domenica 5 agosto 2012

Global warming - L'inquinamento del Mar Baltico , causa di epidemie di colera e gastroenterite.


Secondo lo  studio "Emerging Vibrio risk at high latitudes in response to ocean warming", pubblicato da Nature Climate Change, il riscaldamento del Mar Baltico sta causando un aumento di infezioni batteriche che possono portare ad epidemie di colera e gastroenterite.
Un team internazionale di ricercatori svedesi, finlandesi, spagnoli, britannici e statunitensi ha  scoperto che ogni aumento di un grado delle temperature del Mar Baltico è sto accompagnato da un aumento annuo del 200% delle vibrio-infezioni, che possono causare malattie gravi negli esseri umani che ingeriscono l'acqua o mangiare molluschi contaminati. 
I vibrioni si trovano generalmente nelle calde acque tropicali e del Mediterraneo (come ci ricordano le tristemente famose epidemie a Napoli e Bari) ma possono svilupparsi anche quando si riscaldano le acque alle latitudini più alte. Dal 1982 al 2010, la temperatura del Mar Baltico è aumentato di circa 2 gradi centigradi, facendo del Baltico il mare con  più veloce riscaldamento  dell'ecosistema marino fin qui esaminati, ovunque sulla Terra», dice lo studio.
Gli scienziati attribuito questo aumento in gran parte al global warming ed hanno detto di aspettarsi un ulteriore riscaldamento delle acque del Baltico a causa delle ondate di calore. Le malattie portate dai vibrioni sembrano quindi destinate a diffondersi e proliferare in climi temperati, seguendo il progressivo aumento delle temperature e dei mari. I ricercatori scrivono infatti su Nature Climate Change che «c'è una crescente preoccupazione circa il ruolo dei cambiamenti climatici nel portare malattie batteriche infettive trasmesse dall'acqua». 
I picchi del riscaldamento della superficie del Baltico registrati dal team «hanno coinciso con la comparsa inattesa di vibrio-infezioni nell'Europa settentrionale, molte delle quali raggruppate intorno alla zona del Mar Baltico. Il numero e la distribuzione dei casi corrispondono a stretto contatto con i picchi temporali e spaziali delle temperature della superficie del mare».  La ricerca conclude che «questo è tra la prime prove empiriche che il cambiamento climatico antropogenico sta portando all'emergere di vibrio-malattie nelle regioni temperate, attraverso il suo impatto sulle comunità batteriche residenti, il che implica che questo processo sta rimodellando la distribuzione delle malattie infettive a scala globale».
Craig Baker Austin, del Centre for environment, fisheries and aquaculture science britannico, ha spiegato alla Reuters che «gli aumenti apparentemente grandi che abbiamo visto nei casi durante gli anni  con un ondata di calore, tendono a indicare che il cambiamento climatico sta effettivamente portando le infezioni». Mentre gli studi sulle emissioni globali di gas serra dicono che le temperature medie superficiali degli oceani sono aumentate di circa 0,17 gradi nel periodo 1980-2010, il Baltico si è riscaldato tra gli 0,063 e gli 0,078 gradi all'anno tra il 1982 e il 2010, cioè tra i 6,3 e i 7,8 gradi in un secolo. Molti batteri marini si sono trovati così a prosperare nella bassa e poco salina acqua del Baltico diventata rapidamente "calda", una situazione acuita ancora dal cambiamento climatico che ha causato precipitazioni più frequenti e più pesanti, riducendo ulteriormente la salinità negli estuari dei fiumi e n elle zone umide costiere. Un vero e proprio brodo di coltura per i vibrioni.
Focolai di vibrioni sono già comparsi in regioni temperate del Cile e del Perù, nel nord di Israele, nel Pacifico che bagna il nord-ovest degli Usa e nella Spagna nord-occidentale. Tutti  casi che secondo  gli scienziati possono essere ricollegati al global warming. Baker Austin evidenzia che «"Pochissimi studi hanno esaminato il rischio di queste infezioni alle alte latitudini. Certo, le probabilità di avere un'infezione da vibrione sono considerate relativamente basse, e la ricerca si concentra più nelle aree in cui queste malattie sono endemiche o almeno più comuni».
Fino ad ora le precedenti vibrio-epidemie nelle regioni più fredde sono state spesso causate da un evento sporadico o da condizioni particolari, invece che una risposta a lungo termine al cambiamento climatico. Ma lo studio avverte che la situazione potrebbe evolversi rapidamente: «Questo perché gli effetti del global warming possono essere più pronunciati alle latitudini più alte e nelle zone in cui mancano dettagliati dati climatici storici».
Baker Austin conclude:  «C'è una crescente consapevolezza che il clima e l'emergere di alcune malattie infettive sono strettamente legati, ma in materia ci sono delle enormi lacune di dati che devono essere affrontate». 
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Global warming: le fioriture algali del Mar Baltico destinate ad aumentare


