domenica 15 agosto 2010

Greenpeace Russia - «Ecco la mappa degli incendi radioattivi». C'è anche area Chernobyl.


LIVORNO. Greenpeace Russia ha pubblicato una mappa (nell'immagine) che dimostra come gli incendi che devastano la Russia europea si stiano diffondendo in tutte le aree forestali contaminate da radiazioni nucleari. «La mappa  - spiegano gli ambientalisti russi - è stata prodotta utilizzando i dati dell'International atomic energy agency e le informazioni fornite dal Fire information for resource management basato sulle immagini satellitari del  Modis, il sistema internazionale di monitoraggio degli incendi. La mappa, sulla base dei dati acquisiti il 9 agosto, mostra chiaramente che le aree nucleari contaminate soffrono di più di 20 incendi. Almeno 3 divampano nelle foreste altamente contaminata della regione di Bryansk».
Il ministro russo per le situazioni di emergenza, Sergei Shoigu, il 5 agosto aveva detto che «Ci sono solo due incendi nella regione di Brjansk, ma sono stati estinti precocemente». Poi aveva aggiunto: «Se il fuoco si sviluppa in  questa zona può rilasciare nell'aria  la contaminazione nucleare del disastro di Chernobyl in aria e comparirà una nuova area contaminata».
E' esattamente quello che si vede nella carta nella zona più scura della Russia che si incunea nei confini tra Ucraina e Bielorussia.
Vladimir Chouprov, campainer energia di Greenpeace Russia, sottolinea che «Il livello di radioattività non può arrivare al livelli causati dal disastro di Chernobyl. Ma non vorremmo che venisse sottovalutato il rischio di esposizione, perché sappiamo poco riguardo agli effetti sulla salute della combinazione di emissioni di CO e le radiazioni a basso dosaggio».
Il governo russo cerca di dare tutta la colpa di questo disastro ad una causa che fino a ieri guardava con malcelato scetticismo: il global warming.  Alexander Frolov, a capo del servizio federale di meteorologia, ha detto che spulciando gli archivi ufficiali della Russia zarista-sovietica-eltsiniana-putiniana si è scoperto che l'ondata di caldo di quest'anno è la peggiore in 1.000 anni.
Greenpeace, che ha combattuto contro l'eco-scetticismo climatico dei politici russi, ora non ci sta a dare tutta la colpa al clima: «Vorrei aggiungere a questo che sono il sistema russo di gestione forestale e la terribile legislazione forestale hanno causato il disastro degli incendi peggiori in 1.000 anni - dice il direttore esecutivo di Greenpeace Russia Sergey Tsyplenkov - E l'errore più grande che possiamo fare ora è dare la colpa solo l'ondata di caldo». 
Per gli ambientalisti russi quello che il Paese dovrà spendere quest'anno per la lotta contro gli incendi boschivi e per gestire le loro conseguenze, sarebbe stato sufficiente a finanziare per diversi anni il lavoro di un organismo di protezione statale delle foreste con  20.000 dipendenti. Invece la Russia quest'anno ha stanziato per la lotta antincendio 2,2 miliardi di rubli e nel 2009 ha speso 4-10 centesimi di dollaro per ettaro di terreni boschivi destinati ai vigili del fuoco, rispetto a circa 4 dollari negli Usa. Secondo Greenpeace la Russia dovrebbe investire almeno 30 miliardi di rubli per combattere gli incendi a livello nazionale. «Inoltre è essenziale istituire un sistema centralizzato di