nome di Peter Sutherland, dal 1995 presidente di Goldman Sachs International, una sussidiaria che fa compravendita di azioni per la controllante Goldman Sachs Group. Non sono gli unici suoi incarichi. Se volete contare le poltrone collezionate da questo personaggio, facciamo notte. Non importa se certe sue organizzazioni sono finite male, secondo la logica dell’uomo della strada. Una banca da lui guidata crolla per un gorgo di debiti? Il giorno dopo qualcuno lo assume per un incarico ancora più importante, ai piani alti, fra gente che non ama perdere. Era lui ad esempio il direttore del Royal Bank of Scotland Group, la grande banca britannica che faceva da architrave per il folle sistema dei crediti subprime, di fatto nazionalizzata nel 2008 dall’allora premier Gordon Brown per evitare la catastrofe di una bancarotta che avrebbe fatto crollare Londra. Sutherland si è forse ritirato? Macché, ha continuato a stare in BP, e poi in Goldman, e dentro i consigli di amministrazione della Allianz e di altre società di mezzo mondo, lui che è stato anche direttore generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, Commissario europeo, nonché – per non farsi mancare nulla - membro dello “steering committee” del superelitario Gruppo Bilderberg e presidente dell’altrettanto elitaria Commissione Trilaterale.
Ciliegina sulla torta, da bravo cattolico irlandese, ha anche buone entrature vaticane, in qualità di “consultore della sezione straordinaria dell’Amministrazione del Patrimonio della Santa Sede”.
Insomma, fra amici ci si aiuta, e ogni danno d’immagine sarà riassorbito, e magari troverà le sue camere di compensazione, tra chi guadagna e chi perde nei piani alti, dove certe notizie si sanno prima degli altri. Ai piani bassi invece si perde tutti......" ..CONTINUA
lunedì 12 luglio 2010
Rotoli del mar Morto, scoperta la loro origine.
Roma - I ricercatori dei Laboratori Nazionali del Sud (LNS) di Catania dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) sono riusciti a far luce sull’origine di una parte degli straordinari “Rotoli del Mar Morto”, una raccolta di circa 900 documenti scoperti in varie grotte nei pressi del Mar Morto mezzo secolo fa.
Ci sono riusciti grazie all’uso congiunto di un nuovo sistema di analisi, chiamato XPIXE e brevettato proprio dai LNS dell’INFN, e dell’acceleratore di particelle in funzione negli stessi Laboratori.
I documenti analizzati rappresentano, tra l’altro, i testi biblici più antichi mai conosciuti, datati da uno a due secoli avanti Cristo fino a qualche decennio dopo.
I risultati sono stati presentati ieri, 1 luglio 2010, dal professor Giuseppe Pappalardo, dell’INFN, alla PIXE 2010 Conference che si è tenuta a Surrey, in Gran Bretagna.
I documenti analizzati rappresentano, tra l’altro, i testi biblici più antichi mai conosciuti, datati da uno a due secoli avanti Cristo fino a qualche decennio dopo.
I risultati sono stati presentati ieri, 1 luglio 2010, dal professor Giuseppe Pappalardo, dell’INFN, alla PIXE 2010 Conference che si è tenuta a Surrey, in Gran Bretagna.
La ricerca dei fisici dell’INFN, in collaborazione con i ricercatori dell’IBAM-CNR, ha permesso di scoprire che una parte di questi rotoli (in particolare il “Rotolo del Tempio”, che non fa parte della narrazione biblica ma descrive la costruzione e la vita di un tempio, e detta norme su come trasmettere la legge al popolo) potrebbe essere stata realizzata sulle rive del Mar Morto nella zona di Qumran, là dove sono stati trovati i reperti. O meglio, che le pergamene sono state preparate in loco.
La ricerca è stata realizzata su sette piccoli campioni (dimensione media, un centimetro quadrato) di questi rotoli su richiesta della dottoressa Ira Rabin del BAM (Bundesanstalt für Materialforschung) di Berlino. I reperti provengono dal Shrine of the Book of the Israel Museum e dalla collezione Ronald Reed della John Rylands University Library.