Un team di ricercatori danesi, tedeschi, olandesi, norvegesi e svedesi, coordinati da Karoline Kabel e Matthias Moros del Leibniz-Institut für Ostseeforschung Warnemünde, ha lanciato un nuovo allarme per il già stressato ecosistema del Mar Baltico:  «Un ulteriore global warming potrebbe portare allo sviluppo di maggiori fioriture algali blu-verdi e alla comparsa di condizioni con minore presenza ossigeno». 
In diverse aree del Baltico le fioriture algali sono già  un grosso problema e sono collegate all'aumento di vaste "dead zone", prive di ossigeno e dove ormai la vita è praticamente scomparsa. «In densità molto elevate, le fioriture algali possono decolorare l'acqua e prevalere, avvelenare o asfissiare le altre forme di vita nel mare», sottolineano i ricercatori.
Negli ultimi anni gli scienziati hanno notato un aumento dell'estensione e del numero delle enormi fioriture algali blu-verdi o di cianobatteri, dovute in parte ad una maggiore immissione nel Baltico di  sostanze nutrienti, soprattutto fosforo e azoto, provenienti dall'agricoltura intensiva. Ma anche le variazioni della temperatura sono un fattore chiave di questo disastro ambientale. Il team ha presentato su Nature Climate Change nuove prove a sostegno di questa teoria.  Gli scienziati sottolineano «Il ruolo svolto dalle temperature nel favorire l'incremento di sostanze nutrienti» dicono che «Un aumento senza sosta della temperatura non potrà che far peggiorare il problema».
Il bollettino scientifico dell'Ue Cordis scrive che il team di ricerca per i suoi studi ha utilizzato un nuovo metodo, il TEX-86, che ha reso possibili stimare con precisione le temperature del passato: «Le analisi di composti biologici sensibili alla temperatura trovati nei sedimenti potrebbero essere quindi usate per quantificare i passati cambiamenti della temperatura, in tempi in cui i termometri non erano disponibili. L'interpretazione delle informazioni sedimentarie è stata ulteriormente supportata dall'applicazione di modelli di ecosistemi, che sono stati usati per calcolare la sensibilità dell'ecosistema alla combinazione di temperatura e concentrazioni di sostanze nutrienti nel mar Baltico». 
Eystein Jansen del  Bjerknes centre for climate change  di Bergen, in Norvegia, sottolinea che «Per isolare l'effetto della temperatura, gli scienziati hanno dovuto far andare a ritroso nel tempo le loro ricerche fino a un periodo precedente all'agricoltura industrializzata su larga scala, prima che l'aumentato apporto di sostanze nutrienti avesse un'influenza importante. questo studio combina simulazioni di modelli di ecosistemi con studi sui climi del passato: "Si tratta di un lavoro eccitante e all'avanguardia che mostra l'utilità di combinare studi sulle naturali variazioni climatiche del passato con quelle che avvengono adesso e quelle che potrebbero avvenire in futuro. La maggior parte delle acque che scorrono lungo la costa della Norvegia meridionale hanno origine nel Baltico, quindi i risultati possono avere implicazioni anche in uno scenario più vasto».
Il Bjerknes centre  spiega che «utilizzando campioni di sedimenti che coprono gli ultimi 1000 anni di sedimentazione nel mar Baltico, gli scienziati essi sono riusciti a svelare periodi caldi nel passato anch'essi caratterizzati da fioriture algali e basso contenuto di ossigeno. Lo studio si spinge fino al periodo caldo medievale: da 1.000 a 800 anni fa. Nel periodo successivo, spesso chiamato la "Piccola era glaciale", le temperature nel Baltico crollarono di 3-4 gradi. Durante questa ondata di freddo le condizioni nel Baltico erano molto più salubri, fino a che le fioriture e le condizioni deossigenate non emersero nuovamente nel 20° secolo».
Sembra però che la presenza di fioriture algali vari da zona a zona: a giugno  i ricercatori del Centro di ricerca marina del Finnish environment institute  hanno annunciato che «il rischio di fioriture algali blu-verdi al largo della costa della Finlandia, specificatamente nel Golfo di Finlandia e attorno alla sua imboccatura, questa estate è prevalentemente moderato, molto inferiore rispetto alla scorsa estate., mentre non sono previste grandi fioriture nel Golfo di Botnia». Ma hanno anche fatto notare che «nelle zone a sud del Mare dell'Arcipelago e in quelle a nord del Mar Baltico vero e proprio c'è un notevole rischio di fioriture algali».