protezione aerea delle foreste per combattere su larga scala gli incendi boschivi (analogo al precedente "Avialesookhrana"), in particolare per assicurare il trasporto rapido dei vigili del fuoco e delle attrezzature dalle regioni a minore intensità di incendi alle regioni a maggiore intensità di incendi. Un avaro paga due volte. Se in Russia ci fosse un capace ed efficace servizio di Stato di protezione delle foreste, nel 2010 sarebbe stato possibile ridurre i danni della catastrofe del fuoco da 5 a 10 volte ed evitare le perdite umane».
Anche Réseau "Sortir du nucléaire", la federazione di 879 associazioni ambientaliste francesi, è preoccupata per quel che sta succedendo intorno agli impianti nucleari Russi, in particolare a quello di Mayak : «La centrale nucleare russa di Snejinsk è circondata dalle fiamme. La Russia ha anche decretato lo stato d'emergenza intorno al centro nucleare di Mayak, dove sono stoccate enormi quantità di scorie altamente radioattive».
Per "Sortir du nucléaire" il governo russo e quelli degli altri Paesi industrializzati non sembrano comprendere la gravità della situazione. Eppure il Centro nucleare di Mayak è un luogo tristemente noto: nel 1957 un difetto nel raffreddamento di un deposito di scorie altamente radioattive provocò un'esplosione che ha contaminato 23.000 km2 e più di 450.000 persone. Secondo gli antinucleari francesi l'attuale situazione in Russia potrebbe causare un incidente nucleare ancora più grosso: «Gli incendi rischiano di danneggiare i sistemi di raffreddamento delle installazioni nucleari russe (panne degli  delle attrezzature di pompaggio o di ricircolo delle acque di raffreddamento, aumento delle temperature dell'aria, ecc.). I assenza di raffreddamento, il cuore di un reattore nucleare entra in fusione in qualche minuto. La fusione del cuore di un reattore russo porterebbe ad un incidente di una gravità paragonabile alla catastrofe di Chernobyl. La situazione drammatica che vive attualmente la Russia dimostra una volta di più che i reattori nucleairi sono molto vulnerabili agli eventi climatici estremi, la cui frequenza aumenta con il cambiamento climatico. E' quindi suicida pretendere utilizzare la tecnologia nucleare come "soluzione" di fronte ai cambiamenti climatici».
"Sortir du nucléaire" ricorda che questo non è una cosa che riguarda solo i russi: «nel 2003, 1/4 del parco nucleare francese ha dovuto essere fermato a causa della canicola estiva, che rendeva ancora più pericolosa lo sfruttamento dei reattori. Nel 1999, la centrale nucleare di Blayais, vicina a Bordeaux, ha sfiorato la catastrofe a causa di una inondazione, e la città stava ere sere evacuata. Le particelle radioattive diffuse nell'ambiente dagli incendi rischiano di contaminare la catena alimentare dove ricadranno. Numerosi radioelementi possono fissarsi nell'organismo per ingestione o inalazione e provocare delle malattie gravi, cancri, ecc. La gravità dei rischi che il nucleare fa pesare sulla salute e la sicurezza delle popolazioni  non va più dimostrata. E' urgente che la Russia tragga la lezione da questa situazione di crisi e fermi rapidamente i suoi impianti nucleari. La Francia, che è il Paese più nucleare al mondo, deve anche lei impegnarsi urgentemente in un piano di uscita dal nucleare».