Gli strumenti del laboratorio LANDIS dei Laboratori di Catania dell’INFN hanno permesso di effettuare analisi non distruttive e di ottenere alcuni primi risultati sull’origine delle pergamene. Queste pergamene, il supporto su cui si scriveva al tempo, richiedevano, infatti, una grande quantità di acqua per essere preparate. Analizzando nella zona del ritrovamento le acque presenti localmente, si era potuta stabilire la presenza di alcuni elementi chimici nelle sorgenti e il rapporto tra le loro diverse concentrazioni. Si sono poi analizzati i valori del rapporto Cloro/Bromo su alcuni frammenti di pergamene del Rotolo del Tempio utilizzando fasci di protoni da 1.3 MeV, prodotti dall’acceleratore di particelle Tandem dei LNS dell’INFN.
Si è visto così che i valori del rapporto Cloro/Bromo nelle pergamene sono compatibili con una loro provenienza dalla zona in cui sono state trovate. Presentano cioè valori affini a quelli dell’acqua presente in loco.
La ricerca continuerà ora con l’analisi degli inchiostri con cui sono stati realizzati i testi.
La tecnica
Il sistema XPIXE (X-ray and Particle Induced X-ray Emission) consiste in una sorgente radioattiva che emette sia particelle alfa che raggi X. A seguito dell’incidenza di queste radiazioni sul campione da analizzare, si ha l’emissione di raggi X caratteristici degli elementi chimici componenti il campione in esame, che vengono contestualmente rivelati. L’analisi degli spettri misurati consente, nella maggior parte dei casi, di ottenere la composizione chimica del reperto in studio.
Questo strumento è portatile e consente analisi in situ.
Si è visto così che i valori del rapporto Cloro/Bromo nelle pergamene sono compatibili con una loro provenienza dalla zona in cui sono state trovate. Presentano cioè valori affini a quelli dell’acqua presente in loco.
La ricerca continuerà ora con l’analisi degli inchiostri con cui sono stati realizzati i testi.
La tecnica
Il sistema XPIXE (X-ray and Particle Induced X-ray Emission) consiste in una sorgente radioattiva che emette sia particelle alfa che raggi X. A seguito dell’incidenza di queste radiazioni sul campione da analizzare, si ha l’emissione di raggi X caratteristici degli elementi chimici componenti il campione in esame, che vengono contestualmente rivelati. L’analisi degli spettri misurati consente, nella maggior parte dei casi, di ottenere la composizione chimica del reperto in studio.
Questo strumento è portatile e consente analisi in situ.
L’acceleratore Tandem dei LNS svolge un lavoro analogo a quello del XPIXE ma, poiché utilizza un fascio di protoni con un’intensità maggiore rispetto a quella della radiazione emessa dal XPIXE, riusciamo a conoscere anche il rapporto tra gli elementi presenti e quindi, per esempio, a capire se l’acqua con cui è stata lavata la pergamena è compatibile o meno con l’acqua locale.
XPIXE è stato interamente sviluppato e realizzato dall’INFN in collaborazione con il CEA (Francia) e opera nell’ambito del laboratorio LANDIS (Laboratorio di Analisi non Distruttiva in Situ) ai Laboratori Nazionali del Sud dell’INFN per applicazioni nel campo dei beni culturali.
venerdì 9 luglio 2010
La marea nera spezza l'equilbrio della Corrente del Golfo?
Fonte: ansa.it
Si è spezzata una delle componenti principali della corrente del Golfo, dal nome Loop current, stravolgendo così un equilibrio secolare di correnti calde e fredde. La causa? Ancora una volta la terribile macchia nera di petrolio del golfo del Messico.Lo rende noto uno studio italiano che evidenzia come sia impossibile al momento prevedere il futuro della situazione; tuttavia pare che, se il processo proseguirà, potrebbero riscontrarsipesanti conseguenze per la corrente calda che attraversa l’oceano Atlantico fino al Nord d’Europa.Lo studio è stato portato avanti da Gianluigi Zangari, dei Laboratori Nazionali di Frascati dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e pubblicato sul sito internet dell'Associazione Geofisica Italiana, dell'Istituto di Scienze atmosferiche e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Isac-Cnr).Il ricercatore è arrivato a questa conclusione attraverso lo studio delle immagini e dei dati forniti dai satelliti americani ed europei, che osservano il pianeta (dai nomi Jason,Topex-Poseidon, Geosat Follow-On, Ere-2 ed Envisat) e utilizzando un sistema di calcolo sviluppato e brevettato proprio da Zangari nei Laboratori di Frascati nel 1999.