Global warming - Il plancton tropicale invade le fredde...acque dell'Artico


Dopo i batteri tropicali che vivono nel mar Baltico e che hanno causato un aumento rapido nei Paesi Baltici dei casi di infezioni tropicali come il colera e le gastroenteriti, ora si scopre che anche il plankton tropicale ha raggiunto i mari subpolari artici.

È, infatti, la prima volta che sono state scoperte specie tropicali di zoo-plankton che vivono e proliferano nelle acque dell'oceano Artico di fronte alle coste norvegesi. Lo hanno annunciato ricercatori americani, norvegesi e russi della Columbia University dopo aver pubblicato i risultati delle loro ricerche sul Journal of Micro Palaeontology (volume 31, n. 2, luglio 2012, pagg. 139-158). Lo zoo-plankton trovato appartiene alla specie «radiolaria», costituita da organismi microscopici che tendono ad aggregarsi fra di loro formando figure simili a piccole conchiglie e che si nutrono di micro-alghe e di batteri.

I campionamenti in mare sono stati effettuati nel 2010, quando una nave oceanografica polare norvegese aveva intrapreso una serie di ricerche marine nelle acque dell'oceano Artico a nord-ovest dell'arcipelago delle isole Svalbard, a circa metà strada tra l'Europa ed il Polo Nord. Nell'esaminare, poi, in laboratorio i campioni di acqua prelevati, i ricercatori hanno scoperto con sorpresa questo zoo-plankton tropicale che aveva differenti dimensioni e in differenti fasi di sviluppo. Quindi, questo tipo zoo-plankton tropicale, non solo aveva invaso le acque dell'Artico, ma aveva trovato anche le condizioni dell'ambiente marino adatte alla sua proliferazione, nonostante le apparenti condizioni proibitive di quelle aree polari.

I ricercatori hanno così dedotto che sicuramente lo zoo-plankton è stato trasportato dalla corrente del Golfo, ma il fatto che specie tropicali potessero sopravvivere nelle acque dell'Artico rappresenta un'evidente indicazione che le acque marine artiche si sono riscaldate e che l'ecosistema artico è in condizioni favorevoli anche alla proliferazione di micro-organismi tropicali. Tuttavia, potrebbe non essere così nella realtà, perché il riscaldamento marino potrebbe far parte di un ciclo periodico in cui il flusso delle acqua calde della corrente del Golfo è talmente intenso da penetrare le acque fredde dell'Artico.