sabato 14 agosto 2010

Temperature record e alluvioni, l'esperto spiega l'estate 2010.


Temperature record e alluvioni, l'esperto spiega l'estate 2010. Condizioni climatiche estreme sono dovute al caldo eccessivo
Caricato da Apcom-Video. - Video notizie dal mondo.
Temperature record come non si vedevano da 130 anni. Ma anche forti alluvioni. I primi sei mesi del 2010 hanno registrato le più¹ alte temperature globali. L'esperto di clima Tom Karl, della National Oceanic and Atmospheric Administration (NASA), ha affermato che le condizioni climatiche estreme che hanno colpito l'Asia e l'Europa sono collegate alle alte temperature. "Da gennaio fino a luglio, in media, le temperature globali sono state le più calde mai viste dal 1880. La Russia e l'Asia centrale - spiega l'esperto - hanno rappresentato l'epicentro di condizioni di forte caldo durante l'estate. Ad accompagnare queste condizioni, ci sono state le forti precipitazioni nell'area monsonica del Pakistan. Questi eventi non sono slegati. Il sistema climatico è¨ infatti collegato".


sabato 7 agosto 2010

Italia - Scoperto vulcano sottomarino nel Tirreno al largo di Capo Vaticano.


Un gruppo di studiosi dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia - INGV - (Riccardo De Ritis, Guido Ventura, Iacopo Nicolosi, Massimo Chiappini, Fabio Speranza) e studiosi dell'Universita' della Calabria (Rocco Dominici, Rosanna De Rosa, Paola Donato, Maurizio Sonnino) fra giorni vedra' pubblicato sulla rivista internazionale Journal of Geophysical Research (JGR) lo studio sulla scoperta di un vulcano sottomarino spento, fino ad oggi sconosciuto.
Il vulcano, che ancora non ha un nome, si trova nel Tirreno Meridionale a largo di Capo Vaticano in Calabria, localizzato a circa 120 metri sotto il livello del mare e si estende per circa 15 km .
La scoperta e' stata possibile grazie all'efficace tecnica aeromagnetica che ha permesso di evidenziare una struttura sommersa con l'ausilio di strumentazione dedicata a bordo di un elicottero. ''Si tratta di un magnetometro trainato da un velivolo su cui e' installato un vero e proprio centro di calcolo'', spiega Massimo Chiappini, firmatario della ricerca.
Nell'articolo in via di pubblicazione il vulcanologo dell'INGV, Guido Ventura, riferisce che il vulcano di nuova scoperta e' stato attivo tra 670 mila anni e 1 milione e 70 mila anni fa, come dimostrano le datazioni radiometriche gia' effettuate su campioni di pomici a terra.
E' noto che in Calabria non esistono vulcani, ma il tutto nasce da un'intuizione maturata osservando la carta magnetica d'Italia e la presenza di alcuni prodotti vulcanici nell'area di Capo Vaticano di cui non si conosceva la sorgente. Lo studioso Riccardo De Ritis scopre che la struttura vulcanica si imposta proprio su una faglia attiva che l'8 settembre del 1905 sconvolse con un terremoto di magnitudo 6.7 la Calabria, facendo 557 morti accertati e migliaia di senzatetto.
''C'e' una diretta sovrapposizione - dice De Ritis - tra il corpo vulcanico individuato, la struttura sismogenetica e quella magnetica misurata con la tecnica aeromagnetica; tuttavia non vi e' relazione diretta tra l'attivita' vulcanica e la sismicita' dell'area di Capo Vaticano''.
Questa importante scoperta mette in discussione gli attuali modelli geodinamici del Tirreno e indica come i vulcani delle Eolie si estendessero verso Est ben oltre quanto fino ad oggi ritenuto. Fino ad ora, gli attuali dati posizionano il vulcanismo delle Eolie fino a poco oltre Panarea e Stromboli, mentre la presente scoperta dimostra che si estende fino alla costa calabra.

Cervello, scoperte le aree che "ricordano" il dolore.


Individuate le aree del cervello che immagazzinano, anche per tutta la vita, le emozioni portate da esperienze dolorose o sgradevoli avute in passate.
Il merito è di una ricerca dell'Istituto Nazionale di Neuroscienze, diretta dai dottori Benedetto Sacchetti e Tiziana Sacco e pubblicata su "Science".
Gli studiosi hanno condotto test su topi da laboratorio, sottoponendoli a stimoli emotivi e sensoriale, analizzando nel frattempo il loro cervello.
I ricercatori si sono così concentrati sulla corteccia secondaria uditiva, visiva e olfattiva: tutte insieme sono chiamate cortecce sensoriali di ordine superiore, in quanto sono le parti del cervello che elaborano gli aspetti più complicati dell'elaborazione sensoriale. Per la squadra di Sacchetti e Sacco, sono queste regioni le "biblioteche" del dolore e delle emozioni non piacevole.
Durante gli esperimenti, gli scienziati hanno osservato come, quando un'esperienza tocca la sfera delle emozioni, gli stimoli sensoriali (immagini, suoni, odori) vengono legati all'emozione provata. Successivamente, in presenza di tali stimoli l'attività della corteccia secondaria si intensifica, in quanto lo stimolo rinfresca le brutte memorie. Se invece lo stimolo è nuovo, la corteccia secondaria rimane inerte.
A conferma di tale regola, gli esperti hanno eliminato dalle cavie singole porzioni di corteccia secondaria. E' allora emerso come tale operazione fosse associata alla perdita del ricordo degli eventi dolorosi avvenuti mesi prima, mentre restano le informazioni sensoriali e il ricordo di quegli stimoli sensoriali non linkati d alcun contenuto emotivo.
Chiude il dottor Sacchetti: "Le cortecce sensoriali 'di ordine superiore' presenti nel topo trovano il loro corrispettivo nel cervello umano, con la differenza che in quest'ultimo hanno una maggiore estensione ed eterogeneità. Quello che ci aspettiamo e' che nell'uomo le variazioni dell'attività sensoriale interessino le stesse aree, ma in più punti localizzati. Con queste basi sperimentali, siamo pronti a procedere con lo studio sull'uomo, che condurremo utilizzando le tecniche di imaging".
Fonte: Tiziana Sacco and Benedetto Sacchetti, "Role of Secondary Sensory Cortices in Emotional Memory Storage and Retrieval in Rats", Science 6 August 2010:Vol. 329. no. 5992, pp. 649 - 656 DOI: 10.1126/science.1183165

venerdì 6 agosto 2010

In arrivo potentissima tempesta solare, potrebbe colpire la Terra al più presto martedì.