Da alcuni giorni, la marea nera ha iniziato a creare un vortice dalle dimensioni sempre più consistenti, staccandosi completamente dal resto della corrente: un danno enorme per gli equilibri delle acque del Golfo – ha fatto sapere Zangari - che rischia di creare conseguenze irreversibili se non si interverrà seriamente e al più presto.
martedì 6 luglio 2010
1945-1988 Mappa Mondiale delle Esplosioni Atomiche.
2053 è il numero delle esplosioni atomiche avvenute sul nostro pianeta. Ringraziamo Isao Hashimoto autore di questo filmato.
Clima - Misurato il respiro della terra.
Due ricerche hanno stabilito che è il valore della fotosintesi e dell’anidride carbonica in relazione a temperatura
Per la prima volta è stato misurato il respiro della Terra: si tratta del valore globale della fotosintesi e quello del ciclo dell’anidride carbonica (CO2) in relazione alla temperatura. Il calcolo è stato messo a punto da due ricerche pubblicate sulla rivista Science e presentate oggi a Torino, in una conferenza stampa organizzata dalla stessa rivista scientifica internazionale nell’ambito dell’Euro Science Oper Forum (Esof). Nel primo studio, diretto da Christian Beer, dell’Istituto di biogeochimica Max Planck di Jena, Germania, i ricercatori hanno calcolato la produzione primaria lorda (PPL) della Terra, che rappresenta la quantità totale annua di biossido di carbonio assorbita dalle piante terrestri mediante fotosintesi. Con una nuova combinazione di osservazioni e modellazione, stimano che essa sia pari a 123 miliardi di tonnellate. Nel secondo studio, diretto da Miguel Mahecha, i ricercatori hanno esaminato gli effetti delle variazioni a breve termine della temperatura dell’aria sulla respirazione dell’ecosistema, ossia la reimmissione di biossido di carbonio nell’atmosfera da parte della Terra, mostrando che la sensibilità della respirazione dell’ecosistema alle variazioni a breve termine della temperatura sono simili in tutto il mondo. I ricercatori suggeriscono inoltre che, oltre alla temperatura, altri fattori, quali le lente e continue trasformazioni del carbonio nel suolo e la disponibilità dell’acqua, possano avere un ruolo cruciale nei bilanci del carbonio nell’ecosistema a lungo termine.
Per la prima volta è stato misurato il respiro della Terra: si tratta del valore globale della fotosintesi e quello del ciclo dell’anidride carbonica (CO2) in relazione alla temperatura. Il calcolo è stato messo a punto da due ricerche pubblicate sulla rivista Science e presentate oggi a Torino, in una conferenza stampa organizzata dalla stessa rivista scientifica internazionale nell’ambito dell’Euro Science Oper Forum (Esof). Nel primo studio, diretto da Christian Beer, dell’Istituto di biogeochimica Max Planck di Jena, Germania, i ricercatori hanno calcolato la produzione primaria lorda (PPL) della Terra, che rappresenta la quantità totale annua di biossido di carbonio assorbita dalle piante terrestri mediante fotosintesi. Con una nuova combinazione di osservazioni e modellazione, stimano che essa sia pari a 123 miliardi di tonnellate. Nel secondo studio, diretto da Miguel Mahecha, i ricercatori hanno esaminato gli effetti delle variazioni a breve termine della temperatura dell’aria sulla respirazione dell’ecosistema, ossia la reimmissione di biossido di carbonio nell’atmosfera da parte della Terra, mostrando che la sensibilità della respirazione dell’ecosistema alle variazioni a breve termine della temperatura sono simili in tutto il mondo. I ricercatori suggeriscono inoltre che, oltre alla temperatura, altri fattori, quali le lente e continue trasformazioni del carbonio nel suolo e la disponibilità dell’acqua, possano avere un ruolo cruciale nei bilanci del carbonio nell’ecosistema a lungo termine.
Progetto Athena - Dieta e antocianina per la lotta all'obesità.