Le verifiche condotte hanno, però, mostrato che la temperatura media delle acque dell'Artico (e non solo quelle interessate dalla corrente del Golfo) è aumentata di 5 °C in questi ultimi 60 anni, vale a dire che c'è stato un tasso di riscaldamento pari a ben 0,83°C per decennio, ovvero 8,3°C per secolo, un incremento, questo, molto elevato soprattutto se si tiene conto che nel frattempo c'è un continuo apporto di acque fredde provenienti dallo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia, oltre che di quelli marini dell'Artico. Insomma, le condizioni termiche marine sono tali che anche impulsi più intensi della corrente del Golfo, che in passato avrebbero avuto durata limitata, ora si trovino nella condizione di poter persistere molto più a lungo nel tempo.

Anche se non vi è certezza di una correlazione tra invasione del plankton tropicale e riscaldamento del clima, i risultati di questa ricerca sono compatibili con gli effetti dei cambiamenti climatici ed ambientali in corso. Occorrono ovviamente conferme successive per verificare se si tratta di un episodio effettivamente isolato oppure di una nuova situazione dell'Artico.

(Fonte Enea Eai)

Reggio Emilia - Scia di luce attraversa l'orizzonte.



Reggio Emilia, 13 luglio 2012 - UN BOLIDE luminoso sulle colline matildiche. Con tanto di mistero. Il fenomeno è accaduto mercoledì sera, quando una scia di luce ha attraversato l’orizzonte con direzione da sud a ovest. L’oggetto è stato visibile in particolare nella fascia pedecollinare di Quattro Castella e nella prima parte di pianura, nei dintorni di Bibbiano e San Polo.
 Sono stati in molti, a Roncolo, durante il mercatino, a notare la traccia luminosa, visibile per parecchi secondi. La parabola dell’oggetto ha raggiunto la provincia di Parma e disegnato nel buio una «via astrale». In quel momento il campanile della chiesa stava battendo le dieci.
L’attenzione degli appassionati delle cose del tempo andato è così passata dalle bancarelle al cielo. Alcuni commenti hanno aggiunto una spruzzata di giallo a quello che, con tutta probabilità, si rivela il transito di una meteora che ha impattato con l’atmosfera.
Cosa frequente, durante l’estate, e che viene osservata con maggiore facilità per l’abitudine di trascorrere le serate all’aria aperta alla ricerca di frescura. «Sarà anche un meteorite, però qualche giorno fa, qui vicino, sono apparsi strani segni nei campi, come quelli che si vedono nelle trasmissioni in tv», dice un uomo mentre acquista alcuni romanzi in vista delle ferie.
«Se crede agli omini verdi ho delle storie di fantascienza, belle e che costano poco», butta lì venditore, dall’altra parte del banchetto. Narrativa, visitatori da altri mondi e enigmatiche tracce sulle colline: si accende il dibattito. E dal bolide, tutte le indicazioni portano alla strada che collega il centro di Montecavolo a Salvarano. «Quando ho finito di lavorare, vado spesso a fare una passeggiata e l’altro giorno ho visto delle strane bruciature, che sembravano dei cerchi», dice una ragazza. «Per me hai visto troppe puntate di ‘Voyager’», replica ridendo il fidanzato.

«STRANI SEGNI» e «bruciature» comunque spiccano nei campi e sono la meta delle passeggiate tardo pomeridiane di qualche curioso. Spiccano nitidamente per la tonalità giallastra rispetto al verde circostante. Difficile però metterle in rapporto con il bolide luminoso, probabilmente una meteora causata dallo sciame di Geminidi, che in questo scorcio dell’anno è ben visibile. Ma va da sè che ogni estate, con il caldo, porta immancabilmente anche un tocco di mistero che ha il sapore delle vacanze.