(WAPA) - Gli scienziati della Nasa hanno avvertito che una potente eruzione di plasma superhot è schizzata fuori dal Sole e potrebbe colpire la Terra al più presto martedì prossimo, scatenando una spettacolare aurora boreale e australe. 

I fuochi d'artificio solari sono stati registrati da diversi satelliti durante lo scorso fine settimana, tra cui il nuovo Solar Dynamics Observatory della Nasa. 

Sembra che le macchie solari possano avere innescato una gigantesca "Espulsione di massa coronale", in cui enormi quantità di plasma superhot sono stati schizzati verso la Terra, inviando uno "Tsunami solare" attraverso 93 milioni di miglia nello spazio, secondo una nota riportata su telegraph.co.uk. 

Fortunatamente, il campo magnetico terrestre ci protegge dallo scoppio di radiazioni di questo tipo, che altrimenti cancellerebbero gran parte della razza umana. Il letale plasma solare, invece, è probabile che fluisca lungo le linee del campo planetario verso i poli, infrangendosi in atomi di ossigeno e azoto nell'atmosfera, incendiandoli fino a formare le cosiddette aurore boreali. 

Gli osservatori hanno avvertito che un'eruzione solare davvero grande sarebbe in grado di distruggere satelliti e reti di comunicazione e di energia in tutto il mondo. Una tale "Tempesta spaziale" - dicono - potrebbe colpire la Terra una volta ogni circa 25 anni. Il quotidiano britannico "Daily Telegraph" nel giugno scorso ha rivelato che gli scienziati senior dell'agenzia spaziale riterrebbero che la Terra sarà colpita intorno al 2013, "Con livelli senza precedenti di energia magnetica da brillamenti solari, dopo che il Sole si sarà svegliato da un sonno profondo". (Avionews)
(00500)
100804140306-1119792
(World Aeronautical Press Agency - 04-Ago-2010 14:03)

lunedì 2 agosto 2010

Esiste una correlazione tra l'acqua alta a Venezia e i picchi di attività solare?.



Picchi di attività solare potrebbero essere la causa dell'aumentata  frequenza della "acqua alta" a Venezia ,che  a quanto pare, con il cambiamento dei percorsi delle tempeste in Europa.
Diverse volte l'anno, ma più comunemente tra ottobre e dicembre, Venezia è colpita da una marea eccezionale chiamato acqua altaDavid Barriopedro presso l'Università di Lisbona, in Portogallo, e i suoi colleghi, sono stati incuriositi da studi, che mostrano tale  marea segue un ciclo di 11 anni , proprio come il sole I picchi che mostra quando le macchie solari sono più abbondanti. Loro hanno controllato le  osservazioni orarie del livello del mare tra il 1948 e il 2008,la cui analisi ha confermato che il numero delle maree estreme segue i  picchi nel ciclo solare (Journal of Geophysical Research Atmosfere, DOI: 10.1029/2009JD013114).
Record di pressione dell'aria in Europa nello stesso periodo sono stati messi in correlazione con la  "acqua alta  ". In quel periodo si è notato che molti  sistemi a bassa pressione sul Mare Adriatico settentrionale, mentre negli anni tranquilli questi sistemi sono stati notati  più a sud.
Questo ha senso, perché gli eventi alluvionali a Venezia sono noti per essere attivati da sistemi di bassa pressione provenienti dall'Atlantico. Questi sistemi permettono di aumentare del livello del mare, mentre la tempesta soffia con i venti da sud a nord, accumulando acqua di mare intorno a Venezia. Al contrario, nei periodi di calma di attività solare, le tempeste sono spostati a sud, ma non è ancora chiaro come questo avvenga.
(liberamente tradotto dall'inglese)
Fonte NewsScientist