Dieta dissociata, a punti, bilanciata, a zona, sono solo alcune delle tipologie dei metodi seguiti dalla maggioranza della popolazione, specialmente dalle donne, per dimagrire. E, da oggi, è in arrivo anche un'altra novità: si tratta della dieta a colori, quella del "rosso e del blu".
Il blu dei mirtilli, dei gelsi, delle melanzane, del mais delle Ande, il rosso dellearance rosse di Sicilia, delle fragole e dell'uva.
Convinti delle potenzialità della dieta sono gli esperti europei che, dal primo di luglio, stanno lavorando al "Progetto Athena" per verificare sull'uomo le proprieta' delle "antocianine", ovvero i pigmenti che danno la colorazione alla frutta, ai vegetali e ai fiori.
La teoria è derivata dai sorprendenti risultati, pubblicati recentemente sul "Journal of Obesity", ottenuti dalle sperimentazioni su alcuni animali da laboratorio che si sono mantenuti in piena forma con una dieta ipercalorica, ma ricca di antocianine, che ha mantenuto i fortunati topini in piena forma fisica e soprattutto magri, al riparo dall' obesita' e dal rischio di malattie cardiovascolari e tumori.
Al progetto "Athena" prendono parte 6 gruppi europei, oltre al Dipartimento di Scienze Biomolecolari e Biotecnologiche dell' Universita' di Milano, guidato da Chiara Tonelli, l'Istituto Europeo di Oncologia, diretto dal Professore Umberto Veronesi, la societa'italiana "Kos Genetics", l'Istituto di Agrumicoltura di Acireale, l' Universita' Cattolica di Campobasso.
Come illustrato dalla docente Tonelli, tre gruppi di topini da laboratorio sono stati sottoposti a una dieta ipercalorica. Le prime due squadre campione hanno bevuto, rispettivamente, acqua e succo d'arancia, al contrario dell'ultimo gruppo di roditori che si è dissetato solo con succo di arance rosse.
E i medici hanno così avuto la dimostrazione prevista già dalla loro teoria. Le cavie delle prime due squadre hanno subito un aumento di peso, mentre i topi della terza sonodimagriti, perdendo, in particolare, il grasso bianco, accumulato sulla pancia, da sempre acerrimo nemico della buona salute.
I dottori hanno così sottolineato che la perdita di peso non può che essere attribuita dall'assunzione dei frutti- l'arancia rossa- ricchi di antocianine.
Gli esperti provvederanno poi a riprodurre le stesse sperimentazioni in clinica per verificare i risultati anche sull'uomo.
Ma il messaggio - dice Chiara Tonelli - "deve essere chiaro: non si e' trovato un nuovo metodo per dimagrire, ma l'indicazione vuole essere che con un'alimentazione sana possiamo fare molto per la nostra salute"
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lunedì 5 luglio 2010
Bioscanner - La macchina italiana che scopre i tumori, ma non la producono più.
Scopre la presenza di un tumore senza infilare sonde o aghi nel corpo, senza richiedere ecografie che danneggiano la salute. Funziona come un metal detector Bioscanner, la macchina inventata dal fisico italiano Clarbruno Vedruccio, che ha dimostrato la sua validità dopo essere stata utilizzata negli ospedali e promossa (nel 2006) dall’ex ministro della Salute Umberto Veronesi.
Ma il suo successo è già finito e la ragione non è nota. La Galileo Avionica, una società del gruppo Finmeccanica che produce il macchinario, ha semplicemente stabilito che Bioscanner non è più un prodotto strategico: l’azienda internazionale è infatti specializzata nel settore militare.
La macchina è diventata anche un piccolo caso politico. Poche settimane fa la provincia autonoma di Trento ha bocciato Bioscanner: “Non ci sono le condizioni regolamentari e le necessarie evidenze di efficacia per l’adozione”, spiega l’assessore alla Salute del Trentino.
Ora il suo inventore potrebbe essere costretto ad andare all’estero per produrre la macchina già promossa sia dagli ospedali che da un ministro. “Aspetterò qualche mese – spiega l’inventore- e se non dovesse cambiare nulla lascerò l’Italia. Andrò negli Stati Uniti o in Cina. Piuttosto in un altro paese europeo o in Sudamerica”.
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