 

sabato 28 luglio 2012

Campi Flegrei Deep Drilling Project: protesta di scienziati e associazioni


Diverse le associazioni di cittadini e di scienziati che si oppongono alle trivellazioni dei Campi Flegrei
, bollate come altamente rischiose in un’area già molto pericolosa, in cui non esiste nemmeno un piano di evacuazione nel caso si verifichi una improbabile ma possibile tremenda eruzione

Le polemiche degli scienziati: “l'area che sarà soggetta alla perforazione presenta un rischio enorme”

“C'è differenza tra pericolo e rischio: quest'ultimo è legato alla popolazione esposta e l'area che sarà soggetta alla perforazione presenta un rischio enorme”, il professor Benedetto De Vivo, docente di Geochimica ambientale alla Federico II di Napoli. “Queste operazioni non si fanno nelle città - aggiunge - non c'è nessun rapporto costo-beneficio che giustifichi il vantaggio presunto dell'operazione, quale esso sia. Bisogna smetterla con il mito della scienza e dell'infallibilità della tecnologia, la natura non siede ai nostri tavoli scientifici e non risponde dei nostri calcoli del rischio”. Sottolinea inoltre “la ricerca apparirebbe inutile, in quanto, dei Campi Flegrei si sa già tutto grazie alle perforazioni effettuate dall'Agip negli anni '70 e '80, e sappiamo che non si può ottenere energia a causa della composizione dei fluidi ad alta salinità”.

Manca un piano di emergenza, che prevede oltre al rischio sismico anche quello vulcanico e industriale

Giuseppe Mastrolorenzo, vulcanologo dell'Osservatorio vesuviano, ha posto l'attenzione sulla mancanza di un piano di emergenza, che preveda oltre al rischio sismico anche quello vulcanico e industriale, parlando di "azzardo" nella perforazione di un'area della quale "abbiamo molte informazioni" ottenute attraverso le trivellazioni dell'Agip. “Chi decide di autorizzare in un'area densamente popolata, decide in modo arbitrario che la collettività possa essere esposta a un rischio, e non so se la cittadinanza sia d'accordo considerando che non esiste un piano di emergenza”, ha dichiarato Mastrolorenzo.

La risposta dell’ INGV: “Il nostro obbiettivo è la mitigazione del rischio vulcanico nell'area flegrea”

Per l'Ingv, il progetto è "di pura ricerca scientifica" e "ha come obbiettivo la mitigazione del rischio vulcanico nell'area flegrea attraverso un sostanziale miglioramento della conoscenza della struttura vulcanica e dei meccanismi di attività, con particolare riguardo ai fenomeni bradisismici, attraverso l'installazione in pozzo di sistemi di monitoraggio innovativi". Nessuna necessità di un piano di emergenza per "un carotaggio di 500 metri", sostiene INGV, nonostante sulla prima fase del progetto siano poche le perplessità della comunità scientifica, a differenza della seconda, che si propone di raggiungere i 4 chilometri di profondità. Il chiarimento non ha convinto associazioni e movimenti che si stanno opponendo al progetto di perforazione.

La protesta delle associazioni: “ l'autorizzazione al progetto da parte della Protezione civile nazionale non esiste”

I Verdi attraverso il commissario regionale campano, Francesco Emilio Borrelli, sottolineano che "l'autorizzazione al progetto da parte della Protezione civile nazionale non esiste. Hanno piuttosto confermato che non c'è un piano di evacuazione, necessario in casi di interventi su una delle caldere tra le più pericolose al mondo". Borrelli ricorda inoltre che "non era questo il futuro che si era descritto per Bagnoli: si parlava di recupero del lungomare, di un porto e del canale per le barche a vela. Oggi ci ritroviamo con la proposta da parte del Comune della realizzazione di un sito di compostaggio e con le trivellazioni, una situazione surreale".