giovedì 29 luglio 2010

Meteorite precipita su campo da cricket in Gran Bretagna


Quella che sembrava la solita, tranquilla domenica allo stadio si è trasformata in una giornata dalle emozioni forti a Uxbridge, vicino Londra. Durante una partita di cricket del Sussex contro il Middlesex, qualcosa ha sorvolato il campo e ha scatenato attimi di panico. No, non era una pallina colpita dal battitore. Ma un pezzetto di meteroite. Il sasso venuto dallo spazio ha sfiorato due spettatori Jan Marszel, 51 anni, e Richard Haynes, 52, mentre si stavano godendo una birra in attesa del lancio successivo. Il sassolino, grande qualche centimetro, risale a circa 4,5 miliardi di anni fa.
“Eravamo seduti a bordocampo quando di colpo, dal cielo, abbiamo visto questo piccolo oggetto scuro precipitare verso di noi”, ha raccontato Jan al Daily Telegraph. “Ha toccato terra a quattro metri e mezzo da noi e si è rotto in due pezzi. Un pezzo è rimbalzato e mi ha colpito al petto, mentre l’altro è finito a bordo campo. E’ arrivato a una certa velocità, se mi avesse colpito sarebbe stato interessante”.
Anche Richard si è preso uno spavento. “Stavamo bevendo le nostre birre tranquilli, entrambi abbiamo guardato verso l’alto nello stesso momento e abbiamo visto un oggetto scuro venirci incontro: non avevamo idea di che cosa fosse. Se fosse venuto da un’altra direzione avremmo potuto sospettare che qualcuno lo avesse lanciato, ma lo abbiamo visto arrivare a terra con una certa angolazione”.
Certo, per esser centrati da un meteorite caduto dal cielo ci vuole davvero un bel colpo di sfortuna. “La Terra è costantemente investita da piccoli meteoriti di varie dimensioni, di quelli delle dimensioni di una pallina da tennis ne entrano in atmosfera fra i 10.000 e i 100.000 all’anno – spiega Giovanni Valsecchi esperto di meteoriti dell’INAF-IASF di Roma. “Ma la maggior parte si polverizza all’ingresso con l’atmosfera. Solo una minima frazione dei meteoriti più grandi o quelli metallici raggiunge la superficie, finendo con alta probabilità in mezzo al mare, che copre il 75% del nostro pianeta. L’eventualità che un sasso spaziale cada su una zona delle terre emerse, abitata ed esattamente nel punto in cui si trova una persona di passaggio è estremamente rara, ma certamente non è impossibile”.

lunedì 26 luglio 2010

Terremoti e placche tettoniche - Intervista a Giampaolo Giuliani


Una inquietante sequenza di terremoti in tutto il globo terreste e anche nel nostro paese, si sta susseguendo da più di un anno. Si tratta di terremoti spesso piuttosto forti come entità, in molti casi superano la magnitudo di 6 o 7 gradi su scala Richter. Chiediamo al ricercatore aquilano Giampaolo Giuliani un parere sulle cause di questa intensa attività sismica che sembrerebbe interessare tutto il mondo specie negli ultimi 18-20 mesi. Dell’argomento si era già parlato con Giuliani in una precedente intervista, ma in questo caso vogliamo approfondire gli aspetti più profondi della questione, ossia: andare a ricercare le cause o le presunte cause che stanno scatenando questa sequenza che in molti non riescono a spiegarsi e la quale inizia un po’ ad intimorire le popolazioni.
CL – Giuliani, cosa sta succedendo sul nostro pianeta? Perché si susseguono in maniera così copiosa degli eventi sismici a livello planetario e anche di forte intensità?
Giampaolo Giuliani – Succede che siamo dal 2008 interessati da un’attività sismica inusuale, probabilmente di queste crisi sismiche il pianeta ne ha già subite in tempi diversi. Una fascia del pianeta terra, la zona del Tropico del Cancro dimostra una forte attività sismogenetica che si è già verificata e ha interessato tutta la zona come ad esempio accadde negli anni 60 in cui era interessata la fascia del tropico del capricorno. Oggi con la capacità d’informazione che abbiamo di gran lunga superiore a quella degli anni 60, la situazione fa più effetto di quanto lo fece allora. Proprio ieri si sono avuti 3 eventi molto forti dislocati tutti sulla faglia continentale ossia quella del pacifico. Tutta questa energia che si scatena interessa ovviamente anche l’Italia che ne risente inevitabilmente soprattutto nella dorsale appenninica e specialmente in questi ultimi due anni
CL – Nella precedente intervista dicesti che con il tuo staff di collaboratori stavate studiando le cause di questa sequenza sismica, tenendo particolarmente d’occhio la fascia del Tropico del Cancro. Cosa è venuto fuori fin’ora dai vostri studi?
Giampaolo Giuliani – Quello che possiamo fare in questo momento è solo rilevare i dati che sono così importanti in quanto è la prima volta che si può attuare questo studio visto che la tecnologia ci mette a disposizione ciò che non avevamo negli ultimi 40 – 50 anni. In questo momento stiamo analizzando un grafico con i dati ottenuti dal 1 settembre 2008 al giugno 2010 dai quali si evince una forte attività sismica di eventi che si distribuiscono in particolare nel cratere dell’aquilano definito dell’INGV. Il tutto sta rilevando che l’andamento del grafico fino ad oggi dal 2008 è molto più intensa di quanto non lo sia mai stata a nostra memoria.
CL – Sembra che si stia muovendo la placca continentale del Pacifico, che risvolti ha questo movimento?
Giampaolo Giuliani – E’ da chiarire che tutte le placche continentali si muovono spinte dall’azione dinamica del mantello che è una attività perpetua e le fa migrare nel tempo lungo la superficie del pianeta. Quando l’azione diventa più rilevante ovviamente si rileva una maggiore sismicità sul pianeta. Nel momento in cui c’è una zona ben identificata come nel nostro territorio italiano e nell’oceano, pacifico, indiano ed australe, vediamo che al momento questa azione dinamica presenta un rilevanza rispetto agli anni precedenti. Ciò significa che probabilmente nei tempi passati queste attività si sono già verificate anche se non ne abbiamo memorie scritte. Anche la placca africana muovendosi genera un effetto dinamico rispetto alla placca euro asiatica che comprende anche l’Italia, subisce un carico di energia che in questo momento produce i maggiori effetti
CL – La placca continentale del Pacifico, è quella che riguarda anche la faglia di Sant’Andrea in California?
Giampaolo Giuliani – Sicuramente, perché le faglie sono quella parte di fenditura, di rottura che si trova sotto la crosta terreste ed è lì che si producono i maggiori effetti dinamici. Bisogna dire che tanto più lunga è la faglia e tanto più è maggiore l’energia che può essere rilasciata in un evento che si produce nella faglia stessa. Infatti le faglie che riguardano l’Italia possono produrre degli effetti che non vanno oltre un massimo di 7 gradi Richter. Invece nell’oceano indiano e nel pacifico possono generare terremoto molto più devastanti.
CL – Le origini delle cause di questa interminabile sequenza sismica, si possono ricercare in ragioni interplanetarie? E se sì, quali sono queste cause?