Tra le prossime iniziative a favore della protesta contro le trivellazioni segnaliamo:

“Accendiamo i Riflettori” una kermesse spettacolo in preparazione per i prossimi mesi che vedrà il mondo della cultura, sport e spettacolo impegnati a titolo gratuito, evento pro causa dei campi flegrei al quale hanno già dato la loro adesione: Edoardo Bennato, Eugenio Bennato, Maria Bolignano, Maurizio Casagrande, Mattia Caliendo, Tony Cercola, Sal Da Vinci, Enzo DC, Chiara De Crescenzo, Mauro Di Rosa, i Fatebenefratelli Edo e Gigi, Enzo Fischetti, Angelo Forgione, Anna Fusco, Gennaro Iezzo, Peppe Iodice, Biagio Izzo, Giuseppe Mosca, Gino Magurno, Salvatore Mazzella, Ludo Brusco Mrhyde, Aniello Misto, Pietra Montecorvino, Eddy Napoli, Patrizio Oliva, Gino Olivieri, Nando Paone, Patrizio Rispo, Antonello Rondi, Gigio Rosa, Francesca Schiavo, Gianni Simioli, Nando Varriale.

Paolo Celentano
pcelentano@class.it
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giovedì 26 luglio 2012

Vienna - In un castello trovati 4 reggiseni di 600 anni fa.



Vienna (Austria), 18 lug. (LaPresse/AP) - Una scoperta rivoluzionaria che potrebbe riscrivere la storia della biancheria intima femminile: già 600 anni fa le donne indossavano i reggiseni. La notizia arriva dall'Università di Innsbruck, i cui archeologi hanno trovato quattro reggiseni risalenti al Medioevo all'interno di un castello austriaco. Gli esperti di moda si sono detti molto sorpresi, visto che fino ad oggi si riteneva che questo indumento intimo fosse comparso solo 100 anni fa, dopo l'abbandono del corsetto. Ora, invece, sembra che il reggiseno sia addirittura precedente all'invenzione del corsetto. Hilary Davidson, curatrice dell'area dedicata alla moda del London Museum, spiega che in particolare uno dei quattro esemplari ritrovati "appare esattamente come un moderno reggiseno e si tratta di reperti straordinari". In realtà, spiega l'archeologa responsabile della scoperta, Beatrix Nutz, i reggiseni sono stati trovati nel 2008 ma ci sono voluti parecchi anni e molti test, compresa la datazione con il carbonio, per assicurarsi dell'autenticità degli indumenti.
Fonte

Volevo far notare che già in un mosaico romano di oltre mille anni fa,  a Piazza Armerina (EN) nella Villa Romana del Casale, sono visibili 2 fanciulle che giocano a palla , le stesse indossano un "bikini", nel quale il reggiseno è gia utilizzato..

Bulgaria - Scoperti 2 scheletri di Vampiri.


Gli scheletri, risalenti a sette secoli fa, sono stati ritrovati senza denti (rimossi per precauzione) e con accanto la barra di ferro con cui erano stati colpiti più volte al petto.
La scoperta di due scheletri di 700 anni fa in Bulgaria, uno dei quali qui fotografato al Museo nazionale di Storia, testimonia che la paura dei vampiri precede di gran lunga il Dracula narrato da Bram Stoker.
I presunti "vampiri" sono stati trovati sepolti fra le rovine di una chiesa nella cittadina di Sozopol, sul Mar Nero. Gli scheletri mostravano segni di colpi al petto inflitti con una barra di ferro (in alto a destra) trovata nella tomba accanto al corpo.
I denti dei cadaveri erano stati rimossi. Gli studiosi ritengono che i colpi con l'asta e la rimozione dei denti rappresentino l'intento da parte degli abitanti del villaggio di evitare che i morti si trasformassero in vampiri.
Quella per i vampiri è un'ossessione che attraversa l'Europa per secoli: "Sono stati trovati scheletri in tombe di migliaia di anni fa legati, sepolti a testa in giù, decapitati... tutti metodi per evitare che il corpo del morto tornasse in vita per aggredire", racconta lo storico Mark Collins Jenkins nel suo libro Vampire Forensics.


domenica 22 luglio 2012

Pechino (Cina) - Violenta tempesta casusa decine di morti.