Giampaolo Giuliani – Diciamo che le origini e le cause dei terremoti sono da attribuire a tanti fattori, non ultimo quello della relazione con l’attrazione gravitazionale prodotta dai pianeti del sistema solare con il pianeta terra. Quindi l’effetto mareale che producono il sole e la luna con la terra, fa sì che la terra abbia un suo movimento elastico di espansione e di restringimento. Questo fenomeno è una delle cause che producono la carica di energia nella nostra crosta terrestre. Quindi è molto importante l’effetto planetario dei pianeti rispetto alla terra, perché la terra presenta differentemente agli altri pianeti, una conformazione diversa. La crosta terrestre ha una sua componente elastica che gli permetti di immagazzinare l’energia che viene rilasciata man mano che produce i terremoti. L’effetto mareale è in particolar modo prodotto dalla luna e dal sole quando sono in congiunzione e opposizione fra di loro. Anche se i pianeti sembrano essere lontani tra loro ma sono perfettamente in equilibrio con la forza gravitazionale con il sole, perché tutti compiono un moto rotatorio intorno al sole. Tutto il sistema planetario mantiene un equilibrio ma a volte si creano delle situazioni interplanetarie in cui i pianeti si allineano con il sole. Di conseguenza l’effetto mareale fa sì che in alcuni periodi ciclici ci veniamo a trovare con dei pianeti, come avverrà verso la fine del 2011 in cui trovermo allineati i pianeti come Giove, Saturno, Sole, Venere, Terra e Luna che sarà una specie di ago della bilancia e Marte non sarà particolarmente allineato. L’allineamento di questi pianeti è già in corso e attraverseremo un periodo di un anno in cui saranno completamente allineati. Ciò non vuol dire che si verificheranno grandi sconvolgimenti, in quanto uno degli altri motivi del movimento tettonico è determinato anche dal sole e da altri fattori ancora, per cui l’allineamento dei pianeti non basta a giustificare eventuali scenari catastrofici. Queste situazioni si verificano ciclicamente ogni 3 secoli circa e poi il pianeta terra ha un suo sviluppo a parte e comunque compie delle sue evoluzioni a prescindere.
CL – Una delle peculiarità di questi eventi sismici è che si stanno verificando anche in zone che non sono affatto a rischio sismico. Cosa vuol dire questo?
Giampaolo Giuliani – E’ la dimostrazione che nel mantello terrestre in questo momento dal gennaio 2009 partendo proprio con il forte terremoto di L’Aquila e tutti gli altri che si sono seguentemente verificati in breve tempo con intensità elevate, il mantello è tutto interessato a forte attività dinamica che si sviluppa anche in quelle zone che normalmente non sono considerate a rischio sismico, tutta la crosta terrestre può e deve essere considerata a rischio sismico. Anche in Sardegna che ad esempio non viene definita una zona a rischio sismico, invece avvengono dei terremoti anche se di più lieve intensità. Le zone a rischio sismico sono definite perché nelle zone della terra per così dire più giovani, sono più dinamiche mentre quelle quelle zone in cui la terra è meno giovane, il rischio sismico è molto minore quindi i terremoti sono di minore intensità.
CL – I posizionamenti dei rilevatori di Radon che cosa stanno segnalando in questo periodo?
Giampaolo Giuliani – Le stazioni che abbiamo distribuite nell’arco di 40 km da L’Aquila misurano un andamento del Radon che avviene in quelle zone. Il Radon è un precursore che arriva direttamente dal mantello terrestre. Con i nostri rilevatori che sono completamente differenti da quelli mai realizzati prima, ci indica quanto in superficie c’è una forte attività che può sfociare in un forte evento sismico. In questo periodo rilevano che siamo interessati da una forte attività sismogenetica come ad esempio una sequenza maggiore di terremoti in termini di numeri di eventi e non relativo ad intensità degli eventi. Ma il raggio delle stazioni è costantemente monitorato. I livelli indicano che le intensità saranno nell’arco delle 6- 24 ore di eventi non superiori a 3 gradi Richter. Il Radon comunque non è l’unico precursore sismico ma ci sono altri elementi insieme a questo gas che concorrono alle indicazioni di precursione di un evento sismico. E in tutte le parti del mondo vengono ritenuti precursori affidabili e fra questi c’è il Radon, le variazioni di onde radio naturali che si producono ad un certa frequenza, le variazioni termali, le variazioni elettromagnetiche, variazioni di campo elettrico e termiche, tutti questi fenomeni osservati insieme sono dei validi precursori sismici.
CL – Quali sono le reali interconnessioni fra un sisma che avviene ad esempio in Cina e uno che si verifica in Cile? Sono tutte riconducibili ad un’unica medesima causa?
Giampaolo Giuliani – Certamente, perché le placche continentali percorrono tutto il pianeta come fossero una rete neuronica, quindi quando si produce un terremoto di 7-8 in Indonesia, quella energia attraversa in tempi molto brevi su tutto il percorso di faglia andando a toccare anche zone lontane a centinaia o migliaia di km tra loro.
CL – Quali sono tutt’oggi le zone del globo meno a rischio di terremoti e tzunami?
Giampaolo Giuliani – Nelle zone ad esempio montane non si potranno mai verificare degli tzunami però in ogni punto della crosta terrestre possono verificarsi dei terremoti a seconda della lunghezza della faglia. Il territorio aquilano è uno dei 20 territori più a rischio del pianeta.
CL – Cosa si riesce a prevedere da qui a qualche mese o qualche anno, rispetto a questa interminabile sequenza sismica mondiale?
Giampaolo Giuliani – Il terremoto è un fenomeno e come tutti i fenomeni, si produce, vive e poi muore. Le crisi sismica come questa che stiamo vivendo può durare almeno un paio di anni e mi auguro che abbia termine molto prima. Abbiamo riscontrato che l’energia ha una proporzionalità quando raggiunge un suo punto massimo e poi per finire ha bisogno di un lasso di tempo non precisato. Grazie alla ricerca dal 2009 si ricorderà come l’anno in cui il fenomeno terremoto è un fenomeno come tutti gli altri fenomeni naturali che potrà essere previsto. E in base a questo è necessario che cambi la mentalità dei riceratori, degli scienziati e della gente comune per poter fare un salto di qualità rispetto alla conoscenza del fenomeno terremoto, come ad esempio 600 anni fa quando arrivava un temporale si diceva che fosse una maledizione di Dio. E se non ci fossero i terremoto l’umanità sarebbe a rischio d’estinzione e i terrmoti permettono alla terra di essere viva.
CL – Secondo alcuni sostenitori della teoria catastrofista del 2012, nel mondo per i prossimi anni, dovremo aspettarci dei grandi sconvolgimenti planetari a livello di crosta terrestre e dei mari. Quanto c’è di vero a tuo avviso in queste teorie?
Giampaolo Giuliani – Sulla teoria catastrofista sostengo che non ci sia niente di vero. Ad esempio nei periodi come il 1200 si usavano questi fenomeni si usavano come placebo per far credere alla gente che fossero mandati da Dio. Ma ora siamo nel 21° secolo e possiamo prevederli e possiamo conviverci e riconoscerli quando avvengono. La scienza ci da delle risposte e la ricerca in questo senso sta continuamente andando avanti. La terra è in continua evoluzione e ad esempio i vulcani si vanno spegnendo sempre di più perché la crosta con l’ispessimento va a rendersi più stabile. Nei prossimi anni si verificheranno senz’altro altri terremoti e tzunami perché è parte del moto della terra. Le evoluzioni del globo presentano sempre degli elementi evolutivi che non sempre sono a beneficio dell’umanità ad esempio milioni di anni fa la terra aveva un’atmosfera a base di metano e da allora si sono verificati dei mutamenti che hanno riguardato delle ere geologiche
CL – Secondo te, la popolazione mondiale, sta correndo un vero rischio di disastro planetario?
Giampaolo Giuliani – Una delle situazioni che potrebbero compromettere la vita sulla terra è l’inclinazione dell’asse terrestre che potrebbe avere in maniera infinitesimale una correlazione con la crisi sismica. Ma il processo è talmente lento che almeno per vederne gli effetti di cambiamento ci vogliono almeno 1300 anni. Inclinandosi l’asse terrestre si muta il clima perché muta anche l’incidenza che avrebbe il sole rispetto alla terra. Una minima variazione dell’asse terrestre è in atto ma ci vorranno millenni per constatarne gli effetti e in questo periodo si hanno anche dei cambiamenti di crosta terrestre, di placche continentali e della geometria e geografia del globo terrestre.
CL – Se è vero che si stanno verificando dei sostanziali quanto evidenti cambiamenti climatici unitamente ai mutamenti della crosta terrestre, perché la comunità scientifica non ne parla?
Giampaolo Giuliani – Bisogna vedere se le persone che fanno parte di questa comunità scientifica stanno effettuando degli studi e se si stanno ponendo tali domande in qualità di scienziati e di ricercatori, così come non hanno avuto modo di pensare e studiare il Radon come precursore sismico.
CL – Attualmente ti starai coordinando per le tue ricerche, con altri scienziati di vari paesi. Cosa viene fuori come teoria e come previsioni, nel confrontare le vostre ricerche?
Giampaolo Giuliani – una delle cose più belle e credo storiche dal punto di vista scientifico sarà proprio la possibilità nel campo della sismologia, di poter realizzare un progetto per poter allertare le popolazioni di tutto uno stato di un evento sismico imminente, sia che possa essere preso in considerazione come una previsione simile a quella che viene effettuata per il clima. Questo gruppo di ricerca del quale faccio parte e col quale sto lavorando tende a realizzare un sistema di prevenzione planetario attraverso lo studio e la ricerca di tutte quelle fenomenologia che ci possono avvisare degli avvenimenti che si possono verificare. A questo progetto partecipa scienziati di vari paesi come gli USA, Cina, Russia, Italia, Taiwan, ecc… Fra i ricercatori italiani ce ne sono diversi delle università come quella di Bari e Catania. Fino ad oggi è stato impedito a questi ricercatori di sviluppare la loro ricerca a causa di un’errata scelta politica che ci ha portato dopo 10 anni di avere sul pianeta un gran numero di morti generato dal terremoto che è un evento naturale come il clima, che si sarebbe potuto prevedere finanziando la ricerca. Io mi rivolgo specialmente a quelle persone che hanno fatto scelte politiche e scientifiche errate. Mi auguro dunque che non succeda mai più che ricercatori indipendenti e validi debbano condurre le loro ricerche in segreto per non mettere a repentaglio la loro carriera lavorativa.

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