PECHINO - La più violenta tempesta di pioggia che da 60 anni a questa parte si è abbattuta su Pechino ha ucciso almeno 37 persone e costretto oltre 14.000 a lasciare le proprie case. Colpito anche il maggiore aeroporto, dove oltre 500 voli sono stati cancellati e circa 80.000 passeggeri sono rimasti bloccati nei terminal. Secondo quanto riporta la stampa locale, le forti piogge che hanno cominciato a cadere sulla capitale sabato pomeriggio, hanno abbattuto alberi e tralicci della corrente, intrappolato auto e bus e allagato le strade dove in alcuni casi il livello dell'acqua è salito fino a oltre un metro, costringendo le persone a farsi largo con l'acqua fino alla vita. Nel quartiere di Tongzhu, ad est di Pechino, due persone sono morte sotto un tetto che è crollato, un'altra colpita a morte da un fulmine, e una quarta è rimasta uccisa dalla corrente elettrica liberata da un palo della luce caduto per la violenza delle precipitazioni. Il caos non ha risparmiato nemmeno il centro di Pechino: tra le altre vittime, un uomo è rimasto intrappolato nella sua auto che è stata sommersa dall'acqua proprio in una strada non lontana dal centro della città. Poco più distante, nella provincia di Shanxi, un fiume che ha rotto gli argini ha investito un camion uccidendo i quattro che erano a bordo e una valanga di fango nella provincia di Sichuan ha travolto sei persone. E la situazione non è destinata a migliorare. Il governo ha allertato cittadini e autorità perchè nelle prossime 24 ore altre tempeste colpiranno il nord-est della Cina, la città di Tianjin ad est di Pechino, la Mongolia, le province di Sichuan e Yunnan, e a sud-est il Guangdong e Hainan. Ogni estate alluvioni e tempeste in Cina provocano vittime e ingenti danni, ma secondo gli esperti precipitazioni così violente a Pechino sono insolite dal momento che si tratta di una zona relativamente poco piovosa. Nella sola capitale sono caduti in 24 ore 460 millimetri di pioggia, battendo il record del 1951.
Fonte 

Global warming - La corrente del Golfo rallenta: disastri naturali in aumento

  
 Secondo Giuliacci il noto meteorologo, nella Corrente del Golfo la portata d'acqua calda è diminuita del 20%, proprio come catastroficamente predetto dal celebre film "The day afte tomorrow" dove però il raffreddamento, dovuto allo scioglimento della Calotta Artica e al successivo "annacquamento" delle acque nella corrente, portava ad una nuova glaciazione, è forse questo che dobbiamo aspettarci?
Uwe Send dello Scripps Institution of Oceanography della California, assieme ad alcuni colleghi, ha analizzato i dati raccolti tra il gennaio 2000 e il giugno 2009 da alcune boe oceaniche facenti parte del programma MOVE (Meridional Overturning Variability Experiment) e ha così ottenuto la conferma che nell’ultimo periodo la portata della Corrente del Golfo (cioè la quantità di acqua calda trascinata) si è ridotta di circa il 20%: si tratta della prima prova scientifica di un effettivo rallentamento della Corrente del Golfo......(continua - fonte)

venerdì 20 luglio 2012

Scoperta macchina trova tumori, cessata produzione 4 anni fa

 "Un tubo lungo 30 centimetri che permette di scoprire i tumori non appena cominciano a formarsi. Una sonda elettromagnetica che vede qualsiasi infiammazione dei tessuti. Un esame che dura appena 2-3 minuti, non è invasivo, non provoca dolore o disagi al paziente, e fornisce immediatamente la risposta." Questa la breve descrizione di una macchina che individua i tumori, prodotta da una azienda che ha cessato la sua attività 4 anni fa........(continua)
Fonte

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